Magdalen Nabb.
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Legame di sangue.
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Titolo originale: Property of blood. 
Traduzione di: Luca Merlini.
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2001. Passigli Editori, FIRENZE.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Firenze, inverno 1999: Olivia Birkett, vedova del conte Brunamonti, ex indossatrice e adesso creatrice di moda di grande successo, viene sequestrata da una banda di sardi. Inizia il calvario della prigionia alla macchia, della paura, della perdita di identit, della confusione dei sentimenti, di quello stato emotivo dal quale, anche dopo la liberazione,  molto difficile uscire. Affidate ai carabinieri, si mettono in moto le indagini che, nei casi di sequestro, risultano tremendamente complesse: da un lato l'imperativo di non nuocere all'incolumit della vittima, dall'altro la paura, i dubbi, talvolta la reticenza della famiglia. Dei rapporti con la famiglia viene incaricato il maresciallo Guarnaccia, l'umanissimo protagonista dei romanzi della Nabb, il quale avverte una indefinibile sensazione di sospetto: chi sono, e cosa vogliono davvero Leonardo e Caterina, i figli di Olivia? Quali nodi emotivi e quali misteri si celano all'interno di palazzo Brunamonti? E che posizione ha in tutto questo Patrick Hines, attuale compagno di Olivia?
Ultimo della serie di undici romanzi, tutti ambientati a Firenze, che vedono come protagonista il maresciallo Guarnaccia - un personaggio che all'estero  oramai quasi altrettanto famoso del commissario Maigret, con il quale condivide una straordinaria umanit -, Legame di sangue offre al lettore italiano la possibilit di accostarsi ad una scrittrice eccezionale che nel disegno dei personaggi, nell'ambientazione accurata e vivida, nella trama generale, ha dimostrato di essere la degna erede del suo maestro Georges Simenon.
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L'AUTRICE.
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Magdalen Nabb, (Church, 16 gennaio 1947  Firenze, 18 agosto 2007) nata in Inghilterra, decise all'improvviso di trasferirsi in Italia nel 1975, a Firenze, dedicandosi completamente alla sua duplice attivit di scrittrice di storie per bambini e di romanzi gialli che definisce: "storie di crimini ambientate a Firenze che mi permettono, tramite un'indagine, di ritrarre la citt e delineare la psicologia dei suoi abitanti".
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Diede cos vita al personaggio del maresciallo Salvatore Guarnaccia, figura ormai entrata nel ristretto numero dei grandi investigatori ed i suoi romanzi, tradotti in pi lingue, sono stati pubblicati dai maggiori editori in tutto il mondo e dalle sue opere sono stati realizzati anche alcuni serials televisivi.
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Incoraggiata e ammirata fin dagli esordi da Georges Simenon, con il quale ha intrattenuto una fitta corrispondenza, Magdalen Nabb fu una protagonista del panorama letterario mondiale. Al pari delle opere di Simenon, i suoi romanzi uniscono infatti gli ingredienti del thriller a una sottile analisi psicologica dei personaggi e a un'accuratissima ricostruzione di ambiente. Lo stesso Simenon ebbe a dire di Lei: "Quando lessi il suo primo libro, lei era una scrittrice esordiente e per questo sono onorato di potermi considerare il suo padrino. Ora lei non  pi una scrittrice baby, ma una scrittrice di una bravura stupefacente. E non finir qui".
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LEGAME DI SANGUE.
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Capitolo 1..
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Far del mio meglio per dirle tutto, ma probabilmente le cose che ricordo non sono quelle che le servono. In pi, si son presi il mio orologio e, non potendo n vedere n sentire niente, spesso scivolavo fuori dalla realt e perdevo consapevolezza per momenti o per giorni, o anche per settimane.
Ricordo comunque l'inizio perch, nei primi giorni, l'ho ripercorso nella mente centinaia di volte cercando di capire cosa avrei dovuto fare, come avrei dovuto reagire. Ci tornavo sopra e immaginavo che le cose si fossero messe in modo tale da riuscire a scappare. Immaginavo di gridare aiuto e che capitasse qualcuno per caso, che Leo mi venisse incontro... qualche volta lo faceva. Trascorrevo un sacco di tempo cos, a reinventare la realt, ma questo non cambiava il presente pi di quanto potesse cambiare ci che era avvenuto quella notte. Avevo portato fuori Tessie nei dintorni di casa. C'era un vento gelido. Ricordo il suo ululato e lo schianto ogni volta che una tegola cadeva in strada o sbatteva una persiana. Tessie, come faceva sempre, tirava il guinzaglio. Non ho mai capito come potesse correre cos velocemente, sgambettando con le sue zampette... l'hanno picchiata e scalciata fino a farla ululare. Ma di questo non
voglio parlare.
Ero tornata nella piazza e stavo aprendo il portone... poi... pi niente.
Nel buio, mi sembr di vedere girare di fronte ai miei occhi le pale di un ventilatore che si trascinassero dietro nel loro vortice tutto il mondo. Mi sono sentita male e non respiravo. C'era odore di cloroformio, e ho pensato di essere in ospedale, appena uscita da un'operazione. Ho pensato che ci dovesse essere un contenitore nel quale vomitare, ma devo essere svenuta.
 un intervallo di tempo importante per voi, lo so, perch non so quanto a lungo fossi rimasta nella macchina quando mi sono svegliata di nuovo. Stavo sul pavimento tra i sedili anteriori e quelli posteriori, la faccia pressata sul tappetino. In bocca e nel naso avevo polvere e laniccio. Sotto, potevo avvertire la velocit della macchina, che procedeva dritta, probabilmente in autostrada. Qualcosa mi copriva, penso una giacca di pelle che puzzava di sudore e di qualcos'altro di grasso, rancido. Volevo togliermela dalla testa perch non potevo respirare ma mi accorsi di avere le mani legate dietro alla schiena.
"Soffoco! Liberatemi la testa, sto soffocando!".
Una botta violenta mi colp le costole e mi resi conto che qualcuno era seduto con i piedi sopra di me. Cercai di sollevare la testa.
"Dovete lasciarmi respirare! Vi prego!".
Mi dette un calcio in testa e disse: "La troia  sveglia". Sentii armeggiare e un rumore di strappo, poi mi sentii sollevare la testa per i capelli e quella stessa voce mi parl nelle orecchie.
"Non azzardarti mai, mai a dirmi cosa devo fare. Mi hai capito? Adesso non sei nel tuo bel palazzo. Sono io a dare ordini qui, va bene?".
"S...".
Mi mise uno scarpone sotto il mento e mi spinse la testa contro il sedile. Poi mi schiaff un largo pezzo di nastro adesivo sulla bocca, pressandolo forte. Con un calcio mi ributt la testa sul pavimento e mi copr ancora di pi con la giacca puzzolente. Ero in preda al panico. Avevo la bocca piena di polvere e di laniccio e il nastro adesivo mi costringeva a respirare dal naso tutto quel puzzo insopportabile. Ho perso il controllo e ho gridato, o cercato di gridare, ma il grido, inutile e doloroso, non mi  neppure uscito di gola.
Una voce, ma non quella del guidatore, dal davanti, ha urlato: "Ma che cazzo stai facendo?".
"Le ho chiuso la bocca con il nastro. Questa troia faceva troppo casino".
"Testa di cazzo! Levaglielo! Se per via del cloroformio dovesse vomitare, morirebbe soffocata. Levaglielo". Ho sentito Tessie mugolare, poi un guaito, come se qualcuno l'avesse colpita.
Le dita che mi armeggiarono sotto il naso puzzavano di nicotina. Mentre il grosso nastro veniva strappato via, trattenevo il respiro. Incollati al nastro, quando me l'avevano messo, c'erano rimasti anche dei capelli, e quando furono strappati via assieme al nastro, il dolore fu terribile. Mi sono messa a piangere. Loro mi ignoravano, perch stavano ancora litigando. Quello che sedeva davanti era furibondo.
"Non la devi toccare finch non te lo dico io! Sono io il responsabile che la merce rimanga intatta e quello che dico io  legge".
Con i denti, e sputando, cercai di liberarmi la lingua dal laniccio e dalla polvere. Respiravo dalla bocca per evitare almeno parte del puzzo di sudore rancido. Avevo perso la sensibilit del braccio sul quale poggiavo, ma non cercai di cambiare posizione. Avevo paura del dolore che avrebbe accompagnato il ritorno della sensibilit e di un nuovo calcio dello scarpone sulle costole.
Ero ancora piuttosto stordita dal cloroformio ma, sebbene avessi sofferto di meno, cercavo di non ricadere nel sonno. La sensazione di soffocamento, il buio, l'impossibilit di muoversi, avrebbero trasformato l'addormentarsi in una specie di morte. Decisi di restare immobile e zitta perch l'uomo che stava sopra di me non mi picchiasse e per carpire informazioni sulla lunghezza e sulla direzione del viaggio. Non ce ne furono. Dopo la lite sul nastro adesivo rimasero in silenzio. Ma cosa pensavo? Che dicessero "Va bene, ecco l'uscita per quel posto cos e cos..."?
Chilometri e chilometri di strada sotto di me. Sopra, il peso del loro silenzio. Il puzzo. Una volta mi  venuto da pensare: " troppo ridicolo per essere vero.  un incubo. Uno di quegli incubi nei quali non ti puoi muovere. Non mi rimane che aspettare un po' finch non mi svegli nel mondo reale, dove questa gente non esiste".
L'incubo non fin, ma fin il viaggio in macchina. Avvertii sotto il pavimento dell'automobile un tipo diverso di strada, una strada con curve e incroci, poi una strada di campagna pi sconnessa. La macchina si ferm. Quando mi buttarono nell'aria fredda della notte fui grata al giaccone di montone e ai comodi stivali di pelliccia che mi ero messi per portar fuori Tessie... mi spiace.
Per favore, non faccia caso al mio pianto. In realt non sto neppure piangendo, sto scaricando il dolore e la tensione accumulati.  come se a piangere non fossi io, ma solo il mio corpo, se riesco a spiegarmi. Vede? Allo stesso tempo posso anche sorridere e questo dimostra che si tratta solo di una reazione fisica. Adesso ho tutti i motivi per essere felice, non  vero?
Fu allora che scalciarono e picchiarono Tessie e uno di loro la prese e la gett via.
Camminavamo. Non potevo vedere niente. Era oscurit vera, spessa, quell'oscurit oppressiva che ti confonde i
sensi, che ti fa perdere l'equilibrio. Lottavamo anche contro il vento ghiacciato. Ero spinta e strattonata avanti. Quella volta non fu una camminata lunga, prima sui sassi e sulla ghiaia della strada di campagna, poi su terra soffice e grandi pezzi di pietra, poi su ciuffi di erba bassa. Non vedevo niente, ma avvertivo questi cambiamenti attraverso le suole di gomma degli stivali. Poi abbiamo cominciato a salire. Dal momento che avevo ancora le mani legate e che l'oscurit che mi avvolgeva non mi dava punti di riferimento, era difficile per me mantenere l'equilibrio.
Una volta sono inciampata e, nell'impossibilit di stendere un braccio, sono caduta sull'uomo che avevo davanti. Lui ha bestemmiato e mi ha risposto con un calcio cos violento da farmi male anche attraverso gli stivali e da sbilanciarmi ancora di pi, tanto che sono caduta. Mi hanno rimessa in piedi tirandomi per i capelli.
"In piedi, contessina! Forza!".
Come mi rialzai, sentii il bisogno impellente di fare pip e, per effetto dell'anestetico, o forse del freddo, non riuscivo a trattenermi.
"Devo urinare".
Mi tirarono da una parte. "Falla qui".
Il giaccone mi ingombrava e indossavo dei pantaloni con la chiusura lampo laterale. "Non posso! le mani...".
Mi sciolsero, ma fu troppo tardi. Mi ero gi bagnata e forse solo una met dell'urina si sparse sull'erba. Dopo di che sentivo ancora pi freddo, avevo le gambe bagnate e pensavo: "Qualsiasi cosa mi stia per accadere, non ce la far a sopravvivere. Sono queste le cose che ti distruggono, non i calci nelle costole". Ma il cammino in salita era cos difficile da costringermi a concentrarmi solo sull'equilibrio e una volta ripreso il ritmo della salita il bagnato si intiepid e probabilmente cominci anche ad asciugarsi. So che pu sembrare strano, perfino impossibile, ma ricordo che
proprio nel bel mezzo di tutta la paura e la sofferenza mi prendevo in giro dicendomi, come si fa ai bambini: "Perch non sei andata in bagno prima di uscire?". E questo mi faceva ridere. Penso che fosse la tensione nervosa. I bambini... non vedo l'ora di rivederli. Ci vorr molto?
Quella notte ci fermammo in una specie di grotta. Mi fecero strisciare per un bel pezzo finch non raggiungemmo una parte della grotta dove era possibile mettersi a sedere o in ginocchio, ma non stare in piedi. Inginocchiata, potevo sentire il soffitto sopra la testa.
"Tocca alla tua destra. C' un materasso".
Lo toccai. Potevo sentirne l'odore.
"Strisciaci sopra e distenditici sul dorso. Ora cerca dietro la testa e senti cosa c'".
Una bottiglia d'acqua di plastica, una padella, un rotolo di carta igienica.
"Ora dammi la mano destra". Avvertii che mi veniva avvolta attorno al polso, e allucchettata, una catena. Poi il peso della catena lungo tutta la lunghezza della mia gamba sinistra, dove fu avvolta e allucchettata di nuovo, e il rumore di altri tratti di catena che venivano fissati da qualche parte nella grotta. Forse a un anello di ferro alla parete. Ma perch cos stretta? Certo non c'era alcun motivo di bloccarmi la circolazione a quel modo.
"Tira su la mano sinistra".
Mi ci mise qualcosa, qualcosa di freddo, umido e pesante, come una creatura morta. Rabbrividii. Mi ci chiuse la mano attorno e me la spinse verso la bocca mettendomi le mani puzzolenti di nicotina proprio sotto il naso. "Mangia".
Era carne, di un qualche tipo... penso pollo lesso, dal momento che era cos umido e viscido. Puzzava forte di aglio. Sono vegetariana, ma non potevo certo protestare, in quella situazione. Ne avrei ricavato un'altra percossa e qualche
maltrattamento verbale e, in pi, se volevo sopravvivere, non
avevo altra scelta che mangiare qualsiasi cosa mi fosse messa davanti. Addentai la carne fredda e viscida e mi feci forza a masticarla. Ne masticai due bocconi, ma non ce la facevo a inghiottirli. Cercavo, ma non mi veniva la saliva e il tentativo di buttarla gi mi procurava conati di vomito.
"Mi dispiace. Mi dispiace. Non posso inghiottirlo. Non  per il cibo...  molto buono... ma forse  per via del cloroformio. Non posso inghiottire. Mi dispiace tanto". Come qualcuno che, a una cena, rifiuti di servirsi una seconda volta. "Non posso, ma era delizioso... no, davvero...". Sarebbe passato molto tempo prima che mi fosse offerta qualche altra cosa, ma non c'era niente che ci potessi fare. Mi fecero bere un po' d'acqua. Non riuscivo ad aprire la bottiglia con una mano sola... in seguito imparai a svitare il tappo con i denti... cos me l'aprirono. La presi dalle mani di quell'uomo - bench anche questo fosse difficile da fare con una mano sola, essendo la bottiglia piena e di plastica morbida - in modo da non dover sentire ancora l'odore delle sue dita. Poi mi venne in mente che fosse strano che con me ci fosse solo Nicotina. E gli altri, chiunque fosse a guidare la macchina e a sedere sul sedile anteriore del passeggero e che aveva detto di essere il capo, se n'erano andati? Penso che fosse cos, perch dopo che ebbi bevuto l'acqua e dopo averlo sentito armeggiare un po', senza che lui aggiungesse parola i suoi passi si allontanarono e potei udire il fruscio dei suoi vestiti mentre strisciava verso l'uscita. Io rimasi agitata, le orecchie tese, terrorizzata dal fatto che uno di loro, o tutti, potessero tornare, terrorizzata dall'eventualit di ulteriori botte o che mi violentassero, incatenata com'ero. Che scoprissero che mi ero vergognosamente bagnata, o che mi trovassero altrettanto puzzolente di quanto io trovavo loro. Avrei potuto rimanere distesa cos per ore prima di capire che non sarebbero tornati.
Non sarebbe tornato nessuno. Sarebbe stato cos per sempre. Avrebbero potuto con tutta calma chiedere un riscatto, e se io fossi rimasta cos legata in quel posto loro non avrebbero avuto nessuna necessit di prendersi il rischio di esser visti mentre mi portavano da mangiare. Non c'era ragione di pensare che qualcuno mi avrebbe potuta trovare.
Non piangevo. Penso che si pianga per attirare aiuto o conforto, non le pare?  per questo che, dopotutto, i bambini piangono. Non sono autonomi nei movimenti e non possono parlare, non possono controllare la loro vita, ordinare cibo quando hanno fame e cambiarsi quando sono bagnati. Possono solo piangere, ma piangere sapendo che dovrebbe venire qualcuno, nella fiducia che qualcuno venga. Be', io avevo tutti i problemi che hanno i bambini. Ero bagnata e avevo freddo, ero sola e avevo fame. Mi venne una sorta di pianto dimesso che svan subito. Non accadde niente. Non c'era nessuno che potesse udirmi, neppure una persona immaginaria che potesse ascoltare. Ero stata sepolta viva, e il mondo sarebbe andato avanti senza di me.
Non mi ribellavo al fatto di dover morire. Mi ribellavo a non poter morire la mia morte particolare, il mio corpo sepolto secondo le regole. Volevo gente che mi dicesse addio. Volevo una tomba fiorita. Non ci piace pensare alla morte, ma quando ci siamo costretti, come  successo a me, ci importa di come si muore esattamente come ci importa di come si vive.  l'ultima cosa che facciamo e certamente dovrebbe essere come un finale appropriato a ci che abbiamo fatto nella vita. Vede, avevo un sacco di tempo per pensare, ma queste non sono le cose che abbiamo bisogno di rimuginare mentre si sta l ad ascoltare pazientemente. Ho freddo... ce l'ha un'altra coperta? Sono quelle delle celle, non  vero? Oh, non importa. Dopotutto sono un'ex prigioniera. Grazie.
Fu la nottata pi lunga. Non dormii per niente. Avevo
ancora la sensazione che addormentarsi fosse come accettare la morte. Se mi fosse toccato morire in quella grotta, sarei voluta rimanere vigile. Sarei rimasta attaccata alla vita quanto possibile per vivere incatenata nell'oscurit. Il mio cervello, dopotutto, funzionava, e dicono che la fame lo aguzzi ancora di pi e che quella sia una morte felice, che sfocia in una specie di delirio di euforia.
Tuttavia l'oscurit mi opprimeva. Era quel genere di oscurit che si trova solo in aperta campagna. Non era solo l'assenza di un'illuminazione sufficiente a veder qualcosa, ma una forza che ti imprigiona con una sua vita propria. Dopo un po' ti provoca allucinazioni.  il cervello che si inventa delle informazioni perch non ne riceve nessuna. Vermi di luce danzante, strane forme che si presentano minacciosamente ad alta velocit tanto che ti viene fatto di scansarle. Anche il silenzio totale ti gioca gli stessi scherzi e ti fa inventare rumori, voci, qualsiasi cosa che possa riempire quel vuoto.
Volevo riordinare i pensieri, ripensare alla mia vita e dirle addio. Cercavo di recuperare una sorta di dignit, ma quegli scherzi della mente me lo rendevano impossibile e mi lasciavano tormentata e confusa. Lottavo per respirare, anche. Quanto era grande quella grotta? Quanta aria avevo a disposizione? Ne avevano bloccato l'ingresso? La morte per soffocamento era la cosa peggiore che potessi immaginare. Non soffro affatto di claustrofobia ma, per esempio, non ho imparato a nuotare bene perch non sopporto di tuffare la testa sott'acqua. Mio figlio si prendeva gioco di me perch nuotavo con la testa rigida fuori dell'acqua come un'anatra e mi nuotava dietro imitandomi. Era la paura del soffocamento che mi faceva spostare, sforzarmi con la mano sinistra di mettermi in posizione seduta e poi di cercare a tentoni attorno a me. Mi aiutava sapere di poter valicare con la mano l'oscurit che mi imprigionava. Dietro la
testa potevo avvertire la parete della grotta dove erano l'acqua e le altre cose, e potevo toccarne il soffitto, ma di fronte e ai lati c'era spazio. Mi sporsi in avanti seguendo la direzione della catena, tirandomi con la mano sinistra, che avevo libera. Non solo l c'era spazio, ma potevo anche avvertire una debole corrente d'aria proveniente dall'esterno. Se l'aria poteva entrare sarebbe potuta entrare anche la luce. Mi ritirai sul materasso e mi distesi a pensare. Piano piano mi calmai. Riempiendomi la testa di pensieri e di immagini di mio gradimento tenni lontane le allucinazioni create dal nero silenzio che mi circondava. Fare qualcosa, esplorare lo spazio attorno a me mi aveva calmata. Feci anche di pi. Usai la padella tenendola con cura con la sinistra, poi mi asciugai con il rotolo di carta igienica. Spinsi la padella alla mia sinistra e presi la bottiglia d'acqua. Era difficile, ne versai molta sul materasso, ma riuscii a berne un po'. Bench avessi molto freddo, avevo la bocca calda e secca e le labbra screpolate, come se avessi la febbre. L'acqua era cos buona, cos buona e rinfrescante, deliziosa come un buon vino bianco. Bevevo per tenermi occupata, ma ero anche assetata dopo la marcia e le lunghe ore di terrore. Il buttar gi quell'acqua mi dava tanta gioia, il suo gusto... e ci che significava. Se avessero voluto lasciarmi morire l, avrebbero lasciato dell'acqua? Ci sarebbe stata una padella e anche della carta igienica? Se trova difficile capire quanto mi potesse riempire di gioia un sorso d'acqua, sar ancora pi difficile capire con quanta impazienza aspettassi il ritorno dei miei rapitori. E, come a celebrare questo felice pensiero, arriv l'alba. Vidi la pallida forma della mia stessa mano, poi dei fantasmi di macigni attorno a me, il grande anello di ferro al quale ero incatenata, l'uscita. L'interno della grotta non era completamente illuminato, ma se c'era abbastanza luce per vedere qualcosa, voleva dire che fuori la giornata doveva essere luminosa. Mi sentii piena di energie.
Mi trascinai nella parte posteriore del materasso e con un sasso piatto raccolto da terra scrissi qualcosa sulla parete... qualcosa che sapevo che Leo avrebbe capito e riconosciuta come mia... La scrissi in basso, in modo da poterla coprire con una piccola pila di sassi.
"Stenditi".
Mi raggelai.
"Stenditi sul materasso a faccia in gi!". Feci come mi era stato detto e qualcuno entr strisciando nella grotta.
Mi sollev la testa e udii il rumore di qualcosa che veniva strappata e tagliata.
Su ciascuno degli occhi mi furono pressati dei grossi cerotti, poi una larga striscia da una tempia all'altra, pressata e modellata con cura attorno al naso. Non era Nicotina, e riconobbi la voce di quello che aveva gridato "Sono io il responsabile che la merce rimanga intatta". Cercai di sentirgli la mano - la cui dimensione mi avrebbe dato un'idea della sua conformazione generale - ma lasci andare uno schiaffo che mi fece sbattere la testa sul materasso.
"Non cercare di far la poliziotta con noi! E non muoverti finch non ti viene detto di farlo. E se hai un po' di giudizio non piangere con quei cerotti addosso. Ti brucerebbero fino a farti urlare".
Sapevano il loro mestiere. Mi tolsero la catena. Volevo voltarmi a massaggiarmi il polso e la caviglia dove la catena mi aveva quasi bloccato la circolazione, ma non osai farlo.
"Mettiti carponi! Seguimi".
Strisciai seguendolo fino all'esterno della grotta e qualcuno che era l ad aspettare mi sollev in piedi. Mi urt un vento gelato che quasi mi fece perdere l'equilibrio, un vento la cui lama tagliente era all'altezza della mia faccia, ma il cui sibilo minaccioso stava lontano chilometri. Avvertii attorno a me uno spazio infinito. Sentii odore di neve, e anche sotto i
cerotti potevo indovinare una luce abbagliante.
"Porca puttana!".
"E ora icch si fa?".
"Stai zitto! Stai solo zitto!".
Il capo era arrabbiato, quasi nel panico. Avevo riconosciuto la sua voce con facilit, ma non ero sicura di chi avesse detto "E ora icch si fa?". Forse quello che la notte prima guidava. In macchina non aveva parlato. Il suo accento era fiorentino, forte e ruvido.
"Vi siete sbagliati, non  vero? Non volevate me... io non sono abbastanza ricca...".
Uno schiaffo in faccia. "Tieni chiusa la boccaccia. Dammi la mano sinistra". Gliela porsi. "Toccalo... Ho detto toccalo! Toccalo ma non appoggiartici. Tienici solo la mano quando cammini. Se si ferma, ti fermi. Se cammina, cammini. Forza!". Mi sospinse con quella che pensai essere la canna di un'arma.
Avvertii la ruvida tela dello zaino che portava il capo, davanti a me. Cercavo di fare come mi era stato detto e camminavo con la sinistra che sfiorava lo zaino. Sotto i piedi sentivo scricchiolare la neve. Sapevo che eravamo molto in alto, non solo a causa della neve, ma anche perch il gemito del vento, dal tono grave, veniva da un punto ben al di sotto di noi, non sopra. Eravamo su un sentiero sassoso al limite di una ripida discesa alla nostra destra e, dal momento che era molto stretto e che i miei stivali non erano adatti a un fondo cos sconnesso, incespicavo sulle pietre che sporgevano dalla neve asciutta. Come potevo evitare di afferrarmi allo zaino?
Subito fui scalciata dal davanti. "Non tirarmi, troia!". L'uomo dietro di me mi sollev e mi colp sulla schiena.
"In piedi! Non appoggiarti allo zaino e non fingere di cadere per toccare uno di noi o ti ritroverai questo sulla faccia". Mi colp la guancia con la canna della pistola e poi mi
rimise la mano sullo zaino. "Cammina!".
Non ero caduta apposta, no! Ma non mi azzardai a rispondere per paura che mi arrivasse un altro schiaffo. Volevo parlare. Volevo chiedere loro perch mi facevano questo. Non ero abbastanza ricca. Perch non avevano preso qualcuno davvero ricco che non avesse mai dovuto lottare, che avesse avuto una vita facile? Quel genere di persone che tipi come loro pensano di avere il diritto di odiare e di punire? Volevo dire loro
"Non io! Non io!". Volevo dire loro di essere stata povera e di aver dovuto lottare per crescere i miei figli e di aver lavorato cos duramente per tanti di quegli anni... Non mi meritavo almeno qualche anno di tranquillit tra i problemi della povert e i problemi della ricchezza? Era cos ridicolo che io dovessi essere rapita prima di avere perfino il tempo di finire di pagare i miei debiti.
Ma non osai, e poi, che differenza avrebbe fatto? Mi avevano etichettata come una ricca troia e io dovevo portare quell'etichetta a beneficio della loro coscienza.  vero, glielo giuro. Non pu credere a quante prediche mi abbiano fatto in quelle settimane, quanto si siano giustificati della loro avidit e della loro crudelt.
In ogni caso, non osavo parlare e quindi continuavo a camminare. Dentro il giaccone, il corpo si surriscaldava per
lo sforzo, ma la testa, e specialmente le orecchie, mi dolevano dal freddo. Non mi sentivo pi le mani, e quindi era difficile dire, il pi delle volte, se toccavo lo zaino. Per un po' cercai di tenere la destra in tasca, ma la mano mi serviva per mantenere l'equilibrio, perch avvertivo l'abisso alla mia destra, verso il quale i miei stivali continuavano a scivolare gi dal sentiero. Tutte le volte che inciampavo mi picchiavano e mi ingiuriavano. Camminammo tutto il giorno, e mi sembr che quasi sempre procedessimo in salita. Non ci fermammo mai a riposare e sentivo che erano
nervosi, forse impauriti. Qualcosa era andata storta. Quell'esclamazione che si erano lasciata sfuggire quando quella mattina avevano potuto vedermi bene... Forse avevo ragione. Avevano sbagliato, non era me che volevano. Forse mi stavano facendo camminare in circolo per chilometri e poi mi avrebbero abbandonata da qualche parte vicino a un luogo abitato. Dopotutto, non avevo visto la faccia di nessuno di loro. Non avrei potuto riconoscerli, per quanto riguardava me sarebbero potuti stare tranquilli.
Senza fermarsi, quello che mi stava dietro mi pass avanti e prese qualcosa dallo zaino. Mi mise una bottiglia di plastica nella destra.
"Non possiamo fermarci? Ho paura di cadere".
"Cammina". Sorseggiai l'acqua e all'improvviso mi usc aria dallo stomaco, facendomi sbavare. Era da tanto tempo che non mangiavo. Mi dettero un pezzo di pane quasi raffermo e un tocchetto di parmigiano. Erano buoni, soprattutto il formaggio, croccante e salato. Ma quando cercai di buttar gi quello che avevo masticato, emisi altra aria, e sembrava che lo stomaco non mi permettesse di inghiottire alcunch, chiudendosi come succede quando si vuole vomitare, o si cerca di non farlo. Continuai a provare, incapace di credere che il mio stato psicologico fosse in grado di avere il sopravvento sulle mie necessit fisiche basilari. Non avrebbe dovuto essere il contrario? Alla fine mi lasciai in bocca un po' di cibo masticato e attesi finch non si fu fatto cos liquido da poter esser tirato gi insieme alla saliva, pezzetto dopo pezzetto. Riuscii cos a buttar gi sei o sette bocconi e, quando mi fu offerta, bevvi ancora acqua. Dovevo tenermi in forze. A quel punto ero sicura che avessero fatto uno sbaglio e che mi avrebbero lasciata andare. Dovevo essere estremamente obbediente. Facevo attenzione a tenere distesa la sinistra e a toccare lo zaino con molta delicatezza. Tenevo la testa ancora
pi bassa di prima e poggiavo i piedi con attenzione per non
inciampare e farli arrabbiare, specialmente perch, se quando mi avrebbero lasciata andar via avessi dovuto camminare da sola a lungo, non volevo essere rallentata da qualche ferita.
Quando Zaino si ferm, mi fermai anch'io. Lo sentii lasciare il sentiero per andare a urinare. Durante la sua assenza, l'altro mi appoggi la pistola sulla schiena. Non so come potesse pensare a una mia fuga, ma rimasi ferma con la testa bassa finch Zaino non torn davanti a me e Pistola non rimise la mia mano al suo posto e, a sua volta, non and a urinare. Fu solo allora che capii che Nicotina non era con noi. Feci segno di dover andare a urinare anch'io.
"Falla qui. Alla tua sinistra". Il terreno alla nostra destra inclinava rapidamente e non vi avrei potuto mantenere l'equilibrio. Potevo nascondermi col giaccone e cercai con tutte le forze di non bagnarlo. Acciecata com'ero, sentivo tutta la paura che proviamo da bambini quando si presenta questa emergenza. Paura di pruni, di ortiche, bottiglie rotte. Ma non c'era altro che erba bassa e pungente e neve farinosa e il vento gelato che si insinuava nel mio corpo caldo, ora esposto. Al pensiero che mi avrebbero rilasciata, il mio cervello adesso era attivo, e lavorava febbrilmente. Dovevamo arrampicarci su per una collina o una montagna e, dal momento che discendeva ancora ripidamente alla nostra destra, non dovevamo aver cambiato direzione. Quindi, procedevamo seguendo un cerchio. Pensai che dovevamo stare attraversando la collina e che a un qualche punto avessimo cominciato a procedere con moto circolare, abbastanza ampio e graduale da confondermi, e poi avessimo ripreso. Pu immaginare la mia gioia quando cominciammo a scendere. Avevo ragione. Mi avrebbero scaricata e dalla gioia mi veniva da piangere! Era stato tutto uno sbaglio, e quella stessa sera sarei stata a casa, avrei fatto una doccia calda, mi sarei seduta nel solito angolo del divano
con Caterina e Leo vicini. Avrei guardato la televisione... avrei potuto telefonare ai miei amici... chiamare Patrick! Sar stato gi qui? Forse s, se lo avesse saputo avrebbe preso il primo volo da New York. Se lo avesse saputo... Il mio letto, la mia piacevole, quieta camera. Niente di tutto questo aveva alcun senso. Era uno sbaglio, ma era quasi finito.
Zaino si ferm. Eccoci. Mentre aspettavo ordini, mi immaginai una strada vicina, forse una stazione di servizio o uno di quei posti che in campagna funzionano da bar, negozio e ristorante. Temendo che pensassero che fossi pazza, mi preparai quello che avrei detto, presentandomi l dal nulla senza neppure i soldi per telefonare. E, certo, ancora non ci sarebbe stato niente sui giornali.... Da quanto tempo esattamente ero scomparsa? A me sembravano settimane, ma...
"Qui?".
"Il fucile. Non quella bischerata".
Drizzai le orecchie, il cuore si dette a martellare. Era stato Zaino a parlare. Non mi avrebbero liberata, mi avrebbero uccisa. Non caddi nel panico. Non avvertii altro che una grande ondata di tristezza e mi limitai a sollevare la faccia. Volevo rivolgerla al cielo, anche se non lo potevo vedere. Pistola me la fece abbassare con uno schiaffo e Zaino disse: "Avanti".
Un tramestio, poi fu azionato un otturatore. Attesi, a testa bassa. Un'arma spar. Qualcosa di caldo mi scese gi per la faccia e avvertii una goccia cadere sugli stivali, poi un'altra e un'altra ancora.
Lo scoppio e il rimbombo della fucilata erano ancora forti nella mia testa. Un altro sparo echeggi lontano.
Zaino disse:  tutto a posto'.
Pistola mi rimise la mano sullo zaino e mi dette un pugno sulla schiena.
"Cammina".
Non mi avevano uccisa. Non mi avevano rilasciata. Avevano fatto un segnale e a quel segnale era stato risposto. Si erano fatti dei segnali col fucile. Eravamo cos lontani da qualsiasi posto abitato, da qualsiasi tugurio, da qualsiasi essere umano, che si potevano permettere di farsi segnali col fucile. Il sangue mi colava da una tempia perch era l che mi avevano colpita, probabilmente con la pistola. "Cammina". L'incubo sarebbe continuato.
Dopo, il terreno divenne molto pi difficile. Lottammo a lungo attraverso una boscaglia le cui spine ci laceravano e udii Zaino usare un pennato. Non avremmo potuto fare un passo, altrimenti. L'ultima parte del viaggio fu la peggiore di tutte. Doveva trattarsi di una zona di boscaglia completamente impenetrabile nella quale era gi stato ricavato in precedenza un passaggio. Dovemmo avanzare carponi per ore e le gambe e la schiena mi bruciavano per il dolore dell'inusuale sforzo di procedere in quella posizione. I rovi mi sfregiavano la testa e la faccia, le mani e le ginocchia. La spina di un rametto mi buc il palmo di una mano e vi si conficc a fondo. Dovetti fermarmi.
"Per favore, non posso vedere...".

"Stai zitta! Cammina!". Mi fu sussurrato, come al solito, come se quel sussurro fosse dettato dalla paura. Perch? Prima sparano col fucile, poi sussurrano. Di cosa c' da aver paura, qui? Mi liberai del ramoscello, lasciando la spina ancora infilata nella mano e continuammo a strisciare. Presto udii Zaino che, di fronte a me, si sollevava in piedi. Dovevamo essere sbucati in una specie di radura. Pistola mi spinse avanti e un altro paio di mani mi afferrarono, mi incatenarono assieme i polsi e mi spinsero a terra contro un tronco d'albero. Quando fu avvolta attorno al tronco, sentii la catena tirare e avvertii l'odore di una persona diversa, lo stantio, grasso odore di macelleria, uno dei
motivi per i quali non ho mai mangiato carne. Dei passi si allontanarono da me e io rimasi ferma come un topo, ad ascoltare. Ero tesa e, essendo impossibilitata a toccare o a vedere, il mio cervello si concentrava al cento per cento nell'udito. All'inizio le voci erano sommesse. Suppongo che non volessero che io sentissi quanto dicevano, ma scoppi una lite e udii degli accenti sardi. Non potei capire niente della lite, ma mi accorsi di aver ragione e del fatto che Pistola e Zaino avevano paura di quegli uomini. Quando tutto fu finito e Pistola e Zaino se ne andarono avvertii rumore di vegetazione calpestata e quello dei due che si trascinavano attraverso il passaggio.
Qualcuno mi si avvicin e cominci a svolgere la catena. Sentendomi le mani libere cominciai a massaggiarmi i polsi dolenti, ma la catena mi fu serrata stretta attorno alle caviglie e udii chiudersi un lucchetto. Una voce sussurr: "Voltati sulla destra e mettiti carponi".
A quel punto avevo imparato a obbedire immediatamente per evitare di essere picchiata. Le mani e le ginocchia mi facevano male e mi bruciavano per essere strisciata attraverso il passaggio, ma non protestai. Questa era gente nuova e poteva essere ancora pi violenta degli altri.
"Striscia in avanti. C' una tenda di fronte a te. Strisciaci dentro e mettiti gi. Non aggrapparti al palo della tenda o tirerai gi tutto". Mi era stato tutto sussurrato, ma non come facevano Zaino e Pistola quando avevano paura, in questo caso era per mascherare la voce. Ero arrabbiata. Non ero cos stupida da appoggiarmi al palo di una tenda. Ma poi lo toccai inavvertitamente mentre procedevo avanti e lui mi dette un calcio forte nel retro della coscia. Doveva calzare degli scarponi pesanti e il dolore, in un muscolo gi sofferente, fu acuto. Eppure le lacrime che mi vennero agli occhi erano causate dall'ingiustizia. Subito mi sentii gli occhi bruciare e mi manc il respiro. Avevo dimenticato ci
che mi era stato detto. Provai a inghiottire le lacrime e a trasformare il mio turbamento in ira. Non mi ero appoggiata al palo della tenda. Non era stata colpa mia. Cosa avrei dovuto fare se loro mi picchiavano malgrado io cercassi con tutta me stessa di far bene? Mi stesi nella tenda e sentii che lui strisciava accanto a me.
"Levati gli stivali". Malgrado non fosse facile in quelle condizioni di costrizione, feci quello che mi era stato detto. "Dammi la mano sinistra". Avvertii la catena stringersi e un altro lucchetto. Mi leg un polso a una caviglia. Macellaio. Lo odiavo perch mi aveva dato un calcio ingiustamente e perch la catena attorno al mio polso era molto pi stretta di quanto potesse essere necessario e mi faceva molto male. Comunque, dentro di me pregavo che mi togliesse dagli occhi i cerotti che mi bruciavano, ma non lo fece. Perch? Se eravamo cos lontani da ogni possibile aiuto da non preoccuparsi di sparare col fucile, come avrei fatto a scappare? Ero dentro una tenda e non potevo avere idea di dove mi trovassi e in pi sicuramente loro avevano indossato dei passamontagna. Come se avesse letto i miei pensieri - quante volte aveva gi fatto le stesse cose? - sussurr: "Ti puoi togliere i cerotti da sola".
Ero contenta che non mi toccasse. Trattenni il respiro, terrorizzata dall'idea delle mie ciglia e sopracciglia. Strappai via la lunga striscia e sollevai un lembo dei cerotti che stavano sotto. Cercai di farlo velocemente e vicino alla pelle. Il dolore  una cosa strana. Le donne si fanno la ceretta alle gambe, per esempio, e il dolore del parto pu essere devastante, ma  il motivo del dolore, dopo tutto, che conta. Lo stesso livello di sofferenza inflittaci come tortura
o punizione sarebbe intollerabile. Una volta strappati via i cerotti e viste incollate l le mie ciglia e sopracciglia, capii che, se volevo sopravvivere, avrei dovuto sviluppare un nuovo modo di affrontare il dolore.
Come mi aspettavo, Macellaio indossava un passamontagna. Era grande, e riempiva tutta la piccola tenda. Sussurr: "Tutto ci di cui hai bisogno ce l'hai dietro la testa". Butt fuori i miei stivali, strisci fuori anche lui e tir gi la chiusura lampo.
Rimasta sola, mi misi seduta con cautela, senza far rumore. Mi era stato detto di rimanere distesa, ma una volta che furono scomparsi, la paura e il senso di sottomissione si smorzarono. Cercai l'orologio, ma dovevano avermelo preso nella macchina quando ero incosciente. La tenda era piccola e bassa, e potevo sedermici solo al centro. Non c'erano materassi, solo un pavimento di plastica, ma c'era un sacco a pelo e un vecchio cuscino a fiori. Lo presi e lo annusai. Per tutta la vita sono stata estremamente sensibile agli odori. Da bambina, mi capitava di tornare a casa dopo aver giocato da un'amica e domandare a mia madre: "Mamma, perch la casa di Debbie ha uno strano odore?". "Che odore?". "Non lo so... ma non mi piace". "Ogni casa ha un suo odore particolare". "La nostra no". "S che ce l'ha. Ma ci sei troppo abituata per notarlo". La casa di Patsy, invece, aveva un odore caldo di dolci in forno e di biancheria stirata. Mi piaceva starci.
Il cuscino puzzava di polvere, ma niente di spiacevole. Ne fui contenta perch avrei dovuto appoggiarvi la testa per dormire. Dietro di me, come aveva detto Macellaio, c'era un mucchio di roba, un pacco con otto rotoli di carta igienica, uno con dodici bottiglie d'acqua, un pacchetto di sottili fazzoletti di carta da poco prezzo. Vicino a me, a destra, una padella e un rotolo di carta igienica gi iniziato.
Fuori c'erano dei rumori. Trattenni il respiro e rimasi in ascolto. Erano al lavoro, tagliavano e portavano via qualcosa. Un fruscio sopra di me mi fece alzare lo sguardo e mi resi conto che la tenda era stata mimetizzata con delle frasche. Non c'era dubbio che ci fossero, anche per loro, delle
tende cos camuffate. I rumori provenivano da vicino e immaginai che la radura fosse piuttosto piccola. Quando un rumore di passi si avvicin alla tenda mi buttai distesa. La chiusura lampo si sollev.
"Mettiti di fronte all'entrata". Una mano spinse dentro un vassoio di stagno. Sopra c'era del pane e, con mio sgomento, il pollo con due o tre segni di morsi. Zaino e Pistola se l'erano portato dietro! Pu sembrare incredibile, ma all'improvviso mi sentii in colpa. La ricca troia. Anche ammesso che avessi mai mangiato carne, un quarto di pollo smozzicato del giorno prima era qualcosa che avrei buttato via senza pensarci o che, nei giorni pi duri, avrei utilizzato per una minestra o un risotto per noi tre.
Malgrado i miei sensi di colpa e la decisione di buttar gi a forza quella roba per sopravvivere, non ce la feci. Lo stomaco mand su scariche d'aria e rimase chiuso. Temendo una punizione, feci quello che avrebbe potuto fare un bambino. Feci a pezzettini la maggior parte del viscido pollo freddo e cercai di nasconderli, avvolti in un po' di carta igienica, nella tenda. Poi presi la spessa fetta di pane duro e mi misi a succhiarlo lentamente accompagnandolo con dei sorsi d'acqua. Non era molto, ma non vedevo cosa altro avrei potuto fare.
Una mano fece scivolare da una parte il vassoio e una voce sussurr: "Pulisciti con un po' d'acqua e con i fazzoletti e passa tutto fuori". Feci come mi era stato detto e approfittai di questa possibilit per succhiarmi via la spina e ripulire i graffi peggiori. L'acqua fredda era come un lenitivo. Solo quando il vassoio spar mi venne in mente che avrei potuto nascondere in quei fazzoletti la carne sminuzzata. Ma il vassoio era gi sparito. Era troppo tardi.
"Usa la padella e spingila fuori. Poi tira quello che avanza
della catena dentro il sacco a pelo, cos da potervi entrare.
E datti una mossa, perch abbiamo un sacco di lavoro da
fare".
Feci come mi era stato detto. La lampo si riabbass.
Era molto difficile entrare nel sacco a pelo. Ce la feci spingendovi dentro per prima la gamba incatenata ma, anche cos, il giaccone spesso mi ostacolava. Dopo una lunga lotta, tirai fuori le braccia dal giaccone, lo spinsi gi lungo la catena, entrai nel sacco a pelo e ci misi sopra il giaccone. La lampo si apr e la padella fu rimessa dentro. Ero cos stanca per la guerra con il sacco a pelo e per la marcia di quel giorno che mi addormentai senza pensare un attimo alla mia situazione.


Capitolo 2.

Attraverso il sacco a pelo, mi afferrarono un piede e lo scossero violentemente. Mi svegliai, ancora intontita. L'odore della tenda, gli arti doloranti e una sensazione di sovraeccitazione mi rendevano confusa. Perch ero cos angosciata se mi trovavo in vacanza in campeggio? Poi l'eccitazione si fece riconoscere come paura. Fuori della tenda c'era molta attivit, si tagliava e si trascinava via. Un sonoro sussurro:
"Esci dal sacco a pelo e vieni avanti". La lampo si apr un poco. Era giorno, e quindi non mi avrebbero permesso di guardare fuori. Ma io dovevo uscire. Altrimenti, come avrei fatto a... Uscii a fatica dal sacco a pelo e mi trascinai avanti sul sedere.
"Ascoltate! Siete l? Devo uscire per andare in bagno". Risate. Erano in due.
"Usa la padella. E sbrigati".
Ero bloccata dal panico. "Non posso. Non  possibile stando distesi".
"Spingi le gambe fuori".
Mi avrebbero ridato gli stivali. Ne ringraziai Iddio. Spinsi i piedi attraverso la piccola apertura e gridai perch vi cadde sopra un bastone o il manico di una vanga.
Quando ritirai i piedi ci fu una risata.
"Usa la padella".
Era difficile manovrarla con una mano sola, usare i muscoli giusti da sdraiata. E ancora pi difficile perch ogni mio muscolo era irrigidito e dolorante per la marcia del giorno prima. Pensai al giorno prima e alla grotta dove tutto questo sarebbe stato pi facile, ma dove non ne avevo sentito il bisogno. E adesso avevo paura. Paura dei miei stessi odori, paura di essere punita per qualche involontaria manchevolezza. Grazie a Dio c'era una gran quantit di carta igienica. Se solo anche quella volta mi fossi ricordata del pollo...
"Hai finito?".
"S".
"Spingila fuori".
Distesi un pezzo di carta pulita sopra le feci e spinsi fuori la padella. Poi rimasi in attesa, vigile e impaurita, di risate, commenti, punizioni. Pass un po' di tempo e non accadde niente, poi la padella fu spinta di nuovo dentro. Era pulita e odorava di candeggina.
La lampo si apr e apparve una testa incappucciata di nero.
"Vieni qui. Abbassa la testa".
Mi trascinai avanti e l'abbassai, acquattandomi per paura di un altro schiaffo. Qualcuno entr e si mise a sedere vicino a me. Doveva essere piccolo perch per fargli posto dovetti spostarmi appena da un lato. Un nuovo odore, grasso. Ce l'aveva nei capelli? Quando mi tocc la faccia sentii che le sue dita erano piccole, ossute, le unghie spesse e taglienti. Volpe. Mi mise in testa un passamontagna, a rovescio, perch non avessi fori davanti agli occhi, poi ne arrotol la base per liberarmi la bocca. Il passamontagna puzzava e i lunghi peli della lana ruvida mi si infilavano nel naso.
"Per favore... per favore, scopritemi il naso. Mi sembra di soffocare".
"Stai zitta". Si spinse fuori.
"Vieni avanti". Una voce diversa. Mi trascinai avanti. "Prendi. Fai attenzione. Se lo versi non ne avrai pi". Mi prese le mani e pieg quella incatenata alla caviglia attorno a una grande ciotola di stagno. Mi mise un cucchiaio nella sinistra, stringendola e indirizzando il cucchiaio nella ciotola.
" caffellatte con dentro un po' di pane". Cercai di pescarvi il pane ma, cieca com'ero, non ci riuscivo, e dovette aiutarmi. La sua mano era grande e calda e quando guid il cucchiaio verso la mia bocca, avvertii che il suo odore era gradevole. Odore di legna appena tagliata. Forse aveva allargato la radura con un'accetta o un pennato. Forse quello era il suo lavoro, era un taglialegna.
"Devi sbrigarti, abbiamo ancora un sacco di cose da fare". Mi imboccava con il cucchiaio di caldi bocconi impregnati ed era difficile per me tenere il suo ritmo.  cos che diamo da mangiare ai nostri bambini quando andiamo di fretta, e vogliamo rimettere tutto a posto, o dobbiamo andare al lavoro, telefonare, andare in bagno? E pretendiamo che ingollino tutto senza una pausa, meccanicamente, e loro di conseguenza protestano, ne sputano fuori un po', allontanano il cucchiaio. Io non facevo niente di tutto ci. Non avevo fame, ma almeno potevo mangiare qualcosa di facile da inghiottire. Cercavo di reggere il suo ritmo. Inclin la ciotola e ne bevvi il rimanente.
"Torna dentro e pulisciti la bocca. Puoi anche toglierti il passamontagna". La lampo si riabbass.
Ero contenta di levarmi la maschera e di soffiarmi il naso per cercare di eliminare i peli. Poi rimasi in attesa, in ascolto dell'attivit che si svolgeva fuori e delle voci che sussurravano.
La lampo risal. Avvertii subito dall'odore che si trattava di Macellaio e mi irrigidii di paura.
"Spostati, devo prendere una cosa l dietro". Mi allontanai dal grande passamontagna nero, quando venne verso di me, oltrepassandomi carponi per prendere una sacca di plastica blu nella parte posteriore della tenda, dov'erano tutte le provviste. Tornando indietro si ferm. Quando mi accorsi di ci che stava guardando, il cuore mi cominci a martellare. Mi dovevo essere addormentata con il pezzo di pane in mano e c'erano briciole e pezzetti sul sacco a pelo e sul pavimento della tenda. La testa nera si volt verso di me, e Macellaio gett via la sacca che teneva in mano. Non c'era alcun posto in cui nascondersi, nessun modo di difendermi che farmi scudo sulla faccia con la mano libera.
"Sporcacciona! Sporcacciona! Sporcacciona! Troia!". Ogni singolo epiteto fu accompagnato da uno schiaffo sulla testa. Poi mi prese per i capelli e mi avvicin la testa alla sua per assicurarsi che udissi ogni sua parola sussurrata. Grasso e sangue stantio. Trattenni il respiro. "Non siamo i tuoi servi merdosi. Hai passato la vita con qualche povero stronzo che ti veniva dietro per pulire il sudicio che lasciavi, ma non credere di farlo qui! Abbiamo gi da pulire la tua merda...".
"Non  colpa mia!". Non ce la facevo pi. Che motivo c'era di essere sottomessa se mi picchiavano lo stesso? "Mi avete portato qui e mi avete incatenata! Potevo andare fuori, nel bosco. Non  colpa mia!". Pensavo che mi avrebbe uccisa, ma nella tenda apparve un'altra testa nera.
"Che succede?". Taglialegna.

"Niente".
"Vieni fuori. Me ne occuper io". Di cosa?
La testa si ritir. Macellaio mi dette uno spintone. "Pulisci tutto, ogni singola briciola, zoccola!".
Strisci fuori. Cominciai a rimuovere le briciole con un
tovagliolo di carta imbevuto di acqua minerale. Sapevo che Macellaio voleva picchiarmi, o perch pensava che fossi ricca o per qualche altra ragione, e che avrebbe trovato sempre e comunque delle scuse. Che stupidaggine che dovesse cercare delle scuse, dal momento che in ogni caso ero incatenata e inerme. O era perch gli altri due non erano d'accordo? Ricordavo l'uomo nella macchina.
"Non toccatela finch non lo dico io. Sono io il responsabile che la merce...".
Chi era responsabile qui? Dovevo calmarmi e venire a capo di cose come questa. Se volevano dei soldi in cambio di me, avrebbero dovuto tenermi viva. Un colpo in testa, un'infezione trascurata, del cibo avariato, erano tante le cose che avrebbero potuto uccidermi. Dovevo collaborare, mantenermi in vita. Speravo che il responsabile fosse Taglialegna. Era lui che aveva ordinato a Macellaio di uscire, quindi avrebbe potuto essere lui.
La lampo si sollev. Si affacci una testa incappucciata di nero. Riconobbi subito Taglialegna.
"Spostati. Devo venire dentro". Strisci dentro, accanto a me, e si distese sul fianco destro, di fronte a me. Cercai di vedergli gli occhi, ma nella tenda c'era molta oscurit e i buchi per gli occhi del passamontagna erano stati cuciti allo scopo di lasciare uno spiraglio pi piccolo possibile. Era grande, muscoloso, non grasso, e dalla voce sembrava giovane. Alla cintola portava una fondina con una pistola.
"Stenditi sul dorso. Devo tapparti gli occhi".
"No! Oh, per favore, no!  cos buio qui e io prometto di non sbirciare mai fuori...".
"Stai calma.  nel tuo interesse. Se dovessi vedere qualcosa, sarebbe la tua morte".
"Ma sono sempre qui dentro. Non c' possibilit che venga a scoprire dove siamo, e voi tutti avete delle maschere".
" una scocciatura portare sempre la maschera. Sarai pi al sicuro se non correrai il rischio di vedere qualcosa".
Mentre diceva questo, apriva la sacca di plastica che aveva tirato fuori Macellaio. Cominci a svolgere un grosso rotolo di cerotto adesivo di cotone.
"Stai ferma gi, accidenti!", mi grid. Io stavo immobile, quasi senza respirare. Perch aveva gridato? Dopo tutto quel sussurrare distorto quel rumore mi aveva spaventata e tuttavia la sua rabbia non sembrava vera. Poi sussurr: "Credimi, cos sarai pi sicura. Ecco, tieni queste pezze di garza sugli occhi". Le sistem in posizione e io le tenni ferme mentre lui tagliava il cerotto. Un pezzo su ogni occhio, a coprire la garza. E poi lunghe, larghe strisce da una tempia all'altra, centrate sugli occhi, e poi al di sopra, e al di sotto, ancora centrate. Le press forte per modellarle attorno al naso e con ogni strato successivo mi sentivo sempre pi cieca, senza alcun motivo logico, dal momento che ero cieca anche dopo il primo.
"Ti avverto... non toccarle! Non le toccare mai!".
Non avevo mosso un singolo muscolo. Perch gridava? "Lo prometto, io...".
Mi pose un dito sulle labbra e sussurr: "Se senti che vengono via, dimmelo. Se ti vedono cercare di sbirciare al di sopra o al di sotto dei cerotti saranno guai. E adesso devo farti le orecchie".
Ero costernata. Trovarmi allo stesso tempo cieca e sorda era molto pi di quanto potessi sopportare. Ero spaventata dall'idea di impazzire, ma non di quello che avrebbe fatto. Suppongo di aver pensato che mi avrebbe messo nelle orecchie del cotone e che me le avrebbe chiuse con dei cerotti. Sentii che cambiava posizione.
"Devi stenderti con la testa sulle mie ginocchia". Mi spinse avanti e io mi stesi su un fianco, curvata in alto e con la testa sulle sue ginocchia. Sentii aprirsi la lampo.
"Ecco". Macellaio. Io mi sentivo al sicuro perch tra di noi, schiena all'apertura, c'era Taglialegna. "Devi usare queste".
"Non le posso usare. Non sopporterebbe il dolore, te lo dico io. Andrebbe fuori di testa e noi non potremmo controllarla. Non ce n' bisogno".
"Ordini del capo".
"Va bene. Dammi qua". La lampo si richiuse.
Taglialegna sporse la faccia vicina alla mia e io potei avvertire la sua pelle. Si era tolta la maschera. Sussurr: "Senti queste", e mi mise la mano su ci che teneva in mano lui. Io capii.
"Sai cosa sono?'.
"S". Erano tappi da orecchie in gomma dura, quelli che usano i subacquei.
"Non li user perch il dolore ti ucciderebbe, ma tu fai finta di averli, hai capito? Tu non devi sentire niente, niente. E ora stai ferma gi".
Rimasi immobile. Mi infil un po' di cotone nell'orecchio destro e lo spinse sempre pi a fondo con un dito finch il dolore non fu cos terribile da farmi allontanare la testa.
"Stai ferma.  cotone. Vuoi che invece del cotone usi quei tappi duri?". Rimasi ferma. Continu a pressarlo finch non mi sembr che me lo avesse avvitato fino al cervello e finch non ne fu pieno anche l'orecchio esterno. Lo udii che cercava qualcos'altro nella sacca e sentii lo scatto di un accendino. Poi una pausa.
"Stai ferma. Lascer cadere da questa candela qualche goccia di cera calda sul cotone. Se ti muovi di un millimetro, ti brucer. E non sar in grado di evitarlo".
La cera calda. Plaf... plaf... plaf. Quel rumore soffice mi si muoveva in testa a ondate, come sassi in uno stagno. Plaf... Poi altri strati di cotone, dal fruscio leggero, sonoro
come il mare. Plaf... plaf... plaf... e ancora cotone e ancora cera, e ancora...
"Voltati".
"Oh, per favore...". Non ero pi tesa. Mi sentivo debole e indifesa come un bambino e come un bambino cominciai a piangere.
"Non piangere! Non con i cerotti!".
Me n'ero dimenticata e ora la pelle sotto gli occhi, le guance e le tempie mi bruciavano sotto i cerotti come se piangessi acido.
"Voltati. Respira profondamente e smetterai di piangere". E ancora spinse profondamente nel mio orecchio, questa volta tenendomi per il collo perch non potessi allontanarmi per il dolore. Plaf! Ancora la cera, e quando furono coperte ambedue le orecchie, mi trovai in un altro mondo. Dovetti imparare a vivere nel buio con due grosse conchiglie marine permanentemente serrate alle orecchie, con il costante, insistente rombo del mare nella notte nera. Al di l della notte un uomo invisibile mi prese la mano e la voce di Taglialegna mormor, pi bassa del rumore delle onde: "Dammi la mano. Devo toglierti questo anello". L'anello di Patrick! Il mio bene pi prezioso! "Per favore, non lo fate! Oh, per favore, non quest'anello!".
" per il tuo bene. Vedrai. Ora ricordati bene dove sono tutte le cose. Qui alla tua destra c' la padella e la carta igienica. L'acqua e i fazzoletti di carta sono dietro la tua testa. Ti tolgo il lucchetto della mano, cos te la caverai meglio. Il giaccone  qui, alla tua sinistra. Entra nel sacco a pelo e distenditi sul dorso finch non ti sarai calmata. Ecco, ti ho tirato dentro la catena. Ti incateneremo il polso solo la notte, e la mattina te lo scioglieremo".
Perch? Adesso non c'erano pi notti, adesso era sempre notte. E che mattino ci potrebbe essere stato... Ricordavo quel mattino, le molliche di pane, i bocconi di pollo.
"Ascolta! Sei sempre l?". La mia voce mi rimbomb in testa. Ero un mostro marino. "Per favore, ascoltami...", gli dissi. Sapevo di essere come un bambino che racconta favole, ma dovevo farlo. Doveva sbarazzarsi al posto mio del pollo perch adesso io non sarei stata in grado di ritrovarlo.
"Devo andare. C' un sacco di cose da fare. Gli altri potrebbero tornare a momenti...".
"Devi ascoltarmi!". Gli altri non c'erano! Dovevo costringerlo ad aiutarmi. "In un po' di carta igienica da qualche parte, sulla destra...".
Lo trov. Mi infilai nel sacco a pelo e lui avvicin la faccia alla mia per dirmi "La tenda deve essere tenuta pulita.  per il tuo stesso bene". Tutto, l, era per il mio bene. "Vuoi che entrino i topi? Sai cosa possono farti i topi quando dormi? Ti pisciano addosso perch il loro piscio  un anestetico. Poi possono rosicchiarti senza che tu ti svegli. Ho visto farlo ai cavalli, rosicchiare loro gran pezzi di carne sulle zampe. La tenda dev'esser pulita. E non ti preoccupare di quelle teste di cazzo. Sono incazzati a morte perch avrebbero dovuto portarci tua figlia e c' una lite in corso con il capo. Si calmeranno. Stai gi finch non sar ora di mangiare".
Un riposino prima di pranzo. Regole igieniche. Per il mio bene.
Rimasi distesa ma la faccia che mi bruciava e la pressione rombante nelle orecchie non mi davano possibilit di riposo. La sola distrazione al dolore era il pensiero del fatto che Taglialegna aveva ammesso che c'era stato un errore, il pensiero che l, al mio posto, avrebbe potuto esserci la mia Caterina. Non si trattava di un errore su quello che pensavo, un errore sulle mie condizioni finanziarie. Avevano semplicemente sbagliato me per Caterina perch era lei in genere a portare fuori Tessie attorno a casa, la sera, ed abbiamo gli stessi capelli lunghi. E dire che per anni Caterina
aveva cercato di convincermi a tagliarli. Era convinta che mi sarebbero stati meglio e sarebbero stati pi eleganti per una donna della mia et. Ma non mi ero mai decisa a farlo. Portavo i capelli lunghi fin da quando avevo all'incirca quindici anni. Ora ero felice di non averlo fatto. Una bella ragazza di vent'anni difficilmente sarebbe stata al sicuro dalla loro libidine come confidavo sarei stata io. Caterina non aveva mai avuto una relazione di lunga durata e, bench non me ne avesse mai parlato, probabilmente era ancora vergine. Un'esperienza del genere le avrebbe distrutto
il futuro. Era cos fragile. Qualsiasi madre preferirebbe soffrire in prima persona che lasciar soffrire la propria figlia. E
io ero sempre stata forte. Se ci fosse stata una possibilit di sopravvivere a questa esperienza, avrei scelto di vivere. A quel punto avevo scoperto che, bench non facesse cessare
il rimbombo, il tenere la testa immobile riduceva il dolore. E di questo dovevo ringraziare Taglialegna. Avevo anche scoperto che spesso era solo. Dovevo cercare di scoprire i loro orari. Dovevo cercare di parlargli, quando era solo. Avrei dovuto fare attenzione a non fargli domande. Dovevo cercare di fargli capire di non essere cos ricca come dovevano aver pensato, ma che avrei pagato con tutto ci che possedevo. Avevo lottato tutta la vita per salvare me stessa e
i miei figli dalla povert, ma non c'era stata salvezza. Ora, tutto ci che volevo era vivere. Dovevo cercare di mangiare e di apparire totalmente docile cos da convincerli... o almeno convincere Taglialegna... a lasciarmi uscire un po' dalla tenda tutti i giorni per muovere le gambe. Potevo cercare, se era possibile dovendo tenere la testa immobile, di esercitare i muscoli mentre ero sdraiata nella tenda, il genere di esercizi che facevo quando ero incinta. Se non avessi fatto movimento mi sarebbe potuto venire un blocco intestinale che avrebbe potuto essere fatale.
La lampo. Aveva un altro rumore, adesso, attraverso le
mie orecchie a conchiglia, un basso sussurro frusciante come stoffa sotto una macchina da cucire, ma lo sentivo lo stesso. Ricordai appena in tempo di far finta di non poterlo sentire. Non sapevo chi fosse. Qualcuno mi afferr un piede attraverso il sacco a pelo e lo scosse. Io mi misi seduta. Mi fu afferrata una mano e fui strattonata in avanti con tanta violenza da perdere l'equilibrio e da cadere gi sul lato del mio braccio proteso. Immaginai di essere quasi all'apertura e quindi sgusciai fuori del sacco a pelo pi velocemente che potevo, il che non voleva dire davvero velocemente a causa della catena alla caviglia, che dovevo tirare fuori. Mi feci strada inginocchiata e qualcuno mi tir per una mano e la forz a toccare il palo della tenda e poi la tir via di nuovo. Pensavano che fossi stupida come loro? Sapevo benissimo di non dover aggrapparmi al palo della tenda. Quando raggiunsi l'apertura fui messa in posizione seduta e mi stesero le gambe in avanti. Fuori faceva freddo. Pensai ai miei stivali di pelliccia, ma non osai chiederli. Mi piazzarono sulle gambe un freddo vassoio di stagno e mi guidarono la destra al cibo che c'era sopra. La piccola mano artigliata di Volpe. Capii che adesso che ero cieca e sorda avrei potuto sedere per mangiare mezza dentro e mezza fuori dalla tenda e non sporcarne di nuovo l'interno. Questo era un gran sollievo per me. Riconobbi al tatto un panino, liscio e duro, e un tocco di parmigiano. Come avrei potuto tirarlo gi senza appetito e anche senza acqua per ammorbidirlo? Mi fu presa di nuovo la mano e mi ci fu messo il collo di un lacero fiasco di vino. Terrorizzata dal versarlo, piuttosto che sollevarlo, vi abbassai la testa. Il vino era acido e forte. Non mi piaceva, cos aspro, e potevo indovinare che si trattava di vino fatto in casa perch la paglia del fiasco, malridotta, puzzava di vino vecchio, ridotto ad aceto, e mi ricordava la nostra colonica in Chianti. Portavamo il nostro fiasco ai vicini, che lo
riempivano e ci rimettevano il vecchio tappo. Il sano vino di
campagna non mi avrebbe fatto male e mi avrebbe aiutata a buttar gi il cibo asciutto. Il panino era impossibile da maneggiare. Non potevo mangiarlo a morsi perch l'aprire le mascelle incrementava di molto il dolore violento alle orecchie. Tentai di romperlo con le dita, ma era troppo duro. Qualcosa di freddo e di tagliente scivol sul dorso della mia mano destra. Mi immobilizzai. Il panino mi fu preso dalle mani e mi venne restituito diviso in due. La lama del coltello mi scivol sulla gola. Volpe. Potevo sentire il suo odore. Capii che mi stava tormentando, che giocava con me, ma rifiutai di reagire, perch altrimenti in futuro si sarebbe sempre divertito in quel modo. Rimasi seduta immobile e, quando il coltello smise di toccarmi, cominciai a mangiare. Piccoli morsi alla volta, ciascuno accompagnato da un sorso dell'aspro vino per aiutare la dolorosa masticazione.
Quando non ce la feci pi, tastai il terreno sotto di me e avvertii un piatto tappeto di ramoscelli e foglie morte. Non c'era neve ed ebbi la sicurezza che quello spazio era stato ricavato dal sottobosco. La catena che mi immobilizzava la caviglia, stretta e pesante, doveva essere stata assicurata a un tronco d'albero e ci doveva essere almeno un'altra tenda o un riparo di un qualche tipo per i miei rapitori. Tutta quella attivit e tutte le loro lamentele sull'aver tanto lavoro dovevano aver a che fare con il coprire tutto con gli arbusti tagliati perch non fossimo visibili dall'alto. Posai il vassoio da un lato, per terra, e rimasi in attesa, non osando muovermi finch non me lo avessero detto. Avevo le gambe e i piedi gelati, ma inspirai profondamente la buona aria fresca e rimasi in ascolto. Non c'era niente che penetrasse il ronzio interno alla mia testa e quando qualcuno mi sospinse, fui tutto sommato contenta di strisciare di nuovo dentro la tenda e ricercare, per i miei piedi gelati, il calore del sacco a pelo.
Dal momento che mi era stato dato da mangiare, supponevo che fosse passato mezzogiorno, e il pomeriggio si espandeva di fronte a me, uno spazio vuoto e doloroso, senza possibilit di vedere o di udire qualcosa. Dovevo imparare a vivere all'interno della mia testa e a far appello a suoni e immagini l immagazzinati durante la mia vita. Dovevo imparare a non piangere. Dovevo imparare a mangiar fuori orario e senza appetito. Dovevo imparare a fingere di non udire quelle poche cose che potevo udire e a non reagire a violenti tormenti. Per non impazzire, dovevo imparare a sopportare con pazienza il dolore e l'immobilit. Dovevo imparare a rimanere passiva quando ero sempre stata attiva. Avevo sempre pensato a me come a una persona combattiva, ma adesso avrei dovuto rimanere con le mani in mano. Se volevo vivere, dovevo rimanere immobile all'interno del mio corpo e limitarmi a esistere.
Quel pomeriggio pensai a lungo a cosa fosse successo a casa. Avevano chiamato la polizia o i carabinieri? Avevano ricevuto qualche messaggio che mi riguardasse? I giornali
lo sapevano? Pensai all'ansia e all'eccitazione che avevamo provato tutti a causa della sfilata che avremmo dovuto tenere a New York. Ora, tutto questo era stato sostituito da questa nuova preoccupazione. Forse adesso i miei figli avrebbero dovuto affrontare di nuovo un futuro di povert. Non avevano altra scelta che pagare quanto fosse stato nelle nostre possibilit. Come avevo potuto permettere che avvenisse una cosa simile? In pochi secondi, la vita di tutti noi era stata compromessa. Cosa avrei potuto fare per impedire che dei completi sconosciuti sovvertissero il nostro mondo, che avevo costruito con tanta attenzione e che pensavo di poter controllare?
Il tempo, minuto dopo l'altro, scivol via con regolarit finch il pomeriggio termin e io sentii che mi veniva di nuovo scosso un piede. Sapevo esattamente cosa dovevo
fare e il rituale fu presto compiuto, lo stesso vassoio, lo stesso panino, gi tagliato, il formaggio, il vino aspro.
Tornata nella tenda, cominciai a prepararmi per la notte. Trovavo una sorta di serenit nel concentrarmi sul portare a termine piccole azioni, divenute inaspettatamente difficili per l'impossibilit di vedere e di udire e per la presenza della catena. Tirai dentro quello che avanzava della catena per poter entrare nel sacco a pelo. Chiusi la lampo del sacco. Sistemai il giaccone sulle gambe e, ancora da seduta, mi arrangiai a pulirmi le mani e la faccia con piccoli tocchi di tovagliolo di carta e acqua minerale. Ogni azione portata a termine era una piccola vittoria. Bevvi un po' d'acqua dalla bottiglia facendo attenzione a non versarne neppure una goccia, il che era pi facile, adesso che era vuota pi che a met. Il bere un po' d'acqua prima di dormire, questa piccola azione familiare, mi dava conforto. Mi coprii meglio col giaccone, mi spinsi pi a fondo nel sacco a pelo e mi voltai su un fianco.
Riuscii a ricondurre l'urlo a un mugolio soffocato e mi voltai sulla schiena, ansimando. Per paura di farmi del male, non avevo ancora osato toccare la zona attorno alle orecchie e non avevo idea che quelle costruzioni dalla durezza della pietra fossero cos grandi. Il dolore causato dall'appoggiarvi il peso quando mi voltavo era indescrivibile e sembrava attraversarmi completamente il cervello fino all'altro orecchio. Come avrei potuto dormire dovendo stare solo sulla schiena, con la paura di muovermi anche accidentalmente? Mi crebbe dentro, verso quella gente, un grande sbocco di rabbia pura, dura come il macigno che avevo in petto, dura come i macigni nelle mie orecchie. Maledetti loro, per infliggere queste crudelt insensate a me, che non avevo mai fatto loro del male. Se mai fossi stata liberata, avrei trovato il modo di ucciderli. Se avessi avuto la forza di un uomo li avrei uccisi uno a uno a mani nude.
La lampo sibil! Io rimasi immobile, in odio contro chi adesso strisciava verso di me nella tenda. Una faccia vicino alla mia, una mano che percuoteva i pacchetti dietro la mia testa. Una voce che urlava.
"Questo ti insegner a non fare rumore!". Poi un sussurro che mi tocc e che mi arriv attraverso il mio mondo sottomarino: "Ma che succede? Non devi far rumore, altrimenti ti sigilleranno anche la bocca!".
"L'orecchio... Mi sono voltata...".
"Be', non lo fare. Te l'ho detto, stai distesa sulla schiena". Un altro colpo ai pacchetti. "Questo dovrebbe bastare!". Loro erano fuori. Lui faceva finta di picchiarmi a loro beneficio.
"Non posso addormentarmi supina e ho paura di voltarmi per sbaglio durante la notte".
"Non lo farai. Lo so che non lo farai. Stai tranquilla e ti addormenterai. Hai capito?".
"S".
"Devo andare". Sentii una mano che mi sfiorava la testa. Poi mi sussurr: "Buonanotte".
"Buonanotte". Scivol fuori dalla tenda. Udii la lampo. Ero rimasta sola. E per il fatto che quell'uomo che mi aveva incatenata, resa cieca, sorda, che mi aveva ridotta per avidit alla condizione di un animale avesse detta quell'unica parola, buonanotte', il macigno nel mio petto si dissolse. Per quella sola parola lo perdonai. Una sola parola umana, civile, bastava a tenermi in vita e a darmi speranza. La rabbia mi abbandon, e sentii che l'intero mio corpo si rilassava. Lasciai andare un lungo, fluido respiro che mi risuon nel petto e in gola come se stessi morendo. Non stavo morendo. Avevo imparato la mia prima lezione. Stavo piangendo senza lacrime.


Capitolo 3.

Il piccolo ufficio era silenzioso. Dietro le finestre chiuse si poteva avvertire sulle cime agitate dei cipressi il soffio della tramontana e lo schianto occasionale di un vaso da fiori dimenticato o di una persiana non fermata. Il riscaldamento era acceso ma l'aria fredda, frizzante, si faceva sentire anche all'interno delle massicce pareti di pietra di Palazzo Pitti. La qualit della luce era tale da suggerire crochi gialli e porporini al riparo negli assolati giardini fiorentini e uno scintillio di neve sulle brune colline settentrionali. Salvatore Guarnaccia, maresciallo dei carabinieri - la sua solida figura in uniforme nera immobile dietro la scrivania - dirigeva quel silenzio. Era la sua arma professionale pi forte. La magra giovane che gli stava di fronte aveva la stessa tensione di una corda di violino e rimaneva in silenzio perch troppo nervosa per parlare. Ancora non era chiaro il motivo per cui era nervosa. Il suo nome era Caterina Brunamonti. Era la figlia del defunto conte Ugo
Brunamonti. Almeno quello glielo aveva detto. Portava indumenti semplici, all'apparenza molto costosi, e un anello con grandi diamanti, all'apparenza molto veri, ad una delle sue lunghe, bianche mani. Sembrava avere vent'anni, o poco pi. Dopo aver detto il suo nome, adesso si aspettava un
aiuto dal maresciallo. Il maresciallo la osservava in silenzio. Lei non lo guardava dritto in faccia, ma teneva la testa un po' voltata, fissandolo di traverso con occhi marroni. Il suo atteggiamento, i lunghi capelli biondi, le ciglia e le sopracciglia quasi invisibili e le bianche mani poggiate severamente sulle ginocchia con i diamanti bene in vista la facevano sembrare uno dei ritratti della vicina galleria Palatina, quelli tutti rigidi pizzi increspati e corsetti imperlati. Le dita di quei ritratti erano sempre bianche e affusolate come le sue. Non sembravano persone reali, e neppure lo sembrava Caterina Brunamonti, tanto che quasi non ci si aspettava che parlasse davvero. Era cos caricata che sembrava prossima al corto circuito se il maresciallo non l'avesse invitata a parlare. Ma il maresciallo non lo faceva.
Dovevo venire!  la cosa pi giusta da fare, malgrado quello che possa dire Leonardo, e non vorrei fare niente di illegale!.
Ha fatto bene, disse impassibile il maresciallo. Il suo cervello filmava ogni minima espressione, le orecchie registravano tutto quello che diceva e consideravano anche tutto quello che non diceva. Teneva fisso lo sguardo inespressivo sulla mappa appesa alla parete dietro di lei, alla sua sinistra. Le persone nervose smettono di parlare se le si guardano dritte negli occhi. Se si lasciano andare alla deriva gli occhi, ti vengono dietro, chiedendo attenzione. Leonardo... sarebbe suo....
Fratello, e ha torto. Sono io la persona adatta a decidere. Sono pi pratica di lui, e mi sono documentata su queste cose.  meglio avvertire i carabinieri.
Sono sicuro che lei abbia ragione. Era una mappa del suo quartiere e lui la scrutava con indolenza cercandovi piazza Santo Spirito. Sapeva dove si trovava Palazzo Brunamonti. Non conosceva personalmente tutti i residenti nella sua area, ma questo lo sapeva. E adesso ci ha avvertiti.
Sono preoccupata per mia madre. E'... le pu essere accaduta qualcosa. Leonardo... ma credo che lei non mi stia ad ascoltare!.
Era comprensibile che lo dicesse, visto che aveva sollevato il telefono senza neppure rivolgerle uno sguardo per mettersi in comunicazione con il Comando, di l d'Arno.
Il capitano Maestrangelo.
La giovane scatt in piedi. Ma che sta facendo? Io volevo parlare con lei....
Allora la guard con occhi attenti, solenni. Lei si rimise seduta, in silenzio, voltando la testa nella posizione guardinga di prima.
Sua madre ha una casa di moda, se non sbaglio. Molti anni prima le sfilate di moda che ancora portano quel nome si tenevano davvero in Palazzo Pitti. Le misure di sicurezza che si rendevano necessarie per dare accesso al personale nelle gallerie costituivano un problema del quale al maresciallo non dispiaceva essere stato sollevato quando si spostarono, Pitti uomo e Pitti bimbo alla Fortezza, dall'altra parte della citt, Pitti donna a Milano. Era molto tempo prima, ma lui ricordava la contessa Brunamonti non perch la sua facesse parte delle case pi conosciute, ma perch lei era notevolmente bella.
Tir fuori il suo taccuino. Il verbale di quella ragazza sarebbe stato raccolto da qualcuno molto pi importante di lui. Come si chiama sua madre?.
Olivia Birkett.
Mentre scriveva, il maresciallo ripet Olivia Birkett, vedova del conte... Ugo? Brunamonti....
Lei non usava mai il titolo, tranne che sulla nostra etichetta. Prima di sposarsi mia madre era una modella.
Nata?.
Il 16 maggio 1949, in California.
Quando ha visto sua madre l'ultima volta?.
Dieci giorni fa, ma....
Pronto? Pronto! No, no. Devo parlargli personalmente. Sono sicuro che il colonnello capir. E urgente. S. S, attendo.
Per favore aspetti!. La faccia della ragazza, da bianca, si era fatta rossa e gli occhi marroni erano allarmati.
Non posso aspettare, signorina. Lei avrebbe dovuto denunciare la scomparsa di sua madre immediatamente. Ma cosa diavolo ha convinto lei e suo fratello ad aspettare fino ad ora? E cosa ci fa lei adesso qui? Almeno avrebbe dovuto chiamare il 112. Pronto? S, sono ancora qui... Digli che  Guarnaccia, da Pitti. Grazie. No, mi richiamer. Attacc. Lei non ha risposto alla mia domanda. Perch  venuta qui?.
Non sono stata io, gliel'ho detto,  stato Leonardo. Non vuole rivolgersi alla polizia o ai carabinieri... Non sa neppure che adesso mi trovo qui. Volevo avvertirvi la scorsa settimana, cos che, qualsiasi cosa potesse accadere, nessuno me ne potesse rimproverare.
Dieci giorni fa. A che ora?. La possibilit di un intervento urgente era passata da tempo.
La sera, quasi a mezzanotte.
E suo fratello teme che possa essere stata rapita,  cos? E pensava di poter affrontare questa situazione da solo? Ha paura che i vostri beni siano bloccati?.
S, ma io non sono d'accordo con lui. Dovremmo cercare di trovare lei e chiunque possa averla rapita, altrimenti aiuteremmo e favoriremmo i criminali. Inoltre, anche se uno pagasse, potrebbero uccidere lo stesso la vittima. Potrebbe essere gi morta.
Perch siete cos sicuri che le sia accaduto qualcosa del genere? La gente spesso sparisce perch lo vuole e per molti altri motivi.
Prima di andare a letto, il suo cane doveva essere portato
a fare un giro attorno all'isolato. Generalmente lo facevo io, perch lei e mio fratello lavorano sempre fino a tardi. Io mi alzo prima perch penso che si debba lavorare quando siamo pi freschi. Ma quella sera avevo gi fatto la doccia ed ero in camera mia, cos fu lei a portar fuori Tessie e, dal momento che non tornava, Leonardo usc a cercarla. Nel cortile trov il manico rotto del guinzaglio del cane. La macchina non c'era pi. Lei ci lasciava dentro le chiavi perch altrimenti le perdeva sempre e, dal momento che il portone che d sul cortile viene chiuso, la sera, dopo le otto....
Forse a parte quando uscivate per una decina di minuti per far passeggiare il cane attorno all'isolato?.
Sono porte molto pesanti per una donna. Lei aveva pensato di farvi ritagliare una porta normale, ma questo le avrebbe rovinate. Olivia diceva sempre che se i ladri vogliono entrare entrano e se chiudi la macchina vuol dire che se e quando la riavrai indietro il vetro sar rotto.
Aveva ragione. Pu descrivermi la macchina e darmi il numero di targa?.
L'ho scritto qui. Apr uno zainetto di pelle e gli dette il pezzo di carta che ne trasse. Lui lo guard e lo pos vicino al telefono.
E il cane? Che genere di cane ?.
Molto piccolo, color sabbia.
Di una razza particolare?.
No, era una canina bastarda. Lei l'aveva presa al canile. Amava molto gli animali e pensava che fosse ridicolo spendere soldi per dei cani di razza quando tanti cani maltrattati hanno bisogno di una casa.
E lei non  d'accordo?.
Solo perch c' un rischio igienico. Possono avere la leucemia e, di questi tempi, anche l'AIDS. Portai la cagnetta dal veterinario e la feci visitare. Sono l'unica che generalmente pensa a queste cose. Sono molto pratica.
Capisco. Mi sembra che non ci siano stati contatti....
Lei scosse la testa. Era ancora paonazza e gli occhi scintillavano come se stessero per riempirsi di lacrime. Il maresciallo si sent in colpa. Pens di essere stato rude e l'apparenza eterea di quella giovane delicata le cui lunghe, bianche mani si abbandonavano immote sulle ginocchia mentre piangeva lo fece sentire, pi che al solito, un elefante in un negozio di cristalleria. Certo, non avrebbe mai potuto immaginare che si trattasse di una faccenda cos seria. Lei  davvero sicura che suo fratello non sappia che lei  qui? Se avesse qualche motivo di sospetto potrebbe avere dei contatti e tenerglielo nascosto.
Non si  mosso dal divano, accanto al telefono, da quando  successo, ma ci sono stata sempre anch'io.
Il telefono di casa vostra?.
S, certo.
Hm. Non c'erano stati contatti. Lei non mi ha spiegato perch  venuta qui.
Dapprima sono stata al vostro comando di Borgo Ognissanti. Non potevo chiamare da casa, perch Leonardo, dal momento che non si sposta mai dal telefono, giorno e notte, me l'avrebbe impedito. Mi ha fermata il carabiniere all'ingresso e mi ha chiesto cosa volevo. Non potevo dirglielo l, sulla strada. Gli ho detto solo che dovevo fare una denuncia e mi ha mandata dentro, a quello sportello dove si denunciano gli scippi e le cose del genere. C'ero gi stata una volta, quando mi avevano rubato la macchina. Mi hanno dato da riempire un modulo e io ho detto che non ero andata l a riempire moduli, che avevo bisogno di parlare con qualcuno che potesse consigliarmi. Mi hanno mandata qui.
Hm. Non avrebbe potuto biasimare i suoi colleghi. Erano sempre assediati da perdigiorno e importuni e anche adesso la ragazza non era molto disponibile.
Ero molto preoccupata di farlo. Gli altri erano cos contrari.
Gli altri?.
Mio fratello e Patrick Hines. Patrick  un avvocato. Si occupa dei nostri affari a New York.  partito subito, appena  successo, e adesso  a Londra a cercare di ingaggiare un investigatore privato di una grossa agenzia che si trova l. Sar furioso che sia venuta qui. Saranno tutti e due contro di me quando sapranno cosa ho fatto, ma  la cosa giusta, non  vero? La cosa legalmente corretta da fare....
Certo. Non deve preoccuparsene. Adesso  fatta, e dovranno accettarla. E sar molto meglio che si facciano convincere a collaborare piuttosto che a tollerare la nostra presenza ma, in ogni caso, saranno troppo concentrati sulla situazione di sua madre per preoccuparsi di lei. Squill il telefono. Prima di rispondere disse: Le dispiace accomodarsi un momento nella sala di attesa?. Lei si alz, gli occhi ancora fissi su di lui in modo obliquo. Era alta. Deve proprio dire che sono stata io? Non c' un altro modo in cui possiate esser venuti a saperlo?.
Per favore... Sar da lei in un attimo.
Attese finch la porta non si fu richiusa dietro di lei.
Guarnaccia?.
S, sono io. Una cosa seria, s. La contessa Brunamonti, che  sparita dalla mezzanotte di dieci giorni fa. Ha portato fuori il cane... per una normale passeggiata attorno all'isolato lasciando aperto il portone del palazzo, cos come fa la gente quando esce per dieci minuti. Il manico del guinzaglio del cane  stato trovato nel cortile... S, la solita cosa di tutte le sere.  andarsela a cercare. Palazzo Brunamonti in piazza Santo Spirito. No, non ci possiamo fare affidamento.  venuto fuori da sua figlia e lei non  cos convinta... Pu cambiare idea da un momento all'altro. C' un fratello e un avvocato d'affari, americano, che vogliono tirarci dentro un
investigatore privato, cos....
Quando il maresciallo riattacc, si lasci sfuggire un sospiro. Secondo le statistiche, la legge del 1991 che, in casi di sequestro, permetteva al magistrato di congelare i beni familiari aveva funzionato, visto che il numero medio annuale dei casi si era ridotto da ventuno a cinque. Ma le statistiche non dicevano il resto, le difficolt che per gli investigatori aumentavano quando le famiglie non denunciavano subito il rapimento, le crudelt inflitte alle vittime quando il denaro tardava ad arrivare, l'alienazione della vittima che evitava, dopo il silenzio, di fornire informazioni essenziali dopo essere stata liberata. I rapitori professionisti avevano adattato i loro metodi alla nuova legge e sceglievano vittime sufficientemente ben connesse politicamente per farsi pagare almeno parte del riscatto dallo Stato sotto la clausola che permetteva pagamenti a fini investigativi'. Il maresciallo aveva dei dubbi che la contessa Brunamonti si sarebbe consolata al pensiero di essere uno dei cinque casi invece che dei ventuno. Non si pu sommare assieme la gente. Non si pu sommare la sofferenza di una persona a quella di un'altra. Non significa niente. Alzandosi dalla sedia sper che i suoi superiori decidessero di accettare, almeno per il momento, la richiesta di segretezza avanzata dalla figlia. Ai primi passi dell'inchiesta avrebbe fatto poca differenza e perdere l'unica persona della famiglia che collaborava non avrebbe aiutato nessuno. Apr la porta e sbirci nella sala d'attesa. Era vuota. Lorenzini!.
Apparve il suo giovane brigadiere.
Hai lasciato andar via quella ragazza?.
S. Non avrei dovuto...?.
Non importa. Di Nuccio e il giovane Lepori sono andati via?.
Da poco.
Be', spero davvero che si siano ricordati di tutto quello
che ho detto ieri sera. Hanno mangiato qualcosa?.
Penso di s.
E hanno preso una scorta d'acqua? Gliel'ho detto. Non c' un bar per chilometri.
Preparandosi al vento, si chiuse la giacca e si tir gi il berretto, borbottando mentre scendeva le scale con passo pesante: Avrei pensato che una famiglia reale potesse permettersi le proprie guardie del corpo. Non lo so cosa stia per diventare l'Arma....
Il sole invernale era forte e luminoso esattamente come se lo era immaginato e il maresciallo usc sotto la grande lanterna di ferro della volta d'ingresso cercando precipitosamente gli occhiali da sole che gli avrebbero salvato gli occhi dal lacrimare. Protetto nel suo mondo oscurato, avrebbe potuto godere della sensazione del sole sulla faccia e degli odori del mattino portatigli dalla fiera tramontana. Sole o non sole, una volta venuto fuori dal riparo di Palazzo Pitti sull'aperto declivio che gli sta di fronte, il vento gelido gli pizzic le orecchie, inducendolo a ringraziare la solida pesantezza del suo cappotto nero.
La corrente di traffico che attraversava la piazza alla base della discesa era esuberante e rumorosa, come se i fiorentini, ispirati dalla luminosit della giornata, avessero deciso di guidare "allegro con brio". Il risultato era invece decisamente staccato', dal momento che l'incrocio tra via Romana e via Maggio si ingorgava ogni pochi momenti con un gran rumore di clackson. Fu per evitare quella confusione alla sua sinistra che il maresciallo attravers la piazza e continu a diritto, tagliando gli alti palazzi attraverso un vicolo bordato di motorini posteggiati, ma libero da automobili. Raggiunse piazza Santo Spirito, l'angolo vicino alla chiesa. Non ce n'era bisogno. Avrebbe potuto attraversare il fiume e andare direttamente al Comando. Sapeva cosa avrebbe
significato quella faccenda e conosceva il suo ufficiale superiore. Un caso come quello voleva dire specialisti, il Gruppo di Intervento Speciale che arrivava da Livorno, la possibile cooperazione con la polizia di Stato. Tutte queste cose erano probabilmente gi avviate. Non avrebbero riguardato
il maresciallo. D'altra parte il capitano Maestrangelo, in un modo o nell'altro, avrebbe trovato il sistema di agganciarlo. Qualcuno avrebbe pur dovuto star vicino alla famiglia, e questo sarebbe stato proprio il genere di compito al quale lo avrebbe destinato. Cos, Guarnaccia entr tranquillamente in Santo Spirito, annusando l'aria.
Si avanz lentamente tra i negozi e i banchi del mercato, tra il segare e il martellare dgli artigiani e i volgari richiami dell'uomo che vendeva biancheria da poco, tra la segatura e il caff alla sua sinistra e vestiti usati e finocchi freschi alla sua destra.
'Giorno, maresciallo.
Buongiorno.
Il suo ragazzo  gi venuto. Una domanda mascherata da affermazione. Tutti i giorni un carabiniere a turno si prendeva l'incarico di far la spesa e cucinare nella piccola stazione di Pitti. Il maresciallo pranzava a casa sua con la moglie e la famiglia. Quindi doveva trovarsi l per lavoro, no? Il maresciallo non offr spiegazioni e allora il minuto Torquato, grembiule fino alle caviglie, cappello di lana fin sopra le orecchie contro il vento, volse l'attenzione al cliente successivo.
Davvero, Torquato, quest'insalata non  per niente bella.
E cosa si aspetta con questo vento gelato? La voleva per farci un mazzolino da sposa o intende mangiarla? In corpo c' buio, si sa. Ecco, un mazzetto di prezzemolo e un po' di carota e sedano per il sugo....
Il buio nella pancia era l'usuale difesa di Torquato per i
pochi mazzi di verdura che si portava dalla campagna tutti i giorni, da tempi che nessuno poteva ricordare. Il maresciallo aspett finch Torquato non si liber e poi, non volendo attirare l'attenzione, abbass lo sguardo facendo finta di esaminare la floscia insalata bruciata dal vento.
Torquato invece sollev lo sguardo, esaminando il maresciallo.  per la contessa, non  vero?.
Che ne hai sentito?.
Torquato si strinse nelle spalle. La vedevo quasi tutti i giorni, e anche quelli che lavorano nel laboratorio del pianterreno compravano la verdura da me. E invece non lo fanno da pi di una settimana. E anche Leonardo non si fa vedere. E la macchina di lei non  pi nel cortile, si vede da qui.
E che se ne dice in piazza?.
Rapita. E loro non parlano, non  vero?.
Il maresciallo prosegu verso il centro della piazza, al di l del banchetto e delle sottili siepi tra gli alti alberi. Tenendo alla sua sinistra la vuota silhouette ocra della chiesa si mise a osservare il palazzo Brunamonti. La gigantesca porta carraia dell'ingresso principale era splancata e alla fine dello scuro androne che si apriva al di l si mostrava un bagliore di lucentezza e di colore, come una pittura illuminata. Era normale per quei palazzi rinascimentali volgere la schiena al mondo esterno e tenere serrati i loro giardini, le fontane, le statue e le facciate decorate per l'esclusivo piacere dei proprietari. Al maresciallo era sempre sembrato un modo buffo di comportarsi, ma i fiorentini... bench avesse vissuto tra loro per vent'anni, il maresciallo non aveva parole per quanto riguardava i fiorentini.
Olivia Birkett... quel genere di bellezza che fa fermare il traffico... Il maresciallo ricordava gli straordinari occhi verdi e le gambe di due metri. Si ricordava, a quel tempo, di un bambino che le girava attorno, non di una bambina...
forse ancora non nata. Sper di aver appuntato il suo nome, perch col cavolo se lo sarebbe ricordato. Be', Olivia Birkett non era fiorentina, e allora lei come la vedeva? Un bastardo. Un bastardino giallastro. Un bastardino giallastro lass, dietro quelle persiane marroni, che guardavano su quel giardino segreto. Probabilmente morto, ora, dal momento che non avrebbero sopportato sentirlo abbaiare per dare l'allarme...
Il maresciallo ebbe la vaga consapevolezza di una bambina di tre anni in tuta da sci rosa che pedalava sul suo triciclo in cerchi concentrici attorno alla sua figura nera e immobile, come se pedalasse attorno alla statua bianca di marmo di Ridolfi all'altro lato della piazza o attorno alla fontana, nel mezzo.
Palazzo Brunamonti aveva una loggia, all'ultimo piano. Doveva avere una bella veduta della piazza, dando sulle cime degli alberi, la notte sui lampioni, la chiesa.
E da quelle stanze sul lato sinistro dell'ultimo piano, dove tutte le persiane erano chiuse, probabilmente si poteva vedere anche l'Arno. Tre cani, slittando e ruzzolando, si rincorrevano attraverso la piazza, ignorando i padroni che li richiamavano furiosamente. Il pi piccolo scavalc il pi grosso e scoppi una finta rissa. Un bastardino giallastro...
Di questi tempi possono avere l'AIDS.
Vero, certo. Di questi tempi... se hai fatto i soldi puoi essere rapito...
Il maresciallo sospir e si rimise in cammino.
Ehi! Attenzione!.
Guard in basso, accigliandosi, mentre la dura ruota anteriore di un piccolo triciclo cozzava contro una sua lucente scarpa nera. La bambina, di fronte allo sguardo inespressivo degli occhiali neri del maresciallo, si volt e pedal via furiosamente verso un gruppo di massaie dal naso rosso intente
a far la spesa.
Nonna! Nonna!.
Vieni qua e fatti avvolgere la sciarpa. Dobbiamo andare ancora dal fornaio.
Il maresciallo travers il ponte Santa Trinit. Il fiume era grosso, di un profondo verde oliva, e il vento feroce gli bruciava la faccia, gli mozzava il respiro. Le colline che si affacciavano sul fiume, dietro Ponte Vecchio, erano incappucciate di neve e l'orizzonte le rifletteva, rosa perlaceo e violetto sotto il blu profondo di un cielo invernale ripulito dal plumbeo inquinamento.
La mano del capitano Maestrangelo era calda e asciutta. Guarnaccia. Le presento il sostituto procuratore Fusarri, che si occupa di questo caso.
Un uomo sottile ed elegante emerse da una profonda poltrona di pelle in mezzo a una nube di fumo blu; sul bel volto vibrava un mezzo sorriso maligno, un sorriso da demonio dai modi gentili.
Il maresciallo tese la mano, quasi senza far caso a quell'uomo per la sorpresa di trovarlo l. In quelle occasioni erano i procuratori a convocare la gente nel loro ufficio. Poi lo registr, prima la faccia, poi il nome. Virgilio Fusarri, certamente un uomo che lo metteva in crisi. L'ultima volta che si erano trovati a lavorare assieme a un caso aveva allarmato il maresciallo per la sua posizione di "Caro Virgilio" , un amico di famiglia, l'ultima cosa che si desidera quando c' un cadavere nel bagno vicino. Tuttavia, era andato tutto bene. E ancora qualche anno prima...
La conosco. Fusarri lo guard penetrante. Non me lo dica, mi ricorder, quando mi far comodo. Bene, capitano, sediamoci e andiamo avanti.
S. Segnalato la macchina a tutte le stazioni. Possiamo presumere che abbiano cambiato macchina non appena lasciata
la citt, ma  il primo punto al quale possiamo riannodare le tracce, sempre tenendo in mente la possibilit di depistamenti per sviarci. Certo, dieci giorni sono un tempo lungo ed  troppo tardi per blocchi stradali e per un esame fruttuoso del punto in cui  stata rapita. La famiglia.... Guard il maresciallo.
Il figlio ha trovato il guinzaglio del cane in cortile... Sembra che vi si siano introdotti mentre lei era fuori con il cane. Non aveva chiuso il portone, come al solito, per quella passeggiata di dieci minuti attorno all'isolato. Dal momento che era lei generalmente a portare fuori il cane, la vittima predestinata avrebbe potuto essere la figlia, una ragazza di circa vent'anni. Lei collabora... almeno fino a questo momento. Il figlio non l'ho ancora visto. Poi c'.... Dato il nome straniero, dovette controllare il suo taccuino: Patrick Hines, un avvocato.
Fusarri fece una smorfia.
E c' di peggio - osserv il capitano il maresciallo mi ha detto che quell'uomo ha assoldato un investigatore privato.
Oh, per l'amor di Dio. Fusarri si sporse in avanti per spegnere il suo pungente Toscanello nel grosso portacenere di vetro sulla scrivania di Maestrangelo. Il cane  stato ritrovato?.
Guardarono ambedue il maresciallo, che esamin il berretto che teneva sulle ginocchia. Non potevano permettere che tornasse a casa per dare l'allarme. Non potevano permettere neppure che facesse rumore dove si sono nascosti.
E allora?. Fusarri stava riaccendendo il sigaro. Potevano a malapena vedersi l'uno con l'altro.
Direi che lo abbiano buttato fuori dalla macchina in autostrada, o in qualche strada dove si va veloci, o che lo abbiano ammazzato di botte in campagna.
Lo potremmo trovare, capitano?.
Non  impossibile. I cacciatori potrebbero aiutarci.
Bene. La prima cosa che vogliamo  la macchina.
La troveremo presto. Maestrangelo guard il maresciallo. Mi dica tutto quello che sa della famiglia.
Il maresciallo lo disse. Talvolta si rivolgeva al berretto sulle sue ginocchia, talvolta a un grande dipinto a olio alla destra della testa del capitano. Non gli andava di raccontare niente a nessuno a quel punto perch tutto ci che aveva in testa era soltanto una serie di figure sconnesse, alcune reali, come la ragazza dalle dita affusolate, altre immaginarie, come la cagnolina giallastra dietro le persiane di Palazzo Brunamonti. Cosa poteva dire?
Disse: Bisogna trattarli con attenzione. Non sono d'accordo tra di loro.
Non lo sono mai. Comunque, li tratti con attenzione, disse il capitano.
E quell'investigatore privato....
Me ne occuper io, disse Fusarri. Si appoggi sulla schiena, ricavandosi uno spazio nella sua nube personale, ed esib uno sguardo divertito a entrambi. Adesso mi ricordo di lei - disse al maresciallo -. Ci siamo incontrati a casa della mia cara amica Eugenia, non  vero?.
Di fronte a questa prova della brillante vita sociale del maresciallo, il capitano guard gli altri due con stupore. Poi ricord che nella storia c'era anche un cadavere nel bagno e tutto torn a posto.
Fusarri dette una tirata al sigaro, aggrottando la fronte. Poi lo punt verso il maresciallo. C' stato qualcos'altro. Anni fa. Maestrangelo?.
Il rapimento Maxwell. Il suo primo, credo. Ci abbiamo lavorato assieme.
S. E a un qualche punto fu chiamato in causa il maresciallo. La ragazza era americana, non  vero? Fu chiamato perch parla inglese? Qualcosa del genere....
Ma il maresciallo si limitava a evitare quegli occhi pungenti e a mormorare No, no....
C'era qualcosa. Me ne devo ricordare. Ecco!. Si alz in piedi. Elicotteri?.
Il GIS  in attesa a Livorno.
Cani?.
Anche loro sono pronti. Fino a quando non sapremo dove cercare.
Che sar...?.
Quando sapremo di chi  opera. Sar quello a determinare il territorio di intervento.
 giusto. Avrete bisogno di un suo capo di abbigliamento. Credo che sia una cosa che possiamo lasciare al nostro maresciallo. Io metter sotto controllo il loro telefono e bloccher i loro beni... vorrei avere quante pi informazioni possibili su quali siano; se i vostri investigatori mi facessero il piacere... e lei non ha menzionato un basista, non ha idea di chi possa aver identificato la vittima?.
Nessuna. Certo, qualcuno che avesse possibilit di conoscere la posizione finanziaria e le abitudini della famiglia.
I miei uomini ci stanno gi lavorando.
Penserei che l'uomo giusto per questo sia il nostro maresciallo, visto che dovr occuparsi di fare da babysitter' alla famiglia. Per un attimo i suoi occhi acuti intercettarono quelli del maresciallo e disse: Comincio a ricordare, adesso. Poi si rivolse di nuovo al capitano. E aspettiamo un contatto. Presumo che mi dir che non avete uomini disponibili quanto basta e che bisogner rivolgersi alla Criminalpol, ma ancora non voglio avvertire la polizia civile. Finch non verrete a sapere dove cercare, sono dell'opinione che sia meglio lasciarvi in pace con gli uomini che conoscete e dare fiducia al vostro reparto investigativo di qua.
Grazie. Lo apprezzo molto.
Ed ecco un'altra cosa che apprezzerete: penso che non
sar in grado di trovare posto per voi alla Procura. Ho la netta sensazione che tutti e tre i posti di ascolto risulteranno occupati, e che quindi dovrete usare le vostre stanze qui. Me ne scuso, certo. Non guardava nessuno dei due, ma fissava vivacemente la parete.
Io.... Incapace di trovare parole di gratitudine appropriatamente camuffate, il capitano cambi argomento. La stampa....
Siamo noi che dobbiamo usare loro. Non viceversa. Siate gentili con loro. Fate lo sforzo di lanciar loro qualche bocconcino pubblicabile tutte le volte che ci parlate. Cercate di convincere anche la famiglia a essere gentile. Verr il momento in cui ne avremo bisogno. Chi , Maestrangelo? Qui in Toscana, per quanto riguarda i rapimenti, siamo in territorio controllato dai sardi, lo so, ma di chi si tratta? Lei  maledettamente cauto, ma un'idea la deve avere.
Ne ho due. Giuseppe Puddu e Salis. Giovanni Salis.
Ambedue ricercati?.
S. Puddu  scappato l'anno scorso, appena rilasciato in libert vigilata. Salis  latitante da pi di tre anni.
Mi aspetto di sentirla domani, allora. Spense il suo quinto sigaro e se ne and.
Il capitano apr la finestra.
Bene, Guarnaccia, che ne pensa?.
Non so come fare se dobbiamo continuare questo servizio da guardia del corpo reale... e ho fuori due uomini a cercare un paio di testimoni che stamattina non si sono presentati in tribunale. Hanno chiamato dalla Procura... dobbiamo essere dei tuttofare. Lorenzini  solo adesso, e io dico che se dovesse succedere qualcosa.... Si ferm, ricordandosi che era gi successa.
Maledettamente cauto...
E Fusarri era maledettamente svelto. Proveniendo dal
nord, parlava troppo rapidamente, per esempio. Era anche poco ortodosso. A Maestrangelo questo non piaceva, il maresciallo lo sapeva. Per quanto lo riguardava, la mancanza di ortodossia era uno dei sette peccati capitali, e non l'ultimo. Quella faccenda di mettere il telefono sotto controllo! La norma era ascoltare dalla Procura, il che voleva dire dividere la stanza con altre forze, tutte pronte a introdursi nel tuo caso e prendersi dei meriti, se ci fossero stati dei meriti da prendere. Un accomodamento molto contrastato, ma la regola era quella. Nessun ufficiale avrebbe potuto chiedere ci che Fusarri aveva offerto e Maestrangelo era rigido sulle norme. Aveva accettato perch era troppo buono per rifiutare. E tutto questo lo aveva lasciato anche senza parole. Era la specialit di Fusarri, lasciare la gente senza parole. E l'idea che il capitano dovesse gettare... come aveva detto? "bocconcini pubblicabili" alla stampa? Quell'uomo era soprannominato dai giornalisti di Firenze "la tomba". Bocconcini pubblicabili un corno. E neanche il maresciallo sarebbe stato in grado di fornirli. Come diavolo avrebbe potuto fare a sapere quali bocconcini fossero pubblicabili'? No, no, dovevano inventarseli da soli, cos come avevano sempre fatto... a meno che i ragazzi Brunamonti non venissero in aiuto con qualche personale leccornia, foto e cose di questo genere, bench, da quel poco che aveva visto della sorella non poteva immaginarla spettegolare con i giornalisti. Forse il fratello, se si fosse deciso a collaborare...
Due idee, aveva detto il capitano. Anche prima che i rapitori mostrassero la propria mano, una cosa era ovvia. Ci doveva esser dietro, come capo, un professionista latitante. Una nuova legge aveva reso i rapimenti un affare lungo e difficile, eliminando tutti coloro che non fossero dei grandi professionisti. E i rapitori professionisti non cadono dal cielo, la loro carriera  nota e documentata e quindi, a
meno che non siano latitanti, li si possono controllare. Due idee. Due ricercati, ognuno dei due con la sua propria banda di complici e, cosa pi importante di tutte, il proprio territorio dove operare senza rischi.
Tornato dalla sua parte del fiume mentre tutti i campanili suonavano mezzogiorno, il maresciallo si riaffacci in Santo Spirito quando il mercato stava smobilitando. Avrebbe desiderato riprendere la stessa posizione di prima e osservare le imposte marroni rimuginando come meglio abbordare il ragazzo, ma lo sguardo acuto di Torquato gli fece cambiare programma e lo sped, invece, al bar-gelateria vicino al portone dei Brunamonti.
'Giorno, maresciallo.
Giorgio.... Al riparo dal vento e dal sole, si tolse il berretto e gli occhiali scuri. Un caff. Giorgio era una vecchia conoscenza. Il bar negli ultimi anni si era fatto pi esclusivo e, oltre ai suoi famosi gelati, serviva pranzi leggeri agli studenti e agli impiegati del quartiere. Giorgio teneva il locale sgombro dalla droga e si manteneva in buoni rapporti con i rappresentanti della legge.
 vero, dunque, che  successo qualcosa alla contessa?. Giorgio era un fiorentino senza peli sulla lingua. In Sicilia, regione dalla quale proveniva il maresciallo, la gente non vede e non sente niente, figurarsi commentare i fatti, e questo genere di aperture ancora lo imbarazzavano.
La contessa....
Brunamonti. La mia padrona di casa, a parte il resto. Possiedono l'intero isolato, lo sa?.
Non lo sapevo.
L'intero isolato. Tutti sappiamo che  successo qualcosa. Non la si  vista da dieci giorni. Neppure il cane. E si stavano preparando per una grande sfilata... New York... il che normalmente voleva dire per Leonardo lavorare fino a notte fonda e venire qui per uno spuntino dopo mezza
notte. Nessun segno di nessuno della famiglia. La gente del laboratorio non viene qui per pranzo da una settimana e adesso lei torna qua per la seconda volta da stamattina. Il suo caff. Ci mette un goccio di qualcosa?.
No, no....
Come vuole. Tempo gelido.
S. Devo dire che qui si sta bene, fa caldo. Mi chiedo se possiamo scambiare due parole in pace, visto che non sembri tanto indaffarato.
Non c' problema. C' una buona mezz'ora prima che si cominci a lavorare per il pranzo. Venga nel retro. Marco! Porta il caff del maresciallo. Non credo che lei sia mai stato qui nel retro, vero?.
No.  confortevole.
Si accomodi. I tavolini rotondi dalle tovaglie bianche erano apparecchiati per il pranzo. Il maresciallo sed su una delle sedie di velluto grigio che circondavano tutte le pareti. Il posto era davvero caldo e confortevole.
Devi sapere un sacco di cose sulla famiglia....
Io? Be', son qui da ventinove anni. A quei tempi era ancora vivo il vecchio conte... il padre di quello che mor una decina d'anni fa, che era un vero e proprio buono a nulla, ma suo padre era quello che si dice un personaggio. Il professore, lo chiamavano. Lui ci teneva, perch aveva una laurea in filosofia. Non tollerava di esser chiamato conte, e non gli bastava esser chiamato dottore. Doveva esser chiamato professore. Durante la sua passeggiata mattutina prendeva sempre un caff e portava sempre il cappello, di feltro d'inverno, il panama d'estate....
Per molto tempo il maresciallo non parl affatto. Spesso la gente cominciava col chiedergli qualcosa, ma generalmente era pi che felice di raccontare qualcosa. La maggior parte della gente preferisce parlare che ascoltare. Il maresciallo accettava le domande e poi aspettava in silenzio
come faceva adesso, gli occhiali scuri in tasca, il berretto con la fiamma d'oro sulle ginocchia, lo sguardo perso sulle pareti coperte con disegni per la facciata della chiesa di Brunelleschi che stava l fuori. A un certo punto, equivocando sulla concentrazione del suo sguardo, Giorgio si lanci nella storia di come il comune avesse chiesto a tutti gli artisti della citt di disegnare una facciata per la vuota silhouette lasciata dall'architetto e di come, una calda notte d'estate, quei disegni fossero stati proiettati sulla chiesa. Che notte era stata! Certo, a quel tempo, con un sindaco comunista...
Come si chiamava?.
Il sindaco comunista? Gabbuggiani. Prima che lei arrivasse, credo, ma in verit l'idea era stata....
Del defunto conte Brunamonti. Di quello il cui padre si faceva chiamare professore, di quello che era un buono a nulla.
Tornato a bomba, Giorgio raccont tutto. E ce n'era da raccontare. Per come la vedeva il maresciallo, se qualcuno, rapito, assassinato o disperso, era sparito dalla foto di famiglia il solo modo di restituire alla persona che mancava un chiaro disegno e un profilo era di riempire il resto della foto. Lo spazio che ne rimaneva era quanto pi si potesse venire a conoscere sulla vittima. E il maresciallo voleva davvero sapere il pi possibile su questa vittima. Al suo capitano avrebbe detto che questo avrebbe aiutato l'indagine. A se stesso avrebbe detto che era perch la gente non torna alla normalit nell'istante del rilascio e ha sempre bisogno di aiuto. Il vero motivo era una bastardina giallastra. Non avrebbe potuto spiegarlo ad anima viva.
Cos ascolt la storia del conte Ugo Brunamonti, marito di una modella americana, figlio del conte Egidio Brunamonti, conosciuto come il professore', nato con la camicia, morto di fame.
In ogni caso, era stato un bel figlio, biondo e con gli occhi marroni, ma strano. In quale preciso modo fosse strano, non c'era pi nessuno in vita che lo potesse dire. Aveva studiato in un collegio di Gesuiti e ne era stato espulso per qualche vizio non specificato. Si era dedicato all'arte, aveva comperato una galleria per esporvi le sue opere e aveva inventato il premio di scultura Brunamonti, che per primo assegn a se stesso e poi ai suoi amici artisti falliti. Questo premio, come molti altri dello stesso genere, era ancora attribuito tutti gli anni. Si trattava di una pesante medaglia a bassorilievo dentro un astuccio di velluto blu, il cui costo di riproduzione era coperto dalla tassa di iscrizione al premio. Una vecchia principessa con una bella villa, delle rendite decenti e una blanda pretesa di salotto artistico offriva ogni giugno, dopo la cerimonia del premio, una cena in giardino. Una grande festa alla quale la gente partecipava di buon grado, bench spesso del tutto ignara del motivo, perch il giardino era pi bello della villa, e la terrazza dove si serviva la cena in una vellutata notte di giugno era profumata di rose e illuminata dal chiar di luna. In ogni caso, il solo membro della famiglia Brunamonti che avesse sviluppato abbastanza senso dei doveri familiari da partecipare ogni anno a quella festa era la figlia. Il fratello non vi si era mai visto. Certo, poteva essere perch lei stessa per un certo periodo si era dilettata un po' con l'arte, ma questo succedeva tempo addietro e lei invece continuava ad andarci, e questo avrebbe potuto spiegarlo solo un sentimento familiare. No, lei il premio non l'aveva mai vinto.
Era stato un bellissimo uomo, Ugo, non lo si poteva negare, ed  facile capire come avesse abbagliato quella bella giovane americana, con il suo aspetto, il titolo e la sua bella, antica propriet. Lei una volta aveva detto a Giorgio - oh, s, anche lei veniva al bar qualche volta per uno spuntino, tardi, la notte, quando erano molto occupati prima di una
sfilata, generalmente con Leonardo e talvolta con uno stilista - e una volta gli aveva detto che, da dove veniva lei, l'edificio pi vecchio era la stazione di servizio della benzina. Giorgio non poteva dire se questo fosse stato uno scherzo o la verit. In ogni caso, lei lo spos, proprio l, nella chiesa di Santo Spirito - c' ancora un passaggio che porta alla sacrestia dall'interno del palazzo - erano guelfi, i Brunamonti, e dovevano star lontani dalle strade quando erano al potere i Ghibellini. Dopo il matrimonio cominciarono i guai. Lei si era portata dietro una discreta somma di denaro, ma pu immaginare... La passione per l'arte era abbastanza innocua, ma fu seguita dalla passione per la borsa e fu quella a rovinarli. Moneta vera dopo la falsa, quella di lei dopo quella di lui. Lei era sempre stata un'ottimista, un tipo intraprendente che ha meritato il successo che ha raggiunto, dopo quello contro cui ha dovuto lottare. Cominci a inventare modi di tenere a galla la famiglia, affittando varie parti del palazzo e rimettendo in ordine un gran numero di cadenti propriet dei Brunamonti per affittarle ai turisti. Sfortunatamente, il conte Brunamonti non smise mai di promuovere nuove imprese nelle quali investire e nuovi talenti da sviluppare a caro prezzo. Uno, ricordo, fu la musica rinascimentale. Mise su un gruppo e compr degli strumenti antichi. La cosa buffa  - credo che il gruppo ci sia ancora - che la faccenda cominci ad andare abbastanza bene una volta che si furono sbarazzati di lui. Vede, non sapeva suonare ma, credendosi un genio, pensava di imparare la musica strada facendo. E cos la cosa andava avanti. Quando non c'era altro modo per far denaro, cominciava a ipotecare il palazzo. E c'erano sempre altre donne... e non che fosse un vagheggino allegro. Si trattava sempre di una storia romantica complicata che aveva un risvolto d'affari o artistico, o ambedue, e destinata a finire tragicamente, lasciando alla sventurata moglie un'altra ipoteca sul palazzo
da pagare. Fu questo che la fece rimettersi a lavorare come modella, e allora lui la lasci. Una contessa Brunamonti non si mette a lavorare. Questo lo disonorava di fronte alla gente.
A un qualche momento deve aver preso lei il controllo delle finanze dei Brunamonti e proibito alle banche di prestargli altro denaro, il che non dev'essere stato facile, perch alle banche doveva piacere l'idea di mettere alla fine le mani sulla propriet. Dopo di che, il conte declin molto rapidamente. Qualche amico gli prestava denaro, ma non dur a lungo, e quando si ridusse in povert fu raccolto e mantenuto da una ex amante finch quest'ultima non si ammal e part per tornare in Inghilterra, dov'era nata. Lui continu ad abitare nell'appartamento di lei e fu il padrone di casa, dopo che non era stato pagato per un anno e non aveva avuto risposta a lettere, telefonate e visite dirette, a introdursi nell'appartamento. Dicono che fosse morto da un bel po'. Il cadavere era quasi mummificato ed era stato morsicato sia da topi che da vermi e formiche. In tutto l'appartamento non c'era traccia di cibo. E non era morto nel letto, ma alla scrivania, di fronte a note e piani di un altro brillante intrigo. Non apparve mai sui giornali, ma la donna che vi and a pulire, dopo, port alla contessa i pochi averi del morto, e tra quelle cose c'era una scatola spedita da Pineider, il famoso cartolaio. Conteneva carta da lettere e buste intestate e biglietti da visita elegantemente incisi che proclamavano in inglese Conte Ugo Brunamonti, Esportatore dei Migliori Vini Italiani e un numero telefonico degli Stati Uniti che risult essere della suocera del conte. Ovviamente, dato che un tale commercio non esisteva, lei non ne sapeva niente. La contessa pag la fattura di Pineider e l'arretrato del padrone di casa. Ma non fu la fine di tutto. Continuarono ad arrivare altri conti, per mesi: il sarto, il calzolaio, il vinaio... lui non beveva il suo vino immaginario... e
anche un anno di affitto di un ufficio che aveva preso e lasciato molto tempo prima. La contessa non solo pag l'affitto, ma vi mand anche la sua cameriera perch, prima di rendere le chiavi, l'ufficio fosse ripulito. Senza dubbio ripulito' significava anche ripulito da ogni altra prova della sua follia. Era una cosa pietosa. Una stanza discreta con vista di tetti rossi e un pezzo di Cupolone. Una scrivania, una sedia, un telefono, senza linea, un completo da scrivania di pelle che era stato del professore e che la cameriera riport a casa. Quello che era davvero incredibile era che c'erano un sacco di uffici in quel palazzo e che i loro occupanti avevano visto Brunamonti entrarne e uscirne regolarmente fino a un anno prima, all'incirca, osservando un orario di ufficio e portando avanti affari immaginari. Questo succedeva prima del vino... a quel tempo si trattava di un commercio di antiquariato. Sulla porta c'era una targa di ottone. Doveva essere stato nel periodo in cui viveva ancora con la sua ex amante e senza dubbio lei credeva che lui tutti i giorni andasse al lavoro. Lui era sempre molto verosimile e mantenne un buon aspetto finch lei non lo lasci a morire di fame. Dopo la sua morte, sollevata dal peso di Brunamonti, la contessa, che non aveva mai usato il titolo se non sulle etichette dei vestiti, fece presto fortuna nel mondo della moda. Aveva talento e lavorava sodo e le banche che per anni avevano assistito ai suoi tentativi di salvataggio, apparentemente senza speranza, dei beni di famiglia, ebbero fiducia in lei e l'appoggiarono sempre. A quel punto il marchio della contessa era ben conosciuto in Europa, America e Giappone.
Allora, mi pu dire cos' accaduto?.
Oh, s. Torno subito. Se permetti, devo andare di sopra a dire una cosa a... con permesso.
Quando il maresciallo usc dall'ingresso principale del bar, un cameriere stava mettendo in fila caraffe di vino
rosso sul banco di vetro. L'inconfondibile profumo di arrosto di maiale con patate ed erbe aromatiche svegli la fame del maresciallo con un'acuta trafittura. Guard l'orologio e poi, berretto in mano, entr nel contiguo palazzo Brunamonti.


Capitolo 4.

Percorse lentamente l'oscuro androne, pass una guardiola da portiere sprangata con delle assi e sbuc in un giardino interno dove risuonava quieta una fontana, e gelsomini invernali fiorivano sulle mura ocra. Riparati dalla tramontana, crochi gialli e porpora formavano macchie di colore alla base di pietra della fontana e dei passerotti vi saltellavano attorno cinguettando allegramente. Un quadro idilliaco. Il maresciallo guard verso l'alto. A parte due, anche tutte le alte persiane marroni di quella facciata interna erano chiuse. L'ambiente gli sembr anche troppo tranquillo.
Posso aiutarla?.
Si volt. Nell'altra parte del chiostro, alla sua sinistra, c'era una donna grassoccia dai capelli grigi che teneva aperta una porta a vetri. Si incammin verso di lei.
Forse pu indicarmi quale ingresso utilizzare... Sto cercando Leonardo Brunamonti... voglio dire, il conte....
No. Non usa mai il titolo. Non si sente bene, non so.... Si volse verso la lunga stanza alle sue spalle.  meglio che entri. La segu. Si trattava di una stanza molto alta costruita probabilmente per ospitare carrozze, non persone. La fioca luce proveniente dal cortile era ideale per gli occhi
del maresciallo, allergici al sole, ma le molte persone che vi si trovavano al lavoro avevano luci individuali che rischiaravano il loro cucire, tagliare e drappeggiare modelli. L'atmosfera era quella di un alveare in attivit, sottolineata dal ronzio delle macchine da cucire. Come apparve nel vano della porta la scura figura del maresciallo, uno alla volta rallentarono il ritmo e si fermarono. Il maresciallo non sapeva quale fosse la loro reazione alla sua presenza, sapeva solo che era unanime. Tutti lo fissavano come fossero un'unica persona, respiravano come un'unica persona, non si poteva sbagliare su questo. Un basista... qualcuno che conosceva la situazione finanziaria della famiglia, i suoi movimenti. Il maresciallo in quell'istante ci avrebbe scommesso la testa che quella persona non si trovasse l. E se si fosse trovato proprio l, lui avrebbe dovuto chiedere istruzioni, no? Interrogare quella gente non era compito suo. Lo avrebbe fatto qualcuno pi importante, di un grado superiore... forse lo stesso sostituto procuratore. Lui non faceva domande.
Sono la signora Verdi, Mariangela Verdi. Voglio dirle subito che non sappiamo cosa stia succedendo, ma qualsiasi cosa sia accaduta, noi siamo qui per renderci utili.
Grazie.
Non c' bisogno che mi ringrazi. Siamo qua per renderci utili a Leonardo, non a lei.
Fa differenza?.
Non lo sappiamo, dal momento che non sappiamo cosa succede. O ce lo dir lei?.
Si interruppe per ritirare un pacchetto. Mi scusi....
Prego.... La osserv mentre lo apriva. Conteneva quelle che gli parvero etichette da abiti. Erano bianche, con su ricamato "Contessa" in lettere corsive oro e "Firenze" nell'angolo inferiore sinistro.
Il maresciallo non pot evitare un confronto mentale con
l'intestazione a rilievo e con i biglietti da visita del pazzo marito della contessa, il conte Ugo Brunamonti, esportatore di immaginari migliori vini italiani.
Posso...?. Ne prese una.
Prego. Dimostrano come le ordiniamo per tempo e quanto arrivano prima che siamo pronti per loro, invece di dover metter fretta perch ci siano consegnate. Una volta erano d'argento su fondo nero, ma un imitatore da poco le copi assieme ai nostri disegni, cos abbiamo dovuto cambiarle. Secondo me ci sarebbe dovuto essere scritto "Contessa Brunamonti" invece che solo "Contessa"... sarebbe stato difficile copiarle... ma sua signoria' l'ha vietato e basta.
Un po' lungo, forse, mormor il maresciallo. Era sorpreso da come sembrava che lei si aspettasse da lui un'opinione in merito e ancora pi sorpreso dal tono di quel sua signoria' che era stato poco meno che velenoso. Un disaccordo sulle etichette difficilmente avrebbe meritato un tono di quel genere. Forse che il suo istinto si era sbagliato completamente su quella gente? Si annot mentalmente di parlarne al capitano una volta che fossero stati interrogati. Qualcosa qua andava davvero torta.
Quanti ce n'erano nella stanza? Cerano tante paia di occhi fissi su di lui, un odore di stoffa nuova e di olio da macchina da cucire, un odore della sua infanzia e della stravecchia macchina da cucire a pedale di sua madre.
Lasciami pedalare un po', ti prego...
Romperai l'ago
Le sarei grato se mi indicasse....
Ho capito. Non intende raccontarci niente. Gli fece strada fuori.
Verr un ufficiale a parlare con tutti voi. Io non sono autorizzato... Quelle scale?.
Prenda l'ascensore. Secondo piano. Prem per lui il
pulsante di chiamata e se ne and.
Sul pianerottolo del secondo piano, dal pavimento di lucido marmo bianco, si trov di fronte una doppia porta e un pulsante di campanello di ottone. Al suo breve squillo rispose una cameriera filippina in blu e bianco. Stava gi piangendo, ma quando vide l'uniforme proruppe in ululati di terrore e corse via senza neppure farlo entrare.
Di fronte a lui si present immediatamente la bella, alta figlia... come diavolo si chiamava? Aveva dimenticato di controllare. Sembrava che volesse impedirgli l'ingresso e aveva la faccia pallida di apprensione. Erano visibili le gambe e i piedi del fratello, avvolti in un plaid, che appoggiavano sul bordo di un divano bianco dietro a lei. Il maresciallo le dette un'occhiataccia nel tentativo di trasmetterle l'informazione di non avere intenzione di tradirla, ma lei continu a stargli davanti e la mente del maresciallo fu attraversata dall'idea che stesse nascondendo suo fratello a lui, piuttosto che viceversa.
Signorina.... Voleva far finta di non conoscerla, ma lei mantenne la sua posizione. Le chiedo scusa per questa intrusione, ma sto cercando Brunamonti, Leonardo Brunamonti.
Ancora una volta la ragazza non si fece da parte, cos che fu sporgendosi al di l di lei che il maresciallo vide il giovane sul divano bianco districarsi dal plaid e mettersi a sedere con molta lentezza. In terra, vicino ai suoi piedi, giaceva una giacca di pelle da aviatore. Il maresciallo era sicuro che giacesse l fin da quando lui era rientrato quella notte fatale. S, aveva ragione. Quello che spuntava da una tasca era sicuramente il manico di un guinzaglio.
Aveva una faccia da far paura. Ci si poteva aspettare, certo, che non avesse dormito, che sarebbe stato agitato, ma la faccia aveva un pallore verdastro, la pelle era secca e occhiaie nere gli bordavano gli occhi, che sembrava faticare a tenere aperti. Infatti, dopo aver cercato di vedere il
maresciallo, si lasci andare la testa tra le mani e mormor Gli scuri....
Nella lunga stanza un solo scuro era aperto, e la ragazza and a chiuderlo, lasciando una fessura di luce pi sottile possibile, cos che a mala pena si potevano vedere l'uno con l'altro. E neppure quello sarebbe stato possibile se la stanza non fosse stata quasi completamente bianca. Il maresciallo trov strano questo biancore, ma adesso non aveva tempo di chiedersene il perch. Si fece avanti e si ferm dinanzi al divano. Evidentemente Leonardo era altrettanto alto e magro della sorella. Dette un'occhiata attraverso le dita e mormor, come se avesse paura del pi piccolo movimento della testa: Perch  qui? Chi....
Non poteva trattarsi solo di stress. La donna del piano di sotto aveva detto che non stava bene e all'improvviso la possibilit che si trattasse di una crisi di astinenza attravers il cervello del maresciallo.
 rimasto seduto vicino al telefono per dieci giorni?.
Nessuna risposta. Abbass ulteriormente la testa e si press le dita alle tempie come per impedire che esplodessero. La sua voce sembrava provenire da un altro mondo.
Come ha fatto a sapere?.
Un informatore. Adesso non si deve pi preoccupare e non deve aver paura che facciamo qualcosa che possa mettere a rischio la vita di sua madre.
Il telefono squill e, prima di sollevarlo, Leonardo quasi url.
Patrick... non posso....
Il ricevitore fu preso dalla sorella.
Patrick? Non pu parlare, sta troppo male. Lo so che dovrebbe. Gliel'ho detto. Posso starci io vicino al telefono. Patrick, ascolta, lo sono venuti a sapere i carabinieri... non
lo so... un informatore o qualcosa del genere. C' qualcuno, adesso, qui. Penso che dovresti parlare con quell'agenzia e
annullare tutto.  mia madre, Patrick, e Leo non  in condizione... Quando? Verr a prenderti all'aeroporto. Verr io!. Ripose il ricevitore. Suo fratello si era steso di nuovo, tenendo sulla faccia, con le dita rivolte in fuori, un angolo del plaid.
Il maresciallo indic una porta. Possiamo...?. La segu quasi in punta di piedi. Qualunque ne fosse stata la ragione, il dolore di quel giovane aveva un peso notevole in quella stanza bianca sprangata dove non doveva essere stata cambiata l'aria da giorni.
Andiamo nella mia stanza. Potremo parlare l.
Quando vi arrivarono, quella stanza sembr sorprendentemente vasta per una ragazza sola. Certo, era probabile che tutte le stanze da letto di un palazzo del genere fossero cos grandi. Perfino l'enorme letto scolpito si perdeva in quello spazio. Di fronte alla porta, due ampi gradini portavano ad una finestra alta dalle tende chiare, aperte di fronte agli scuri.
Possiamo sederci qui. Sed su una poltrona di pelle davanti a una grande scrivania di quercia, rimanendo rigida, le mani sulle ginocchia. Adesso tuttavia sembrava un po' eccitata e mentre parlava girava l'anello di diamanti attorno al dito affusolato.
Prego, si sieda. Non credo che mio fratello abbia sospettato di me, vero?.
No, sono sicuro di no. Il maresciallo sed su una poltrona di legno scolpito, dallo schienale alto, che sembrava un trono.  troppo tormentato per preoccuparsene, direi. Sembra malato.
Non  niente. Voglio dire, non si pu dire che sia malato.  cefalea. Ne soffre quando  sotto stress. Non pu sopportare la luce e i rumori, e quindi  inutile cercare di parlargli. Posso dirle io tutto ci che ha bisogno di sapere.
Il maresciallo not che non si era scusata per essere sparita
dal suo ufficio, mentre lui le aveva detto di aspettare. Forse lei non aveva capito e, in ogni caso, bench non ridotta a uno straccio come il fratello, bisognava tener presente che poteva essere altrettanto sconvolta. Senza dubbio aveva un carattere pi forte. Certamente l'aveva presa meglio.
C' certo qualcosa che suo fratello pu prendere per il dolore.
C', ma  una miscela di antidolorifici molto forte e viene il medico a iniettargliela. Il problema  che lo intontisce completamente per circa quindici ore e cos lui non vuole. Non vuole allontanarsi dal telefono. Vuole stare sveglio, il che  ridicolo, visto che ci sono io.
S. Ma cerchi di convincerlo. Non c' motivo che stiate entrambi attaccati al telefono. Nessuno vi contatter qui, dal momento che il vostro telefono  stato messo sotto controllo.
Il telefono  sotto controllo? Gi?. I diamanti giravano e giravano, lampeggiando come i suoi occhi febbrili.
Credo che lo sar prima di stasera e, per quanto ne sanno i rapitori, avrebbe potuto esser stato fatto giorni fa. E un completo da scrivania molto elegante, quello. Era di suo padre?.
S, e di mio nonno prima di lui. Mio padre lo ha lasciato a me. Ci si poteva aspettare che lo lasciasse a Leonardo, ma ero io la sua favorita. Tutti i mobili qui sono di mio padre. Era la sua stanza.
Il maresciallo poteva benissimo immaginare che la moglie, dopo quello che aveva dovuto passare, non lo avesse voluto, ma la figlia, secondo Giorgio, aveva il senso del dovere familiare. Adesso sapeva perch fosse strano il candore del soggiorno. Una stanza di un palazzo rinascimentale dovrebbe apparire come
questa, con mobili dello stesso periodo. L'altra aveva linee
pulite e un aspetto molto moderno. Tra i molti espedienti per assicurare la sopravvivenza alla contessa e ai suoi due bambini, senza dubbio aveva giocato la sua parte anche la vendita dei mobili antichi. Povera donna, ci doveva esser voluto molto tempo prima di potersi permettere tutta quella roba moderna bianca.
Signorina,  pi probabile che i rapitori di sua madre contattino lei e suo fratello facendovi scrivere da vostra madre stessa. Quasi certamente la lettera sar spedita a un amico vicino alla famiglia... Quell'uomo, Patrick...?.
Hines. Arriver in aereo da Londra domani sera. Lo andr a prendere all'aeroporto.
S. Ma in circostanze normali verrebbe lo stesso? Sua madre si aspetterebbe che fosse qui?.
No. Non doveva venire per la sfilata di Milano perch c' molto da fare per la settimana della moda a New York.
Quindi non scriver a lui. E la sua amica pi cara?.
Non lo so. Aveva un sacco di amici, ma le dicevo sempre che non prestava loro abbastanza tempo, indaffarata com'era per il lavoro. La invitavano sempre a pranzi o ricevimenti, ma lei non faceva vita di societ. Praticamente aveva tracciato un solco tra il suo ufficio e il laboratorio del piano di sotto. Mi sembrava che un simile regime di vita non andasse bene per la sua salute. Non so a chi potrebbe scrivere... e se chiunque sia consegnasse la lettera a Leonardo invece che a me? Allora non sapremmo cosa stia succedendo.
Affronteremo questo problema quando ci arriveremo. A quel punto spero di averlo convinto. Nel frattempo ci sono due cose che lei e suo fratello dovreste fare assieme... quando lui star meglio: pensare a tre domande delle quali solo vostra madre pu conoscere la risposta. Sono sicuro che capir che noi dobbiamo avere la certezza che sua madre sia viva.
Potrebbe essere gi morta, non  vero?  questo che vuol dire.
Non si scoraggi. Sarebbe molto strano. Loro sanno di dover fornire questa prova, e quindi a questo punto  nel loro interesse tenerla viva e in buona salute.
Nella speranza di distrarla dall'idea che sua madre fosse gi morta, disse: E una bella fotografia quella sulla parete. Sono tutte belle. Presto lei sar di nuovo tranquilla e sorridente come in quella foto, vedr.  lei su quel cavallo?.
S. Non monto pi. Quella foto l in tut  la mia favorita.  stata scattata l'anno scorso. Ho dovuto smettere di ballare a causa degli impegni con l'universit.
 una fotografia sorprendente.  anche firmata, vedo.
S, dal fotografo. Gianni Taccola  molto famoso a Firenze. In una sua mostra ha esposto tutta una serie di mie fotografie e mi ha dato quella in regalo. Ha usato l'aggettivo che ha usato lei... sorprendente... e ha detto che  una fortuna che io non abbia l'ambizione di diventare una modella come Olivia, perch nessuno mi utilizzerebbe. Una modella deve essere piuttosto bella, ma deve risultare pi che altro un appendiabiti mobile. Io ho fatto un po' la modella per dare una mano a Olivia, ma non me ne importava... Non ce la faremo! Non ce la caveremo senza di lei!.
No, no, no. Non ci sar bisogno di cavarsela senza di lei. La riporteremo a casa. Cerchi di calmarsi, adesso. Lei si  comportata molto bene e noi abbiamo bisogno del suo aiuto. Tutto questo per cercare di distrarla. E adesso ho bisogno che lei mi dia un capo di vestiario di sua madre, qualcosa di indossato, di non lavato. Lo far?.
Certamente. Si alz e and verso la testiera del letto, dove prem un bottone. Dopo un attimo, buss ed entr la filippina.
S, signorina, disse, tirando su forte con il naso. Aveva le guance ancora umide e non faceva nessuno sforzo per
controllare o nascondere il pianto.
Porta il maresciallo in camera di mia madre e dagli quello che chiede.
Il maresciallo aggrott la fronte. Sarebbe meglio che venisse anche lei.
Vorrei andare a vedere come sta Leo.
Certo....
Non rimaneva altro da fare che seguire la cameriera in lacrime, che lo scort fino alla fine del corridoio rosso scuro tirato a lucido e su per due gradini di pietra grigia nella camera che si apriva sul fondo. Come si aspettava, si trattava di una stanza piena d'aria e di luce. Anche qui c'erano fotografie incorniciate d'argento che coprivano quasi
completamente un'intera parete, tutte di Leonardo e Caterina. Ce n'era una di loro due assieme, da bambini. Il maresciallo la esamin da vicino. In vita sua non aveva mai visto dei bambini cos belli. Non c'era da meravigliarsi che la contessa li avesse fatti fotografare cos spesso. Tra le altre, tutte a colori, spiccava un ingrandimento in bianco e nero. La figlia in un velato tut, le scarpette e i capelli raccolti in trecce lucenti, il resto come sfumato, in ombra. E non doveva essere stata scattata molto tempo prima.
La signorina  una ballerina?.
Da molto tempo balla. Adesso smesso. Studiare per esami. Universit. La cameriera fece una smorfia tra le lacrime.
S,  un peccato - concord il maresciallo gettando un'altra occhiata alla foto deliziosa -, ma, certo, di questi tempi tutti i giovani hanno bisogno di un diploma....
La cameriera, come se non lo avesse capito, non rispose.
 Il sole invernale si mostrava tra gli alti festoni di mussola e il grande letto moderno aveva una coperta di seta chiara. Forse la liscia vacuit di quel letto nel quale da tempo non dormiva nessuno era troppo per la cameriera, dato che proruppe
in ululati ancora pi acuti.
La mia signora! La mia signora! Oh, cosa sar di me, adesso?.
Era cos minuta che, con i suoi capelli corti e lisci, sembrava quasi pi una ragazzina che la giovane donna che certamente era e il maresciallo automaticamente le pos sulla testa, carezzandola, una mano confortante.
Via, su, via. Andr tutto bene. Aveva esperienza sufficiente di questo genere di cose per non controllare immediatamente. Non sei per caso preoccupata per il tuo permesso di soggiorno o cose del genere, no? Se lo sei, io posso cercare....
No! - gli url quasi - La mia signora fa tutto per me, anche permesso di lavoro. Tutto! Piango per la mia signora perch la uccideranno!.
No, no... La riporteremo a casa. Adesso ascoltami: abbiamo dei cani addestrati che ci aiuteranno a trovare la tua signora e tu dovresti aiutare i cani dandomi per loro un capo di vestiario. Hai capito?.
S, signore.
Il maresciallo sospir. Sapeva che gli avrebbe risposto S, signore anche se le avesse chiesto di saltar gi dalla finestra, pur rimanendo immobile come faceva. Sapeva anche che era questo il genere di cose per le quali il suo capitano vi aveva mandato lui. Avrebbe provato ancora una volta, e se avesse fallito avrebbe cercato di convincerla a chiamare la ragazza.
Come ti chiami?.
Silvia, signore.
Le dette il suo grande fazzoletto bianco.
Grazie, signore.
Aprilo. Asciugati le lacrime.
S, signore. Lo pieg, se lo mise in una tasca del grembiule e si asciug gli occhi con le mani e con le maniche.
Adesso, Silvia, qualcosa della tua signora. Indumenti.... Si guard attorno, ma non se ne vedeva traccia.
Silvia apr una delle molte porte di un lungo armadio bianco e oro. Era gi qualcosa.
La mia signora ha centinaia di vestiti - disse, lacrimando, con fierezza -. Centinaia.... Continu ad aprire altri sportelli e aU'improvviso ne strapp via qualcosa di lungo, spumeggiante e molto trasparente.
Questo quando signor Patrick viene dagli Stati Uniti... La mia signora molto sexy per signor Patrick... Oh, la mia signora.... Al ricordo della realt, scoppi in pianto un'altra volta. Il neglige spumeggiante e trasparente le cadde dalle piccole mani.
Il maresciallo lo raccolse. Era appena lavato, e per lui inutilizzabile.
Il bucato - disse prendendola per una spalla -. Dov' la roba da lavare della tua signora?. Dopo dieci giorni, lei aveva probabilmente lavato ogni scampolo. La cameriera non sembrava convinta, ma lo port nel bagno, molto grande e tutto bianco e oro.
Una cesta per la biancheria sporca! La apr senza molte speranze, ma al suo fondo giacevano un paio di mutandine di pizzo. Se ne serv.
Silvia ne fu orripilata e, mentre tornava nella stanza da letto facendo scivolare le mutandine in una busta di plastica che aveva tirato fuori di tasca, il maresciallo fu seguito da un crescendo di Mia signora. Si sent malvagio quasi quanto doveva sentirsi lei. Un completo sconosciuto che metteva il naso nei capi intimi della sua signora... capi intimi non lavati... con le sue manone sgraziate! Il maresciallo fu felice di allontanarsi dalle sue lacrime e dai suoi pigoli di protesta e di ritrovare da solo la strada del soggiorno bianco.
Leonardo stava parlando al telefono a bassa voce, tenendosi la
fronte con la mano libera. Sua sorella stava appollaiata su un bracciolo del divano, accanto a lui.
Va bene. Vengo gi. Riattacc.
Leo, non puoi. E ridicolo! Andr io.
Ma lui raccolse la giacca e se la infil con cautela, come se ogni movimento improvviso gli accrescesse il dolore. Le carezz un braccio con dolcezza, per calmarla. Hanno bisogno di me. Mi sentir bene. Si sollev in piedi e, vedendo il maresciallo, disse: Mi dispiace....
Non si preoccupi. Si vede che non  in grado di parlare con me. Torner quando star meglio... ma, scusi, sua sorella ha certamente ragione. Lei non pu pensare di andarsene in nessun posto.
Solo in laboratorio. Altrimenti non possono andare avanti. Scende con me?.
Certo. Se non altro, perch aveva probabilmente bisogno di essere sostenuto. Il maresciallo non aveva mai visto nessuno che, sembrando stare cos male, si sollevasse in piedi. E tuttavia, sebbene barcollante, cominci a scendere le ampie scale.
Non vuole l'ascensore?.
No, mi spiace. Il rumore, il movimento... Non posso.
Scesero le scale, ma quando giunsero alla fontana il giovane si ferm, barcollando. Il maresciallo lo sorresse.
Mia madre... oh, Dio, non so pi cosa sia meglio....
Andr tutto bene. Se mi dar ascolto. Se si fider di me.
Ma il maresciallo si rese conto di parlare da solo. Gli occhi infossati del giovane erano vuoti. Non poteva pi udire n muoversi.
Mi aiuti....
Sono qui per aiutarla, mi creda....
No. Un'ambulanza. Lo scost per vomitare sull'erba e in
silenzio si lasci scivolare con attenzione sull'ampia cornice
di pietra della fontana.
E come sta, adesso? Ne hai notizie? Apri quel fiasco, Salva, dal momento che sei l.
Teresa gli pass il cavatappi e il maresciallo afferr il collo del fiasco. Ho telefonato all'ospedale poco prima di chiudere l'ufficio. Mi hanno detto che  ancora fuori conoscenza e che sar cos fino a domani.
Povera creatura. Non ho mai sentito che la cefalea potesse essere cos maligna.
Quando sono arrivati quelli dell'ambulanza era cieco, e non aveva sensibilit n alle mani n ai piedi. Hanno pensato che si trattasse di qualcosa di peggio ma, fortunatamente, sua sorella me lo aveva spiegato.
Com' lei? Levati di mezzo, Salva, devo andare all'acquaio.  bella come la mamma?.
 bella, ma in modo diverso.
Come hai detto che si chiama?.
Non l'ho detto. Non lo ricordo. Allora ti ricordi della contessa? Ai tempi in cui le sfilate di moda si facevano qui, tu vivevi ancora gi, a casa.
L'ho vista dal parrucchiere.
Come?.
Oh, non aver paura. Non ho speso tutto il tuo stipendio dal genere di parrucchiere dal quale deve andar lei. No, nelle riviste... una in particolare, ricordo, fece un grande servizio su di lei... una specie di gente famosa a casa, sai... Ricordo una foto di lei vestita di cachemire beige, molto sportivo, e un cagnolino ricciuto accanto a lei su un divano di tela in una stanza tutta bianca. Ricordo che ho pensato due cose: una che era pi anziana di me e tuttavia sembrava una modella, proprio perfetta.
Un tempo era una modella.
E poi non potei fare a meno di immaginare come avrebbero
ridotto quella stanza bianca i nostri due ragazzi. Chiamali, per piacere.  pronto.
La prima cosa che fece il maresciallo il mattino successivo fu chiamare dall'ufficio l'ospedale di Santa Maria Nuova. Gli dissero che Leonardo Brunamonti stava ancora dormendo, ma che si sarebbe certamente svegliato per la visita dei medici delle undici, dopo di che sarebbe stato dimesso. Il maresciallo decise di andarvi con la scusa di riportarlo a casa in macchina e, per motivi di riservatezza, di non farsi accompagnare da un autista, ma di andarvi con la sua macchina.
Il giovane fu sorpreso di vederlo, ma non quanto fu sorpreso il maresciallo.
Non l'avrei riconosciuta.
Sto bene, adesso. Una volta che ho dormito, passa tutto. La creatura cadaverica del giorno prima era adesso un bel ragazzo dai grandi occhi verde grigio e, anche se l'espressione era ancora turbata, era anche illuminata da sincera gratitudine. Avrei dovuto stordirmi subito nel momento in cui la vista cominciava ad andarsene, prima che cominciasse la cefalea, ma non ho potuto... lei capisce.
Certamente. Adesso  troppo tardi ma, come ho detto a sua sorella, la sua veglia era inutile. Non telefoner nessuno. Ho la macchina proprio qui. Spero che non le dispiaccia se mi sono presa la libert di venire da lei in questo modo, ma vorrei parlarle....
Sono contento che sia venuto. La verit  che  stato Patrick... Patrick Hines ad insistere sul nostro procedere da soli. E americano e non si fida delle autorit di questo paese. Mi scusi per averlo detto, ma....
Non si preoccupi. Succede.
Vede, la sua opinione  che un investigatore privato lavori solo nel nostro interesse, e che invece la vostra prima
priorit sia arrestare i sequestratori.
In parte  vero - ammise il maresciallo -, ma non creda che possiamo considerare un successo un caso nel quale perdiamo la vittima.
No, ma forse voi potreste prendervi pi rischi....
Quando incontrer il capitano Maestrangelo vedr che le sar impossibile immaginarlo prendersi dei rischi. Oh, nessuno avr niente da obiettare se lei vorr portare nella faccenda un vostro uomo se collaborer con noi. Posso chiederle di parlare prima con il capitano e con il sostituto procuratore? Le sembra ragionevole?.
Pi che ragionevole. A dirle il vero, per me  un sollievo. Non vedo come avremmo potuto fare ad affrontare questa storia da soli.
Non avreste potuto. Nessuno lo pu fare. Se ha visto dei casi in cui sembrava che fosse cos, era soltanto l'apparenza.
Suppongo sia cos. Posso chiederle un favore? Si pu fermare un momento? Non ho preso una boccata d'aria da dieci giorni e quando torno dovr precipitarmi in laboratorio. Non voglio farle perdere del tempo....
No, non sar tempo perduto. Poteva anche essersi ripreso dalla cefalea, ma era ancora troppo disturbato e distratto per notare che il maresciallo aveva preso una strada molto lunga, salendo su per il viale Michelangelo quando aveva il permesso di attraversare in macchina il centro della citt. Sentiva di avere la piena attenzione di Leonardo Brunamonti e non era sicuro di poterla conservare una volta apparso sulla scena questo tale Hines. Parcheggi sotto la statua del David e uscirono dalla macchina surriscaldata dal riscaldamento e dal sole per boccheggiare alla raffica gelata che li colp.
Camminarono in silenzio lungo la balaustra. Sotto di loro si stendeva una tappezzeria di tetti rossi e marmi bianchi
scintillanti e il fiume, rapido e pieno, era di un profondo verde oliva. Nella piazza erano posteggiati grandi autobus dai colori accesi e i turisti appoggiavano le loro macchine fotografiche sulla balaustra, mentre il vento appiattiva le loro pellicce e rendeva rossi i loro nasi.
Il maresciallo perseguiva la sua politica usuale di interrogatorio. Il che voleva dire che stava zitto. Per un po' Leonardo respir profondamente e poi il suo sguardo si indirizz verso destra e le scure colline chiazzate di neve all'orizzonte.
La mamma odia il freddo... Ci diceva sempre dei suoi primi anni qui, di come soffriva di geloni ma non aveva idea di cosa fossero... pu immaginare, venendo dalla California...  per i pavimenti, di pietra, di marmo. In America le case hanno moquette... La terranno al riparo, non  vero?.
Il maresciallo evit il suo sguardo serio.  nel loro stesso interesse mantenerla viva e in buona salute. Devono provarlo. Tra non molto sapr qualcosa da lei.
 che... non mi sono mai interessato a fondo di queste cose, ma ho sentito dire di gente tenuta dentro buche... Sapere qualcosa da lei? La lasceranno scrivere o qualcosa del genere?.
Scrivere, s.... Non corresse il "lasceranno". Anche i suoi occhi erano attirati dalle colline a nord, dagli aspri contrasti ammorbiditi dai suoi occhiali da sole. Scure colline inospitali. Qualcuno pensava che fossero belle, e parlava di continuo di orchidee selvatiche e asparagi, boschi impenetrabili pieni di funghi pesanti chili, tartufi e cinghiali. Paesaggi cos vasti, selvaggi, greggi di pecore cos pittoreschi, tanto fresco in estate.
E il maresciallo diceva sempre, accigliato: No, no.... Non aveva parole per esprimere la sua costernazione. Si poteva stare l sotto quella statua con le ricchezze della civilt
sparse ai propri piedi e i turisti di tutto il mondo che si mettono in posa per le fotografie ridendo scioccamente mentre il vento frusta loro la faccia con le ciocche dei capelli, e lass su quelle colline ci poteva essere una donna incatenata come un animale. Se fortunata, la sua vita sarebbe stata danneggiata per sempre, altrimenti i maiali non ne avrebbero lasciato un brandello, a parte le rotule, che non si curano di masticare e che attraversano intatte il corpo dell'animale. Al maresciallo quelle colline non piacevano, cos come l'Aspromonte in Calabria, o la Barbagia in Sardegna. Non voleva fresco in estate, non trovava pittoresca la squallida povert della vita del pastore e l'impenetrabile bosco che d rifugio alla vita selvatica dando rifugio anche ai banditi. Non gli piaceva affatto.
No, no..., diceva sempre, aggrottando la fronte.
Fa cos freddo. Suppongo perch non ho mangiato... Possiamo tornare in macchina?.
Appena il maresciallo mise in moto, avvert che il giovane stava tremando. Doveva essere gelato.
Mi spiace.... Non era il freddo a farlo tremare, ma singhiozzi senza lacrime. Mi spiace, ma  che... lamentarmi del freddo dopo cinque minuti, quando lei.... Non pot proseguire.
Cerchi di non parlare.  vero che lei ha bisogno di mangiare....
No. Voglio parlare con lei, maresciallo.  stato cos terribile, il silenzio, l'attesa. Vorrei parlare con lei.
Il maresciallo lo lasci parlare. Invece di riportarlo a casa
lo port in Borgo Ognissanti, dove il capitano, in procinto di andare in Procura, si ferm un po' con loro, mand qualcuno a prendere da bere e dei panini e poi li lasci usare il proprio ufficio.
Leonardo parl senza interruzioni per due ore e mezza. Torn ripetutamente sulla notte della scomparsa di sua madre,
sperando, come facciamo tutti, di rendere il risultato diverso da com'era stato, dicendo Lo sapevo che era stanca, per una volta avrei potuto portar fuori il cane io... Mia sorella aveva fatto la doccia ed era pronta ad andare a letto, o Ci pensai a scendere con lei. Stavo lavorando su un disegno e avevo bisogno di un caff per tenermi su e finirlo quella notte.  una cosa che facevamo spesso a quell'ora, veda, cos io avrei facilmente potuto... Se avessi....
Non si tormenti. Non fa bene a lei e non aiuta sua madre.
Avrebbe dovuto essere in campagna. Abbiamo una colonica, sa, non troppo lontano, altrimenti non ci andrebbe mai. Cercava sempre di prendersi un paio di giorni di riposo prima della settimana della moda di Milano, una volta che le cose procedessero lisce, per essere davvero in forma per la sfilata, perch  veramente febbrile, snervante. Solo che quest'anno, dal momento che per la prima volta, in aprile, andremo a New York, non c' andata. Avrei dovuto prendermi pi responsabilit. Lei avrebbe dovuto acconsentire che me ne occupassi di pi. Se lei ci fosse andata questo non sarebbe successo.
Non credo che sia vero. Avrebbero potuto aspettare l'occasione giusta per giorni e non si sarebbero stancati di aspettare.
Ma perch? Perch noi? Non siamo abbastanza ricchi.
Eccoci all'inevitabile. Ci doveva ancora essere un sequestro nel quale la famiglia si dichiarasse ricca quanto i rapitori sapevano che fosse. Loro facevano le loro ricerche, i magistrati facevano le loro e di fronte all'opinione pubblica veniva sollevato il raffinato velo su come il denaro non dichiarato fosse discretamente nascosto in conti di paradisi fiscali. Ci potevano essere degli errori, certo, ma, nel complesso, i rapitori conoscevano il loro mestiere.
La ditta di mia madre va bene... se sapesse quanto ha lavorato, gli anni in cui non riusciva a pareggiare, prestiti su prestiti. Adesso ce l'ha fatta, ma ha investito di nuovo tutto per cercare di affermarsi sul mercato estero.  possibile, anche probabile che quest'anno non ci siano profitti. Sa che cosa mi  venuta in mente stamattina, quando aspettavo la visita del medico? L'assassinio di Versace. Ricorda quel giorno, le notizie in televisione? Era molto famoso, certo, ma  stato solo quando la gente ha visto quella villa di Miami che ha realizzato quanto denaro avesse fatto ed  stato uno choc. Ci sono stati subito pettegolezzi... mafia... riciclaggio di danaro... Dio sa cosa... Pensa che possa avere innescato questo rapimento, portato attenzione sul mondo della moda? E il delitto Gucci? Si  fatto menzione di somme tali....
 bene - disse con cautela il maresciallo - che lei pensi a questo aspetto delle cose perch questo pu aiutarci a tracciare un quadro delle origini del sequestro.
E questo  molto importante... dal punto di vista della salvezza di mia madre, voglio dire? Capisco che sia importante per voi.
 importante per tutti. Se noi riusciamo a scoprire chi ha organizzato la cosa possiamo venire a sapere chi ha fatto il lavoro e dove possa operare, quale sia il suo territorio.
Capisco. Ma anche.... Si sollev dalla profonda poltrona di pelle e cominci a passeggiare per la stanza guardando distrattamente i quadri, la fila di calendari ornati di nappe, le medaglie, la scrivania di un ordine immacolato. Non siamo Versace, non siamo cos famosi... neanche un po'... in confronto, non siamo niente.
Il maresciallo doveva procedere con prudenza. Se adesso avesse perso la confidenza del figlio, l'arrivo di Hines e dell'investigatore londinese avrebbe segnato la fine.
Be', Versace, a come dicono, ha cominciato dal
niente....
E mia madre ha cominciato coi debiti! Se sapesse di mio padre, maresciallo.... Smise di gironzolare attorno alla stanza e fronteggi il maresciallo. Lei vuol dire il nostro nome...  quello....
La propriet.  una cosa della quale dovrebbe parlare con qualcuno di maggiore competenza e, in pi, finch non arriva una richiesta di riscatto non potete sapere quanto abbiano trovato su di voi. Quello che dovrebbe considerare  da dove possano essere venute le informazioni.  una cosa spiacevole da chiederle, ma gliela devo chiedere. Elenchi tutti quelli che lavorano per voi a qualsiasi titolo, chi vi conosce, chi frequenta la casa per qualsiasi ragione. Cominci con la sua ragazza, se  una relazione recente.
No. No,  americana e vive in Svizzera.
Allora la precedente. Avete litigato? L'ha lasciata?.
No.  stata lei a lasciare me.  quello che di solito fanno, perch lavoro giorno e notte. Nessuna litigata. Non posso credere....
Se vuole salvare sua madre, faccia quella lista. I vostri lavoranti fissi, il vostro contabile, il giardiniere, qualunque persona che prima le fosse sconosciuta che abbia mostrato un interesse recente verso sua sorella. Tutti. Non abbia paura. Saranno indagati con discrezione. Non lo sapranno mai. Il nome Brunamonti non  stato scelto a caso sull'elenco del telefono. Mi capisce?.
Leonardo si sprofond in una poltrona e si stropicci gli occhi come se fosse forzato a guardare il mondo in un modo nuovo. Va bene.
Il maresciallo ebbe appena il tempo di decidere se riportare il giovane a casa o suggerirgli di fare una passeggiata e prendere un po' d'aria prima che si affacciasse un carabiniere che, scusandosi, chiese al maresciallo di prendere il telefono perch il capitano Maestrangelo voleva parlargli.
Speravo che lei fosse ancora l. Il ragazzo  con lei?. S.  qui.
Lo pu portare con s. Abbiamo trovato la macchina. Gli dette le indicazioni su dove incontrare qualcuno e riagganci.
Abbiamo trovato la macchina.


Capitolo 5.

Durante il viaggio, effettuato con una macchina dell'Arma guidata da un carabiniere, il maresciallo sed dietro con Leonardo, nel caso avesse voluto parlare ancora. Sia che si comportasse sempre cos o che fosse l'effetto dello choc, Leonardo non aveva vie di mezzo: o apriva il cuore a cascata o stava zitto.  vero che non ci si sarebbe potuti aspettare che parlasse del pi e del meno, ma il maresciallo, che si era trovato in tante situazioni simili, lo trovava nondimeno insolito. A quell'ora del giorno non c'era molto traffico - era gi il primo pomeriggio - e, lasciandosi dietro i grandi palazzi e le facciate marmoree per insediamenti a schiera, strette strade piene di traffico e fabbriche, furono presto fuori dalla citt. Una Campagnola appartenente ai carabinieri locali li guid su per una strada di campagna che portava verso le colline, fuori dalla zona abitata. Malgrado il sole splendente nel cielo perfettamente blu, i fossati di entrambi i lati del sentiero dal colore d'ocra erano ancora in parte incrostati di ghiaccio. La Campagnola si ferm ai piedi di uno scosceso sentiero e l'autista sugger che salissero con lui perch sarebbe stato difficile proseguire con la loro macchina.
Saltarono a bordo. Il maresciallo teneva d'occhio il suo
compagno, stremato dal collasso del giorno prima, ma Leonardo sembrava calmo e aveva anche un po' di colore sulla faccia. Sembrava molto pi giovane. Si era voltato per guardare le colline alla loro destra e lo sguardo del maresciallo seguiva il suo. Per quanto il sole potesse essere brillante - non aveva importanza che tempo facesse - quelle colline apparivano sempre scure e inospitali.
Non avevano ancora fatto molta strada sul sentiero scosceso, che la Campagnola volt in un campo e si ferm. C'era gi il sostituto procuratore Fusarri con il capitano e un gruppo di carabinieri locali. Dietro di loro, la macchina nera della contessa Brunamonti, parzialmente invisibile a causa dei macigni e dei rami, veniva fotografata.
Hanno strappato via la targa - osserv il maresciallo -, ma le sembra la macchina di sua madre?.
S. Cosa significa? Lei .... Ancora una volta il suo sguardo si rivolse alle scure colline spolverate di neve.
Non significa niente, se non che abbiamo trovato la pista. Questo  sempre abbastanza facile. Cambiano macchina in un qualche posto tranquillo. Potrebbero trovarsi su queste colline come dall'altra parte del mondo. Rimanga nella Campagnola e stia al caldo finch non abbiano finito il loro lavoro, e poi le verr chiesto di darvi un'occhiata dentro.
Ci volle tempo. Nessuno si aspettava di trovare delle impronte digitali utilizzabili, ma la macchina doveva lo stesso essere esaminata a quello scopo.
Il capitano e il sostituto procuratore erano in animata conversazione e il maresciallo si teneva, aggrottato, a rispettosa distanza. La macchina era stata parzialmente infilata in una grotta della collina. Su quelle colline c'erano molte grotte come quella, alcune abbastanza piccole da nascondere un uomo, altre abbastanza grandi da nascondere un battaglione.
Il maresciallo si guard attorno in cerca del carabiniere che li aveva accompagnati. Non riusc a trovarlo, ma scorse Bini, il maresciallo comandante la stazione locale, e si fece avanti per domandargli: Di chi  questa terra?.
Bini abbass la voce: Salis, Giovanni Salis. Dette quasi l'impressione che avesse paura di esser sentito da quel famoso bandito. L'ho detto al capitano, ma ovviamente lo sapeva gi... essendo uccel di bosco da pi di tre anni e mezzo.
Da quanto sei qui?.
Saranno sette anni il prossimo settembre.
Allora lo conosci.
Lo conosco, certo, ma non gli saranno messe le mani addosso fino al giorno in cui non decider di tornar fuori. Dicono che sappia acquattarsi gi e correre, e intendo dire correre, insinuandosi nel sottobosco come un cinghiale. Una volta, con i cani, trovarono le sue tracce, ma in quegli spazi cos stretti poteva corrergli dietro solo un cane alla volta. Lui si voltava e gli sparava, finch non dovettero arrendersi. L'elicottero, dall'alto, non ha mai visto nulla. No, non ce la faranno a prenderlo finch non sar lui a uscire. E non sembra probabile che venga fuori, non ti pare?.
E se riscuotesse un riscatto?.
Scapperebbe dal paese prima che il resto di loro rilasci la vittima. Credimi. Lo conosco.
Guarnaccia!.
Il maresciallo si scus e raggiunse il capitano.
Guarnaccia, le dispiace portare il ragazzo a dare un'occhiata dentro? Come vanno le cose...? Collabora?.
Per il momento.  l'arrivo degli altri che mi preoccupa.  cos impaurito e confuso che per il momento si appoggia a me, ma... Be', l'aver trovato la macchina  un punto a favore.
Sono felice di sentirglielo dire, dal momento che non
rappresenta un gran che per noi. Abbiamo bisogno di trovare ben pi della macchina.
Trovarono di pi. Non nella macchina. L dentro non c'era niente da vedere, bench la scientifica ne sarebbe uscita certamente con delle prove su quanto gi sapevano, ma che avrebbero dovuto essere esibite in tribunale: peli di animale e capelli umani, per esempio. Trovarono molto pi di questo, senza eccessiva difficolt, in un'altra caverna pi su, nella collina. Bottiglie di plastica di acqua minerale, avanzi di cibo, un vecchio materasso sudicio e, dietro quello, qualcosa scritto in inglese sulla parete:
gone swiming
Leonardo, condotto a esaminare quella scritta, si trascin carponi fuori della grotta, si risollev in piedi e rimase in silenzio. Volt la testa di fronte allo sguardo inquisitorio del maresciallo, mormorando Mi spiace... e si scost dal gruppo. Fusarri, sigaro spento in bocca, sollev le sopracciglia e, tenendo il sigaro tra i denti, cominci a guardare alternativamente il capitano e il maresciallo.
Sono portato a credere che questa reazione significhi che  sicuro che l'abbia scritto sua madre. Non posso credere che da una frase scritta con un sasso si possa riconoscere una calligrafia, il che deve voler dire che quelle parole rappresentano per lui un qualche messaggio. A me non dicono niente. Capitano?.
No, ma....
Via, su, Maestrangelo. Se ricordo bene, il suo inglese  eccellente.
 abbastanza buono da farmi accorgere che c' qualcosa che non va nell'ortografia. "Andato a nuotare": swimtning andrebbe scritto con due emme.
Davvero? Vuol dire che  un falso? Forse scritto dagli
stessi rapitori?  abbastanza strano, dopotutto, che, dal momento che la scritta non era nascosta, non l'abbiano grattata via.
 abbastanza strano anche che non abbiano ripulito quel posto. Si deve esser presentata la necessit di scappar via in fretta, suppongo, ma....
Fusarri si tolse il sigaro di bocca e lo agit in aria.  un falso tutta questa messa in scena? Ma la macchina  vera.
S. E anche la reazione del figlio  reale. Maresciallo?.
Il maresciallo si avvicin a Leonardo, che sedeva su una roccia osservando le colline come incapace di distoglierne
lo sguardo. Fu con difficolt che il maresciallo riusc ad attirare la sua attenzione.
 stata qui. Era un messaggio per me.  stata proprio qui....
Non  scritto nella maniera giusta, vero? Ci stavamo chiedendo se in realt non fosse stato scritto dai suoi rapitori. Avrebbero potuto cercare di confondere le tracce creando un falso nascondiglio.
No,  questo... No. Prese un profondo respiro.  perch...  un messaggio per me. Da bambino frequentavo le scuole italiane e, finch  rimasto con noi, parlavo italiano con mio padre. Mia madre mi parlava sempre in inglese e cercava anche di insegnarmi a leggerlo e a scriverlo. Mi leggeva molto... Ho paura che l'ortografia inglese non mi sia entrata in testa. A dirle il vero non  che ci abbia molta confidenza neppure adesso. Quando avevo tredici o quattordici anni, nel pomeriggio andavo a un corso di nuoto e se mia madre era gi nel laboratorio io le lasciavo in casa un biglietto per avvertirla. E questo  quello che scrivevo, per quanto spesso lei mi correggesse, tanto che alla fine lei cominci a pronunciare quella frase nel modo in cui la scrivevo e tra noi divenne una specie di scherzo confidenziale.  stata qui. Se fossi venuto da voi....
Non si tormenti.
Ha ragione, lo so. "Se solo avessi saputo": la frase pi inutile che ci sia. Mi dica cosa devo fare.
Il maresciallo nascose un'espressione di sollievo e, poich la frase della madre era un esempio perfetto della sorta di richieste che avrebbero dovuto formulare, gli spieg la faccenda delle tre domande che avrebbe dovuto preparare con sua sorella.
E cosa ne faremo, quando le avremo preparate?.
Vi sar detto.
Da loro, vuol dire?.
S.
Giovanni Salis, nato ad Orgosolo, occupazione ufficiale pastore, vera fonte di guadagno sequestri, era latitante, come sapevano i carabinieri del posto e come confermava il casellario penale, da tre anni e mezzo. Il capitano aveva bisogno di sapere tutto ci che c'era da sapere su Salis, i suoi complici, le condanne precedenti, le sue abitudini, le sue possibilit di riciclare denaro e ogni contatto avuto in prigione che potesse collegarlo con la famiglia Brunamonti o con i loro affari. Aveva un buon elemento nel suo gruppo investigativo, sardo anche lui e vero segugio, destinato a un sacco di straordinari nella settimana successiva. Lo stesso capitano, che aveva lavorato ogni ora che Dio aveva messo in terra ogni giorno della sua vita militare, lavorava, senza farci caso, ancora di pi. Il sostituto procuratore Fusarri faceva in modo di essere disponibile a qualsiasi ora del giorno e della notte senza parere di lavorare affatto.
Il maresciallo and a trovare la moglie di Salis.
Port con s il maresciallo locale, Bini. Bini raccontava barzellette. Le raccontava di continuo. Solo Dio sapeva dove le trovasse, ma non erano molto spiritose. E non ne conosceva neppure molte, tanto che nel tempo che ci volle
alla Campagnola per percorrere tre chilometri dal punto nel quale era stata trovata la macchina, gi si stava ripetendo.
Scommetto che questa non l'hai mai sentita: perch Firenze  come un corpo di donna?.
Come? Mi spiace, io.... Guarnaccia, col pensiero lontano chilometri, assai preoccupato da qualcosa che non poteva afferrare, fece una smorfia. Uno dei problemi del vivere a Firenze era l'essere bombardato dai fiorentini con una massa di informazioni complicate non richieste e il resto del tempo essere bombardato dai turisti con domande che riguardavano proprio l'informazione che non riesci a ricordare.
Bini, indifferente, andava avanti spietato.
Perch tutte e due al fondo hanno la Fortezza da Basso....
Prima di raccoglierlo nella piazza del paese vicino, il maresciallo aveva preso un caff politico' al Bar Italia e il barista, dopo aver detto la sua su Salis, aveva parlato di Bini.
Un cuore d'oro, sempre pronto a rendere un buon servizio a tutti, generoso fino all'eccesso. Non potrei sopportare neppure una parola detta contro di lui, ma  capace di farti venire una barba... E davvero terribile, se ci pensa, che tutti preferiamo un mascalzone divertente a un santo che non fa che ripetere le stesse barzellette sceme.
Il maresciallo non era un uomo eccezionalmente paziente, ma era per fortuna un ascoltatore distratto che mai nella sua vita era riuscito a seguire la trama di un film. E dal momento che Bini era indifferente alle sue reazioni, andavano d'accordo abbastanza facilmente.
Eccoci.
Si trovavano su un bordo del villaggio sulla sommit di una collina che guardava, in basso, verso un pallido nastro di strada che si snodava attraverso una stretta valle, poco
pi che un avvallamento tra ripidi pendi, e in alto verso un piccolo villaggio sulla cresta della collina vicina. La casa dei Salis era sulla parte destra della strada nel mezzo dell'avvallamento ed era l'unico edificio del posto. Raggiunta la casa dall'aspetto deprimente, parcheggiarono la Campagnola nel giardino, dov'erano un filo per tendere i panni, un canile vuoto e un'automobile scassata con tetto, retro e targhe strappate via, come quelle che i contadini improvvisati spesso usano per spostare balle, barili o animali morti.
Il maresciallo rimase sorpreso dall'et della donna che con riluttanza li aveva fatti entrare; dai capelli grigi e dall'aspetto di sessantenne, aveva pensato che fosse la madre di Salis. Aveva denti guasti e vesti macchiate. I soldi dei riscatti erano andati per comperare terra, pecore, e anche titoli emessi al portatore. La cucina sembrava ammobiliata con roba trovata in una discarica, e probabilmente lo era. Sedettero ad un tavolo di formica e fu loro offerto, in bicchieri da cucina, un vino rosso forte.
State perdendo tempo, qui. Non ha niente a che vedere con questo.
Questo cosa?. Era Bini a condurre la conversazione. Il maresciallo era attento a ci che la donna non diceva.
Ho occhi e orecchie.
La macchina  sulla vostra terra. E un nascondiglio utilizzato.
A questo la donna non rispose.
Quando l'hai visto l'ultima volta?.
La donna si strinse nelle spalle.
Non dirmi che non si tiene in contatto con te.
Non  uscito da pi di un anno.
E allora chi gli porta da mangiare?.
Un'altra stretta di spalle. Quelle cose non mi stanno bene, se lo vuol sapere.
Quali cose?.
Queste faccende dei sequestri. Soprattutto quando si tratta di bambini.
Ma questa volta non si tratta di bambini, non  vero? Comunque, ne ricavi poco,  vero. Bini si guard attorno. La cucina era imbevuta dall'odore di anni di produzione di formaggio, ma era scrupolosamente pulita. Non  vita per te, vivere da sola in questo posto. Non hai mai pensato di tornare a casa, in Sardegna? L dovresti avere ancora qualche parente.
Non mi riprenderebbero se lasciassi il mio uomo.  mio marito, e questa  la nostra terra. E lei? Non ha molto da dire. Queste espressioni erano ovviamente dirette al maresciallo, che si schiar la voce e guard i fiori di plastica sulla lavatrice.
Stavo pensando la stessa cosa che ha detto il mio collega, qui. Dev'essere una vita dura, per lei. Ha venduto il gregge di suo marito? Ho notato che fuori non c' un cane.
Lei trasal e poi fulmin con lo sguardo alternativamente l'uno e l'altro. Non avrebbero potuto strapparle una parola di pi e presto si arresero.
Tornati nella Campagnola, Bini raccont un paio di barzellette e il maresciallo, finch non fu interrotto, ripens alla vita di quella donna in quella campagna isolata.
Se mi permetti di dirlo, avresti fatto meglio a non menzionare il cane. Vedi, si direbbe che, con i guai che si ritrova, avesse pi senso che fare un colpo che lo manderebbe dentro per sempre.
Potrebbe rendergli un sacco di soldi. Non ha molto da perdere, suppongo. E quindi, lei ha venduto il gregge?.
Subito. Nessun pastore lavorerebbe per loro, oramai. Non aveva scelta.
Non era tardi, ed era stata un'altra giornata ventosa e limpida, ma il sole era gi tramontato in quella valle cos
oscurata dalla vicinanza delle alte colline nere.
Quando oltrepassarono il viottolo nel quale era stata trovata la macchina, la vaga preoccupazione del maresciallo torn di nuovo a galla. Una macchina era destinata ad essere trovata, non c'era dubbio che i rapitori lo sapessero, ma potevano averla lasciata in un posto vicino a un'autostrada per il sud o, almeno, nel terreno di qualcun altro.
Bini, non posso fare a meno di pensare che si tratti di una messa in scena. Si dice che Salis sia un professionista, non uno sciocco.
Forse  invecchiato e perde colpi. Sai,  pi vicino ai sessanta che ai cinquanta. E poi, dopo vent'anni in Toscana... deve aver perduto i suoi istinti sardi. In ogni caso il messaggio e la macchina sono veri, non ti pare? Non riesco a capirlo. Ci vuole un cervello migliore del mio per tirarne fuori un senso.
Il maresciallo, con un'opinione ancora pi modesta sul suo stesso cervello, avendo gi raccolto e immagazzinato la gran parte delle informazioni necessarie per la comprensione di quella contraddizione, lasci perdere.
Non pensavo che fosse cos anziano - fu la sua osservazione successiva -, bench non sappia perch, in realt.
 la foto segnaletica. Quella foto risale a quando fu arrestato negli anni ottanta. In prigione  ingrigito. Da allora non ha pi posato per una fotografia, se capisci cosa intendo.
No, certo che no.... Si manifest un'altra fonte di disagio, ma prima che potesse arrivare a galla, Bini aveva schiacciato il pedale del freno perch sulla strada era balzata una donna che aveva fatto loro segno di fermarsi.
Erano quasi sulla collina dove iniziava il paese di Bini e lungo i bordi della strada c'era una serie di case di campagna intonacate di giallo, ognuna con il suo pezzetto di terra, l'orto, un piccolo lume votivo rosso, un cane che correva su
e gi lungo una catena legata a un barile da vino abbaiando alla Campagnola che passava.
La donna era bassa e, per parlare con loro attraverso il finestrino della Campagnola, si sollevava in punta di piedi. Quando Bini lo apr si insinu nella macchina un effluvio di dolce fumo di legna e un buon odore di minestrone. Indossava un grande grembiule e, sopra, uno spesso maglione ma, malgrado il freddo pungente e la luce del sole che se n'era andata, era uscita in ciabatte per dare il granturco ai polli e rinchiuderli.
Ho sentito che cercate un cane.
 vero. Probabilmente  morto, ma vorremmo sapere lo stesso se  stato trovato.
Ero al mercato stamani, quando lo chiedevate qui in giro. L'ho saputo solo quando sono tornata. Comunque l'ho visto, pi di una settimana fa. Era ancora vivo, ma penso che a questo punto sia morto. Era pieno di sangue e si trascinava come se avesse qualche osso rotto.
Com'era? Lei deve gelare... andiamo nella sua cucina?.
Devo dare il becchime alle galline. La grossa mano rossa che si sorreggeva alla Campagnola stava diventando blu per il freddo e la pelle delle dita era screpolata e macchiata. Era un canino piccolo, chiaro. Non il genere di cani che si vedono qua attorno, non un cane da caccia... sono quelli che in genere si incontrano quando si perdono, specialmente i cuccioli. Mio marito ha cercato di prenderlo per sparargli, per levarlo dal patire, ma lui gli  scivolato via e ha preso la strada del paese. Una macchina l'ha investito e l'ha buttato per aria, ma si  rialzato ed  scappato guaendo. Penso che se cercate in giro possiate trovare la carcassa non lontano da qui. Abbiamo pensato che, per essere ridotto in quello stato, dovesse essere stato investito gi una volta, ma adesso dicono che abbia qualcosa a che fare con quella faccenda di Salis. Cos'ha combinato
adesso?.
La ringraziarono e proseguirono la strada verso il paese.
Quando il maresciallo fu nella sua macchina, Bini si mostr preoccupato.
Suppongo che adesso ogni famiglia sarda di questa zona sar passata al setaccio.  un brutto affare, generalmente condotto male. Il fatto  che quando il vostro caso sar finito e chiuso, io dovr comunque vivere con questa gente. Ci sono anche tanti bravi sardi qua attorno, gente che cerca di condurre una vita rispettabile... Non sono tutti dei criminali, sai.
E che mi dici delle faide interminabili che finiscono sempre con qualcuno accoltellato, se non gli sparano? Devi avere a che fare continuamente con quel genere di cose.
Pu anche succedere, ma questo  lontano mille miglia da un sequestro.
 vero, ma lo sapranno tutti, Bini. Ognuno di loro lo sapr.
Non dico di no. Quello che dico  che ci sono tanti modi di affrontare le cose. Un caso grosso come questo vuol dire polizia, non solo noi... e loro non dovranno vivere qui quando sar finita. Non avranno nessun problema, anche se si comporteranno male.
No. No, non l'avranno. Non c' niente che io possa fare per questo, Bini... a meno che... Quel sostituto procuratore, non  un tipo comune. Bisognerebbe parlarne con lui.
Cosa? Un sostituto procuratore non darebbe ascolto a una nullit come me.
Lui lo farebbe. Quello d ascolto anche a me.
Il giorno successivo il sostituto procuratore dette ascolto a un sacco di gente, inclusi il maresciallo e il capitano
Maestrangelo. Poi decise di indire una conferenza stampa. Naturalmente la notizia si era gi sparsa e i giornalisti
stazionavano da giorni fuori del Comando di Borgo Ognissanti e davanti alla Procura. La Nazione aveva gi pubblicato un articolo di Nesti, uno dei suoi pi stagionati giornalisti di cronaca nera, uno di quegli articoli che consistono quasi interamente di domande - perch la contessa Brunamonti era sparita appena prima delle grandi sfilate di moda? - e fatti senza commento - macchina sparita: i dipendenti della contessa rifiutano di commentare - e cos via.
Quindi Fusarri prese una decisione. Abbiamo bisogno di averli dalla nostra parte. Ha informato la famiglia, maresciallo?.
Ieri sera ho fatto una chiacchierata per telefono con la figlia, con la scusa, per cos dire, di informarla delle novit del cane.
Eccellente! Sapevo di poter contare su di lei.  proprio il genere di cose che la ragazza pu soffiare ai giornalisti per tenerli occupati senza incidere su qualche aspetto delicato. Se gli lascia anche prendere qualche foto siamo a posto.
Gliel'ho suggerito. Sono entrambi molto belli.
Splendido. Oggi va da loro?.
Tutti i giorni, finch mi faranno entrare.
Gli suggerisca la storia del cane, se la ragazza si trover in difficolt. Li lascio a lei finch non verremo a sapere di
una richiesta di riscatto o, se accadesse prima, che si mostri quell'americano con l'investigatore.
Temo che succeder prima questo. Stanotte.
Cos, il maresciallo si guard bene dall'andarvi nel pomeriggio. Discusse con ambedue la formulazione delle tre domande che avrebbero dovuto dimostrare che la loro madre era viva.
Quando ci sar un contatto, sarete agitati e ansiosi di entrare in azione.  meglio che siate pronti troppo presto che
troppo tardi. Sugger di utilizzare l'album di fotografie
della loro infanzia per scovare nella memoria piccoli insignificanti dettagli che nessuno al di fuori della famiglia potesse conoscere. Decisero per la richiesta della descrizione del primo abitino da festa della figlia, disegnato e cucito dalla madre, il titolo del primo libro in inglese che Leonardo avesse letto da solo e il progetto per la loro sfilata di New York, sul quale Leonardo stava ancora lavorando, e i cui disegni non erano stati visti altro che da lei.
Ne siete sicuri? E il signor Hines... si chiama cos?.
S, ma lui non li conosce. Volevo finirli, prima. Ma certamente lui....
Nessuno al di fuori di vostra madre deve essere in grado di rispondere. Senza eccezioni.
Va bene.
Prima ancora che il maresciallo avesse il tempo di passare al consiglio del procuratore sulla storia del cane, i giornalisti arrivarono alla porta.
And ad aprire la sempre piangente Silvia e Leonardo si alz e si rivolse verso la sorella. Te ne occupi tu? Maresciallo, se vuole venire un momento nello studio....
Il maresciallo lo segu. Lo studio era in disordine. Le pareti erano coperte di piante e disegni a inchiostro, nessuno dei quali sembrava avere niente a che fare con vestiti, per quanto il maresciallo potesse giudicare. Non che di queste cose ne sapesse nulla...
Leonardo lo rassicur. Non disegnava stoffe, progettava le sfilate, i temi, l'illuminazione, la musica. Sceglieva sedi che di quei tempi potevano trovarsi dovunque, da una villa privata romana a un magazzino sui docks di Londra. Aveva fatto anche altri lavori di progettazione per altri eventi che richiedessero una presentazione spettacolare.
Quello che voleva discutere con il maresciallo era la loro situazione finanziaria. Anche lui aveva pensato di dover essere pronto troppo presto piuttosto che troppo tardi. Da
un uomo devastato, sofferente e senza parole, com'era quando pochi giorni prima era stato caricato su un'ambulanza, si era fatto concentrato, intelligente, determinato. Aveva richiesto informazioni sulle leggi che governano il congelamento dei beni familiari ed aveva compreso sia la loro utilit che la loro elasticit. Era ben conscio che nessun membro della famiglia poteva esser perseguito per infrazione a quella legge e che l'articolo sette, comma quattro, della nuova legge permetteva il pagamento di riscatto a scopi investigativi. Giustamente ritenendo che ci potesse implicare registrare le banconote o intervenire durante la consegna, si dichiar disposto alla prima possibilit e contrario all'ultima perch troppo rischiosa per sua madre.
Aveva buttato gi delle cifre. Aveva avuto una visita dai loro banchieri. Spieg che lui e sua sorella avevano ereditato alla morte del padre due terzi della propriet dei Brunamonti. Ambedue avevano una certa somma di denaro investita a lungo termine alla quale, data l'emergenza, avrebbero potuto metter mano rapidamente. Una quantit di appartamenti che la contessa aveva restaurato e affittato a turisti nei tempi duri di tanto tempo fa avrebbero potuti essere venduti alla banca e avrebbero prodotto una somma sostanziosa che sperava potesse bastare per la richiesta di riscatto. Al limite, avrebbero potuto ricavare soldi dallo stesso palazzo Brunamonti. Lui e la sorella avevano la possibilit di farlo, dal momento che ne possedevano i due terzi ed avevano una procura, mentre la madre ne possedeva un terzo e l'usufrutto.
Il maresciallo, che non aveva mai posseduto altro che il suo stipendio e il cui padre gli aveva lasciato in eredit solo una madre ammalata, era tuttavia abbastanza prudente da non domandare cosa potesse significare una somma consistente o in quale paese fosse investito il loro denaro. Aveva avuto informazione che la contessa avesse pagato i debiti
del marito e acquisito il completo controllo della propriet molto tempo prima della morte di quest'ultimo, ma non fece commenti neppure su quello. E non prese nessun appunto. Informazioni come quelle sono tanto elastiche quanto la legge che ne regola l'applicazione.
E questa  certamente una situazione di emergenza, fu tutto ci che disse quando si alzarono per tornare nel salotto bianco.
Aveva tutte le ragioni di essere soddisfatto del tempismo della sua visita. Mentre tornavano in salotto, i giornalisti, i fotografi e Caterina erano in piedi. Lei era vestita molto elegantemente, in lungo, e il maresciallo pens che si fosse data un po' di trucco al viso, perch appariva molto meno pallida. Date le circostanze, un complimento sarebbe stato fuori luogo, cos si accontent di uno sguardo gentile e di una parola di ringraziamento per la sua collaborazione sussurrata sotto la protezione del generale movimento verso la porta.
Lei si comporta molto bene.  molto paziente. Dal momento che lei evidentemente dominava la situazione, non gli sembr neppure necessario darle il suggerimento del cane.
Vogliono scattare delle foto anche gi in laboratorio. Li seguir. Ma prima devo mettermi qualcosa addosso.
Certo.  molto freddo fuori. Ha bisogno di qualcosa di pi caldo.
Erano troppi per entrare tutti in ascensore, e il maresciallo scese gi per le scale con un giornalista, Nesti, che conosceva da anni.
Come sta andando?, domand Nesti.
Non sappiamo molto, ancora....
No - Nesti accese una sigaretta, la grossa faccia imbronciata -, non sappiamo neppure se considerarlo un sequestro o una opportunit di carriera.
Erano arrivati al fondo delle scale e Nesti raggiunse i suoi colleghi senza proferire altre parole. Il maresciallo non aveva capito. Si conoscevano da troppo tempo perch Nesti potesse immaginare che lui avesse altre ambizioni al di l del suo grado attuale. E quel sostituto procuratore, Fusarri, per quanto singolare, era conosciuto per avere mezzi propri e per trovare nel proprio lavoro soprattutto una fonte di interesse. Il capitano,  vero, era ambizioso. Aveva parlato molto, alla conferenza stampa di mezzogiorno, aveva detto di aver fatto considerevoli progressi nelle indagini e - ma questo in termini molto discreti - aveva affermato che i carabinieri avevano a loro disposizione i mezzi per affrontare il problema. Ma, ambizioso o meno, il maresciallo aveva un gran rispetto per la sua seriet e per la sua integrit. Nesti era un uomo serio, per essere un giornalista, ma questa volta era andato fuori del seminato. Se la sera precedente il maresciallo era tornato a casa un po' preoccupato, quella sera era del tutto tormentato.
Che problema hai?, comment subito sua moglie senza neppure sollevare lo sguardo dal fornello sul quale stava saltando pangrattato in olio d'oliva.
Niente.
Teresa sospir. Lui si presentava sempre in cucina quando le sarebbe stato pi di impiccio e in tutti gli anni da quando erano sposati lei non si era mai arresa nel cercare di buttarlo fuori. La cucina non era molto grande e lui occupava un sacco di spazio. Tuttavia, gli anni trascorsi assieme le avevano insegnato che se lui si toglieva l'uniforme e faceva una doccia prima di presentarsi, allora voleva dire che cercava un abbraccio e la possibilit di annusare e assaggiare qualsiasi cosa ci fosse stata per cena. La nera, silenziosa figura che vedeva profilarsi con la coda dell'occhio annunciava il peggio.
 il caso Brunamonti?.
No. S. Non lo so.
Lei fece scivolare il pangrattato fritto in una scodella e and alla madia per prendere delle olive e della pasta.
Levati di mezzo, Salva.
Lui si spost di pochi centimetri e si ferm di nuovo.
Perch non vai a vedere il telegiornale?.
Nessuna risposta.
Mangeremo spaghetti alla mollica....
Dove sono i ragazzi?.
Nella loro stanza a fare i compiti, probabilmente. Faresti meglio a chiamarli. L'acqua bolle gi. Salva, per favore! Ti piazzi qui come una balena arenata proprio quando sto cercando di mettere la cena in tavola. Potresti aprire un fiasco di vino, almeno... Hai messo fuori i bicchieri? No... Levati di mezzo. Non so cosa ti succede. Quando sei cos,  come parlare al muro. Ricordami di comperare gli spaghetti quando andiamo al supermercato. Questa settimana c' un'offerta tre al prezzo di due. Lo apri questo fiasco o no?.
Rimase in piedi a bere il suono confortante della sua voce, e si sent meglio.
E adesso dove stai andando?.
Ho pensato di guardare il telegiornale. Cosa c' per cena?.
Al momento di andare a letto, mentre controllava che le persiane fossero ben chiuse e non sbattessero per il vento, era gi pi se stesso. Spaghetti e vino rosso sono grandi ristoratori di animi. E tuttavia, mentre si godeva disteso quei cinque minuti pi tranquilli di tutti, allungato in pace sotto le coperte, mentre Teresa vagava qua e l, ripiegando biancheria o mettendosi un po' di crema sulla faccia e raccontando qualcosa dei figli, una qualche preoccupazione senza nome, dentro di lui, gli si agitava in corpo. Non era niente di grosso, ma piuttosto qualcosa di piccolo, pungente.
Non prendeva forma, ma comunque era spinosa.
Sai, Tot  davvero molto pi intelligente di Giovanni, ma il problema  il suo atteggiamento.
Il maresciallo non poteva davvero recriminare su questo...
E secondo me, anche l'orgoglio ha la sua parte. Giovanni sa di essere lento e non gli fa fatica tirare avanti e chiedere un aiuto quando ne ha bisogno, mentre invece a Tot piace pensare di cavarsela senza studiare affatto. Da qui a giugno bisogner che si rimbocchi le maniche.
Ma siamo solo a febbraio....
Per carit, non dirlo a lui! Ci vorrebbe un po' meno arroganza e un po' pi applicazione. Bisogner che gli entri in testa, di studiare come qualsiasi altro.
S.... Come qualsiasi altro. Potrebbe essere il comportamento poco ortodosso del sostituto procuratore Fusarri... no, non proprio. E comunque, il nodo di disagio che si faceva sentire anche adesso che era tranquillamente disteso a letto sembrava trarre origine da qualcosa che aveva a che fare con quel filo di pensieri... il sostituto procuratore, il capitano Maestrangelo, Nesti.
Nesti... quell'osservazione su un'opportunit di carriera era stata davvero fastidiosa, ma Nesti era apparso sulla scena solo quel giorno stesso e qualsiasi cosa andasse storta, andava storta anche prima di quel momento. In realt, fin dall'inizio. Non avrebbe dovuto sentirsi cos a disagio. Aveva fatto tutto ci che doveva. E, cosa pi importante di tutte, aveva stabilito un contatto reale con il figlio. Se avesse potuto fare lo stesso con il signor Hines si sarebbe sentito sul sicuro.
Non te ne dimenticherai, vero, Salva? Sai come sei... farai una chiacchierata con lui, domani?.
S... s. Ci far una chiacchierata domani. Metterlo al corrente, raccontargli i particolari della macchina, il
nascondiglio, Salis e la vecchia banda di sardi... certo tutto questo era qualcosa che poteva essere considerato come un compito separato da ci che Fusarri aveva definito "babysitting". Fuori della sua sfera d'azione.
Salva, mi stai ascoltando?.
S, ti ascolto.
Di cosa stavo parlando?.
Tot.
Oh....
Tutti i suoi insegnanti, quando era a scuola, erano soliti chiedergli: Cos' che ho appena detto?.
Distratto com'era, era divenuto un esperto a dragare nella memoria la parola chiave dell'ultima frase che ancora aleggiava in aria.
Vergognandosi di se stesso, si volt e l'attir a s. Mi spiace. Ridimmelo un'altra volta.
Qual  il tuo problema, Salva? Diventi cos solo quando c' qualcosa che ti disturba davvero. Di che si tratta?.
Non lo so, davvero non lo so. Non riesco proprio ad afferrarla, ecco qual  il problema.
Il sequestro  un delitto terribile. Pensare a quella povera donna.... Teresa rabbrivid. Chi sa in quali condizioni la tengono, e con questo freddo... c' un vento tale. Rimasero un momento in silenzio, ascoltando il lamento della tramontana, lo stormire dei cipressi del giardino di Boboli e l'occasionale sbattere di qualche persiana non fermata. Ti fa pensare a quanto siamo fortunati, al caldo e al sicuro nel nostro letto. Certo  peggio se si tratta di un bambino... be', almeno io la penso cos, e sono sicura che qualsiasi donna preferirebbe essere rapita lei stessa piuttosto che un figlio.
 probabile. Dimmi ancora di Tot.
Parlarono fino a tardi e il maresciallo si sentiva molto meglio quando si sistem per dormire. Ma non dur. Alle
tre di notte si trov a rimuginare, a borbottare, tra la veglia e il sogno. Fu vicino ad afferrare il problema. Era il cane scomparso, ecco cos'era! E il fotografo... il fotografo c'entrava, a un certo punto. Adesso era troppo tardi. Nesti e il suo fotografo se n'erano andati a casa molto tempo prima. Continu a rimuginare e a preoccuparsi per un bel po', finch arriv a una soluzione talmente ovvia da apparire assurda. Porca miseria, anche loro, in Borgo Ognissanti, avevano un fotografo. Faceva le foto segnaletiche nel suo piccolo studio, e usciva per fotografare le scene dei delitti. Se c'era qualcuno che avrebbe potuto sapere se quella foto segnaletica di Salis era superata, doveva essere proprio lui. A questo punto, la cosa migliore sarebbe stata portare l il cane. La foto, una volta sviluppata, era bizzarra, non come ci si sarebbe aspettato. La testa del cane era ciondoloni invece che poggiata contro il supporto che tiene ferma la testa nelle foto segnaletiche. Certo, era molto ferito, non era colpa sua. C'era un sacco di sangue attorno alla bocca. Tuttavia la foto era fatta, questa era la cosa pi importante. Il maresciallo strabuzz gli occhi nel tentativo di leggere il nome e il numero appoggiato di fronte. Non pot vederli bene perch era stanco... nessuna meraviglia, dato che si era nel pieno della notte e che il vento ululava ancora...
Scrivilo. Ecco cosa doveva fare, se solo fosse riuscito a trovare l'interruttore della luce, a prendere il suo notes...
Salva!.
Che?.
Mi dai dei colpi in faccia! Che succede?.
Niente, niente... dovevo solo scrivere....
Ma dormiva.


Capitolo 6.

Ho abbandonato il mio corso all'universit. Questa mattina sono andata dall'assistente e gliel'ho detto.  stato molto carino, ma era anche dispiaciuto, perch sono una dei suoi migliori studenti, probabilmente la migliore che abbia mai avuto, ma ha capito, quando gli ho detto che stiamo attraversando un periodo cos difficile....
Ma certo, ci torner dopo.... Era difficile per il maresciallo trovare una fine appropriata a quella frase.
Come posso pensarci? Non sappiamo cosa succeder! Se Olivia  morta, se non torner, dovr occuparmi io di tutto. Non potr pensare ai miei studi....
Ma suo fratello....
Leo non lo farebbe. Sto parlando dell'amministrazione di questa casa e del resto delle propriet dei Brunamonti. Leo ha un temperamento artistico, ma non pensa al resto, e se ne sta sempre al computer a disegnare a tutte le ore. Nelle ore in cui normalmente si lavora dorme sempre. Ricadr tutto su di me.
Be'.... Lo sguardo del maresciallo err sulla grande foto in bianco e nero, sulla scrivania, di lei in tut.  un vero peccato, un gran peccato, davvero, che lei abbia lasciato il balletto per gli studi. Non pu riprendere? Anche
adesso... un po' di esercizio, qualche distrazione, le farebbero bene. Non l'aiuta e non le fa bene rimanere chiusa qui dentro tutto il tempo.
Lei volt la testa e lo osserv con quel suo sguardo obliquo, il corpo perfettamente eretto mentre parlava.
Con il balletto classico l'esercizio e la distrazione c'entrano poco. Scelgono le allieve migliori e le mettono nel corso professionale, il che vuol dire lezioni cinque giorni la settimana pi prove quando si prepara uno spettacolo per il pubblico. Ho dovuto smettere, cos come hanno fatto molte altre, a causa dell'impegno dell'universit. L'insegnante di ballo, che una volta era, lei stessa, prima ballerina, era furibonda per questo. Certo,  comprensibile. Cerca di mettere su una compagnia e quando ha tirato su qualcuno per anni e questa se ne va... adesso, se la incontro per strada, appena mi rivolge la parola. Ma non avrei potuto farne una carriera. Non sarebbe stata appropriata per me. E adesso, a causa di tutto questo, non potr neppure studiare.
Non dev'essere cos pessimista. Ci pu volere del tempo, ma sono sicuro che riavrete vostra madre a casa. Com' andata la sua visita di questa mattina al sostituto procuratore?.
Con me ha appena aperto bocca. Era interessato solo a Patrick e a quell'investigatore che ha insistito a portare da Londra. Stanno nello stesso albergo. Personalmente, non ne vedo la necessit. Patrick di solito sta qui.
Il maresciallo, al ricordo dello spumeggiante vestito trasparente e del commento della lacrimosa Silvia, aveva dato per scontato che dovesse essere esattamente cos, ma non fece commenti.
Ma il sostituto procuratore le ha detto di aver organizzato un annuncio nei telegiornali per voi due?.
S, me l'ha detto. Patrick sar con noi, ma il sostituto
procuratore ha detto che dovremo essere io e Leo a parlare. Ho pensato che sarebbe meglio che venisse da me, un appello per la salvezza di mia madre. Non so cosa mi dovrei mettere addosso. Voglio fare la cosa giusta e Leo non mi  di nessun aiuto.
Neppure il maresciallo era di alcun aiuto.
Oh, be', lo chieder a Patrick.
Si era vestita di nero. Un vestito nero molto semplice. Nessun gioiello, tranne il solito anello che rigirava incessantemente mentre Leonardo Brunamonti parlava. Poi la telecamera inquadr solo lei. Lei spost un po' la testa ed occhieggi verso la telecamera con il suo sguardo obliquo e allarmato, come se la telecamera la minacciasse.
Povera creaturina.  troppo emozionata per parlare, comment Teresa, raggiungendo il marito sul divano per guardare il telegiornale della notte, e tendendogli una tazza di camomilla.
Nello schermo erano appena visibili le spalle di Patrick Hines, come se volesse cercare di incitarla a parlare. L'intervistatore era scombussolato, ma cerc di recuperare la situazione.
Suo fratello Leonardo ha lanciato il suo messaggio ai rapitori di sua madre, supplicandoli di mettersi in contatto con voi e di farvi sapere se vostra madre  viva e in buone condizioni, cosa che tutti sinceramente speriamo. Ma penso che lei abbia un suo particolare messaggio, signorina... eh... signorina Brunamonti?.
Il torso rigido, lo sguardo obliquo. Silenzio.
 terrorizzata - disse il maresciallo -. Io farei lo stesso di fronte alle telecamere, ma lei si sapeva comportare tanto bene con i fotografi della stampa che pensavo che se la sarebbe cavata bene.
Ma non c' da parlare, non  vero?, - puntualizz Teresa - per una fotografia... Guarda, tornano sul fratello.
Leonardo supplic chiunque trattenesse sua madre di trattarla bene e di rispettarla come fosse la sua stessa madre. Patrick Hines fu presentato brevemente come un amico di famiglia che era venuto in aiuto, il che in effetti lo eliminava dalla possibilit di essere il ricevente della richiesta di riscatto. Nel servizio non appariva alcun carabiniere, ma i rapitori certamente ne sapevano abbastanza da capire che tutto ci poteva esser stato messo su dal sostituto procuratore nella speranza di attrarre su Hines la richiesta di riscatto. Invece, ci che il sostituto procuratore aveva in mente era eliminarlo. Non gli piaceva quell'idea dell'investigatore privato, sebbene quell'uomo gli piacesse.
Le garantisco che intendo operare nel rispetto della legge e che la mia presenza non interferir in nessun modo con le vostre indagini. Dovrei piuttosto esser considerato come un amico della famiglia... o, dovrei dire, un amico di famiglia ben informato, pi di quanto avvenga normalmente.
Me ne compiaccio - aveva risposto Fusarri -, ma a questo proposito mi sento in obbligo di farle presente che gli amici di famiglia, contrariamente ai suoi membri, non godono dell'esenzione dal perseguimento previsto dalla Legge 82, che congela i beni dei Brunamonti e vieta qualsiasi pagamento di riscatto non sorvegliato.
Un amico di famiglia ben informato, ripet senza enfasi l'investigatore. Era un uomo grande, muscoloso, dai capelli corti, accuratamente imbrillantinati e pettinati. Indossava un pesante soprabito blu scuro e una cravatta reggimentale. Lavorava per un'agenzia londinese, ma Fusarri con una sola occhiata si era reso conto che aveva passato anni nei servizi segreti e lo disse.
Mi6, s. Bench tranquillo, sul momento, c'era nella sua voce uno spigolo che rivelava che, se infastidito, sarebbe
divenuto pericoloso. Fusarri non lo infastid. Gli offr un sigaro e ordin al maresciallo di farsi avanti per le presentazioni, lieto nella sua convinzione che per quanti anni uno avesse potuto passare nei servizi segreti, non sarebbe stato preparato ad affrontare i silenzi minacciosi di Guarnaccia, mentre ti guarda con i suoi occhi sporgenti.
Quel giorno i giornali riportavano due pagine intere sul rapimento Brunamonti con una foto di Olivia Birkett nel fiore della sua attivit di modella. Un articolo raccontava del suo arrivo a Firenze per un corso di italiano in una delle molte scuole americane della citt e del suo essere stata contattata da una casa di mode per fare la modella. Di come non era mai tornata in America e come dopo qualche anno di successi come indossatrice, aveva sposato il conte Ugo Brunamonti. Le foto della figlia, bench scattate nel salotto bianco e nel cortile del palazzo, erano state convenientemente scontornate per evitare di fornire informazioni sulla propriet e in generale sulla ricchezza della famiglia. Si citavano le sue parole, secondo le quali le loro possibilit erano limitate e che quindi sperava che non fossero fatte richieste poco ragionevoli che non avessero possibilit di essere accolte. Richiesta di un messaggio per sua madre, aveva detto che avrebbero fatto tutto, tutto, ci che fosse possibile fare.
 una bella fotografia - osserv Teresa piegando la pagina per vederla pi da vicino -.  venuta bene? Al telegiornale sembrava diversa.
 venuta abbastanza bene. Avrebbe fatto meglio a non mettersi addosso quella pelliccia costosa, mentre diceva che le loro possibilit sono limitate.
Mm... in ogni caso non  adatta a una ragazza cos giovane. Forse a sua madre.
Probabilmente  colpa mia. Era una giornata fredda e sono stato io a dirle di mettersi addosso qualcosa di caldo.
Avrebbe funzionato anche una pelliccia un po' meno costosa... o, meglio ancora, un cappotto. Possibilit limitate....
Non  molto intelligente?.
Oh, s. Sembra che sia una dei migliori studenti che il suo professore abbia mai avuto, sebbene abbia deciso di abbandonare gli studi a causa di quello che  successo.
 un peccato. Comunque, potr sempre riprenderli quando tutto questo sar finito. E speriamo che finisca bene. Che ne pensi, Salva?.
Non si pu dire. Nessun contatto.  una cosa che preoccupa il capitano perch dice che si tratta di una dimostrazione di potere, farli aspettare cos a lungo per provare di non aver fretta, di non aver problemi.
Ed  questo che preoccupa anche te da giorni? Dammi la tazza... sar meglio che andiamo a dormire presto....
Andare a dormire presto serv. Bench avesse dormito tranquillamente e non ricordasse di aver sognato, il maresciallo aveva la sensazione di avere, durante la notte, rimesso in ordine qualcosa. Gli accadeva spesso di trovarsi di fronte qualcosa e di sentire di non ricavarne niente e questo aveva sempre l'effetto di renderlo irritabile e scontroso o, almeno, cos dicevano. La cura migliore sarebbe stata una quieta giornata un po' fiacca nel suo piccolo ufficio, lontano dagli ufficiali, dai sostituti procuratori e dalla famiglia Brunamonti, ed era proprio questo che aveva in agenda, almeno per la mattinata.
Alle otto era gi seduto alla sua scrivania e a mezzogiorno aveva gi ricevuto una donna che aveva denunciato di essere stata minacciata dai due elettricisti che le avevano rifatto l'impianto di casa e che avevano fatto un cattivo lavoro, ma che malgrado questo intendevano lo stesso esser pagati, un anziano che voleva un attestato per un porto d'armi perch, la prossima volta, avrebbe voluto sparare e uccidere quel giovinastro che lo aveva aggredito e rapinato
alla porta di casa, e un ragazzo al quale avevano rubato il motorino. Quando tutti costoro se ne furono andati sentendosi meglio, si sent meglio anche lui.
Ah, sospir calmo quando una singola fonte di ansia si evidenzi dalla generale inquietudine. Un canile vuoto, Avresti fatto meglio a non nominare il cane..., Con tutti i problemi che si ritrova..., Nessun pecoraio adesso lavorerebbe per lui.
Il maresciallo rimase seduto per un po' a considerare tutto questo.
Un uomo come Salis, anche quando non era ricercato o latitante, trascorreva met del suo tempo sulla strada a trasferire pecore rubate su e gi per i sentieri dell'Appennino, a trafficare in armi e automobili rubate. Come facevano tutti, teneva un servo pastore. Sua moglie faceva il formaggio, la vita andava avanti e la sua copertura era sicura. Se era in galera, lo stesso. Se era in fuga, lo stesso.
Non adesso.
Il maresciallo cerc di contattare il capitano Maestrangelo ma fu sconcertato dal sentirsi dire che era andato in campagna per dare inizio a una perquisizione casa per casa e che all'indagine era stata associata la Criminalpol. Il maresciallo fu vicino a riattaccare prima ancora della fine di quelle brutte notizie. Era inevitabile, lo sapeva. Tutte le famiglie sospette sarebbero state controllate alla ricerca di membri assenti. Qualcuno doveva pur portare il cibo lass sulle colline e qualcuno, a parte Salis, doveva pur essere lass per tenere sotto controllo la vittima. Come aveva detto Bini, c'erano tanti modi diversi di condurre quei controlli e i modi della polizia non erano gli stessi dei carabinieri, specialmente per il fatto che questi ultimi avrebbero dovuto continuare a vivere con la gente di quelle campagne, una volta che i poliziotti fossero tornati in citt.
E, in pi, non sono loro - mormor tra s non sono
loro perch non  Salis. Il cane... sapeva che era la faccenda del cane a non tornare, ma prima ancora che potesse chiederlo a Bini, quella donna li aveva fermati e aveva cominciato a raccontare di un altro cane. E ora doveva ricominciare. I fatti. Cerchiamo i fatti.
Giovanni Salis era, come confermavano i precedenti, ricercato, ma non perch, come Puddu, era fuggito mentre era in libert vigilata. Aveva scontato la sua ultima pena, era imbiancato in prigione e, come aveva detto Bini, non aveva posato per un'altra foto segnaletica perch non l'avevano mai arrestato per il suo ultimo crimine. Salis era ricercato per l'omicidio di un servo pastore.
Arrivato in campagna, il maresciallo trov Maestrangelo gi colmo di rabbia repressa. Non c'era speranza. Metti sottosopra una sola famiglia e tutto il clan ti si rivolta contro. E pi di una famiglia era stata messa sottosopra. Il capitano si sentiva responsabile per ci che non riusciva a controllare. Non era quello il suo modo di condurre le cose. E, inoltre, non funzionava.
Se avessi gli uomini dei quali ho bisogno....
Le notizie che port il maresciallo furono allo stesso tempo buone e cattive. Cattive perch quelle famiglie erano state messe sottosopra ingiustamente. Buone perch, lungi dal danneggiare le indagini, era proprio quella la rotta giusta... e una rotta della quale sarebbe stato difficile giustificare il costo, se fosse stata deliberatamente voluta. La pista Salis era falsa, come adesso aveva capito il maresciallo, ma questa perquisizione, effettuata in buona fede, sarebbe servita a soddisfare i reali colpevoli e a disturbare Salis, che avrebbe potuto, se fossero riusciti a stabilire un contatto con lui, arrabbiarsi al punto di aiutarli a catturare il nemico che lo voleva incastrare.
Tornarono al paese e andarono da Bini, che non raccont nessuna barzelletta al capitano, ma al quale fece le
sue lamentele sul fatto di dover convivere, una volta finita la faccenda, con la gente di quelle parti. Il capitano, assai ragionevolmente, osserv che, prima fosse finito tutto, meglio sarebbe stato per tutti coloro che ne erano stati coinvolti e lo spinse a fornire un resoconto dell'omicidio. Bini avrebbe potuto spiegare ci che nessun alto ufficiale avrebbe potuto, cio con chi avevano a che fare e quali fossero le sue mosse.
Nel periodo in cui Giovanni Salis era in prigione, il gregge era stato curato da un cugino che pi tardi era tornato in Sardegna, dove, alla morte della madre, aveva ereditato un pezzo di terra. Il suo posto era stato preso da Francesco Vargiu, nipote di Giovanni, un adolescente appena arrivato, come dicono loro, nel continente'. Non pass molto tempo dall'arrivo sulla scena di questo nipote, che cominciarono i guai. Presto la moglie di Giovanni not che il ragazzo trascurava il lavoro e che si faceva vedere nel bar del paese in compagnia di membri di un clan rivale. Il ragazzo si drogava con l'eroina e cercava di nasconderlo alla famiglia. Ne era rifornito dal clan rivale, e pagava con pecore sottratte dal gregge di Giovanni. Le pecore rubate, anche se marchiate sull'orecchio, non sono mai ritrovate se non incidentalmente. Qualche volta saltano fuori durante le perquisizioni effettuate alla ricerca di un sequestrato, ma sono trasportate cos lontano sui sentieri tra Bologna e Roma che  difficile identificarne i proprietari. Il clan di Salis decise di punire il ragazzo e gli spacciatori, ma tutto quello che ne risult non fu che una scaramuccia a colpi di coltello nel bar del paese che non riusc a fermare quel traffico. Quando Salis venne scarcerato ne era perfettamente al corrente. Cen, dorm, e poi si alz nell'alba nebbiosa per prendere il fucile da dietro la porta e puntarlo al cuore del ragazzo traditore mentre ancora dormiva nell'ovile. Ma il ragazzo era giovane e agile e la paura lo aveva tenuto vigile
anche nel sonno. Il primo colpo lo raggiunse a una spalla, mentre rotolava via e balzava in piedi. Corse via sull'aia, nella speranza di poter fuggire sul suo motorino. Il colpo successivo raggiunse il motorino e Salis ebbe tutto il tempo che voleva, mentre il ragazzo cercava disperatamente di avviare il motore inceppato dall'umidit, per ricaricare e sparare due volte tra le scapole al ragazzo.
Prima che si fosse fatto completamente giorno, aveva gi trasportato, nel retro della sua vecchia macchina riadattata, il cadavere sulle colline e lo aveva deposto nel terreno del clan rivale. Dato l'incidente del precedente scontro a coltello, Bini sapeva gi tutto, e non ebbe esitazioni a disporre l'arresto di Salis. Trov sull'aia una grande quantit di sangue, un motorino e una moglie dalle labbra cucite. Salis era sparito e da allora non si era pi visto. La moglie di Giovanni non approvava i sequestri, ma evidentemente non era preoccupata per quello in atto. Ci di cui aveva avuto paura quando erano apparsi Bini e il maresciallo era che il marito, se fosse stato trovato durante le perquisizioni conseguenti, fosse accusato di omicidio. Cos, quando il maresciallo aveva menzionato il cane, si era azzittita.
Ha qualche prova? - domand il capitano - Voglio dire prove concrete, a parte il sangue.
Non ho neppure il sangue - rispose Bini -. Era agosto. Prima che arrivassero quelli della Scientifica ci fu un temporale. Scrosci di pioggia che fecero straripare ogni fosso e torrente e che allagarono i sentieri. No, non ho il sangue. Tutto ci che ho  un cane. Come  successo a Guarnaccia, quando andai a interrogare la moglie, il giorno del delitto, fu quello a stupirmi. Le pecore nell'ovile e un canile vuoto. Un pastore ha sempre un cane. Le domandai: "Dov' il cane?"; e lei rispose: " morto". Secondo lei, era stato il marito a sparare al cane, lo aveva dovuto abbattere perch era malato. Le chiesi dove fosse seppellito. Me lo indic e dovetti
tirarlo fuori. Fecero un'autopsia.  vero, al cane era stato sparato, ma non era malato. E il fucile usato era lo stesso che aveva ucciso il ragazzo. Vede, era stato il proiettile che aveva colpito il motorino. Ho una prova. Quel cane  ancora in una cella frigorifera dell'istituto di medicina legale.
Ma lui sapeva - disse il capitano - che lei lo avrebbe trovato per forza.
Certo che lo sapeva - disse Bini - e non poteva neppure far conto su quel temporale, ma non fece niente per nascondere tutto quel sangue. Deve capire che Salis  un bandito della vecchia scuola. Secondo lui, aveva pieno diritto di fare quello che ha fatto e nessuna ragione di nasconderlo. Aveva depositato il cadavere sul terreno dei Puddu perch il ragazzo lo aveva tradito con loro e, per quanto lo riguardava, potevano anche tenerselo. Preferirebbe morire su quelle colline piuttosto che lasciare impunito un comportamento simile. Lo conosco.  orgoglioso e di principi rigidi.
Il capitano evit di manifestare il desiderio che Bini ne avesse parlato prima. Sarebbe stato ingiusto. Nessuno aveva confidato a Bini il fatto che c'era un altro sospettato a parte Salis e che questo sospettato era il capo del clan rivale, Giuseppe Puddu, che l'anno prima era fuggito di prigione. Tutto quello che disse fu: E Puddu? Che ne sa di lui?.
No, no, Puddu... No. Si pu anche seguire il modo di pensare di un uomo come Salis ma, per come la vedo, Puddu si  mescolato con ogni genere di persona, facendo combriccola con toscani, strozzini, mafia, anche. No, Puddu si  dimenticato da anni di essere sardo. Non guasta,  vero, che dopo la perquisizione di oggi pensi di avervi buttato del fumo negli occhi. Dovreste chiederlo a Giovanni Salis cosa ne pensa di Puddu ma, per quanto mi riguarda,
dovrebbe esser sbattuto dentro a vita. Mi sembra che sia troppo facile per certa gente questa faccenda della libert vigilata quando hanno scontato met della pena. Progettano dentro il loro lavoro successivo e nel momento in cui attraversano la porta del carcere spariscono e noi ci troviamo per le mani un altro sequestro.
Cos sembra, disse il capitano.
Il maresciallo torn a Firenze, lasciando il capitano a revocare le perquisizioni del territorio di Salis alla fine della giornata e a spiegare gli sviluppi al sostituto procuratore.
Tutto quanto per un canile vuoto. Ma il cane che giaceva nella cella frigorifera dell'istituto medico legale non rappresentava la fine di quello che il maresciallo chiamava "il giorno dei cani". Il maresciallo fece la sua solita visita a palazzo Brunamonti verso le sette di sera e vi trov Leonardo e Patrick Hines - ma non, grazie a Dio, l'investigatore - seduti sul sof bianco, chini su qualcosa che giaceva, tra di loro, sul pavimento. Silvia, la cameriera, piangendo quasi pi del solito, lo fece entrare e scomparve.
 tornata a casa - disse Leonardo, guardandolo con occhi umidi - ... Tessie.
Sul pavimento, tra i due uomini, stava un cestino. Vi giaceva, in uno stato pietoso, il piccolo bastardino giallo. Leonardo le ripuliva con delicatezza la bocca dal sangue incrostato e le dava dell'acqua con un contagocce. Attorno alle quattro zampette c'era della garza. Il cane era troppo debole per sollevare la testa o anche per aprire la bocca, ma tutte le volte che una goccia d'acqua le scivolava tra i denti e le raggiungeva la lingua riarsa, la sua piccola coda faceva un debole tentativo di scodinzolare di gratitudine.
 tutta una ferita - disse Patrick Hines -. Dio sa come sia riuscita a trascinarsi a casa. Non  riuscita a salire le scale e ha cercato di avvicinarsi alla fontana. Non deve aver
bevuto per giorni, figuriamoci mangiare. Quando sono arrivato ho trovato attorno a lei la gente del laboratorio, che l'hanno portata su distesa su un pezzo di stoffa. Direi che abbia pi di un osso rotto, e i cuscinetti delle zampe sono completamente logori e sanguinanti.
Il maresciallo si sofferm a osservare il piccolo straccio di ossa e di pelliccia dalla quale la carne era scomparsa, ma il cui spirito era ancora capace di un piccolo scodinzolio. Appariva cos fragile, cos distrutta dal dolore, che non avrebbe neppure osato carezzarla con la sua manona goffa. Tutto ci che riusc a fare fu domandare: Non avr bisogno di un veterinario?.
 troppo debole - disse Leonardo -. Ha bisogno di acqua, di pace e di una notte di riposo, prima di poter essere visitata e di una radiografia. Adesso potrebbe danneggiarla. Sono sicuro che ce la far. Ce la deve fare!.
Si alz e and a prendere altra acqua calda per lavarle le ferite. Quando fu uscito dalla stanza, Patrick Hines disse al maresciallo che il ritorno della cagnetta era una benedizione in molti sensi perch dava loro la possibilit di fare qualcosa di concreto per Olivia, invece di stare ad aspettare, impotenti. E questo lo dico non solo per Leonardo, ma anche per me.
S,  comprensibile. Quando sar stabilito un contatto, vi sentirete meno in un limbo. Al maresciallo, bench Charles Bently, l'investigatore venuto da Londra, sembrasse una creatura arrivata da un altro pianeta, Patrick Hines era piuttosto simpatico. Era un uomo alto, corposo, dalla figura atletica, dai capelli grigi e dagli occhi azzurri. Era calmo e discreto e, per quanto ne sapesse del passato di Olivia Birkett, gli sembrava l'uomo ideale per lei. Sembrava anche che la sua presenza desse un considerevole conforto al ragazzo.
Un forte singhiozzare annunci l'imminente arrivo di Silvia.
Il maresciallo e Hines si scambiarono uno sguardo e quest'ultimo mormor: Grazie al cielo ha una sorella sposata nelle vicinanze. Penso che stanotte vada l.
La ragazza in lacrime entr nella stanza e, da dietro un fazzoletto di carta, gem che la signorina voleva parlare con il maresciallo. Sembr attendere che lo seguisse e quando lui lo fece, non si indirizz verso la camera della signorina, ma verso quella della madre.
La stanza era immersa in una luce soffice proveniente da una fonte invisibile e questa volta sembrava che nel grande letto avesse dormito qualcuno. I cuscini erano riuniti al centro della testiera e il copriletto era ripiegato ai piedi. Forse la ragazza aveva cercato conforto alla sua angoscia dormendo l per sentirsi pi vicina alla madre. Al centro del letto giaceva una pila di vestiti e tutti gli armadi e i cassetti erano aperti. Anche una piccola scrivania intarsiata era aperta e disseminata di una grande quantit di carte.
Puoi andare adesso, Silvia. Mi spiace che non ci sia dove sedersi, maresciallo, ma, come vede... Silvia, puoi andare.
Sto facendo la cena. Una cena filippina; il signor Hines mi ha chiesto....
Puoi andare.
La risposta di Silvia a quella che il maresciallo aveva supposto essere una serata con la sorella per tirarla su di morale sugger che l'espediente non aveva funzionato. Lasci la stanza piangendo a gran voce e il maresciallo e Caterina furono raggiunti, mentre la filippina tornava indietro sul lungo corridoio, da una serie calante di Mia signora.
La ragazza si scus ancora una volta per il disordine. Sembrava troppo presto per il cambio di stagione, un evento che la maggior parte delle donne paventa, con tutto il lavoro che comporta per arrampicarsi verso scaffali posti in alto e poco utilizzati, e i viaggi interminabili da e per la
lavanderia con gli abiti invernali. Quella faccenda non era gradita neppure al maresciallo, a causa della passata di freddo e di pioggia che inevitabilmente ne seguiva, e che rendeva necessaria la ricerca di maglioni gi impacchettati e il conseguente puzzo di naftalina.
Stava quasi per lasciarsi andare a un commento su quella precocit, ma si ferm a tempo. Gli armadi che bordavano tutte quante le pareti della stanza erano certamente sufficienti per quattro stagioni, mentre la necessit di cambio  dovuta principalmente agli spazi limitati che si accompagnano a stipendi limitati. Gli attravers la mente anche il pensiero che la ragazza, all'apparenza sempre pessimista, compisse una simile operazione nell'assunto che fosse difficile che la madre si riunisse a loro prima della fine dell'inverno. E in questo, probabilmente, aveva ragione. La ragazza conferm il maresciallo nella sua idea dicendo, mentre da una pila di pellicce ai piedi del letto ne spostava una: Dal momento che nessuno le indossa, sar meglio che vadano in frigorifero. E c' un sacco di roba che Olivia intendeva portare alla Croce Rossa e non ne ha mai avuto il tempo. Credo di dovermene occupare io.
 molto ragionevole che lei si tenga occupata. Sembra che la cagnolina occupi totalmente l'attenzione di suo fratello e del signor Hines.
Oh, s, lo so che si stanno dando un gran daffare, ma bisognerebbe piuttosto portarla da un veterinario. La porter
io domani. La cosa della quale volevo parlarle era quell'investigatore venuto da Londra. Lo ha incontrato?.
Una volta.
Cosa ne pensa?.
Io... be', il suo italiano  molto buono e lui mi sembra ben informato.
Ma  di qualche utilit?.
Per noi? Affatto. Pu solo essere utile a voi, quando
verr il momento, per trattare con i rapitori.
Mi scusi, ma non c' lei per quello?.
S, ci sono io. Ma non posso impedirle....
A me? A mio fratello e a Patrick! Ha un'idea di quanto ci verr a costare?.
No... Non  una cosa.... Certamente non avrebbe portato alla Croce Rossa tutti quei vestiti bianchi trasparenti. .. La cameriera non aveva detto...
Ci costa una fortuna. Albergo a quattro stelle, pesanti rimborsi spese e un onorario che lei non pu neppure immaginare. Voglio parlare a Leo e a Patrick. Ho dato un'occhiata ai conti privati di mia madre, in modo da poter affrontare qualsiasi evenienza. L'anno scorso ha finanziato abbondantemente i suoi affari e noi non possiamo permetterci questo spreco. Dato che qui c' lei si tratta di uno spreco, non  vero? Se dovremo pagare un riscatto non avremo bisogno di tutto il denaro che riusciamo a racimolare?.
 vero, ma non credo di poter....
Desidero che lei ne parli con loro. Dovranno ammettere che  pi importante il denaro per il riscatto. Ho letto sul giornale di oggi tutti quegli articoli sui sequestri. C' bisogno di contatti, informatori, telefoni sotto controllo, uomini nascosti sulle colline, non di quel tipo grasso dai capelli unti che se la spassa a nostre spese in un albergo di prima categoria.  cos, non  vero?.
S, signorina,  vero. Ma si ricordi che in ogni caso tutto questo  fatto per sua madre e che se il signor Hines e suo fratello si sentono pi tranquilli ad avere qui quell'uomo, allora affronteranno meglio lo stress che ancora deve venire. Cerchi di non prendersela. A parte riavere sua madre, alla fine, niente  davvero importante, non le pare?.
Non sembra neppure molto intelligente. Ci ho parlato due volte e quando l'ho visto stamani non riusciva neppure
a ricordare il mio nome di battesimo.
Il maresciallo decise di accomiatarsi prima che fosse posta sotto esame la sua stessa intelligenza. La lasci a sollevare e ad eliminare dei vestiti sfavillanti nella luce diffusa, non molto certo del suo nome, bench a quel punto l'avesse appuntato nel suo notes, ma molto sicuro di una cosa: per quanto avesse ragione sulla inutilit dell'investigatore, lui non intendeva parlarne al fratello. Non poteva permettersi di renderselo ostile.
L'ultima visita della giornata fu al capitano. Lo trov di cattivo umore, esattamente come ci si sarebbe dovuto aspettare, adesso che altri poteri avevano preso dalle sue mani il controllo del caso. Un uomo da meno, e ce n'erano tanti di quel genere nell'Arma, vedendosi privato in anticipo di ogni merito, nel caso la faccenda fosse risolta, avrebbe cercato di mantenersi a galla e di spostare l'attenzione su qualcosa con la quale attirarsi meriti. Stando cos le cose, per quanto avesse il volto tirato e, mentre il maresciallo era con lui, avesse mandato qualcuno a prendere un bicchier d'acqua per buttar gi una pillola per il mal di testa, non raccolse neppure l'opportunit di esternargli la sua frustrazione. Il maresciallo, non essendosi mai reso conto dell'effetto calmante e di sostegno che aveva sempre avuto sul suo comandante, si meravigli che avesse trovato il tempo di riceverlo. Era come se, malgrado il capitano avesse completamente capito questa situazione e cercasse di comunicarla, il risultato si limitasse a uno sguardo sconcertato. La loro dipendenza reciproca era tanto profondamente radicata quanto ignorata.
Le novit del capitano, una volta che il maresciallo ebbe fatto il suo rapporto sul ritorno del cane, era che adesso i suoi uomini stavano facendo straordinari sul gruppo dei complici di Puddu e, in particolare, su qualsiasi contatto Puddu avesse potuto aver stabilito in prigione e che gli
potesse aver fornito informazioni sui Brunamonti.
I loro lavoranti... - disse il maresciallo - Vi ho solo fatto una capatina, ma suppongo che voi abbiate....
Puliti come uno specchio, tutti. Perch? La famiglia ha qualche sospetto da quella parte?.
No, no. Ho avuto l'impressione... solo una capatina, capisce... che siano fedeli e uniti....
Ma?.
Il maresciallo esamin il berretto sulle ginocchia, la scarpa sinistra, il quadro appeso alla parete di fronte. C' qualcosa....
Il capitano si astenne da sollecitazioni o domande.
Non lo so. Ho avvertito fin dall'inizio che c'era qualcosa, ma non riesco a... e poi, vede, c' stata la faccenda del cane e il fatto... ma certo non pu essere stata una cosa come quella a darmi noia... No, vede,  stato proprio fin dall'inizio... "Sua signoria" l'hanno chiamata e non mi sembra giusto. Non mi intendo di queste cose... lei ne sapr di pi... ma le sembra la cosa giusta? Riferirsi alla contessa come a "sua signoria"... cos?.
Direi di no, ma....
Il maresciallo continu, lento e inesorabile come un rullo compressore. E in quel tono di voce.  stato quello, soprattutto, a darmi noia.
Il capitano sedeva e ascoltava rigirandosi lentamente tra le dita, sulla scrivania lucida, una penna, ben cosciente che Guarnaccia, in quello stato d'animo, lo utilizzava solo per far prendere forma a delle immagini.
C' qualcosa di storto - dichiar alla fine il maresciallo -, qualcosa nella famiglia, ma non se ne pu incolpare nessuno di loro singolarmente... e vi includo anche Hines.
Nella famiglia?.
La cameriera qualcosa ha detto. Lui e Olivia sono amanti, ma lui  molto discreto. Uno potrebbe prendere un
atteggiamento da padrone. Lui sta in albergo, malgrado passi tutta la giornata con il ragazzo, qualche volta con quell'investigatore, qualche volta senza.
Ma avverte che collaborano ancora? Non ha problemi?.
S e no. Vede, non sono d'accordo tra loro, e quindi io devo esser prudente per non sembrare di essere schierato da una parte o dall'altra.
Date le origini siciliane del maresciallo, il capitano su questo non aveva dubbi, ma tutto ci che si limit a dire fu: Ho un paio di uomini nascosti sul territorio di Puddu che cercano di scovare chi porta da mangiare, i cambi di guardia e roba simile. Gli elicotteri arriveranno domani, ma non vedranno niente. Puddu  un esperto di questi lavori.
Sono comunque forse utili, se la vittima li sente.
Il capitano scosse la testa. Non  il tempo giusto.  qualcosa che si pu fare nei primi due o tre giorni, quando la vittima ci spera ancora, e poi negli ultimi giorni, tra il riscatto e il rilascio. C' poi la possibilit che la vittima ricordi ora e direzione, il che potrebbe aiutare a localizzare il nascondiglio. Volare in questo modo, a caso.... Si arrest, e la sola sua ulteriore osservazione fu: E bene per le pubbliche relazioni. Ci saranno le telecamere. No,  il basista che vogliamo, Guarnaccia. Incollato alla famiglia ci deve essere un legame, per quanto tenue. La ragazza ha un fidanzato?.
Non ne ha fatto menzione e sembra che non esca mai. Il solo uomo che ha nominato, a parte il suo povero padre,  un fotografo che sembrava apprezzarla molto, per quanto ne diceva lei, e il suo professore all'universit.... Fotografie... c'era qualcosa che riguardava le fotografie connesso al suo irremovibile disagio. Apr la bocca per parlare, ma la richiuse subito, imbarazzato al ricordo del suo ridicolo sogno su una foto segnaletica del cane malconcio. Sangue attorno
alla bocca, che Leonardo aveva ripulito quella sera. Ma non c'era anche Nesti connesso in qualche modo con quell'infelice serie di pensieri? Nesti aveva pensato che il capitano potesse ricavare da quel caso un'opportunit di carriera. Be', la Criminalpol aveva posto fine a ogni possibilit del genere. In pi, Nesti qui aveva torto, torto marcio, e avrebbe potuto anche dirglielo la prossima volta che fosse capitata l'occasione. Il capitano era un brav'uomo, un uomo serio che avrebbe fatto comunque e malgrado tutto il suo dovere in un caso come questo.
Il capitano, vedendo che quella sera da Guarnaccia non sarebbe venuto fuori altro, lo lasci andare.
E fu cos che il maresciallo fu riaccompagnato a Palazzo Pitti in macchina da un carabiniere, perch era ancora perduto nel suo mondo, a rigirarsi in testa delle immagini, fermandole talvolta per controllare un dettaglio, ripercorrere un dialogo...
Sua signoria... sua signoria non le avrebbe fatte... cosa? Ah, s, le etichette con su scritto Brunamonti. Be', perch avrebbe dovuto? Il suo vero nome era Birkett e il matrimonio non le aveva portato molta fortuna. Aveva cominciato a lavorare malgrado il matrimonio... Una signora Brunamonti non va a lavorare. Hm... E allora perch quel tono di voce? Sua signoria. No, no. Non tornava. Il capitano, qualcuno competente, doveva scoprirlo. Quello che avrebbe potuto servire al maresciallo era un amico di famiglia, non troppo coinvolto, qualcuno che conoscesse tutte le chiacchiere, preferibilmente una donna, perch gli uomini generalmente non hanno nessuna possibilit di successo in quel genere di cose. Ecco, Teresa, se avesse conosciuto quella famiglia, avrebbe saputo tutto, e invece lui, che praticamente viveva con loro, non poteva neppure dire se la figlia... ma come si chiamava?... avesse un ragazzo. Quanto a quello, Teresa poteva anche saperlo! Aveva letto
queste cose dal parrucchiere, e non si trattava proprio del genere di cose che interessano le riviste?
Era cos. Non aveva un ragazzo. Teresa, in procinto di andare a letto, stava mettendosi la crema sulla faccia.
Non per quanto mi ricordi, comunque, ma questo avveniva mesi fa e, sai, da allora avrebbe anche potuto trovare qualcuno.
Nell'articolo c'era anche la sua fotografia o solo quella della madre?.
Solo la madre. L'articolo era su di lei.
Che rivista era?.
"Stile". Roba patinata, piuttosto cara.
Ne ordiner una copia. Mi piacerebbe vederlo.
Hm... Spegni la luce. Hai notato qualcosa?.
La camicia da notte che hai  nuova.
Certo che non lo . Ce l'ho da quattro anni. Sei incredibile. Dovrebbero lasciare alle donne il lavoro investigativo,
lo sai?.
S. Dopo un po' aggiunse: Io non sono un investigatore. Io cerco solo di aiutare la gente a ritrovare il motorino.
E la madre.
Questo tocca al capitano. Io mi limito a chiacchierare con la famiglia, a farli collaborare. Ad ogni modo, cos' che avrei dovuto notare?.
Ascolta. Il vento  calato.


Capitolo 7.

Quella mattina, per la prima volta, la faccia non mi fu tagliata dal vento ghiacciato nel momento stesso in cui mi affacciavo fuori dalla tenda. Ero abituata a quel vento e lo aspettavo anche, perch era un contatto, una presenza che potevo avvertire, un tocco violento ed esilarante che penetrava nel mio isolamento nell'oscuro mondo sottomarino. E poi il freddo pungente mi rendeva felice di tornare nella mia prigione e di rannicchiarmi nel calore residuo tra sacco a pelo e giaccone. Ma quel mattino, quando strisciai fuori, c'era un senso di vuoto. L'aria aveva un profumo differente, terrigno e umido. Era molto pi caldo. Dopo la routine del mattino rimasi seduta all'ingresso della tenda con le gambe fuori e gli stivali calzati. Era una vittoria recente. Ero stata cos attenta, tranquilla e obbediente che ogni mattina mi venivano restituiti gli stivali, ai quali era allucchettata la catena, cos che potevo andare fuori, invece di usare la padella dentro la tenda. Seguivo la catena, tirandola, tesa, finch non trovavo il mio albero e loro portavano la padella. Non so come spiegarle cosa significasse per me ma, creda, mi restituiva il senso di appartenenza al genere umano, cosa che stavo perdendo. Portavo con me rotoli di carta igienica e tovaglioli di carta inumiditi per pulirmi e lavarmi le mani.
Se non mi imbarazzava troppo fare tutto questo di fronte a chiunque mi guardasse, era probabilmente perch non potevo veder niente e sentire poco, e cos mi sembrava di essere rinchiusa in un mondo privato. Poi sedevo con i piedi fuori della tenda e mangiavo la mia colazione. Dopo i primi due o tre giorni non mi avevano pi dato caffellatte e pane, l'unica cosa che mi era facile inghiottire. Suppongo che non intendessero preoccuparsi di imboccarmi e una volta che avevo chiesto di lasciarmi provare da sola lo rovesciai quasi tutto. Lo ricordo scender gi dal collo e spandersi gi per il petto. Allora non avevo altri vestiti. Fu solo molto tempo dopo che mi portarono una tuta.
Cos, quella mattina si trattava ancora del pane raffermo e del duro parmigiano che mi era tanto difficile mandar gi. Il peggio era che non avevo molto tempo per cercare di masticarlo perch volevano spicciarsi e me lo portavano via. Lo stesso, era un lusso sedersi quasi all'esterno della tenda e respirare aria pulita. Stavo attenta a non voltare la testa verso il cielo in cerca del sole del mattino perch questo era visto come un lavoro da poliziotto' e la volta che ci provai mi schiaffeggiarono in testa.
Altra vittoria: la pesante catena alla caviglia era sempre tenuta troppo stretta e dopo qualche giorno ero quasi sicura che vi avesse provocato una ferita. Una mattina chiesi a Taglialegna di darvi un'occhiata, e il mattino dopo mi port qualcosa da metterci sopra. Mise perfino un tubo di plastica sulla catena, come quelli che si usano per le biciclette, e un po' di imbottitura e di cerotto sulla caviglia. Ma perch non potevano tenerla meno stretta? Era una cosa ridicola. Allora decisi che la prossima cosa che avrei cercato di ottenere fosse una mela o qualcosa di simile, una qualsiasi cosa fresca - avevo bisogno di vitamine - e un piccolo pezzo di sapone. Avevo atteso il momento opportuno e ne parlai a Taglialegna quando fu solo. Per il momento avrei
chiesto solo la mela. Una cosa alla volta. Il sapone era meno importante.
Avevo scoperto a quel punto che la sera generalmente erano presenti in due, ma che Taglialegna c'era pi spesso degli altri. Sapevo anche che, bench non si avvicinasse mai a me, c'era un capo del quale tutti avevano paura. Lo sapevo perch talvolta, quando chiedevo a Taglialegna qualche nuova concessione, mi parlava con le labbra alle orecchie bendate e mi diceva: Impossibile. Ordini del capo. Ero quasi sicura che dicesse la verit.
Scoprii anche altro. Per esempio, che il mio udito, adattatosi ai tamponi, cominciava a discernere le cose e a riconoscere la loro nuova natura smorzata.
"Paff! Paff, paff!". Un rumore come quello che faceva la cera quando mi cadeva nelle orecchie, ma distante. Cacciatori! Non c'era da meravigliarsi che i miei rapitori non avessero esitato a farsi segnali con il fucile. Ripensando al nostro arrivo, carponi, in quel posto, mi venne in mente che probabilmente cacciassero cinghiali e che certamente dovessero avere delle mute di cani. Ho trascorso, o perduto, ore intere a immaginare che si imbattessero per caso nel nascondiglio, guidati dai cani curiosi. Mi inventai una dozzina di scenari diversi che sfociavano nel mio salvataggio. Avevo anche stabilito il momento preciso in cui avrei potuto arrischiarmi a gridare Aiuto! Sono qua! Aiutatemi!. Ma tutte le volte il mondo reale ribaltava quello inventato per due motivi: il primo perch, se anche avessero avvistato l'accampamento, se anche avessero visto i miei rapitori armati, avrebbero sicuramente pensato che si trattasse di un gruppo di altri cacciatori e si sarebbero allontanati per cercare un loro esclusivo territorio; l'altro, molto pi difficile da spiegare, era che avevo promesso a Taglialegna un buon comportamento e il silenzio come requisiti necessari alla mia sopravvivenza, che lui in cambio assicurava.
Se i cacciatori mi avessero scoperto nei primi giorni, avrei gridato a squarciagola. Adesso non pi. Mi avevano ridotta all'obbedienza. Avevo dato la mia parola. Sarei rimasta in silenzio. Paff! Paff, paff! In quei giorni erano inquieti, tutti, compreso Taglialegna. Dopo un po' di tempo mi ricordai che il marted e il venerd la caccia era proibita. Non sono mai andata a caccia, ma abbiamo una casetta in campagna e lasciavo Tessie libera di scorazzare a piacimento solo in quei giorni. Sono venuta a sapere di tanti di quei cani ai quali hanno sparato, a qualcuno per incidente, a qualcuno di proposito. I giorni in cui la caccia era vietata erano giorni in cui cercavo di avvertire i momenti nei quali Taglialegna era solo, in parte per un conforto umano, in parte per assicurarmi ulteriori piccole concessioni.
Fu all'incirca all'inizio dello stesso periodo nel quale capii il fatto dei cacciatori che ci fu un miglioramento nel cibo. Taglialegna mi spieg che quando fu scoperto l'errore di aver prelevato me invece di mia figlia c'erano stati un sacco di litigi e di difficolt economiche. Per ovvie ragioni non mi forn particolari, ma diceva semplicemente: Un gran casino.
Poi, a un certo punto, il capo si era adattato alla nuova situazione e, suppongo, aveva deciso di investire qualche lira per tenermi in vita. Dovrei dire piuttosto per tenere in vita tutti noi, perch i miei guardiani mangiavano e bevevano quello che mangiavo e bevevo io, il che, durante tutto
il primo periodo, non voleva dire nient'altro che pane, parmigiano, acqua e vino. Poi un mattino, tardi, filtr nella mia tenda un meraviglioso odore di cucina e quando si sollev la lampo e mi presentai all'ingresso, il vassoio conteneva un piatto con qualcosa di caldo. Erano spaghetti al pomodoro! Il profumo che prima mi aveva raggiunta era quello dell'aglio che soffriggeva nell'olio di oliva. Taglialegna mi mise un cucchiaio nella destra.
Te li ho sminuzzati. Diventerebbero freddi come il marmo se tentassi di mangiarli con la forchetta. Il fiasco  qui, alla tua destra.
Grazie. Spaghetti e vino rosso! Era inevitabile che non riuscissi a mangiarne un gran che, anche se all'inizio il profumo mi aveva risvegliato qualcosa che somigliava all'appetito e aveva dissolto quel grumo di terrore che mi bloccava la gola. A quel punto volevo solo vivere, anche se avessi dovuto continuare a vivere in quel modo. Cercai
disperatamente di tirar gi tutto, non foss'altro che per dimostrare gratitudine. Altrimenti non se ne sarebbero preoccupati pi di tanto in futuro, e io avevo bisogno di un nutrimento sufficiente. Erano buoni, ma presto le mascelle presero a dolermi, le orecchie a tormentarmi e lo stomaco, contratto, protestava.
Sei un cuoco eccellente, dissi con entusiasmo a Taglialegna per farmi perdonare di non aver finito gli spaghetti, e per evitare che prendesse in giro la ricca troia. Il profumo di questa pumarola, per la prima volta, mi ha risvegliato l'appetito. Cap? Non mi prese in giro. Non si arrabbi neppure quando gli spiegai che lo stomaco mi si era contratto e che avevo bisogno di tempo per riabituarmi a mangiare normalmente.
Mentre rimanevo seduta con il vassoio accanto, in attesa dell'ordine di tornare dentro, sentii odore di caff. Caff tostato, caldo e fragrante nell'aria del mattino! Fui sommersa da sentimenti di nostalgia per le mattine a casa, il giornale radio, Caterina con i capelli dolcemente spettinati, la sua vestaglia di seta spiegazzata. L'impressione era cos acuta che rifiutai perfino il caff, dicendo a Taglialegna: "Prendilo tutto tu. Per me  sufficiente l'odore".
Era vero. Io ero contenta anche senza, ma mi rispose seccamente: "Ce n' abbastanza per tutti. Una volta che  fatto,  fatto".
Non aveva capito. E come avrebbe potuto? Mi mise la tazza calda in mano e io ne bevvi. Poi mi pose in mano qualcos'altro. Una mela! Avevo bisogno di vitamine, ma non potevo permettermi di mangiarla subito. L'annusai, mi pressai alla guancia la sua liscia e fresca buccia, ne immaginai il colore... sentivo con sicurezza che si trattava di una Granny Smith. La protessi nella mano finch non divent tiepida, e pensai ai miei giorni da studente nel nord dello Stato di New York, dove autunno significava tappeti di umide foglie multicolori lungo le strade di campagna e carretti dove si vendevano montagne di croccanti, sugose mele rosse e barattoli di sidro e di aceto di sidro. Com'ero ignorante a quel tempo delle tristi realt del mondo. Cercai di immaginare cosa avrebbe significato per me leggere nei giornali di una donna rapita dai banditi in un luogo lontano, in Italia, e tenuta incatenata a un albero. Niente, certo. Non avrebbe avuto nessuna realt, cos come adesso non aveva realt quel mondo cos lontano dei miei giorni da studente. Avevano la qualit del sogno, di qualcosa che avevo solo osservato nel modo in cui nei sogni osserviamo noi stessi che facciamo qualcosa, piuttosto che esserne protagonisti. Se fossi tornata nel mondo reale, avrei rimesso insieme quelle due me stesse separate, il me stessa di prima di quell'episodio e il me stessa di dopo. Nel frattempo dovevo concentrarmi sulla mia sopravvivenza, il che voleva dire sui particolari, sulle piccole vittorie, sulla mia mela. La mangiai tutta, a parte il picciolo, che strappai via. Mangiai il torsolo e succhiai i semi, che sapevano di mandorla. Volevo farlo, ma in questo c'era anche una componente di esibizione. Ancora un'altra volta non volevo apparire come la ricca troia il cui unico modo di mangiare una mela  sbucciarla e tagliarla a spicchi con posate d'argento in un ristorante di lusso. Era vero che da quando mi ero sposata avevo mangiato le mele in quel modo, ma in quei
soleggiati autunni da studenti addentavamo la loro fragranza come bambini e ci lasciavamo colare il succo gi per le guance. Cos feci allora, bench dovessi rosicchiarla, piuttosto che addentarla, a causa del dolore che mi costava aprire le mascelle. Lo notarono ed avvertirono la falsit del mangiarne il torsolo. Taglialegna mi guardava, potevo avvertirlo.
"Normalmente non mangi il torsolo, e ora che succede?".
"Sa di buono, i semi sanno di mandorle. Da bambina mangiavo le mele in questo modo, ed anche all'universit. Stavo in un posto dove crescono mele meravigliose".
Quando la mela fu finita, dal momento che nessuno non mi aveva ancora ordinato di tornare dentro, rimasi seduta all'aria fresca, ripensando ai giorni dell'universit. Cercai di ricordare il nome dei miei compagni, ma non ci riuscii, tranne due o tre. Avevo perso i contatti con tutti loro, e anche con l'America, in certo qual modo, eccettuato che per
il mio nuovo personaggio di donna d'affari. Cos questo periodo di prigionia non era stato l'unica frattura della mia vita. Il lasciare l'America, il divorzio... Le cose accadono senza che ce ne accorgiamo, e cos non cerchiamo neppure di correggerle. Forse dovrei preoccuparmi di cercare di rimettere insieme in un'unica unit tutta la mia vita passata. Forse  questa la vera ragione del mio voler sfilare a New York. Misi da parte questa idea per riconsiderarla durante le lunghe ore di pensiero nella tenda. Finch rimanevo fuori volevo gioire del ricordo dei giorni dell'universit. Avevo un ricordo molto vago di aver studiato, ma credo di averlo fatto, visto che la terminai. Non era affatto difficile, non come qui. Avvertivo una coltellata d'ansia quando mi chiedevo se avessi fatto male a incoraggiare Caterina a iscriversi alla Facolt di Lettere. Non  facile, a Firenze. E superaffollata, disorganizzata, complicata. In un anno e mezzo, ha raggranellato un solo esame dei cinque possibili, e cos gi mi sembrava che fosse stato un errore, una decisione
presa nell'urgenza di distrarla dalla delusione della danza...
Un colpetto sulla spalla. Era tempo di tornare dentro.
"Grazie per la mela. Non solo perch era deliziosa, ma anche perch una mela o qualsiasi altro frutto fresco o verdura mi aiuta a mantenermi in salute, il che  importante per voi quanto  importante per me, non credi?".
"Ora basta. Togliti gli stivali".
La routine giornaliera, le abluzioni mattutine, il mangiare, il tornare dentro, un tentativo di esercitarmi e distendere i muscoli, il lungo tempo per pensare, la catena e il lucchetto al polso, il sacco a pelo, la notte, niente cambiava. Non lo volevo, a meno che il cambiamento non fosse il mio rilascio. Nel frattempo, la routine rappresentava tutto, il mio incivilimento, il mio confort. La mattina salutavo Taglialegna e ogni sera gli davo la buonanotte. Mi rispondeva quasi sempre. Solo occasionalmente era secco, generalmente a causa di un qualche dissapore con uno degli altri due o con il misterioso capo. Credo che il mangiare quella mela mi abbia fatto pensare per la prima volta al problema che doveva rappresentare portare le provviste in un posto cos remoto. Mi faceva piacere avere a disposizione acqua minerale e tovaglioli di carta e adesso anche pasta. Pensai anche che il mistero della loro insistenza sulle regole di igiene, anche se non mi si permetteva di lavarmi in modo soddisfacente, poteva essere risolto facilmente: probabilmente non c'era nelle vicinanze nessuna risorsa d'acqua. Un'area con un corso d'acqua sarebbe stata frequentata dai cinghiali e, di conseguenza, anche dai cacciatori. Fino a quel momento avevo tenuto in considerazione solo le mie difficolt, ma da allora in poi ebbi un'idea chiara anche delle loro e cominciai a prestare maggiore attenzione. Non che la mia opinione su di loro, a livello personale, fosse cambiata. Avevo ancora paura di Macellaio, ben cosciente delle ondate di astio che mi provenivano da lui e della sua
potenziale violenza, che solo la presenza di Taglialegna teneva a freno. Quello dalle dita artigliate che chiamavo Volpe spesso cercava di provocarmi, ma ero determinata a non reagire a quelle provocazioni. Odiavo il suo odore e soprattutto mi disgustava prendere cibo da lui. Inevitabilmente, la mia gratitudine esagerata per l'avermi offerto qualcosa di diverso da mangiare era per lui un eccitamento. Una sera, mentre sedevo all'ingresso della tenda in attesa che mi fosse dato da mangiare, mi venne vicino e mi prese la destra.
"Ecco un altro bocconcino per te, qualcosa di diverso da mettere in bocca".
Ero molto cauta perch lo aveva gi fatto un'altra volta, e Taglialegna mi aveva strappato di mano il cibo prima che me lo portassi alla bocca. Quella volta si era trattato, mi aveva detto poi, di un pezzo di formaggio morbido ricoperto da spessa muffa verde. Questa volta mi mise nella mano qualcosa di tiepido e me la spinse verso la bocca. Il rumore distorto del suo rumoroso sogghigno mi raggiunse nel momento stesso in cui lasciai il suo pene con un sussulto di disgusto.
Poi la sua voce sussurr, vicino alle mie orecchie rombanti di mare: "Che succede, non ti piace in bocca? Preferisci che sia io invece a leccare la tua?".
Era uno dei rari giorni in cui Taglialegna non c'era e sudai di terrore al pensiero di cosa avrebbero potuto farmi Volpe e Macellaio. Ma credo che fosse Taglialegna a comandare e a rispondere del mio benessere al capo, e che rispettassero il suo comando anche quando era assente. Pi di una volta mi aveva ricordato che avrei dovuto essergli grata per essere trattata decentemente, e glielo ero. Non potrei riconoscerlo, lo sa, vero? Neppure la sua voce, cos che  stato per il mio stesso bene che ho sofferto tanto dolore.
Mentre Taglialegna mi stava mettendo la catena alla caviglia ed era vicino a me, domandai: "Farai i miei occhi, adesso?".
"Pi tardi".
Quello che in realt volevo domandargli era se, come aveva promesso, avesse portato il giornale con un articolo su di me, ma non osavo per paura di sembrare una seccatrice. Se ne and con i miei stivali e io mi trascinai dentro e mi buttai sopra il sacco a pelo, dato che non faceva affatto freddo. Avevo scoperto che se mettevo le braccia dietro al collo e mi tenevo la testa in modo da non far pressione sulle grandi pietre nelle mie orecchie, il dolore si riduceva a un livello sopportabile. Tuttavia poche notti di sonno in quella posizione mi avevano causato terribili dolori alle spalle, cos che adesso utilizzavo come supporto al collo un rotolo di carta igienica. Ero arrivata al punto di attendere questo momento di rifugio come si pu attendere il momento di sedersi a guardare il programma televisivo preferito. Il divertimento mi era fornito dai miei stessi pensieri e dalle mie memorie. Sentivo che in questo c'era qualcosa di lussuoso, dopo anni di corse per rimanere nello stesso posto, di tribolazioni causate dalla scarsit di denaro e poi, pi tardi, dalla pressione per mantenere il successo conquistato. Solo una volta, e da bambina, avevo avuto la stessa sensazione. Ero convalescente da una malattia... morbillo, credo... e dovevo rimanere a letto. Quel sentimento particolare di separazione che viene dal rimanere distesi in pace a letto e udire il mondo che va avanti senza di noi, voci che riconosci che si chiamano l'un l'altra sulla strada per la scuola, macchine che si mettono in moto, la radio e l'aspirapolvere di sotto... Avevo pennarelli e un libro da colorare, un puzzle con dei cavalli nella neve e uno splendido libro nuovo... anche nella mia tenda stantia potevo ricreare l'odore delizioso della copertina patinata e della stampa ancora fresca... che non potevo
leggere perch mi facevano male gli occhi. Anche a quell'et cos infantile gi potevo apprezzare il lusso di quelle ore cos totalmente mie. Posso capire che trovi strana questa similitudine, dato che mi trovavo prigioniera, incatenata in una tenda, ma, a parte la catena, non ero pi libera di una bambina con il morbillo? E Taglialegna era la mia infermiera, aveva la responsabilit di me, mi dava da mangiare, talvolta era gentile, talvolta arrabbiato. All'inizio provai a combattere contro la mia crescente dipendenza da lui, ma poi smisi di combattere e le lasciai continuare il suo corso. La maggior parte delle cose che avvengono naturalmente hanno un buon motivo per accadere e credo che, se non lo avessi accettato, se non mi fossi permessa di aver fiducia in lui, sarei morta. La ragione oggettiva avrebbe potuto essere un blocco intestinale, un avvelenamento del sangue per le ferite provocate dalla catena, qualsiasi cosa. Ma il vero motivo sarebbe stato il fatto che senza quel contatto non avrei potuto salvarmi. Si trattava di scegliere tra quello e la morte, e io volevo vivere.
Devo aver rivissuto tutto quanto potevo ricordarmi della mia infanzia, le cose buone e le cattive, e i miei pensieri mi assorbivano cos totalmente che l'interruzione per mangiare spesso mi sembrava importuna, soprattutto durante il regime di pane secco e di formaggio, come se io non avessi appetito e il mangiare fosse solo un processo meccanico. Preferivo di gran lunga le mie divagazioni mentali. Leo  come me, credo. So che ha passato un sacco di tempo all'interno dei suoi stessi pensieri, anche quando era piuttosto piccolo. Il pi delle volte stava zitto, concentrato su qualsiasi cosa stesse disegnando, ma qualche volta lo sentivo borbottare o anche parlare piano a se stesso. Viveva una seconda vita, molto intensa, nella sua immaginazione, credo. La sera usavo leggergli qualcosa in inglese, perch a scuola tutto era fatto in italiano. Mi sembrava che dovesse
conoscere la sua propria eredit letteraria. Cos, leggemmo anche Tom Sawyer, Nicholas Nickleby, Alice. E leggemmo l'Odissea e l'Iliade e un po' di Bibbia in inglese. Erano gi cos diversi lui e Caterina, anche da piccoli. Lui poteva perdersi per ore nel suo mondo immaginario, mentre a Caterina piaceva la compagnia.
Le piaceva avere accanto qualcuno con cui chiacchierare e le piacevano dei regalini, piccole bambole e animali di porcellana in miniatura. Ne aveva una collezione. Sentivo di doverle leggere cos come avevo fatto con Leo, ma lei voleva che fosse solo suo padre a farlo, e cos le veniva letto solo in italiano. Sa come sono le bambine con il padre. Io non potevo neppure stare vicina, se c'era lui! Poi, quando lui se ne and, lei non poteva sopportare di esser lasciata sola neppure per un momento. Non importava quanto fossi occupata, non voleva mai fare i compiti da sola, anche se si arrabbiava sempre se cercavo di aiutarla. Mi gridava: "Ce la faccio! Ma tu devi stare con me!". Povera Caterina... Facciamo tanti di quegli errori con i figli ma, anche col senno di poi, chi pu dire cosa sia giusto? Lei aveva bisogno del padre, e lui era... quello che era. Lui ha avuto troppo poco tempo per i figli, e poi abbiamo divorziato. Ancora non so come sarebbe potuta andare diversamente. Nei miei sforzi di prendermi addosso la responsabilit arrivo fino al punto di sentirmi in colpa prima di tutto per aver sposato Ugo e di avere quindi dato ai miei figli un padre instabile e una vita instabile.  un'idea sciocca, perch non sarebbero esistiti... o per lo meno non sarebbero esistiti cos come sono adesso. In pi, per
mia disgrazia, ero innamorata perdutamente di lui. Mi
affascinava, dopo tutti quegli ingenui, scialbi ragazzi che avevo conosciuto nel mio paese. Dopo, quando se ne fu andato, cosa avrei dovuto fare per farmi perdonare da Caterina l'assenza del padre, dal momento che non era la mia attenzione
quella che voleva? Feci ricorso a dei trucchi, cos come
facciamo tutti, talvolta, con i figli. Piccoli regali che dicevo venissero da lui. Non lo farei se tornassi indietro, o almeno adesso penso che non fosse giusto, ma sentivo una gran pena per lei, cos immobile e silenziosa, in attesa del suo ritorno. Non sapevo cos'altro fare. Quando mor, fu un sollievo per molti versi. Lei aveva solo dieci anni, Leo quattordici. E il mio sotterfugio pi grosso fu un testamento che assegnava loro i due terzi della propriet di famiglia al raggiungimento della maggiore et. Ugo aveva davvero lasciato un testamento, ma era tutto di fantasia, ed io ne feci una realt mettendomi d'accordo con i nostri avvocati... i ragazzi non lo sanno, quindi per favore non lo dica a nessuno. Ho fatto ci che ho fatto per proteggerli dalla verit su loro padre. O, almeno,  ci che mi sono detta allora. Adesso ho un sospetto sulle mie motivazioni. Penso che giocassi ad essere Dio, a ricreare la realt. Mi faceva sentir bene, generosa, potente, il donare ai miei figli un'eredit cos importante e un padre che aveva pensato a loro. Ma si trattava in realt dell'eredit Brunamonti e a Ugo non importava niente, n di questo n dei figli. La vanit... la vanit e la presunzione hanno avuto una loro parte in ci che ho fatto. Vede, Ugo non possedeva pi niente. Aveva pensato alla propriet solo quando doveva ipotecarla per prendere in prestito dei soldi e non ha mai pensato a noi. Da molto tempo avevo pagato i suoi debiti e avevo preso il controllo della propriet. Vendei gli appartamenti pi piccoli per finanziare il mio lavoro e per investire una somma di denaro per ciascuno dei miei figli. Leo attravers un brutto periodo... forse il peggiore della sua giovane vita, poco prima che Ugo morisse. Si incontrarono, o evitarono di incontrarsi, in un bar del centro, ed Ugo era ridotto in uno stato pietoso. Questo colp e impaur Leo. A Caterina, grazie al cielo, questo fu risparmiato, ma la sua morte fu un colpo terribile. Non vers una lacrima, non lo
fa mai. Sono sicura che neppure questa faccenda l'abbia fatta piangere. Mi spaventa pensare quanto debba soffrire, dal momento che  fatta cos. Era troppo piccola per capire qualcosa del testamento e le detti l'unica cosa che io avessi di Ugo, un servizio da scrivania in pelle che era stato del padre di Ugo. Le dissi che lui aveva espresso il desiderio che lo avesse lei e lei lo ha sempre tenuto come una cosa preziosa. Ho fatto male? Ho sbagliato? Oh, perch a lui non importava un po' di Caterina, qualsiasi cosa pensasse di me? Ho fallito nel mio tentativo di compensarla, sono sicura... e adesso sono causa di tanto stress per loro e li ho resi poveri di nuovo... Mi dispiace, mi dia solo un momento... Lo so di vaneggiare. Non  stata colpa mia, vero?  stata colpa mia? Ho lasciato aperto il portone... Me ne danno la colpa? Passer, solo un momento...
Volevo dirle... Cosa volevo dirle? Quella mattina... S, quella mattina che Taglialegna mi cambi i cerotti agli occhi. Mi lasci togliere i vecchi e con la garza non sentii tanto male. Mentre facevo questo, mi venne vicino e mi spieg perch fosse necessario, dato che dopo un po' di tempo il sudore e l'untuosit della pelle li fanno allentare, e quindi c' il rischio di poter sbirciare da sotto o da sopra. Mi mise in guardia ancora una volta, per il mio bene, di dirgli se li sentivo allentarsi.
"Rimani ferma e non armeggiarci. Cos va bene. Dammi qua. Stai pi attenta con quelli quadrati sugli occhi".
"Non mi importa di rimanere sdraiata. Penso alle cose".
"Quali cose?".
"Oggi ho pensato a quando ero all'universit".
"Fortunata. Io ho dovuto lasciare la scuola a quattordici anni e per anni non vedere altro che pecore, finch non ho messo su la mia ditta".
"Che genere di ditta?".
Non rispose.
"Se hai un lavoro, perch fare questo?  rabbia perch non hai avuto la possibilit di studiare?  per questo?".
"No, non  per questo! Faccio questo perch non ho scelta. Sono scappato di casa a quindici anni e sono venuto qui da dei parenti. Pensavo di poter lavorare come servo pastore a mezzo tempo e continuare ad andare a scuola. Stai attenta con quello, la garza  fuori posto...".
"Ahi!".
"Dammi qua".
Mi massaggiai la parte, appiccicosa, che mi faceva male. "E sei andato a scuola?".
"Col cazzo ci sono andato! Ho dovuto portar da mangiare per un sequestro gi il primo anno che stavo qua".
"Ma dopo, quando sei cresciuto, non hai potuto staccartene?".
"Non te ne stacchi mai. Non te lo permettono.  per sempre. Mi fai ridere quando racconti le tue storie patetiche su quanto  stato difficile per te. La gente come te non sa cosa significhi la povert...". La sua voce, vicina alla mia faccia, si interruppe a met di una frase e nelle mie orecchie rimase soltanto il rombo del mare. Non mi toccava neppure pi e lo cercai con la mano. La allontan bruscamente. La lampo. Sentii l'odore di qualcuno di nuovo, che non entr. Avvertii anche la tensione di Taglialegna. Credo che l'uomo che stava fuori abbia parlato. Ero sicura che fosse il capo. Rimasi ferma e zitta come un topo finch non udii di nuovo la lampo e avvertii il sollievo di Taglialegna. Il capo se n'era andato. Non fu l'unica visita. Avevo imparato a leggere la tensione attorno a me quando c'era, ma quella fu l'unica volta che mi accorsi che mi aveva guardata. Avrei scoperto presto perch era venuto. A parte controllare le condizioni della merce, che suppongo fosse il motivo usuale.
"Apri gli occhi". Li aprii. La giacca di jeans di Taglialegna, le sue mani squadrate che accartocciavano i cerotti
usati, la luce color oliva nella tenda.
"Avevi pensato di diventare cieca, non  vero?".
Era un sollievo. Subito i miei occhi esplorarono la tenda. Aveva portato il giornale? Certo, indossava il passamontagna per fare quel lavoro, ma cercai di guardarlo negli occhi.
"Il giornale. Hai promesso...".
Non aveva portato l'intero giornale, ma solo le pagine con l'articolo su di me, la prima pagina e una pagina interna. Nella prima pagina c'era una mia vecchia foto di quando facevo la modella. Un altro mondo, finito, che si era allontanato da me. Poi l'altra pagina... Non posso dirle quanto mi abbia colpito. Avevano preso una foto di Leo di due anni prima. Si guardava dietro le spalle, verso l'obbiettivo, i capelli biondi un po' pi lunghi di come li porta adesso, e indossava uno spesso maglione da sci. Se ne poteva vedere solo un pezzetto, ma lo ricordo cos bene, bianco a disegni rossi e verdi. Lo sfondo sembrava sfumato deliberatamente. Era stata scattata durante una vacanza invernale in montagna e io la tenevo appuntata sulla mia lavagna in ufficio. Come l'avevano avuta? E Caterina! La mia piccola. Una grande, bella fotografia la sua. Non avrei saputo dire dove era stata presa, ma era recente. Pu immaginare come mi sentii quando riconobbi il colletto di una delle mie pellicce. Mi spezz il cuore pensare che lei cercasse di consolarsi in quel modo. A scuola, quando si usciva regolarmente con un ragazzo, si indossava un suo maglione. Era come essere abbracciate e sul maglione c'era l'odore del ragazzo. Allora anche senza i cerotti, per abitudine, per paura delle lacrime, piansi profondamente dentro di me. Piansi tanto che, quando alla fine Taglialegna si riprese le pagine e se le mise in tasca non avevo letto neppure una riga. Non potevo, ero troppo agitata, catapultata brutalmente nella realt dalle foto. I mie bei, bei figli!
E pensare che avevo dedicato ogni giorno una parte delle
mie quiete riflessioni a cercare di calcolare quale stadio avesse raggiunto il mio rapimento. Immaginavo l'arrivo di Patrick, pensavo alla richiesta di riscatto... l'avrebbero fatta per telefono? Mi domandavo quanto avrebbero chiesto e smaniavo di discuterne con Taglialegna perch ero ancora convinta che le loro informazioni fossero sbagliate e desideravo ardentemente dire loro le mie reali possibilit, che poi avrebbero potuto controllare di persona. Calcolavo il tempo che sarebbe stato necessario per mettere assieme il denaro, e mi chiedevo come avrebbero organizzato queste cose. Ero sicura che dopo tutto quel tempo dovessi esser vicina alla liberazione e che fosse questo a darmi la volont di mangiare e di mantenermi in salute. Ma non avevo nessuna informazione e adesso il giornale era tornato nelle tasche di Taglialegna e avevo perduto l'occasione. E non c'era possibilit di sperare in un'altra opportunit. Stavo ancora piangendo, quasi urlando, e non avevo neppure potuto leggere l'articolo.
"Signora, si calmi. Deve tranquillizzarsi". La testa mascherata di nero si allontan dal mio orecchio ed io cercai ancora una volta di guardarlo negli occhi attraverso le sottili fessure.
Obbediente, smisi di piangere.
"Perch mi hai chiamato signora?".
Non mi rispose.
" perch adesso posso vederti, vero?". Mi aveva dato anche del lei, come ci saremo parlati nel mondo reale. Fino ad allora, aveva sempre usato il tu. Cercai di trarre partito da quella dignit umana acquisita all'improvviso.
"Per favore, lasciami vedere per un altro po'.
"Lo far. Lei adesso scriver una lettera".
Ricordavo vagamente altri sequestri e lettere piene di sciocchezze polemiche o politiche inviate a ogni genere di persona... una volta era toccato all'Arcivescovo di Firenze.
Era questo che, immaginando che avessi amici influenti, volevano da me?
"Se  per questo, io non conosco nessuno di importante...".
"Non fa niente. Scelga un amico. Qualcuno al di fuori della vostra famiglia, che non abbia la posta sotto controllo. E che non vada alla polizia, o sar peggio per lei. Qua. Scriva qua, copiando da questa che ha preparato il capo. Questa  solo una traccia. Lei deve scrivere nel suo stile".
Era una richiesta di riscatto. Una richiesta di riscatto! E in tutto quel tempo io mi ero immaginata che avessero telefonato, che tutto fosse in corso, i soldi preparati, il mio rilascio questione di giorni.
"Vuol dire che prima d'ora non avete contattato la mia famiglia? Ma non  tanto pi rischioso per voi aspettare tanto tempo?".
Si limit a ridere. "Scriva".
Cos'altro potevo fare? Scrissi. Seguii la traccia fornitami dal capo e la delusione, la disperazione per tutto quel tempo perduto mi indusse a dire velenosamente: "Capisco perch vuole che scriva a modo mio. Non sa mettere insieme n una parola n una frase, vero?".
Come se questo non gli avesse mai attraversato la mente, Taglialegna mi strapp di mano gli appunti e vidi che non sapeva come rispondermi, che il suo italiano non era sufficiente a farlo render conto degli errori. Soddisfatta di questo piccolo trionfo nei loro confronti, ripresi l'appunto e lo lessi fino alla fine.
"Ecco. Vada avanti". La sua voce adesso esprimeva rabbia per quello che avevo detto. Mi mise sulle ginocchia una spessa rivista e un foglio di carta a righe e mi dette una semplice biro. La luce era scarsa. La tenda aveva una specie di finestra di plastica, ma eravamo sotto gli alberi e la tenda era comunque coperta di frasche. Malgrado la poca luce,
sperai di riuscire a scrivere. Presto capii di non poterlo fare, ma scrissi lo stesso, bench non fossi capace di rileggere ci che avevo scritto. Scrivevo alla cieca, e la poca luce mi serviva solo per farmi seguire le righe. Ero eccitata e nervosa al pensiero di comunicare con i miei figli, con il mondo esterno, e credo che questi sentimenti mi sollevassero dal terribile disappunto di scoprire che prima non c'era stato alcun contatto.
"Miei carissimi Leo e Caterina,
sono autorizzata a dirvi che il contenuto di questa lettera  stato deciso al posto mio e che solo il paragrafo finale pu essere totalmente mio. Certo, leggeranno tutto, prima che questa lettera vi sia spedita. Sono nelle mani di professionisti e, di conseguenza, se vorrete rivedermi ancora, attenetevi con precisione alle regole che vi sono date. La prima  che siate prudenti su come vi comportate con gli assassini che lavorano per lo Stato, cio la polizia e i carabinieri. Quegli squallidi codardi sono traditori, vermi che fanno il doppio gioco e dovete starne lontani, altrimenti voi, i miei stessi figli, sarete colpevoli del mio assassinio. Dovete essere ancora pi cauti con i magistrati, che non hanno interesse in altro che nella loro carriera, e ai quali non importa niente di quanto pu accadere a me o a voi.
Non riponete fiducia neppure negli avvocati, perch in una situazione come questa cercherebbero di spillarvi soldi, promuovere la loro carriera e comunque rimanere agli ordini degli assassini che lavorano per lo Stato e che possono portare solo alla mia morte. Ho gi sofferto terribili torture e sono cos distrutta dal dolore e dall'afflizione che non mi sento pi neppure un essere umano. Vi imploro con tutta la forza che mi rimane di fare ci che  necessario per liberarmi. Sono incatenata come un animale, impossibilitata a
vedere o a udire e in uno spaventoso dolore. Secondo la legge, i magistrati congeleranno i nostri beni, ma voi potete aggirare questa norma con l'aiuto dei miei amici e, in ogni caso, non potrete mai essere perseguiti per averle ignorate, mentre se non le aggirerete io sar torturata tutti i giorni e alla fine uccisa. Questo pu essere evitato se voi seguirete le istruzioni che vi sono date in questa lettera. Il prezzo della mia vita e della mia libert  8 (otto) miliardi di lire e qualsiasi esitazione, qualsiasi mossa falsa da parte vostra significherebbe un aumento di prezzo. Il denaro dev'essere in banconote da cinquanta e centomila. Devono essere usate e non trattate chimicamente in nessun modo. La somma da pagare non pu essere contrattata e avete due mesi di tempo per metterla assieme. Se rifiutate di pagare l'intera somma, l'ultimo giorno di aprile sar giustiziata. Se voi pagherete e non cercherete di portare la polizia con voi quando lo farete, tutto andr bene. Collaborare con la legge non vi porter a niente di buono, e io lo pagherei con la vita. Hanno gi tanto di quel sangue sulle mani che una morte in pi servirebbe solo a soddisfare il loro istinto di sanguinari. Quando avrete pronto il denaro dovete pubblicare un annuncio sul settore smarrimenti e ritrovamenti della Nazione per tre giorni. Deve dire: Perduta in Santo Spirito una borsa contenente importanti documenti personali. Ricompensa. Telefono (date il numero di uno dei miei amici). Appena avranno visto l'annuncio, riceverete da me un'altra lettera che vi dir come consegnare il denaro e che vi dar la prova che sono sempre viva nella forma di una foto polaroid di me che tengo in mano il giornale di quel giorno con i titoli chiaramente distinguibili. Una volta che avrete pagato, io sar rilasciata nel termine di otto giorni. Vi telefoner, dicendovi dove raccogliermi una volta che sar stata liberata, quindi non vi aspettate altre chiamate finch non avrete pagato. Non venite all'appuntamento senza i soldi e
non cercate di portare qualcuno con voi. Tutti coloro che si mostreranno senza i soldi verranno uccisi sul posto. La persona che consegner i soldi secondo le istruzioni non avr assolutamente niente da temere. Questa transazione  intelligente, giusta e giustificata.
Leo, blocca tutti i pagamenti ai nostri fornitori. Hanno fiducia in noi e sanno che quando tutto questo sar finito saranno pagati. Chiedi aiuto alla mia cara amica E. Lei  in una posizione tale da aiutarci senza nessuna privazione. Al resto penser Patrick. Sa a chi dovr chiedere. Devo chiedere a te e a Caterina di rinunciare temporaneamente alla vostra eredit. Se ne occuper Patrick. La potete trasferire dai vostri conti al suo. Le leggi italiane non hanno valore negli Stati Uniti. Sapete che vi restituir tutto. In passato siamo sopravvissuti a cose peggiori e, quando sar libera, penser a tutto io. Se  necessario, ipotecate la casa. La banca sar pi che d'accordo e le vostre firme saranno valide anche senza la mia, dal momento che siete la maggioranza. Il prestito sembrer fatto a Patrick e voi lo garantirete, cos che nessuno infranger la legge. Non aspettate l'ultimo momento, ma fate tutto pi presto che potete perch io soffro troppo per poter sopravvivere a lungo in queste condizioni. A tutti sar restituita fin l'ultima lira.
Vi mando tutto il mio amore e malgrado le mie sofferenze vi penso giorno e notte. Dite a Patrick che lo amo e che lo penso. La mia vita  nelle vostre mani ed ho fiducia in voi. Non mi abbandonate".


Capitolo 8.

Spesso la gente sostiene di riuscire ad avvertire quando un telefono suona in una casa deserta o quando qualcuno  sul punto di rispondere. Non  cosa che si possa dimostrare, ma il maresciallo Guarnaccia, che non era tipo da simili affermazioni, tuttavia tra il momento in cui aveva suonato il campanello quel venerd pomeriggio alla solita ora e quello in cui venne lasciato entrare avvert che qualcosa era cambiata in casa Brunamonti. Non si sofferm a pensarci, ma si accorse di un cambiamento nello spazio di tempo in cui era stato lasciato in attesa e nella natura del calpestio che si approssimava attraverso l'ingresso di marmo, rapido e sonoro invece che strascicato e leggero.
La porta fu aperta da una donna che non aveva mai visto prima e che certamente non era una domestica. Non portava trucco o gioielli, e i suoi abiti avevano un aspetto trascurato, da seconda mano, ma aveva un'aria di fiducia in se stessa e di autorit alla quale il maresciallo si adegu, scusandosi per l'interruzione come avrebbe fatto con i padroni di casa, non con una dipendente.
La donna ignor il suo commento e disse in un sonoro sussurro confidenziale: Lei  quello di Palazzo Pitti? Se lo , voglio parlarle... ma non adesso. Sono cos preoccupata...
Venga, venga....
La segu nel soggiorno bianco e le facce di tutti i presenti si voltarono ad osservarlo. Le loro espressioni erano
tutt'altro che di benvenuto e fu lasciato l, berretto in mano, conscio di un silenzio spesso come il fumo di sigaretta che si muoveva a spirali sulla testa di Patrick Hines e pieno delle eco dell'animata conversazione che il suo arrivo aveva interrotto. Ben sapendo che il silenzio avrebbe innervosito quella gente piuttosto che lui, li esamin uno per uno. La donna che lo aveva fatto entrare si era seduta proprio sul bordo di una grande poltrona, i piedi uniti e la schiena dritta come un fuso. Aveva capelli dello stesso grigio del suo vestito grigio trascurato, occhi scuri e l'espressione di chi si senta ardere da tutte le cose delle quali voleva parlare con lui, ma non adesso. Patrick Hines e Leonardo Brunamonti erano seduti assieme sul divano bianco. Dopo aver osservato l'arrivo del maresciallo, i loro occhi lo evitavano. La ragazza era appollaiata sul bracciolo del divano, vicina a Hines, un braccio allungato sulla spalliera, i diamanti che risplendevano. Guardava il maresciallo con quel suo sguardo obliquo sopra la cascata di capelli biondi sulle spalle. La bocca era allargata come in un teso sorriso. Ma non sorrideva. L'unico membro del gruppo atteggiato in posa di completo rilassamento e dall'espressione denotante assoluto controllo sulla situazione era l'investigatore inglese, Charles Bendy, e da questo il maresciallo cap che era lui ad essere il pi infastidito dal suo arrivo, del quale aveva preso atto con un breve cenno di saluto.
Leo - mormor la ragazza, sporgendosi a toccargli una spalla -, dovremmo chiedere al maresciallo di accomodarsi.
Il maresciallo, vedendo gli occhi di Leonardo assenti come il giorno che era svenuto, consider quest'uscita un invito sufficiente e si mise a sedere su una sedia dritta
dall'aria solida proprio vicino all'investigatore. Poi attese. Mentre rimaneva in attesa, i suoi grandi occhi registravano tutto quello che potevano vedere senza mai fissarsi su qualcosa in particolare. Era ben cosciente della presenza della cesta del cane non lontano dai piedi di Leonardo, ben conscio, cio, del fatto che fosse vuota. La donna dai capelli grigi parl improvvisamente ad alta voce.
Penso che dovreste riportare Tessie a casa. Per quanto possa star male, recuperer meglio, a casa. Sembrava rivolgersi a Leonardo, e siccome questi non rispondeva, si sporse in avanti e aument il volume.
Leonardo!.
Se ne occupa Caterina.
Con molta calma, Caterina disse: Le hanno dovuto fare una flebo, era cos disidradata, e pu darsi che gliene debbano fare altre. Non  giusto portare in giro un animale malato, con tante ferite.  troppo doloroso. Per questa settimana la terr il veterinario.
Non la potete lasciare l per una settimana! Morir.
 il posto migliore per lei, e potrebbe esser necessario che ci stia anche pi a lungo.
Leonardo! Non potete farlo!.
Non ci fu una risposta immediata. Leonardo si sporse avanti e si nascose la testa fra le mani. Poi sembr fare uno sforzo enorme per sedersi dritto e parlare.
Preferirei averla qui, ma vorrebbe dire solo essere sentimentali. Ha bisogno dell'attenzione costante di un esperto, e noi non gliela possiamo dare.
Era strano, pens il maresciallo, come questa osservazione fosse espressa in buona fede rispetto al suo contenuto, eppure come ogni parola suonasse falsa.
La voce tagliente dell'investigatore interruppe la discussione all'improvviso.
Sono sicuro che il maresciallo capir, Hines - disse, ponendo
l'accento sul grado, con un'osservazione che passava sopra la testa dell'interessato -, che qui  in corso una riunione che, dal momento che affronta la situazione finanziaria della famiglia,  destinata a rimanere privata. In effetti, sento di dover dire che, per il momento, sarebbe meglio che queste sue visite cessassero, visto che c' la possibilit che potrebbero mettere in pericolo la vita della contessa Brunamonti.
Non sono d'accordo - dichiar Caterina lanciando a Bently uno sguardo duro, vivido -.  il suo lavoro. E coinvolto, e io....
Prego, non si preoccupi, disse il maresciallo con ironia. Non c'era alcun motivo di rimanere l, visto che non avrebbero detto niente in sua presenza. Meglio lasciarli parlare e vedere cosa sarebbe venuto fuori dalla ragazza pi tardi. Si alz in piedi e sper che fosse la donna sconosciuta ad accompagnarlo fuori. Tesa com'era, si alz subito e si mosse in un lampo. Alla porta, ancora quel sussurro feroce indirizzato esclusivamente al maresciallo: Ha saputo che la cameriera  stata licenziata?.
Io... no. Pensavo che fosse andata a far visita a sua sorella. Sembrava cos preoccupata....
Lo era. Preoccupata per Olivia, voglio dire, ma ora  ancora pi preoccupata. Licenziata. Ecco perch  andata dalla sorella. Non credo che il suo italiano fosse cos pessimo... pensa che fosse cos pessimo?... Oh, a proposito, sono la contessa Elettra Cavicchioli Zelli. Conosco il suo nome, non si preoccupi. E poi, bisogna insegnare a queste ragazze filippine a servire a tavola. Mi creda, alcune di loro provengono da famiglie cos povere da ritenersi fortunate se in tavola c' qualcosa da mangiare, figurarsi se si preoccupano quali siano i bicchieri da vino. Mi dispiace tanto per quella ragazza che finir per prenderla io e darle un po' di lavoro finch Olivia.... Si ferm.
Lo sa, facciamo del nostro meglio.
Voi fate del vostro meglio? Non sono preoccupata di cosa state facendo voi! A meno che non abbiate otto miliardi! Io faccio del mio meglio, ma non sar abbastanza e Patrick  un tesoro, ma non ha una lira. Devo andare. Ci stanno ascoltando. 'Sera.
Gli fu praticamente sbattuta la porta in faccia. Aveva bisogno di tempo per riaversi dall'impatto con la contessa Elettra Cavicchioli Zelli, e si ferm un po' gi sulla piazza per annotare il suo nome e per asciugarsi gli occhi perch la luce del sole cominciava a farli lacrimare. Mise via il fazzoletto e cerc gli occhiali scuri. Era davvero caldo, un notevole salto di temperatura, di quelli nei quali Firenze  specializzata e che, ogni febbraio, colpisce met della popolazione con l'influenza. Le grasse nubi grige che si raccoglievano in alto, dietro l'assolata facciata giallina della chiesa, ricordavano che il calore significa umidit, ma per il momento stare all'aperto era piacevole. Il maresciallo era contento di quella usuale passeggiata pomeridiana tra piazza Santo Spirito e il Comando di Borgognissanti, e tanto pi
lo era quel giorno... Elettra... un nome appropriato. Quella donna era come lo scoppio di un lampo e chiaramente furibonda, ma con chi? La cagnetta sembrava essere stata solo una grossa provocazione... e la cameriera piangente... Otto miliardi. Hm.
Il capitano Maestrangelo era in riunione dal colonnello e aveva lasciato un messaggio al maresciallo per avvertirlo che se non c'era da riferire niente di importante lo avrebbe visto il giorno dopo all'ora consueta. Il maresciallo mand un carabiniere a bussare alla porta del colonnello e rimase in piedi nel lucido corridoio, in attesa vicino a una pianta di ficus.
Quando comparve, il capitano guard il maresciallo interrogativamente, ma nell'espressione di questi non si
poteva leggere niente. Non si poteva mai leggere niente
nell'espressione del maresciallo. Aveva ricevuto il messaggio del capitano e si era presentato lo stesso. Ora era l, in piedi. Era sufficiente.
Un contatto?.
S. Una richiesta di otto miliardi accompagnata, immagino, dalle solite istruzioni, ma temo di non poterle dire nient'altro che la cifra. Li ho perduti. Mi dispiace.
Non ne sia sicuro tanto presto. Il primo contatto  sempre uno choc,  terrificante, ma  anche una ragione in pi perch, una volta che lo abbiano digerito, si rivolgano di nuovo a lei.
No. C' quell'investigatore. Sar in grado di aiutarli.
Parla con lei?.
No.
Ma la richiesta di riscatto?.
Se l' fatta sfuggire un'amica di famiglia. Spero che le scapper anche qualcosa di pi se l'investigatore non le star addosso.
Le sembra tipo da farsi stare addosso?.
Oh, no. E poi c' sempre la ragazza. Voleva coinvolgermi, ma gli altri non hanno voluto, cos me ne sono andato. Bisogna che lei sembri d'accordo con loro, altrimenti la lascierebbero all'oscuro. Spero solo che il danno non sia gi stato fatto. Non avrebbe dovuto esporsi come ha fatto oggi.
Non molto intelligente, mi sembra....
Non lo so... Certo,  sconvolta, cos....
Come si chiama l'amica?.
Il maresciallo consult il taccuino. Contessa Elettra
Cavicchioli Zelli.
Ah, s. Fusarri l'ha nominata come un possibile contatto. Una donna molto ricca. Mi aspetta un momento nel mio ufficio finch non avr finito? Ho dei nomi che voglio
darle. Bisogna che ci concentriamo a trovare il basista.
Ci potevano essere pochi dubbi sull'autore di quel sequestro una volta eliminato Salis come sospetto, e Salis era troppo furbo e troppo esperto per permettere la scoperta di un nascondiglio prima che il lavoro fosse stato portato a termine, o anche dopo, tranne il caso di un'irruzione improvvisa e della conseguente fuga precipitosa. C'erano buoni motivi, tuttavia, per desiderare che fosse andata diversamente. Con Salis non ci sarebbe stata necessit di cercare i complici al di fuori della comunit sarda, e i membri dei clan nemici riducevano ancora di pi le possibilit. Ma Puddu non solo aveva vissuto a lungo in continente, ma aveva anche perso di vista le sue origini e le sue tradizioni. I suoi complici erano una legione e i clan nemici il solo elemento che potesse essere eliminato ad eccezione di quei suoi compari che potevano trovarsi in prigione. Gli uomini del capitano se n'erano usciti con una lista. Data l'importanza e l'alto rischio di questo crimine, vi avevano incluso solo quegli uomini che avessero lavorato per Puddu gi in precedenza e che avessero esperienza di sequestri. La lista che ne risultava era stata tagliata con l'eliminazione di chiunque scontasse al presente una condanna o fosse in libert vigilata e si presentasse regolarmente o che si sapesse che fosse altrove. I rimanenti erano sotto discreta sorveglianza, cos come tutti i punti di accesso agli ettari di campagna e di boschi nei quali Puddu poteva nascondere la sua vittima. Quest'ultimo era l'aspetto pi difficile del lavoro, perch gli investigatori si trovavano comunque in svantaggio, non sapendo n chi esattamente cercare n dove esattamente cercare. Ci doveva essere un certo traffico tra il nascondiglio e il mondo esterno per le provviste di cibo e d'acqua e il passaggio di informazioni ma, anche se fosse stato avvistato qualche vivandiere, a questo punto qualsiasi
intervento non avrebbe potuto che rivelarsi un rischio per la vittima. La sola persona che non era rischioso arrestare era il basista, il contatto tra Puddu e la sua vittima. Non rischioso perch lui aveva fissato la sua percentuale e stretto un accordo attraverso un intermediario e non avrebbe mai saputo, a meno che le cose non si fossero messe male, chi avesse fatto il lavoro. Tuttavia il basista sarebbe stato un elemento considerevole per gli investigatori perch qualcuno che avesse accesso ai Brunamonti poteva essersi messo in contatto con il mondo di Puddu solo durante un periodo di carcere e quel contatto era al centro della tela di ragno che avrebbe potuto portare a qualcuno dei nomi di quella lista.
Fino a quel punto, n gli investigatori attraverso i loro informatori n il maresciallo con i suoi colloqui con la famiglia se n'era uscito con neppure la possibilit pi vaga sulla traccia di un basista.
Francamente, Guarnaccia - ammise il capitano -, riponevo pi speranze su di lei che su di loro. E questa contessa Cavicchioli Zelli? So che  un'amica intima della vittima e se partecipava alla riunione che mi ha raccontato, allora vuol dire che fornir una buona parte del riscatto. Sar stata messa in guardia dall'investigatore londinese... come si chiama? Bently... e quindi preferirei non avere nessun approccio formale con lei. Potrebbe indicarci un ex
fidanzatino della ragazza, un ex dipendente risentito... Che
ne pensa?.
Se mi d il suo indirizzo, vedr di andare a trovarla. I dipendenti....
S?.
I suoi uomini li hanno interrogati.
Certo. A parte un giovane designer che viene dall'America, direttamente da una scuola d'arte, sono tutti l da anni e
sono a posto. Non abbiamo niente. Perch continua a insistere
su questo punto? Ha scoperto qualcosa?.
No, no... Mi ci sono solo affacciato nella mia prima visita per chiedere la strada....
Se pensa che abbiamo tralasciato qualcosa, Guarnaccia,
lo dica. Vada e li interroghi, in tutti i casi.
No, no... Io... no. Non sono un investigatore... pestare i piedi alla gente, no... C'era solo qualcosa. C'era qualcosa.
Lo ha gi detto anche prima. Ha avuto qualche sospetto su qualcuno?.
No. Il maresciallo si esamin il berretto sulle ginocchia, la scarpa sinistra, la finestra. Ho avuto la sensazione che fossero tutti uniti, tutti fedeli... solo un'impressione momentanea, certo. Voi avete parlato con tutti loro....
Ed abbiamo avuto esattamente la stessa impressione. E allora, cosa c' che non va?.
Non lo so... ancora. E adesso ho perso il ragazzo.
Ne  proprio sicuro, Guarnaccia?.
Oh, s. Cercher di pagare senza di noi.
Dovrebbe cercare di convincerlo a lasciarci segnare le banconote in cambio di un non intervento durante la consegna.
Quel signor Hines....
Cosa?.
Non parla molto.
Non  l'unico. Per Guarnaccia fu ironia sprecata. Era
il momento in cui qualsiasi investigatore lo avrebbe messo da parte perch era un disastro ed era il momento pi critico di tutti. Il pi snervante. Proprio quando c'era tanta pressione, quando i giornalisti tutti i giorni rimanevano fuori in attesa e il colonnello si innervosiva sempre di pi in ogni riunione del mattino, Guarnaccia rallentava fino a fermarsi. Borbottava qualcosa sull'essere pi abituato agli scippi di borsette e a vecchiette in difficolt e sull'essere poco competente - cosa che pochi a parte Maestrangelo
avrebbero contestato - e qualsiasi tentativo di andargli incontro o di fargli domande sarebbe destinato al fallimento. Assumeva l'atteggiamento di un mastino con un osso tra le zampe, silenzioso e pacifico. Se ci si avvicinava emetteva un debole ma inconfondibile brontolio. Il capitano sapeva di dover cercare di controllare la sua impazienza, di cercare di aiutarlo senza che nessuno di loro due sapesse di cosa il maresciallo avesse bisogno. Se solo avesse chiesto... o lo aveva fatto?
Pensa di dover parlare ancora una volta con Hines?.
Non parla molto. Mi sembra un uomo ricco. Confronto a me... La contessa Cavicchioli Zelli ha detto che non ha una lira.
Come le ho detto,  una donna molto ricca.
S. Come le ho detto, non vogliono che mi faccia pi vedere e non li posso obbligare... Devo parlare da solo con la ragazza.
Una volta  venuta nel suo uffico. Non potrebbe....
No. A casa. Voglio parlarle a casa. Li ho perduti... Penso che il basista... Devo parlarle a casa....
Il capitano finalmente cap. Bene, Guarnaccia. Supponiamo che il vice procuratore Fusarri abbia bisogno di parlare con Leonardo Brunamonti e con il signor Patrick Hines nel suo ufficio domani... diciamo alle quattro del pomeriggio?.
Anche quell'investigatore. Mi vuole scusare?. E, al cenno di congedo del capitano, spar.
CHIC ITALO-AMERICANO
Il marchio "Contessa"  il prodotto della creativit di Olivia Birkett, top model degli anni Sessanta, top designer degli Ottanta e dei Novanta. Dopo anni di consistente successo in Europa, Olivia Birkett adesso esporta il suo marchio.
Quest'anno Tokyo, il prossimo New York e, sull'onda di quest'ultima citt, spera, Los Angeles, nel suo stato d'origine della California. Qual  il segreto del suo stile?
La storia, suppongo. Ho sposato un uomo la cui famiglia conta sei secoli, ed ho trovato ispirazione nei tessuti dei loro antenati... naturalmente adattati al nostro modo di vivere moderno.
E il segreto del suo successo?
Sono brava con i tessuti,  vero, ma ci che rende diversi i nostri  l'apporto di mio figlio Leonardo, le cui conoscenze storiche e di storia dell'arte stanno alla base delle collezioni annuali.  questo che definisce i dettagli della nostra collezione e la sua presentazione, la scenografia, la musica, le luci e cos via.
Nel laboratorio della "Contessa" si aggira anche la bella, aristocratica figlia di Olivia.
Caterina ha una sua eleganza del tutto personale, una bellezza del quattordicesmo secolo, uno stile del ventesimo, adatto in modo ideale ai nostri vestiti. Mi piace che faccia la modella per me, ma il suo interesse nella ditta per il momento  pi spostato sul versante manageriale.
Pagina a fronte: perle su una rete di pizzo d'oro filato formano il colletto di un vestito da sera "Contessa" della collezione invernale.
In alto: Olivia Birkett e Tessie nel salone bianco di Palazzo Brunamonti.
Foto di Gianni Taccola, Firenze.
Il maresciallo si lasci cadere sulle ginocchia la copia di Stile.
Pap? Possiamo stare alzati a vedere la partita?.
Chiedetelo alla mamma.
Lo abbiamo fatto, e ci ha detto di chiederlo a te.
Va bene.
E i due ragazzi si precipitarono in cucina, reprimendo una risatina.
Mamma! Pap ha detto che possiamo stare alzati a guardare la partita con lui se per te va bene. Possiamo? Via!.
Si sistemarono, ognuno a un lato del padre, che, gratificato, si strinse a loro. I giocatori correvano qua e l per il terreno verde accompagnati dalle ondate del rumore della folla, uno sfondo confortevole per rallentare le pi vivide immagini che si agitavano nel cervello del maresciallo.
Non venderanno davvero Batistuta, vero, pap? Giovanni dice di s, ma non lo credo. Pap? Perch leggi quella roba?.
Leggo cosa? Se volete guardare la partita, guardatela. Se cominciate a fare confusione, la mamma....
Dev'essere stato un paio d'ore pi tardi quando osserv a voce alta: Ho gi visto quel nome, e credo di sapere dove....
Che nome? Salva?.
Lui la fiss. I ragazzi sono andati a letto?.
Lo spero bene. Ma cosa ti  venuto in mente di lasciarli rimanere alzati, quando domani hanno scuola?.
Davvero?.
Salva, qual  il problema?.
Niente.
Sembri sfinito. Andiamo a letto.
Cadde improvvisamente in un sonno profondo e, quando sent se stesso dire ad alta voce Cani e fotografie immaginava di aver dormito molte ore.
Cani cosa?.
Apr gli occhi. La lampada di Teresa era ancora accesa, e
lei leggeva Stile, quindi non poteva essere cos tardi. Fotografie..., ripet, ricordando quello che aveva sognato.  tutta una questione....
Una questione di che? Salva?.
Si era gi riaddormentato.
Si addorment convinto che al mattino la nebbia si sarebbe dissolta e gli avrebbe permesso di vedere chiaramente ci che aveva dinanzi al naso. Si svegli riposato. Certamente la nebbia si era dissolta, ma ci che doveva vedere chiaramente aveva ancora da presentarsi. Inizi la giornata con calma determinazione, sedendo nel suo ufficio e chiamando il Comando sulla linea interna.
Certamente, maresciallo. Sa dirmi il suo luogo di nascita e la data? Mi aiuterebbe a trovare il fascicolo, se  qui.
No, non posso, ma scommetto che un fascicolo c', e dal momento che vive e lavora in questa zona, il fascicolo dev'essere negli archivi. Urgente, s. II... caso Birkett, s. Sono qua.
Cani e fotografie. Deve rimanere seduto, fermo, e aspettare. Cani e fotografie. Sedeva immobile. L'inerzia  al centro della tela... perle su una rete di pizzo d'oro filato...
Squill il telefono.
Maresciallo Guarnaccia.
Maestrangelo. Ho l'indirizzo e il numero di telefono della contessa Elettra Cavicchioli Zelli. Vuole segnarseli?.
Se li segn. Poi rimase seduto, immobile.
Il telefono squill ancora.
Maresciallo Guarnaccia.
Ho il fascicolo. Vuole che glielo mandi l?.
No, dammi solo il succo, e quando ha scontato la sua ultima condanna.  fuori?.
Oh, s,  fuori. Non  stato dentro molto a lungo. Furti d'arte, ville nei dintorni di Firenze... be', lo sapeva gi,
immagino... scarcerato un anno e mezzo fa, pi o meno. C' altro che vuole in particolare?.
L'indirizzo.
L'attuale  via Santo Spirito numero 17. Altro?.
No, ma non rimandare il fascicolo gi agli archivi, dallo da parte mia al capitano Maestrangelo. Mi metter in contatto con lui pi tardi. Grazie.
A dire il vero, la sua memoria del caso era pi che vaga, ma per il momento importava poco. Ci sarebbe stato un sacco di tempo per approfondire, e gente migliore di lui a farlo. E poi, dov'era la prova?
Non c' prova, ammise il capitano Maestrangelo quando lo chiam. Sto solo cercando di capire.
Ed ha capito. Un tipo pericoloso, quello. L'ho arrestato
io stesso.
Quindi lui, a differenza del maresciallo, ricordava perfettamente il caso. Un fotografo freelance la cui specialit era fotografare gente alla moda nella loro stessa casa. Sceglieva l'ambientazione, esaminava tutte le stanze possibili, chiacchierava con i suoi soggetti, mettendoli a loro agio. Il furto seguiva dopo un discreto lasso di tempo, condotto da ladri professionisti che non avevano bisogno di valutazioni, dal momento che erano istruiti fin nei particolari su cosa portar via, e perfino forniti di fotografie. Tra la seduta fotografica e il furto venivano raccolti gli ordini, con l'utilizzo delle fotografie, di discreti clienti di altrettanto discreti antiquari e mercanti d'arte. Finch la copertura del fotografo, con il suo arresto, salt. E allora, perch non portar via la padrona di casa? Un lavoro importante e sei sistemato a vita.
Ma - aggiunse il capitano - secondo le informazioni che ho raccolto sulla famiglia, non  stata una grande scelta. Oh, c' il palazzo, certo, e la ditta, ma la ditta  in espansione e in questo momento sovraesposta e gli immobili non sono certo l'ideale. I rapitori vogliono contante disponibile
rapidamente, contante investito in modo discreto che non lasci buchi rintracciabili. Le sue informazioni sulle antichit possono essere state anche da esperto, ma le informazioni su questa gente devono essere andate fuori bersaglio. Che ne pensa?.
Penso che qualcuno gli abbia mentito, disse il maresciallo.
Non la seguo. E, in ogni caso, perch dire qualcosa proprio a lui?.
La gente dice delle cose... per altri motivi. Anche la stessa contessa pu aver voluto sembrare pi ricca di quanto sia. Forse i fotografi, come i parrucchieri... fanno chiacchierare le donne.
Ma non ha detto che si  trattato di una sola seduta fotografica?.
Solo una, s. Per quanto ne so.
Furono presi accordi perch Leonardo Brunamonti, l'investigatore, Charles Bently e Patrick Hines fossero convocati in Procura alle quattro del pomeriggio. Fu detto loro chiaramente che non era per strappare informazioni sulle loro azioni, ma che, invece, sarebbero stati messi al corrente sullo stato delle indagini e su ogni azione pianificata da parte dei carabinieri nell'interesse della sicurezza della vittima.
Non  del tutto vero, certo - confess Fusarri al capitano -, ma questo li dovrebbe far presentare.
Sfortunatamente, fece presentare solo due di loro. Hines si tir indietro con la scusa di un mal di testa e con la ragionevole argomentazione che gli altri due lo avrebbero aggiornato.
Fusarri telefon a Maestrangelo.
Quel maledetto tiene sotto controllo la ragazza. Non vedo cosa possiamo farci se non arrestarlo!.
Maestrangelo telefon al maresciallo.
Vado lo stesso - disse il maresciallo Non parla un gran che, come le ho detto. Mi far piacere vederlo senza quell'investigatore, e immagino di poter ritagliare un paio di minuti da solo con ciascuno dei due.
Bene, se pensa che sia utile....
Far quel che posso. Vede, ho perso il ragazzo.  davvero peccato. Mi spiace... Mi presenter l e prover....
Usc, a piedi come d'abitudine, a un quarto alle quattro. Come usc sotto la volta di pietra cerc gli occhiali scuri, ma quel giorno la luce del sole era intermittente perch nel cielo senza vento si raccoglievano soffici nubi bianche, grige e nere.
Siamo alla pioggia, maresciallo. Era Biondini, il curatore della galleria d'arte, pronto al rovescio di pioggia, con impermeabile e ombrello al braccio. Suppongo che abbia sentito la notizia....
Scusi?.
Il Corot rubato al Louvre. Mi preoccupo fino a star male dei nostri sistemi di sicurezza inadeguati ma, vede, anche gli altri musei hanno dei problemi... e, certo, noi abbiamo voi alla porta accanto e il vostro Nucleo per la Tutela del Patrimonio Artistico gi all'altro lato dei giardini per recuperare per noi dipinti rubati, e quindi non dovrei lamentarmi. Sembra stupito... non l'ha visto al telegiornale dell'una?.
Non ci ho fatto molta attenzione, a dirle il vero... Dove ha detto, al Louvre?.
Proprio cos. La parte nuova, sa. Un bel paesaggio di Corot.
Un paesaggio rubato... Bene. Una cosa del genere un po' pi vicina a noi sarebbe proprio... bene. Bene....
Maresciallo... ?.
Buonasera. Grazie. Buonasera. Molto gentile....
Biondini era sempre molto gentile ma, se lasciato andare,
avrebbe raccontato al maresciallo sul dipinto rubato pi di quanto questi avrebbe potuto digerire, e tutto ci che il maresciallo voleva era sapere che era stato rubato. Molto gentile da parte sua. Comunque, qualcosa pi vicina a qua. Comunque, questo riguardava il dopo. Prima, piazza Santo Spirito.
Fu una sorpresa trovare le grandi porte borchiate di palazzo Brunamonti sprangate. C'era il campanello del portiere, ma il maresciallo ricordava che la guardiola del portiere era in disuso. Incerto, lo suon.
S?.
Maresciallo Guarnaccia, carabinieri.
La serratura si apr con uno scatto e il maresciallo spinse il portone. Non c'era da meravigliarsi che abitualmente fosse lasciato aperto. Era di un peso terribile e, con il
laboratorio l dentro, ci doveva essere un grande andirivieni tutto il giorno.
Chi  che cerca?. Dunque adesso c'era davvero un portiere, e anche in uniforme.
Ah, la signorina Caterina Brunamonti. Mi aspetta.
Una bugia, ma quell'uomo poteva essere stato assunto dal ragazzo o da Hines. Non voleva che quel tizio chiamasse per annunciarlo. Passo di qui tutti i giorni a quest'ora. Non c' bisogno di annunciarmi e conosco la strada.
Si accomodi, maresciallo. Per fortuna torn al suo giornale. Il maresciallo prese l'ascensore.
Quando ne discese sul pianerottolo del secondo piano, trov la porta dell'appartamento spalancata e Patrick Hines che ne usciva di corsa, sbattendosela dietro. Quando vide il maresciallo si ferm come impietrito, senza parola, sbiancato, gli occhi terrorizzati.
Oh, Dio!. Si precipit gi per le scale come fosse inseguito
dai diavoli.
Il maresciallo rimase fermo a guardarlo andar via, poi si avvicin alla porta. Sarebbe stato abbastanza facile ritrovare Hines. Se al campanello non avesse risposto nessuno, avrebbe chiamato aiuto e avrebbe sfondato la porta. Suon e rimase in attesa. Non ud rumore di passi che si avvicinavano, ma una specie di fruscio quasi impercettibile lo indusse ad attendere ancora.
La porta si apr molto lentamente e, prima che potesse vedere qualsiasi altra cosa, si alz una voce, lenta e ghiaccia come la morte: Lo sapevo che avresti cambiato idea.
E poi la vide, scalza, il corpo alto e sottile nudo quando la spumeggiante vestaglia bianca trasparente si apriva.
Quando lei vide chi era, le lucide labbra rosse si serrarono, e gli sbatt la porta in faccia.


Capitolo 9.

Il maresciallo segu le orme di Patrick Hines gi per le scale. Preferiva scendere lentamente, e non prese l'ascensore. Non che volesse tempo per pensare. Non c'era niente da pensare. A parte lo choc fisico per la nudit della ragazza, era solo questione di rendersi conto, di guardare in faccia ci che non si era sentito di guardare, figurarsi nominare. L'atteggiamento rigido, eretto, il lungo e pallido collo voltato di quando la ragazza lo fissava con occhio vivace. Il portamento di un serpente che fissi la sua vittima.
Ma cosa voleva da lui? Cosa poteva guadagnarne? E, a questo proposito, cosa voleva da Hines? Non affetto, non sesso fine a se stesso. La freddezza che aveva avvertito emanare dal suo sottile corpo pallido lo faceva rabbrividire perfino nel calore riparato del cortile.
La fontana gorgogliava e i fiori primaverili profumavano di fresco l'aria tiepida. La signora Verdi usc dai laboratori chiusi da vetrate. Doveva essersi accorta del suo arrivo ed esser rimasta ad aspettare che scendesse. Il maresciallo si avvi verso di lei. Aveva necessit di parlarle, ma non adesso.
Ha saputo? La piccola Tessie ha dovuto esser soppressa. Piangeva, e le lacrime scendevano incontrollate
lungo le guance e sotto il colletto. Sembra un cos brutto presagio. Ci aveva cos rallegrati quando  tornata a casa viva, e ora....
Capisco come si senta.  un peccato, dopo che quella creaturina ha lottato cos duramente per tornare a casa. Ma non  un presagio. Non dovrebbe tormentarsi cos. La contessa....
C' qualche sua notizia? C'?.
No... cio... ci sono novit, informazioni. Cerchi di pazientare. Queste cose vanno avanti a lungo. Si concentri sull'assicurarsi che tutto sia a posto quando torner. Deve avere un sacco di lavoro.
La faccia della donna si indur. Non si preoccupi di questo. Olivia trover tutto come dev'essere, per quanto riguarda noi. Gett un'occhiata malinconica alla guardiola del portiere.
S, le credo. Mi piacerebbe venire a far due chiacchiere con lei domani... Non ha visto da che parte  andato il signor Hines quando  uscito?.
Ha mormorato qualcosa sul prendere un drink. Sembrava molto seccato, credo che anche lui abbia sentito la perdita di Tessie come un brutto presagio. Avevo bisogno di parlargli, ma mi ha detto che sarebbe tornato in un momento. Pu essere solo qui accanto, da Giorgio....
E chi avrebbe potuto biasimarlo? Il maresciallo lo trov sul fondo della sala posteriore, nella quale tutti gli altri tavolini bianchi e le sedie di velluto grigio erano vuoti, a parte un paio di anziane turiste che prendevano un t proprio dietro la porta.
Hines aveva dinanzi a s quello che sembrava un grande bicchiere di brandy, ma non ne beveva. Attorno a lui vorticava
fumo di sigaretta e se ne stava accendendo un'altra con mano tremante. La faccia era ancora spettrale.
Posso?.... Il maresciallo gli si sed di fronte. Per un
momento i due uomini si osservarono e poi, improvvisamente, la faccia di Hines si copr di rossore.
Non immaginer che....
No, no... Neppure per un momento.
Hines prov ad assaggiare il brandy. A dirle il vero mi sconvolge... che abbia provato... fin l ci arrivo... Queste cose si sentono dire, e lei  strana... molto pi strana di quanto Olivia voglia ammettere. Ma adesso... fare una cosa simile adesso, quando...  disumano! Suppongo che col suo lavoro lei veda di continuo cose strane....
S. Mi succede. Ma non posso dire di avere capito, nell'insieme. Cosa crede che voglia?.
Mi vuole nel suo letto, questo  ovvio, no?... Per essere precisi nel letto di sua madre, e questo rende la cosa anche peggiore. Maresciallo, ha messo sottosopra la camera di sua madre, ha scorso tutte le sue carte private, buttato via qualcuno dei suoi vestiti, venduto i suoi gioielli con la scusa di... Mio Dio, ho trovato perfino un sacco per i rifiuti pronto a esser buttato via con dentro i suoi dischi preferiti! Sta seppellendo viva Olivia!  un mostro! Ha visto come ha licenziato la cameriera?.
S...  anche una casa enorme da gestire....
Ma no, Silvia non gestiva la casa.  una creaturina affezionata ma tutto quello che faceva era occuparsi di Olivia, specialmente quando io ero via. Si occupava dei suoi vestiti, le faceva il caff al mattino, una bevanda calda la sera, la curava quando aveva l'influenza, le faceva un massaggio al collo quando era tesa e aveva lavorato troppo. Ci sono delle donne delle pulizie che tengono in ordine la casa e anche una cuoca che non abita con loro, una donna di qui che lavora da loro da sempre. A Silvia piaceva servire in tavola perch le piaceva vedere la compagnia ma, poveretta, non
lo sapeva fare molto bene. Olivia l'ha sempre trattata come una figlia e pi di una volta l'ho sentita chiamare Olivia
"mamma" per sbaglio. Non ci sono dubbi che per questo Caterina la odiasse. E cos adesso  stata cacciata via e, invece, Palazzo Brunamonti ha un portiere, proprio come Palazzo Brunamonti dovrebbe avere.
E tengono il portone chiuso. Lo so, s.
Quante volte lei ha detto "Sar gi morta...", e lui ha mormorato qualcosa che pensava fosse di conforto.
Ecco il motivo, allora. Avere lei, signor Hines, avrebbe significato un'altra manciata di terra sulla sua fossa, un altro modo di attrarre su di s tutta l'attenzione di cui godeva la madre. Vorrei che fosse altrettanto semplice sapere cosa vuole da me.
Gi. Che cosa... Perch? Sta lavorando a un suo piano personale e nessuno ci fa caso. Secondo Caterina, nessuno fa mai caso a lei. Povera Olivia, si faceva sempre in quattro per prestarle attenzione.
E il figlio?.
Non c' mai stato bisogno di preoccuparsi di questo genere di cose, per quello che riguarda Leo. Sono uguali, sono vicini, sono ambedue molto dotati. C' un'intesa tra di loro che non richiede nessuna attenzione speciale e Caterina non lo sopporta. Farebbe qualsiasi cosa per farli litigare. Cercavo di dirlo a Olivia, non si pu far finta di non vederle, queste cose. Ma non funziona, nei rapporti questo pu peggiorare la situazione. Per tutta la vita, Olivia ha insistito sul modo che Leo aveva di aggirare la sorella come se fosse una mina antiuomo pronta a esplodere.
Mi sembra che avesse ragione.
Be', l'aveva, ma io continuo a pensare che bisognasse far fronteggiare la realt a Caterina, che tutto quell'atteggiamento protettivo abbia solo incoraggiato le illusioni su se stessa.
Sorseggi il brandy. Non avevo mai avuto tanto bisogno di bere in tutta la mia vita. Mi scusi, posso offrirle....
No, no.... Il maresciallo era soddisfatto di essere arrivato a un momento del genere. Sarebbe stato difficile che Hines, influenzato dal suo investigatore privato, gli avesse parlato, se non avesse avuto uno choc cos sgradevole. Ripens alle parole poco convincenti di Leonardo sulla cagnetta. Vorrebbe dire solo essere sentimentale. Ha bisogno di cure costanti e di un'attenzione che noi non possiamo darle. Non erano parole sue, ma della sorella. Richiesto della sua opinione, Hines si disse d'accordo.
Lei ha perfettamente ragione. E quello che mi preoccupa  che, dopo anni nei quali, per salvare la pace, non  stata contraddetta, lui ora  cos angosciato da ci che  accaduto, cos disorientato dall'assenza di Olivia, la roccia sulla quale tutto si fonda, che quella maledetta ragazza ha intravisto la sua opportunit e si approfitta dello stato di debolezza del fratello per manovrarlo. La sua versione  che Olivia sia colpevole di causare una potenziale rovina economica. Omette di dire che sarebbero gi rovinati se non fosse stato per Olivia. Utilizza questa catastrofe per cercare di inserire una zeppa tra di loro e per persuadere Leo a non rinunciare a quello che lei chiama la propriet Brunamonti. Sono contento che lei oggi abbia visto ci che ha visto perch  Caterina, per quanto riguarda la salvezza di Olivia, il nostro principale problema. Non so immaginare cosa possa fare, a parte il non aiutarci, ma non mi faccio scrupolo a dirle di aver paura.
Fin il brandy in un sorso e respir profondamente.
Dio, oggi mi ha fatto paura.
Ci credo. Ma suo fratello reagir, no?, capir.
 una persona intelligente, sensibile. Capir, ma ha visto cosa  accaduto a suo padre, lo ha visto ridotto a un barbone pazzo e affamato, non oser rivoltarsi contro la sorella perch lei  debole come il padre. Lui ama sua madre, ma la vede forte, indistruttibile.
Leonardo ha idea di cosa debba soffrire, nelle condizioni nelle quali probabilmente  tenuta? Secndo la mia esperienza, la gente, dopo un sequestro, non recupera mai completamente. E in pi - gli ricord il maresciallo -, nessuno  indistruttibile, mentre la gelosia  molto, molto distruttiva.
Lei ha ragione, e Caterina ne  divorata. Lasci che le racconti una cosa, maresciallo: spesso li invitavo a cena in un ristorante al quale siamo affezionati, da queste parti. Sempre lo stesso posto, quasi sempre lo stesso cameriere, e tutte le volte succedeva la stessa cosa: lui chiamava Leo, me e Olivia per nome... Olivia non usava mai il titolo... e ci chiedeva se volevamo il solito; poi si rivolgeva a Caterina: "E la signorina?". Lei sbiancava di rabbia. "Si ricordano i vostri nomi e mai il mio... e oramai lo dovrebbero sapere che non mangio mai la pasta". Era davvero straordinario, perch loro cercavano di ricordarlo ed erano sempre imbarazzati e, ovviamente, tanto pi lei si irritava e si faceva scortese, pi loro la dimenticavano, se non come causa di imbarazzo.
Devo confessare - disse il maresciallo - che ho trovato grande difficolt a ricordare il suo nome e alla fine me lo sono dovuto scrivere nel taccuino.
Olivia ha sempre sofferto per questo. I suoi figli sono troppo grandi perch io possa prendere nei loro confronti un atteggiamento di figura paterna. Io l'amo molto... spero di convincerla a sposarmi... ed ho un rapporto di lavoro molto disteso e amichevole con Leo. Ma Olivia  protettiva nei confronti di Caterina e bench io non abbia il diritto di intromettermi - ... io non mi intrometto... ho cercato di convincerla che questo non va bene.
Se si tratta di gelosia - disse il maresciallo - non va per niente bene. Ho visto commettere omicidi, per gelosia.
Lei non pensa... non sta dicendo....
No, no... non ne  coinvolta, almeno deliberatamente. No. Ma data la sua... debolezza... pu darsi che inconsapevolmente sia stata una fonte di informazioni. Informazioni non molto accurate, se mi spiego....
Vuol dire facendosi credere pi ricca e importante di quanto sia?.
S. Vede, pu essere che abbia preso dal padre, che non aveva, a quanto si dice, un gran senso della realt. E se, in pi, ha anche smanie di attenzione....
Maresciallo... come si chiama?.
Guarnaccia.
Oh, Dio... dopo tutto quello che ci siamo detti. Mi spiace.
Non si preoccupi. Non  detto che la gente debba far caso a me.
Hm. Molto furbo.
No, no... non sono affatto furbo.
Per lo era abbastanza da non far domande di alcun genere sulla richiesta che avevano ricevuta e su come intendessero rispondere, o da lasciarsi sfuggire di sapere dove fossero in quel momento Leonardo Brunamonti e l'investigatore. Ma sfrutt l'occasione per spiegare qualcosa della logica commerciale dei sequestri moderni, di come un rapitore professionista non fosse che felice di trattare con altri professionisti, sia mediatori indipendenti come il loro investigatore o lo stato, piuttosto che con parenti in preda all'emozione o inattendibili. Se il loro investigatore avesse agito come corriere, avrebbe consegnato banconote non segnate e non avrebbe avuto nessun interesse alla cattura dei criminali. Era pagato per salvare Olivia, e cos il suo lavoro era semplice. Avrebbe favorito il successo del sequestro. Il successo dei carabinieri sarebbe stato invece causarne il fallimento, la cattura dei rapitori e il salvataggio della vita della vittima.
In quest'ordine?.
Ufficialmente in quest'ordine, s. Ma....
Le sono grato del suo ma'. Do per scontato il resto della frase. Mi rendo conto che ci sono cose che lei non dovrebbe dire. Si avvicinavano al fiume. Dinanzi a loro, la ripida campata del ponte Santa Trinit, fiancheggiata, dal loro lato, dalle figure marmoree dell'autunno e della primavera. Grandi nubi soffici, alcune di un grigio scuro minaccioso, altre di un bianco immacolato, toccate da colpi di luce rosa e oro, erano trasportate da un vento mutevole a rischiarare o a oscurare gli stucchi e le pietre dei grandi palazzi della riva opposta.
Ho sempre amato questa citt - disse Hines fermandosi a osservare lo spettacolo -, ma quando riavr Olivia la porter a casa sua, in America, lontana da tutto ci che abbia a che fare con i Brunamonti, la loro citt e la sua "maladetta e sventurata fossa", come Dante chiama questo fiume. Noi possiamo lavorare a New York, e Leo pu badare alla bottega qua.
Non menzion Caterina, e il maresciallo si tenne per s i suoi dubbi. Si tenne per s anche la domanda su dove Hines intendesse andare dopo aver percorso parte della strada per il suo albergo con lui. Certamente Hines non sarebbe tornato al palazzo senza la protezione degli altri. Caterina certamente era un pezzo in l sulla strada di far ricordare il proprio nome alla gente. Era diventata ci che potenzialmente era sempre stata: manipolatrice e pericolosa. Non era abbastanza intelligente per riuscirvi completamente ma, senza raggiungere niente per se stessa, era, nell'attuale tragica situazione, sulla strada di causare una terribile angoscia.
Lass? Avremmo dovuto portare la Campagnola. L'autista del maresciallo si ferm sul punto nel quale il ripido
sentiero si dipartiva dalla strada principale. Eh, be', proviamoci....
La piccola macchina avrebbe potuto anche non farcela, ma al maresciallo non sembrava interessare. Osservava dal finestrino le vigne e gli oliveti punteggiati qua e l da mandorli in fiore. La casa, in cima, era grande, ma non imponente. Stucco color ocra, colombaia, un'ampia arcata centrale con pavimento in pietra. Una vera e propria casa di campagna che guardava gi, attraverso un pendio verde, sulla cupola della Cattedrale e su una distesa di tetti di tegole rosse. Quando vi si fermarono davanti, apparve la contessa Cavicchioli Zelli, scortata da un imponente cane marrone e da una moltitudine di cani pi piccoli che le si affollava attorno. E, se il maresciallo non si sbagliava, certamente quello l, quello piccolo... non si sbagliava. Il cagnolino si rifugi in un lampo sul retro della macchina, ma non c'era possibilit di errore sulle cicatrici sul muso, l'andatura zoppicante...
Usc dalla macchina. Buon giorno. Spero di non.... La cagnetta color sabbia era ancora l, adesso era proprio di fronte a lui, accucciata sulle zampe di dietro, a festeggiare il suo arrivo, piccolo barlume di allegria.
L'ha vista? Ha visto la mia piccola Tessie? Cara!. La cagnetta salt in braccio alla contessa e le lecc furiosamente la faccia.
Aveva la bua, poverina, ma non poteva esser lasciata a morire in quel posto triste, non  vero? No, non poteva. No, non poteva! Piccola! Adesso vai a giocare con gli altri mentre io parlo con il maresciallo. Vai!. Tessie se ne and, zoppicando e saltellando, abbaiando di gioia, al di l di un muretto di pietra, attraverso un campo di crochi, via, dietro gli altri cani. Corsero su per il verde fianco della collina dove un pony grigio sollev la testa per vedere cosa fosse tutto quel rumore, moll una sgroppata, e abbass la testa
per rimettersi a brucare. Per la prima volta dall'inizio della faccenda il maresciallo si sent meglio. Ma come diavolo...? Interrog la contessa con lo sguardo.
Oh, per l'amor di Dio, non era cos grave. Qualche costola rotta che si sarebbe rimessa a posto da sola, un paio d'ore di flebo, due o tre punti e un'iniezione di vitamine. Ho salvato cani in situazioni peggiori.
Ma... questa mattina ho sentito....
Che era stata abbattuta? S, be', lo sarebbe stata se Caterina fosse andata avanti per la sua strada, ma il veterinario ha avuto il buon senso di telefonarmi. Vede,  anche il mio veterinario e sa che quando Olivia se ne va, per poco o per molto, Tessie sta sempre qua, cos mi ha detto di andare a prenderla. Tessie  un piccolo tesoro... non ha una goccia di sangue decente... dico sempre che sua madre dev'essere scappata da un circo e si deve esser fatta fare dal primo randagio sul quale ha messo gli occhi. Che ne pensa?.
Il maresciallo era senza parole.
Sa, lei ha l'espressione di un tesoro di bulldog inglese che avevo una volta. Morto di cimurro, poveraccio. Sa un po' di inglese?.
No, no, temo di no.
Peccato. Le avrei potuto far vedere un articolo su di lui su una rivista inglese. Varrebbe la pena di leggerlo. Si sieda. Le dispiace sedersi qui?  una giornata cos bella. Mi piace il sole d'inverno e stare a guardare i crochi. Penso che non abbiano mai dato uno spettacolo pi bello. Se solo fosse qui Olivia.
Sedettero a un tavolo rustico su delle sedie di ferro battuto, con buona vista sugli inutili tentativi dei cani di distrarre il pony al pascolo tra gli olivi. Era davvero una giornata piacevole. Ogni tanto una grossa nube grigia copriva il sole e il maresciallo ne approfitt per asciugarsi gli occhi prima di rimettersi gli occhiali scuri.
Deve portare quella roba?.
Temo di s. E allergia, quella che ho.
Il grosso cane marrone torn verso di loro saltellando e si ferm di fronte al maresciallo, ansimando, con uno sguardo speranzoso fisso su di lui.
No, Cesare. Proprio no. Dobbiamo parlare. Vai a giocare con gli altri. Via! Che genere di allergia?.
Io... ah, il sole. Il sole mi fa male agli occhi.
Deve renderle difficile la vita. Lei non  siciliano?.
S. Di Siracusa.
Ah. Comunque, lei sembra un tipo simpatico.
Grazie. Le posso chiedere di Caterina Brunamonti?.
Una stronza velenosa. Non lo dico mai di fronte a Olivia, sarebbe finita per me. Perch me lo chiede?.
Be'... questo, suppongo. Pensa che sia gelosa di sua madre?.
Se lo crede. Molte ragazze lo sono, se la madre  una donna di successo... e, per l'appunto, Olivia  anche una bella donna. Ma il problema di Caterina  che si avvia a diventare matta da legare come il padre. Le hanno detto che non intende rinunciare a un centesmo?.
Per il riscatto? No. Ho appena discusso il problema con il signor Hines, ma noi... non abbiamo parlato di denaro.
Perch no? Di denaro si tratta. Quei due ragazzi hanno duecentomila dollari ciascuno investiti negli Stati Uniti... non dovrei essere io a dirglielo, ma qualcuno dovr pure parlarne, e sono disposta a dare ogni lira che possiedo per salvare Olivia, e quindi, all'inferno! Leonardo ha gi offerto quello che ha, ma lei non vuole scucire un centesmo. Sa che ha venduto i gioielli di Olivia? Tutto quello che le ha regalato Patrick... la maggior parte della roba dei Brunamonti se n' andata anni fa per pagare i debiti di Ugo, ma le poche cose che rimangono, la madamina se le terr per s... ha visto i
diamanti che porta?  l'anello di fidanzamento che regal Ugo ad Olivia, l'anello di sua madre. E neppure metter la sua firma per un'ipoteca su quella che lei chiama la casa di suo padre. Ci crede? La casa di suo padre! Non si dovrebbe toccare l'eredit familiare per qualcuno che dopotutto  un estraneo. Invece si dovrebbe fare un prestito sulla ditta di Olivia, o si dovrebbe venderla...  cos vergognoso macchiare con il commercio il nome della famiglia. Mi segue?.
E una signora Brunamonti non va a lavorare... qualcuno mi ha detto che  per questo che il marito l'ha lasciata.
Proprio cos. E dal momento che Caterina non ha nessun talento, nessuna qualifica e nessuna abilit, si  deciso che neppure una figlia Brunamonti vada a lavorare.
E l'universit?.
Avrei dovuto aggiungere che non ha neppure cervello. Non durer fino alla fine dell'anno.
Ho paura che abbia ragione. Mi ha detto di aver gi lasciato....
Dandone la colpa al rapimento di Olivia?.
S. S, mi ha detto....
Stronza furiosa. Olivia ha tentato di introdurla nella ditta in almeno una dozzina di modi diversi, ma  sempre stato un disastro. Cos ha deciso che non era all'altezza della sua dignit. Vorrebbe liberarsi del laboratorio di moda e rinchiudersi nel palazzo a fare la parte della contessa Brunamonti, per quanto ne valga la pena.  tutto quello che vuole.
Ma come potrebbe sopravvivere?.
Come  sopravvissuto suo padre? Non lo ha fatto, e non ci riuscirebbe neppure lei. Devo dire, tuttavia, che il vecchio, caro Ugo da giovane era adorabile. Pazzo ma affascinante. Anch'io ne sono stata un po' innamorata, quando eravamo adolescenti.
Lei, allora, non si  mai sposata?. Non portava fede.
Quattro volte. Una faccenda noiosa. La maggior parte degli uomini  noiosa. Adesso non ho tempo, con i cani. E poi, mi diverto di pi con le mie amiche, come Olivia. Olivia  una donna straordinaria e l'ammiro davvero.  per questo che presto loro dei soldi, ma non  sufficiente. Mi piacerebbe sapere da dove hanno ricavato l'idea che Olivia valga otto miliardi!.
Il maresciallo glielo disse.
Quell'uomo orribile!.
Lo conosce?.
Non lo conosco, ma Olivia mi trascin a quell'orrenda sua mostra con tutte quelle stupide fotografie di Caterina. Quella ragazza  cos scema da aver pensato che l'avrebbe pagata per il suo lavoro di modella, ma tutto quello che ne ha ricavato  stata una fotografia firmata di lei in tut.
S. L'ho vista.
L'ha vista? Be', quello  tutto ci che le potr veder fare in tut. Posare. E la povera Olivia ha speso una fortuna per le lezioni di ballo... cinque giorni la settimana e un guardaroba di lusso degno di una prima ballerina... finch, arrivati al dunque, non le hanno chiesto educatamente di levarsi di torno. Pu immaginarsela ballare? Non sa neppure andare a cavallo. Uno stalliere che avevo anni fa avrebbe dovuto insegnarle, qui, a montare. Lo fece diventar matto. Avrebbe dovuto vedere gli abiti di lusso da equitazione che le comper Olivia! Arrivava qui e mentre lo stalliere montava Pegaso per metterlo alla mano, lei si metteva a sedere e criticava il suo modo di montare! Poi, appena messasi in sella, eccoci al "Voglio scendere! Tiratemi gi!". Pegaso alla fine la accontent, la scaric in un fosso e noi ci evitammo ogni ulteriore disturbo. Senza dubbio le  stata mostrata anche la fotografia a cavallo.
S. S, l'ho vista alla parete della sua....
Sembra che abbia in culo un manico di scopa... non 
cos che si dice in America?.
Non so....
Una volta mi sono sposata con un americano. Divertente, finch dur, ma poi cominci a insistere per tornare in America e cos fummo costretti a separarci. Gli piaceva la vela.  affogato. Un peccato, davvero. Si sta facendo freddo, qua fuori. Posso offrirle qualcosa in casa? Whisky? Chiamo Silvia.
Silvia?.
La cameriera di Olivia. Glielo avevo detto che l'avrei portata qui. La terr finch Olivia non sar tornata a casa. Non sa far niente, a dire il vero, ma lascio che mi aiuti a lavare i cani. Whisky? O qualcos'altro? Preferisce vino rosso?.
Il maresciallo rifiut il vino, ma se ne and rincuorato e riscaldato come se avesse bevuto. Quella donna lo aveva messo un po' in allarme, ma si fidava di lei, si fidava del suo cuore e della sua intelligenza. Dopo aver scambiato qualche parola con il capitano, sarebbe valso la pena cercare di convincerla a lasciarli segnare le banconote che lei avrebbe consegnato alla famiglia nella speranza, pi tardi, di rintracciarle. Accadeva, sebbene molto dipendesse dalle possibilit dei rapitori di riciclarle per mezzo di contatti che, nel caso di Puddu, sarebbero stati molteplici, dati i suoi trascorsi con ogni ordine di accozzaglia criminale. E ancora una volta ebbe ragione di sperare che a sequestrarla fosse stato Salis.
Quella sera, a casa, prima di mostrarsi in cucina fece una doccia e si tolse l'uniforme. Teresa ne fu sollevata. Era stato assente e scoraggiato per molto tempo, un tempo che si era avvicinato al limite oltre il quale Teresa avrebbe perso la pazienza. E se gli chiedeva cosa non andasse, tutto quello che ne ricavava era l'usuale repertorio su come avrebbe dovuto
fare, se i suoi uomini gli erano portati via per compiti non propriamente loro, mentre Lorenzini tirava avanti la baracca praticamente da solo...
Teresa esord, con cautela: Sembri in forma. Buone notizie?.
Le dette un abbraccio, da dietro, ma nessuna notizia.
Ho fame.
Be', questa non  certo una novit. C' solo una braciolina e della bietola saltata, ma anche anche un po' di quei panini infarinati che ti piacciono tanto.
Mangi la sua cena con gusto e, dopo, si lasci spingere nella stanza dei ragazzi per impartire a Tot la lunga, promessa predica sullo studiare di pi e sull'improvvisare di meno. Pens che gli fosse riuscita abbastanza bene. Fu molto solenne, lunga circa tre righe e accompagnata da uno sguardo feroce.
Tot disse: Oh, pap....
Il solo brandello di notizia che all'ora di andare a letto rifer a Teresa fu di Tessie, creduta morta, e invece sana e salva in una casa di campagna.
Oh, Salva, speriamo che quella povera donna possa tornare presto a casa anche lei. Non c' nessuna notizia?.
Il capitano  sicuro che sia ancora viva. La famiglia  intenzionata a pagare, credo, ma sembra che non abbiano l'intera somma e che ci abbiano tagliati fuori, il che pu mettere in pericolo la vittima.
Ma non potete fare qualcosa?.
No, finch non sappiamo esattamente dov', e anche in questo caso sarebbe molto rischioso.
Se non le parl della contessa Cavicchioli Zelli, malgrado sapesse che a lei piacevano personaggi del genere, fu perch questo avrebbe portato la loro conversazione su Caterina Brunamonti. L'enigma Caterina Brunamonti gli aveva fin'ora bloccato la comprensione degli ingranaggi della faccenda
perch gli era risultato difficile arrendersi a quello che sospettava, e ora gli riusciva difficile parlarne.
Tuttavia dorm meglio di quanto avesse mai dormito da quando era iniziato il caso. Non lo torment nessun sogno sfumato di cani e fotografie e, bench lo aspettasse una mattinata spiacevole, la affront con quella calma determinazione che proviene da una chiara visione delle cose. Dovette ricominciare tutto da capo, ascoltare la gente che aveva gi ascoltata, ma questa volta incastrando le parole nel sottotesto e capendole. Bench non fosse in nessun modo obbligato a farlo, prese le cose nel loro ordine originario, levandosi di torno subito quelle pi antipatiche.
La chiam dal suo ufficio e, mentre aspettava che rispondesse, pens alla prima volta che l'aveva vista, seduta dritta come un fuso nella sedia vuota che ora aveva di fronte, la testa voltata un po' da una parte, tesa e guardinga, i diamanti che splendevano sulle mani affusolate.
Pronto?. Appena lei parl, si sovrappose il suo alto corpo bianco nel vano della porta. Lo sapevo, che avresti cambiato idea. La memoria di quella voce fredda, sprezzante, lo fece rabbrividire ancora una volta. Chi parla, prego?.
Riacquist il controllo. Doveva controllarsi, procedere con cautela. L'unica cosa a non essere ancora chiara era cosa volesse da lui. Stronza furiosa, aveva detto la contessa. Si sentiva impaurito perch capiva adesso quanto dovesse esser difficile difendersi per il fratello, o per la sua madre sfortunata, da qualcuno cos debole. Debole e bisognosa come una bambina. Il problema era che non si trattava di una bambina, lei era abbastanza grande da far danni. Le parl per poco, ogni senso allertato, attento, cercando di far venir fuori il perch lo utilizzasse.
Dal momento che non vogliono che lei venga qui, po
trei venire io nel suo ufficio, non le pare?.
Perch? Perch? Potrebbe non essere una buona idea farsi vedere....
Non mi importa che mi vedano. Ho detto a tutti di essere la sola a collaborare con lei. Nessuno potr dire che sia colpa mia, se Olivia non sar salvata.
Eccola, allora, la risposta che cercava. Tenersi i soldi ed aiutare ostentatamente i carabinieri. Cos nessuno potr dire che  colpa mia.
Il maresciallo si sent agghiacciare lo stomaco. Con voce mancante di espressione la avvert di non fare domande agli altri, ma solo di osservare e di riferire ci che scopriva.
Lo far - disse lei -, vedr.
Mi piacerebbe fare due chiacchiere con suo fra.... Ma lei aveva gi riagganciato.
Durante tutta la mattinata, a intervalli, cerc ancora di mettersi in contatto con il ragazzo, ma era sempre la sorella a rispondere, e non riusc mai a farselo passare.
 occupato con altre cose, e quindi sono io che rispondo a tutte le telefonate. Non ha idea di quante persone ci secchino per tutto il giorno.
Immagino che siano preoccupati per sua madre.
S, bene, ma sono in troppi. Quando abbiamo bisogno di usarlo, il telefono non  mai libero.  ridicolo. Certa gente non ha un briciolo di buon senso.
Il maresciallo si arrese.
Parl con il capitano Maestrangelo, in Procura. Fusarri era in allarme e vigile, e fumava i suoi sigarini in quantit incredibile.
Il capitano sembrava preoccupato. Se ha perduto gli uomini e non si fida della ragazza, che possibilit abbiamo di segnare quelle banconote?.
Buone, disse il maresciallo.
Chi? - domand Fusarri - Cavicchioli Zelli?.
S.
Lo immaginavo. Perch dice questo?.
Perch mi fido di lei. E....
E?.
Perch  denaro suo.  la sola speranza di riaverne un po' indietro.
Quante volte l'ha vista, per curiosit?.
Due.
Fusarri spense il toscano e alz le mani. Maestrangelo, non so dove lo abbiate trovato, ma quest'uomo  un genio!.
Il maresciallo aggrott la fronte. Era abituato ad esser preso in giro, ma non era questo il momento per gli scherzi. Fusarri si alz e si dette a passeggiare su e gi per il suo elegante ufficio, stirandosi con gusto gambe e braccia come se fosse pronto per una qualche azione interessante.
Conosco Elettra da tutta la vita, e lei l'ha capita perfettamente. La convincer io a lasciarci segnare le banconote. Vada avanti. Il basista?.
Se  l'uomo che credo che sia... be', penso che forse lei o il capitano....
No. Troppo pesante. Non vogliamo che se ne vada dalla citt alla chetichella. Lei che ne dice, Maestrangelo?.
Penso che sia vero... che sarebbe troppo pesante, bench non penso che se ne andrebbe. L'ho arrestato io per i furti d'arte nelle ville.  un tipo freddo e molto, molto arrogante. Guarnaccia suggerisce che procediamo con un controllo di routine per un dipinto rubato, giusto per dare un'occhiata attorno.
Un dipinto rubato? - Fusarri sollev un sopracciglio - E lei ha in mente un dipinto rubato, maresciallo?.
No, no.... Guarnaccia, profondamente imbarazzato, si esamin le scarpe. Si era aspettato che fosse il capitano, da quel
punto in poi, a portare avanti le cose, e si sent esposto.
Con ogni altro normale sostituto procuratore si sarebbe aspettato di essere totalmente escluso dalla conversazione o di attendere immobile in un angolo, nascosto dal solido mobilio d'epoca. Nessuno lo aiutava e per lui non c'era niente altro da fare che andare avanti.
C' stato un quadro rubato a Parigi... era quello che suggeriva....
Il Corot? Lo so, lo so. Be', non possiamo accusare lui di questo, dal momento che si trova qua. Si ferm
all'improvviso, impietrito, e fronteggi il capitano.  qui?.
Oh, s. Ho messo qualcuno a sorvegliare la casa appena Guarnaccia mi ha mandato il fascicolo. Abbiamo controllato con il nostro Nucleo di Tutela del Patrimonio Artistico, e ci sono solo due possibili furti d'arte e uno di quelli non  del suo livello. Il che ci lascia questo. Fece scivolar fuori un foglio di carta dal fascicolo che aveva sulle ginocchia e Fusarri lo esamin.
Due paesaggi... Hm. Non c' possibilit che vi sia coinvolto davvero?.
Non abbiamo nessun motivo di pensarlo.
Be', comunque possono servire ai nostri scopi. Un controllo di routine, data la sua precedente condanna... e chi lo potrebbe fare in modo pi apparentemente innocuo del nostro maresciallo? Eccellente. Giusto. Maestrangelo, mi dica come vanno le sue discrete indagini su cosa sta succedendo su nelle colline.
Come la loro attenzione si volse a questioni al di fuori della sua competenza, il maresciallo si rilass e fu lasciato in pace, ad ascoltare. Era stato avvistato un vivandiere che tutte le sere portava in motorino un sacchetto di provviste, lasciandolo dentro a una casa colonica diroccata ai piedi delle colline. Presumibilmente, era destinato ad esser ritirato nelle ore di oscurit. Il vivandiere era un servo pastore ed era stato identificato dalle forze locali come un quattordicenne parente di Puddu. Sul momento, con questa informazione non si sarebbe potuto far niente. Il ragazzo sicuramente non ne sapeva niente e non li avrebbe messi in condizione di fare un solo passo avanti. Il numero di possibili vivandieri era stato ridotto seguendo i movimenti dei sospetti per un periodo di tre giorni. Uno era uno scaricatore di carni al mercato centrale e spesso la mattina, quando ci si aspettava che dovesse andare a letto, mancava di tornare a casa. Un altro aveva un'attivit propria, una rivendita di bombole di gas e legna da ardere ed anche lui mancava per lunghi periodi, spesso di notte. Ambedue avevano lavorato in precedenza con Puddu, il primo come vivandiere e poi da guardiano, quest'ultimo come vivandiere. Ambedue avevano precedenti penali. Il terzo sospetto non aveva precedenti di sequestro, ma aveva lavorato per anni a intervalli per Puddu ed aveva numerosi precedenti per reati minori. Aveva recentemente scontato una condanna per uno scontro a coltello dopo la rissa nel bar tra i clan di Salis e di Puddu riportata da Bini. Qualsiasi tentativo di avvicinarsi a quegli uomini allo stato presente avrebbe messo in pericolo la vittima. Era difficile che fossero coinvolti nel sequestro della contessa dal suo palazzo, la possibilit maggiore era che questo fosse stato organizzato dai contatti di Puddu in citt, sia che si trattasse di toscani che di sardi. N loro n il basista avrebbero avuto qualsiasi contatto diretto con i rapitori, eccetto che al momento in cui avevano consegnato la vittima a uomini mascherati dei quali non conoscevano il nome. Sarebbero stati pagati appena la loro parte nel lavoro fosse terminata.
Una volta che si fossero assicurati sull'identit del basista, contro il quale probabilmente non ci sarebbe stata una prova utilizzabile, avrebbero potuto procedere a dare un nome quasi all'intera banda. Finch la vittima non fosse al sicuro o non si fosse verificato un avvenimento imprevisto,
non si poteva eseguire nessun arresto. Una volta rilasciata la vittima, i colpevoli si sarebbero rintanati o avrebbero lasciato il paese. Tutto ci che potevano fare era tenersi pronti.
Il maresciallo fece visita al fotografo. Vi and in uniforme e port con s un uomo del Nucleo di Tutela del Patrimonio Artistico, che, rispetto alla sua Stazione di Palazzo Pitti, era ospitata all'altra estremit dei giardini di Boboli. Il suo piano era che fosse lo specialista a condurre interamente la conversazione, lasciando lui libero di guardare. Lo studio di via Santo Spirito era piuttosto malridotto, ma pieno di attrezzi dall'aspetto molto costoso. Il maresciallo non sapeva nulla di fotografia, ma era chiaro, anche a lui, che quello era uno studio di classe diversa da quelli che normalmente si trovano quando si abbia bisogno di foto per il passaporto o ritratti di prima comunione. Artistico, suppose, ricordando la storia dell'orrenda mostra". Senz'altro non era roba da matrimoni e battesimi.
Gianni Taccola era esattamente come l'aveva descritto il capitano, freddo e arrogante. Portava i capelli alla moda, corti e lucidi, e sotto un vestito blu indossava una camicia nera senza colletto. Quando nella conversazione furono introdotti i due paesaggi scomparsi, la sua espressione si fece di derisione.
Li potrete trovare nel prossimo catalogo di New York della Sotheby. Non rubati, tranquillamente esportati.
Questa - disse il collega del maresciallo - era un'idea che ci era venuta in mente, ma pensavamo che una famiglia rispettabile non si farebbe trovare a farlo personalmente....
E neppure lo farei io. Taccola si volt ostentatamente, pensando di sorprendere il maresciallo a osservare una serie di ingrandimenti che mostravano Caterina Brunamonti
nuda, che teneva in mano uno scintillante serpente d'oro. Ma non lo faceva. Mai il maresciallo affrontava direttamente le cose che voleva esaminare. Le lasciava fluttuare nella sua visione periferica mentre centrava lo sguardo su qualcos'altro, nel caso presente un primo piano di una polverosa effige di pietra.
Lei preferisce pietra vestita a carne nuda?, lo interrog Taccola, incapace di controllare la propria arroganza, invitando il maresciallo a volgersi alle foto di Caterina.
No, no, rispose ironico il maresciallo, a quel punto forzato a lasciar posare lo sguardo sull'intera serie di ingrandimenti che coprivano la maggior parte di una parete. Erano in bianco e nero ed ombreggiati cos pesantemente da non avere niente di pornografico, e neppure di erotico. Erano solo sinistri. Molto sorprendenti.... Adesso nella sua visione periferica c'era una scassata, vecchia chaise lon- gue con su drappeggiato un taglio di seta nera.
Taccola si strinse nelle spalle. Ad essere onesti, io, per me, preferisco i ragazzi, ma sa com'... Un cliente  un cliente. Forse dovrei adattare uno di quei cartelli che appendono dietro la cassa nei bar dove non vogliono far credito: "Per evitare spiacevoli rifiuti, si prega di non chiedere sesso". Non potevo certo offendere la ricca ragazzina, le pare? Ha finanziato la mia mostra. In pi, venne fuori che era vergine, il che rese la cosa pi piccante. Quasi, ma non altrettanto piccante quanto un ragazzo in pre-pubert. E ora, se non c' nient'altro che possa fare per voi....
Mentre scendevano per le scale di pietra, il maresciallo disse: Un posto abbastanza squallido....
 vero? Dovrebbe vedere la villa del Cinquecento dove vive. Piena di tesori d'arte legittimamente comperati con i suoi guadagni illeciti. In giardino, una piscina di marmo circondata da statue.
Per quanto tempo  stato dentro?.
Non abbastanza, maresciallo. Non abbastanza. Sinceramente, spero che lo inchiodate per questo sequestro, ma non scommetterei sulle vostre possibilit.  un mascalzone astuto.
I due si lasciarono per strada e il maresciallo tagli, da dietro la chiesa, per piazza Santo Spirito.
Accidenti!. Sul momento si era dimenticato del portiere e del portone chiuso. Era sul punto di premere il campanello del portiere, quando not, vicino, Contessa srl, e allora prov quello. Ci fu un po' di attesa, poi dei passi. La signora Verdi apr con fatica un'anta del portone. Lui la aiut, e lei si mise un dito alle labbra, in segno di ammonimento.
Non  permesso - sussurr Tutti i visitatori devono passare dal portiere, e lui deve chiamare sua signoria per sapere se sono autorizzati. Non so se lei lo sia.
Non se ne preoccupi.
Lo port in fretta nel laboratorio. Nessuno degli amici di Olivia  autorizzato, eccetto quelli disposti a sganciare soldi. Questo lo abbiamo capito. C' qualche novit?. Ogni paio d'occhi presenti nella stanza lo guard in attesa di una risposta.
Niente che vi possa dire. In realt sono venuto per parlare un momento proprio con lei. Non la tratterr a lungo. La verit era che lei, subito dalla sua prima affermazione, gli aveva gi detto quello che lui voleva sapere, ma lui fece finta di niente.
Ha sottomano una delle vostre etichette?.
Certamente.... Prese la scatola da uno scaffale. Quasi la met se n'erano gi andate. Dunque andavano avanti con il lavoro, e questo gli faceva piacere. Prese un'etichetta.
Si ricorda di avermi raccontato di aver discusso di utilizzare il nome Brunamonti, piuttosto che solo Contessa?.
Io? Non mi ricordo. Siamo tutti cos agitati.  vero,
comunque, a causa dei pirati, ma sua signoria....
S, allora ha detto proprio questo. Ma voleva intendere la signorina Caterina?
Certamente! "Io sono una Brunamonti - disse a sua madre proprio in questa stanza -, e tu non lo sei". A Olivia si spezz il cuore... e non per le etichette, mi intenda. Be', tutto quello che posso dire  che, eccetto sua madre, tutti noi tirammo un sospiro di sollievo quando lei prese a noia il lavoro e non la vedemmo pi qui. Critiche ai disegnatori, un'aria di superiorit con gli operatori delle macchine, niente che era fatto come lei avrebbe saputo fare. Dovemmo sopportarlo per amore di Olivia, ma lei pu immaginare come si sentisse ad essere rimproverata da una mocciosa ignorante gente con trenta e pi anni di esperienza... e, Brunamonti o non Brunamonti, ecco cos' lei. In ogni caso, ci salvammo quando decise che come modella sarebbe stata meglio delle professioniste. Fu alla sfilata di Milano. Rimase l, tutta vestita mentre la musica suonava... un abito da sposa, una specialit di Olivia, e quella dannata ragazza che non voleva mettere piede sulla passerella. Stava l paralizzata. Che scena. In ogni caso, fu l'ultima sua che vedemmo, grazie a Dio. Non pu farci nulla se non ha il talento di suo fratello, ma sarebbe meglio se avesse solo un po' di buone maniere, per non parlare di un briciolo di buon senso e un briciolo di rispetto per gli altri. Aveva la faccia rossa di memorie cariche di rabbia.  incredibile come sono diversi.
So quello che vuol dire. Anch'io ho due ragazzi e sono diversi come bianco e nero.... Parl finch non si fu calmata e poi la lasci con una piccola buona notizia che si ricord di poterle dare, cio che la cagnolina era salva.
Come sono contenta! Leonardo lo sa?.
Probabilmente no. Ho provato a telefonargli, ma....
Lo so. Be', sto per salire proprio adesso. Gli render la
vita. La piccola Tessie a casa, e viva!.
Il maresciallo usc e ordin un caff al bar di Giorgio.
Glielo far io stesso. Come va?.
Il maresciallo scosse la testa. Che si dice in piazza?.
Niente cui si possa dar credito. Come i giornali. Se non ci sono notizie, se le inventano. Si parla del diavolo....
Il maresciallo si volt per vedere il grasso, lento Nesti affacciarsi alla porta.
Mi dia un caff. Aveva una sigaretta spenta che gli penzolava dalle spesse labbra, il che significava che cercava di smettere un'altra volta. Al maresciallo mormor: Se non potete trovare i vostri sequestratori, perch almeno non arrestate quella troia di figliola, come cazzo si chiama, e la tenete lontana dal mio ufficio?.
 stata nel tuo ufficio?.
C' stata?  fissa. Adesso  l ad attaccare un bottone a qualcuno. Quando l'ho vista arrivare, sono scappato. Te l'ho detto come va.  pi interessata a vedere la sua fotografia sul giornale tutti i giorni che a vedere tornare sua madre, ed  il solo modo nel quale lei possa far notizia, a meno che uno dei miei colleghi non la faccia fuori, il che diventa sempre pi probabile. Per l'amor di Dio, risolvete questo caso. Io devo rientrare in ufficio... guarda, ho cominciato a nascondermi dietro degli occhiali neri, come te. Tir gi il resto del caff e si avvi nella piazza affollata, la sigaretta spenta ancora ciondoloni.
Ma che diavolo ha? - domand Giorgio - Non che comunque lo abbia mai visto di buon umore, almeno da sobrio.
Oh, sembra che abbia sviluppato un'avversione per la figlia della contessa Brunamonti. Quanto ti devo?.
Niente. Offre la ditta. Sviluppato un'avversione  dire poco... Non la conosco di persona. Non viene mai qua dentro. Come si chiama, a proposito?.
Caterina.
Ah. Sa cosa le dico?  troppo caldo. Lo dicevano ieri sera al telegiornale. Molto pi di quanto la stagione... Ma che....
La porta a vetri del bar si chiuse sbattendo, facendo vibrare l'intero ambiente. Un cameriere and e l'apr di nuovo fissandola pi forte.
Vede - disse Giorgio -, troppo caldo. Si prepara un temporale. Un colpo di vento come quello.... Ma non era stato un colpo di vento.


Capitolo 10.

A causa del terremoto, avvertito anche a Firenze, ma il cui epicentro era situato nelle campagne vicine, dove caus enormi danni, Caterina Brunamonti il mattino dopo manc la prima pagina dei giornali. Tuttavia, sulla base dell'intervista che aveva rilasciato, quasi tre pagine erano dedicate al sequestro e alle polemiche suscitate dai sequestri in generale. Dalla Sardegna un procuratore generale lanciava pesanti accuse contro il magistrato ritenuto responsabile della fuga di Puddu. Ai carcerati vengono concessi dei periodi di libert, qualche volta poche ore, talvolta giorni, come premio di un buon comportamento. Carcerati che debbano scontare lunghi periodi di detenzione per crimini gravi e che abbiano scontato met della pena possono essere rilasciati in libert vigilata. Il buon comportamento in prigione  una specialit dei professionisti, che sanno come approfittare del sistema, e dei pi pericolosi, pedofili o assassini, il cui comportamento quotidiano  esageratamente mite e obbediente. Questi ultimi, se mancano di ripresentarsi, sono generalmente catturati, qualche volta dopo aver commesso un altro delitto, i primi, come Puddu, scompaiono.
Le pene comminate per sequestro sono estremamente pesanti,
pi pesanti di quelle relative alla maggior parte degli omicidi, ma se poi i carcerati sono rilasciati in libert vigilata dopo aver scontato met pena e lasciati fuggire, quelle pene si riducono a puro spettacolo. Ogni volta che un rapito viene liberato si levano gli applausi. Naturalmente siamo tutti sollevati a sapere che la vittima  viva e in buona salute e nel generale coro di gioia nessuno vuole essere il primo a introdurre una nota pi seria e critica. Ma ogni sequestro che raggiunge il suo scopo, il rilascio della vittima secondo la richiesta dei rapitori, cio il pagamento del riscatto,  una sconfitta, non una vittoria. Come molte altre leggi, quella sul congelamento dei beni  solo in teoria una legge rigida e drastica, punendo perfino coloro che omettano di pagare le tasse su soldi che si sa che sono stati pagati per il riscatto, soldi la cui esistenza fino ad allora  stata ben nascosta. In realt, sappiamo di riscatti pagati sotto la protezione dell'articolo 7, comma 4 sui "pagamenti di riscatto controllati per motivi investigativi". E tuttavia, non solo i "motivi investigativi" non sfociano, al rilascio della vittima, in alcun arresto, ma vediamo in televisione anche due ministri del governo che ci consolano col pensiero che la legge che congela i beni  in realt piuttosto flessibile. Una legge flessibile  una legge che non viene applicata. Torna in mente il detto popolare che la legge sia qualcosa che si applica ai nemici, ma che per gli amici si interpreta. Per conto mio, quando una di queste vittime viene rilasciata sono sollevato come chiunque altro, ma non ho alcun dubbio che, almeno in Sardegna, la legge sul congelamento dei beni ha fatto diminuire solo il numero dei brevi rapimenti da dilettanti. E non solo, ma un certo numero di vittime non  tornato a casa e il periodo di sequestro si  inevitabilmente allungato. I rapitori professionisti non ne sono stati affatto scoraggiati. Alle famiglie viene detto che se i loro beni sono stati congelati, devono arrangiarsi diversamente. E quando mancano di farlo, si solleva la voce che,
se conoscono la gente giusta, lo faccia lo Stato al posto delle famiglie. Questa non  una vittoria, , nel caso migliore una sconfitta, nel peggiore complicit e, come magistrato, mi considero ridotto all'impotenza e anche al ridicolo quando penso ai rapitori di successo che se la spassano alle Bahamas a spese dei contribuenti. Dato l'esempio, sono destinati ad aumentare i sequestri di gente ricca con influenza nei circoli governativi... Tuttavia, per il momento, tutto ci che possiamo sperare  che finch questa legge rimane in vigore, sia rinforzata, e con vigore. Altrimenti, va cambiata, cos come la legge che consente la libert a pericolosi criminali professionisti, dando cos a un Puddu la possibilit di rapire la contessa Brunamonti. Io e, penso, la maggior parte degli italiani, ne abbiamo abbastanza. Vorrei veder sospesa la legge sul congelamento dei beni. Vorrei vedere le forze della legge e dell'ordine prendere provvedimenti seri nei confronti del sequestro con assidui pattugliamenti del territorio, la cattura di quei banditi che sappiamo alla macchia e lo stanziamento di forze speciali in aree ad alto rischio. Solo allora si dovrebbe riformare la legge sul sequestro, prima di tutto considerandolo un delitto di violenza contro la persona, e non solo una forma di rapina aggravata.
Nella stessa pagina, in caratteri di maggior evidenza, c'era un articolo in difesa della vigente legge sul congelamento dei beni, ma che criticava pesantemente quella che permetteva a un rapitore noto, che scontasse trent'anni di galera, di essere rilasciato in libert vigilata.
In linea di principio, la legge dovrebbe essere conservata perch assicura che il riscatto sia pagato sotto il controllo della polizia, in denaro segnato e rintracciabile. Un riscatto pagato di nascosto potrebbe ostacolare le indagini. Stiamo attenti, dunque, a non buttar via a questo punto anche il bambino, assieme all'acqua sporca. La legge ha bisogno
di modifiche, s, certo, ma, cosa pi importante, dovremmo entrare nell'ottica di impedire a quei rapitori che sono gi stati catturati e messi in prigione di uscirsene liberi.
Il resto della pagina era pieno di statistiche e resoconti di sequestri recenti. Sul retro, una doppia pagina con le fotografie di Leonardo e Caterina Brunamonti. Quella di Leonardo era la stessa gi pubblicata nel medesimo giornale. Quella di Caterina era nuova, squillante, con un tocco di tragicit stile Hollywood nella forma di un paio di occhiali scuri che suggerivano occhi rovinati dalle lacrime. Le foto erano accompagnate da un'intervista. Il maresciallo la lesse nel suo ufficio, e le rughe che gli si formarono sulla fronte non furono di concentrazione, ma di apprensione. L'intervistato era presentato come "un portavoce della famiglia Brunamonti". Vi si realizzavano i peggiori timori del maresciallo.
Dunque la sua sensazione  che questo rapimento si sia basato su una falsa informazione ?
Dev'essere stato cos. L'ammontare della richiesta di riscatto  molto superiore alle nostre possibilit. Le loro informazioni dovevano essere false.
E da dove pensa che possano esser venute fuori informazioni cos false?
Ovviamente nessuno lo pu dire con sicurezza. Probabilmente non lo sapremo mai.
Ma voi avete un sospetto?
Non una persona in particolare, ma, sfortunatamente, il fatto che la contessa gestisse la propria attivit all'interno di Palazzo Brunamonti ha significato che l'edificio fosse frequentato da una grande quantit di persone e, ovviamente, qualsiasi persona che vi lavorasse in modo permanente poteva avere una quantit notevole di contatti e, inevitabilmente,
di informazioni.
Qual' la sua opinione sulla legge che congela i beni delle famiglie?
Penso che sia una legge intelligente, che ci protegge e ci aiuta nella cattura dei rapitori.
E non teme un pi lungo periodo di imprigionamento per le vittime, ed anche il rischio di morte?
Non vedo perch debba essere cos. Noi collaboriamo con lo Stato e, in cambio, lo Stato deve collaborare con noi.
E che forma dovrebbe prendere, secondo lei, questa collaborazione?
So di casi in cui il riscatto  stato pagato dallo Stato utilizzando banconote segnate per far progredire le indagini.
E quindi sperate che lo Stato vi venga in aiuto?
 l'unica mia speranza, dal momento che non abbiamo mezzi sufficienti per pagare. Sono consapevole del fatto che non abbiamo quei contatti politici che possano assegnare lo status di vittima di prima classe. Possiamo solo collaborare e sperare che anche un rapito di seconda classe abbia possibilit di sopravvivenza.
Prima che il maresciallo potesse arrivare alla fine della pagina, squill il telefono che lo collegava al Comando.
Guarnaccia.
L'ha letto?.
S, s... lo stavo leggendo proprio adesso.
Non parli con nessun giornalista.
No. Convocher una conferenza stampa?. I suoi occhi, che continuavano a scorrere la pagina, si imbatterono nella riga sui rapiti di prima e di seconda classe.
No, se lo posso evitare, ma sar il sostituto procuratore a decidere. Non risponder certo a domande su questi pagamenti di riscatto. A parte tutto, le risposte non le so neppure. Ci su cui sono concentrato  la salvezza della vittima.
Pensa che ci sia qualche speranza?.
Non molte, ma se non la uccidono oggi quando avranno letto l'articolo, c' una piccola speranza che cambi qualcosa. Il ragazzo potrebbe esser rimasto sufficientemente impaurito da quell'articolo da cercare il nostro aiuto. Ritengo che questo sia operato della figlia, bench vi fosse un accenno di coprire le sue tracce, nel dire "la contessa" invece di "mia madre".
Non si riferisce mai a lei come "madre", la chiama "Olivia".
Davvero? Be', a meno che non sia estremamente stupida, deve volerne la morte.
S... un po' di tutte e due queste cose, forse.  molto pericolosa. Credo, con il suo permesso, capitano, che preferirei che quella che lei chiama collaborazione avvenisse alla presenza del sostituto procuratore. Vede, le  impedito di farsi vedere qui....
No, no, no, assolutamente no. Non la riceva, o Dio sa cosa si vedr poi sui giornali. Avvertir il sostituto procuratore. Si appresta a lavorarsi la contessa Cavicchioli Zelli. Io mi concentrer sui contatti noti dei complici che abbiamo avvistato.
C' qualcos'altro che io possa fare?.
Lei pu solo sperare che in questa storia cambi qualche elemento, altrimenti la sua conclusione non pu essere che la morte di quella povera donna.
Non cambi nulla. La ragazza non si fece pi vedere nell'ufficio del maresciallo. Una volta lui la vide per la strada che usciva da un negozio di moda con due sacche da vestiti infiocchettate, ma gli occhi della ragazza lo evitarono, e prosegu rapida. Gli uomini del capitano tennero d'occhio le colline e studiarono attentamente, nel giornale, le colonne degli oggetti smarriti e trovati, le pi comuni per
lo scambio di messaggi. Non vi apparve niente di sospetto. Furono contattati senza alcun risultato tutti i possibili confidenti, che, come not il capitano, dovevano sapere chi fosse il rapitore, ma a quel punto non potevano agire sulla base delle informazioni, perch ogni tentativo di cercare il covo implicava il rischio che la vittima fosse uccisa se, senza saperlo, vi si fossero troppo avvicinati. In un territorio del genere il loro arrivo sarebbe stato avvistato a una distanza di chilometri.
Elettra Cavicchioli Zelli disse che non poteva permettere di lasciar segnare le banconote che avrebbe fornito alla famiglia Brunamonti.
Non so cosa sia meglio, ma me lo hanno fatto promettere, e io l'ho promesso, e quindi non posso tornare sulla mia parola. Lo so che volete prendere quei banditi, ma io voglio solo che Olivia torni a casa. Pensate che sia ancora viva?.
Nessuno seppe cosa rispondere. Passarono settimane di silenzio.
Quando arriv un cambiamento fu tanto inaspettato quanto inutile. L'investigatore inglese, Charles Bently, si present in Procura e annunci di lasciare il caso.
Pensavamo - disse Fusarri - che a questo punto lei rimettesse piuttosto il pagamento non segnato della contessa Cavicchioli Zelli. Questo, solo per fargli sapere di non essere completamente all'oscuro.
So i fatti miei, signor sostituto procuratore - disse Bently -, e non considero l'essere ucciso parte del mio lavoro.
Ne prendo nota - disse Fusarri -, ed Elettra... la contessa... mi ha avvertito del fatto che non sarebbe stata in grado di fornire l'intera somma; nessuno pu pretendere che lei corra un rischio cos evidente per la sua vita. Prendo nota anche della sua correttezza di essere venuto qua ad
informarci della sua decisione. Se lei si sentisse in grado di dirci con quali limiti di tempo abbiamo a che fare, potrebbe aiutarci ad evitare un simile grosso rischio per la vita della contessa Brunamonti.
Sono lieto di sapere che apprezzate la mia correttezza.
Il sostituto procuratore sollev una mano. Certo, certo. Non posso pretendere che lei tradisca la fiducia di chi paga la sua parcella, chiunque esso sia. Le chiedo scusa.
Grazie. Ma lei si sbaglia. Riscuoto il compenso solo quando sono in grado di portare a termine il lavoro. Finch non prendo una decisione, io metto in conto solo le spese vive. Non posso portare a termine il lavoro senza il denaro del riscatto. Tuttavia, non tradir la fiducia.  la famiglia che deve decidere i limiti entro i quali intende collaborare con voi. Tutto ci che le posso dire  che io stesso li ho consigliati a collaborare. Se, dopo quell'articolo sul giornale, consegnassero una somma del tutto inadeguata, la contessa morirebbe. Finch ritardano, e i rapitori si immaginano che stiano cercando di mettere assieme l'intera somma, allora anche se oltrepassano, o hanno gi oltrepassato il termine assegnato, c' una speranza. Finch esiste quella speranza, devono tenerla viva, altrimenti non ne ricaverebbero niente. Se decidono di accontentarsi di meno, di tagliare le perdite, possono sia ucciderla che non ucciderla. Non vorranno porre a rischio lavori futuri. La mia opinione  che aspetteranno, e se la famiglia collaborer con voi potrete utilizzare per i vostri scopi il tempo dell'attesa. Immagino che sia solo questione dell'informatore giusto. Gli uomini delle vostre squadre speciali sono bravi, questo lo so.
Oh, lo sono davvero.
Quindi, allora, l'informatore giusto. Nei nostri colloqui recenti lei mi ha detto di un tentativo di incolpare un clan nemico. Non c' speranza che ne sappiano qualcosa?.
C' ogni speranza che sappiano tutto, ma nessuna che
ce lo vengano a dire. Vengono da Orgosolo, un posto dove ci possono volere tre settimane perch un uomo arrestato ammetta... non dia... il proprio nome. L'idea di difesa efficace di uno di Orgosolo  il silenzio totale. Non lo si pu cogliere in fallo con una contraddizione o con una menzogna se non apre bocca. Come dicono loro, "dae su nudda non bessidi nudda".
Non conosco il dialetto, ma grosso modo ho capito. Sembra una citazione da Shakespeare. Re Lear, se la mia memoria di studente non mi inganna. L'inglese si alz. Ma capisco il loro punto di vista... e il vostro problema. Bene, adesso devo andare. Il mio aereo parte tra poco pi di un'ora. Signor sostituto procuratore... Capitano....
Il capitano, che aveva assistito in silenzio a questo scambio, si alz, dopo Fusarri, per dargli la mano. La fredda correttezza dell'inglese era impeccabile. Per un solo momento fu scossa, quando apparve il maresciallo Guarnaccia, apparentemente dal nulla, e l'investigatore tese la mano anche a quel personaggio esotico.
Ah! C' anche lei. Le chiedo scusa. Non l'avevo notata, in quell'angolo... Voglio dire, mi era sembrato una specie di guardia....
S.
Solo questione di giusto informatore.
Appena la porta si fu richiusa, Fusarri si lasci cadere sulla sedia, tir un rumoroso respiro e si sporse in avanti a fissare con sguardo vivido il capitano.
Ogni sardo, lass, sapr dove si trova la contessa, non  vero?.
Pi o meno.
Ma il pi o meno non fa al caso nostro, vero? Il pi o meno la ucciderebbe. Noi dobbiamo saperlo con esattezza, non  cos?.
S.
Fusarri si riappoggi alla sedia e ci fu un attimo di silenzio. Poi volt lentamente la testa verso il punto nel quale sedeva il maresciallo, ingombrante e silenzioso.
E allora, chi pu saperlo esattamente? Maresciallo?.
Il maresciallo si agit imbarazzato sotto quello sguardo, si guard le mani, il berretto, una scarpa.  Bini l'uomo al quale chiederlo.
Bini? Capitano, ma chi  mai questo Bini?.
Il maresciallo locale.
Ah....
Bini - disse il maresciallo - conosce Salis. E sua moglie. La moglie di Salis non approva i sequestri.
Sono estasiato di sentirlo - disse Fusarri, ancora in alto mare -. Non mi dir che si trasformer in un'informatrice, sebbene riguardo a un clan rivale?.
No, no... Non lo farebbe.
Penso che anche lei sia di Orgosolo....
Immagino di s. Bini lo sa di sicuro.
Bene, dunque, maresciallo - Fusarri cerc di intercettare lo sguardo del capitano, ma non ci riusc -, sar bene che lei faccia una visita al suo collega, Bini.
Lo far - disse il maresciallo -. Se permette, gliela far subito. Dopo quell'articolo, potrebbe non esserci pi molto tempo.
Bini aveva l'influenza. Sia stato per quella o per il motivo del loro viaggio, rimase stranamente silenzioso mentre le ruote della Campagnola sollevavano polvere e terriccio lungo la strada di campagna. Il maresciallo guardava dal finestrino, alla sua destra, le alte, scure colline le cui piatte sommit piano piano venivano cancellate da banchi di nubi. Qualche goccia di pioggia spruzz il parabrezza, ma non era cominciato
a piovere davvero. Ogni tanto Bini starnutiva e diceva:
Scusa, accidenti a quest'influenza. Ogni tanto, il maresciallo rabbrividiva a vedere quelle colline, ma non diceva niente.
Quando arrivarono, la macchina dalla carrozzeria tagliata era sparita dall'aia. Il canile era sempre vuoto, una sporca ciotola rovesciata vicino al suo ingresso. Sul filo pendeva il bucato, immobile nell'aria grigia. Malgrado l'oscurit della giornata, dai pannelli di vetro della porta di cucina non filtrava luce, ma le persiane erano aperte.
 in casa. Bini scese dalla Campagnola e il maresciallo
lo segu con lo sguardo all'ovile sulla sinistra, dove il servo pastore aveva dormito con le orecchie tese al pericolo, come un cane da pastore. Adesso il ragazzo traditore era sotterrato e il cane era ancora nel frigorifero dell'istituto di medicina legale. Salis affrontava da solo i propri problemi. Per adesso, sapeva solo di essere stato incastrato da Puddu, che la sua terra e la sua gente erano stati oggetto di perquisizione. Certamente sapeva cosa era stato trovato. La sola cosa che non sapeva era che a questo punto i carabinieri avevano capito il trucco. Bini buss al vetro e apr la porta di cucina.
Possiamo entrare?.
La donna, non avendo parole da sprecare su una conclusione gi scontata, non rispose.
La stufa di cucina era accesa, e lei volt le spalle ai due per introdurvi della legna e rimettervi il coperchio.
Sulla tovaglia di plastica giaceva una pila di sottile pane sardo, pallido e secco.
Possiamo sederci un minuto? Ma lo fai tu questo pane? Ci devono volere ore per renderlo cos sottile....
Non siete venuti qui per una lezione di cucina, immagino.
No. E non vogliamo perdere il tuo e il nostro tempo a dirti
quello che sai gi. Sai cosa abbiamo scoperto nel vostro
terreno. Tuo marito si trover questo rapimento sulle spalle.
Non  stato lui.
Lo dici tu. E che differenza pensi che faccia con i suoi precedenti e con le prove che abbiamo trovato?.
Silenzio.
Sono prove reali, lo sai. Quel covo non era finto. Lei  stata l davvero e noi ne abbiamo la prova. Se ti interessa, ha scritto sulla parete della grotta qualcosa che il figlio ha riconosciuto come una cosa che solo lei poteva sapere. Cosa ne dici di questo?.
Niente.
Che lo troviamo o no non ha importanza. Sar condannato in contumacia.
Lei probabilmente li avrebbe visti volentieri morti entrambi ma, secondo le regole dell'ospitalit, piazz loro di fronte un fiasco di vino fatto in casa e due bicchieri. Il maresciallo aveva la bocca asciutta per la paura e per ci che stavano facendo. Il vino era forte e aspro. Avrebbe voluto che lei accendesse la luce. Avrebbe voluto essere a casa con sua moglie e i bambini. Il pensiero vol a Caterina Brunamonti, all'articolo, al mantello di nubi piazzato sulle scure colline. Bevve un altro sorso di vino. Avvert il caldo della stufa e rabbrivid.
Certamente - continu Bini -, se noi scoprissimo che  stato un altro, lui sarebbe fuori gioco, ma ho paura che sia troppo tardi. Pensiamo che possa essere gi morta, e in questo caso....
Entrambi a queste parole osservarono attentamente la sua faccia, ma gli occhi non rivelavano pi di quanto rivelasse la bocca. Bini non aveva altra alternativa che continuare.
Non abbiamo speranza di trovare un informatore. La gente di Puddu non oserebbe e noi abbiamo ogni rispetto
per gli orgolesi. Semplicemente, ci sembrava giusto che tuo marito lo sapesse. Noi lo rispettiamo, ma, evidentemente, Puddu non lo rispetta. Forse perch a tuo marito  andata bene per anni Puddu pensa di poter....
Tornate domani l'altro.
Ricorda che non c' molto tempo. Se mi dici di tornare, torner, ma nessuno pu garantire che domani l'altro la vittima sia ancora viva....
Tornate domani l'altro.
Seguirono le istruzioni con esattezza, procedendo con la Campagnola su un viottolo da carri che li faceva rimbalzare da ogni parte, aggrappati, per sicurezza, alle maniglie sopra al finestrino. A un certo momento, molto in alto, un tronco che giaceva attraverso il sentiero. Bini arrest la Campagnola e scesero. Da quel punto proseguirono a diritto, a piedi, senza parlare. Solo una volta Bini, fermandosi a soffiarsi il naso, mormor: Ho la febbre. Non dovrei essere qui....
Nessuno dei due avrebbe dovuto essere l. Quello che era peggio, era che non potevano avere la sicurezza di cosa avesse deciso di fare Salis e, qualsiasi cosa avesse deciso, erano loro a risponderne. Si erano messi nelle sue mani. Malgrado l'altezza e la pioggerellina gelida, al maresciallo sudava la schiena e gli pizzicava dappertutto al pensiero degli occhi e dei fucili che probabilmente erano puntati su di loro. Tra le sue altre preoccupazioni c'era anche come avrebbero fatto a ritrovare la strada al buio. La luce stava gi declinando.
Poteva essere tanto distante? Avevano forse mancato l'ultimo segnale? No, eccolo l, non lontano, davanti: uno straccio bianco legato a un rovo. Presero il sentiero sulla destra e vi camminarono per pi di mezz'ora finch un altro straccio bianco non segnal di voltare a sinistra. Non si
trattava pi di un sentiero, ma di un'apertura nella macchia, usata a sufficienza da essere visibile, ma difficile e piena di spine. Erano vestiti di stoffa spessa che i rovi strappavano e nei quali si impigliava mentre i due si spingevano avanti. Ogni tanto dovevano fermarsi e liberarsi dei rovi. Quando infine raggiunsero la radura segnata dal quarto e ultimo segnale, si stava facendo davvero buio. Rimasero in attesa, in silenzio. Non c'era alcun motivo di non parlare tra di loro, ma non si azzardavano. Rimasero immobili finch non furono avvolti dall'oscurit tanto da non potersi pi vedere l'un l'altro.
La voce, quando si fece udire, sembrava vicina, ma non c'era modo di individuarne la direzione. Rischiavano grosso, ma non la vita. Potevano esser certi che la parola di Salis fosse una garanzia, ma certamente anche che una mossa avventata, una torcia, una terza persona che li seguisse, avrebbe significato morte. Rimanevano immobili e ascoltavano.
Domani sera una donna telefoner alla tua Stazione per denunciare il tentato furto di un motorino. Ti dir che  successo proprio di fronte a casa sua. Dir che un uomo  saltato in strada facendo sterzare il motorino e sbandare e fermare il ragazzo che lo guidava. Dir che il ragazzo, che avr sul manubrio una borsa da spesa,  stato attaccato e che ne  nata una lunga lotta. Durante la lotta, lei vedr un secondo uomo avvicinarsi al motorino e sporgervisi sopra come per prenderlo. Vi rimarr un po', mettendo sonnifero polverizzato nel vecchio fiasco che la borsa della spesa conterr, ma la donna dir di non aver visto con esattezza ci che stava facendo. Dir che guardava la lotta. Quando sar finita, il secondo uomo sar sparito. Il ragazzo torner libero, salter sul motorino e se ne andr. La mattina dopo, all'alba, potrete volare sul Monte della Croce e il posto dove la vittima viene tenuta sar segnalato da un cencio
bianco. La troverete viva. Troverete morti gli uomini che la tengono.
No! Mio Dio, Salis, non lo fare! Non si pu fare!.
Fate come vi pare. In questo caso  meglio che siate l prima dei due che salgono all'alba. Se loro arrivano prima di voi e scoprono di non poter svegliare i guardiani non avr importanza se si renderanno conto del vino o no. Sapranno che il lavoro  andato a puttana e faranno fuori la donna. Scegliete voi. Adesso andate. Non abbiate paura di non ritrovare la strada. Qui siete sotto la mia protezione. La voce si ammutol. Non udirono pi niente, a parte il loro stesso pesante respiro. Salis non si sarebbe mosso finch i due non fossero andati via. Non avrebbero sentito da lui neppure un suono che lui non avesse deciso che avrebbero dovuto sentire, neppure lo schianto di un ramoscello.
Il maresciallo avvert, pi che udire, una lenta, profonda inspirazione prima che Bini si decidesse a parlare.
Hai pensato... potresti consegnarti. Ora che su questo hai collaborato con noi, tu potresti....
Non collaboro con voi. Vi utilizzo per sistemare gli affari miei.
Certo. Me ne rendo conto. Ma anche cos, potrebbe essere la migliore opportunit che ti possa capitare. Ci dovresti pensare....
Cos che voi possiate metter su una grande scena di cattura per le telecamere della televisione? Quanto?.
Non posso... Non sono autorizzato a trattare. Stavo solo immaginando....
Scordatene. Ero solo curioso di sapere quanto valgo. La mia famiglia  ben provvista. Posso permettermi di morire da uomo libero.
Senza offesa, capisci....
Va bene. Ora andate.
Si volsero, e cominciarono a cercare a tentoni la strada
del ritorno. I rovi graffiavano loro la faccia adesso che non potevano pi vedere ed evitarli. La via era sgombra solo al di sotto delle ginocchia, adatta a uomini che potessero muoversi carponi, invisibili sotto i rovi, impossibile per persone erette. Si accorgevano quando avevano sbagliato strada dagli stivali che rimanevano incastrati nella macchia non tagliata. Poi dall'oscurit veniva fuori una voce.
Voltatevi. Fermi. A sinistra.
Non era sempre la stessa voce, ed erano troppo disorientati dalla spessa oscurit nebbiosa da potersi rendere conto da quale direzione provenissero quelle istruzioni.
Fu un sollievo ritrovarsi di nuovo sul sentiero, ma il sollievo fu di breve durata e presto si trovarono a inciampicare in un vuoto che non offriva possibilit di dare loro direttive
o equilibrio.
Ges, Giuseppe e Maria...!, balbett Bini quando cozzarono contro l'amichevole solidit della Campagnola.
Sulla strada di ritorno al villaggio, confortati dai loro stessi fari, dal suono del motore, dalla vista delle prime case coloniche, ritrovarono la loro voce normale, o almeno la ritrov Bini.
Ho sentito dire che mettono l'adrenalina in quegli affari di spray nasali che ci danno per il raffreddore. Hai notato che da quando siamo scesi dalla Campagnola, lass, non ho starnutito?. Ma in quell'occasione non raccont nessuna barzelletta. Salis...  un uomo a modo suo. Il vivere nel continente non lo ha toccato. Vorrei non avere detto quello che ho detto....
Il maresciallo, pieno di apprensione per le possibili conseguenze della faccenda di quella notte, non parl per niente.
Teresa, quando fu arrivato a casa, gli lav i graffi sulla faccia con l'accompagnamento di osservazioni incrociate sul tipo di Non capisco come tu non lasci questo genere di
cose ai tuoi carabinieri pi giovani, che sono pi adatti di te, e ai quali non importa di star su mezza nottata. Ma la voce le usciva pi impaurita che arrabbiata e non gli chiese cosa fosse questo genere di cose'.
Il suo raporto scritto al capitano Maestrangelo era breve e non faceva menzione dei fatti della notte precedente. Affermava che il loro collega, maresciallo Bini, gli aveva riferito la notizia, presumibilmente proveniente da un informatore anonimo, che un'indicazione della posizione del nascondiglio, etc. etc...
A voce, gli rifer la faccenda della denuncia annunciata di un motorino rubato e del vino drogato, aggiungendo le sue personali preoccupazioni che il vivandiere sospettasse qualcosa.
Lo abbiamo tenuto d'occhio per settimane. Non pu avere pi di undici o dodici anni. In pi, non mancher nulla dalla spesa. Sar solo preoccupato del suo prezioso motorino. Non ha l'et per guidarlo e difficilmente potrebbe denunciarne il furto. No. Salis conosce il suo mestiere. Noi dobbiamo concentrarci sul nostro.  tempo di chiamare gli esperti.
Il capitano telefon subito al Gruppo di Intervento Speciale di Livorno. Erano allarmati dal rischio insito in un tempo cos ristretto, ma accettarono la sfida con un suggerimento: che il gruppo paracadutisti creasse una diversione facendo volare bassi gli elicotteri sopra i vicini territori di Salis, e che sotto questa copertura il loro stesso elicottero procedesse sull'area di operazione e alle prime luci dell'alba sganciasse con paracadute direzionali i loro nove uomini sulla radura pi vicina al segnale.
Il capitano non fece al maresciallo alcuna domanda sulla faccenda della notte precedente, limitandosi ad un'espressione di sollievo per non aver tentato di arrestare il giovane vivandiere. La tentazione di effettuare un arresto, quando
un'investigazione simile si trova a un punto morto,  forte. Un gesto simile poteva riaccendere la speranza di guadagnare, o riguadagnare, la fiducia della famiglia, ma altrettanto facilmente renderla nervosa rispetto alle priorit degli investigatori. Avrebbe tenuto occupata la stampa per un giorno o due. L'opinione pubblica avrebbe potuto immaginare che il complice parlasse, non sapendo che un attore cos secondario non sa niente pi di aver lasciato ogni giorno un sacchetto di cibo in un posto determinato e di non aver mai visto chi lo ritirava o sapere per chi. Quando la loro conversazione fu terminata, fu tacitamente presunto che non avesse mai avuto luogo.
I sentimenti del maresciallo, quando attravers il fiume per tornare a palazzo Pitti, erano un incomprensibile disordine di apprensione su ci che aveva fatto e di irritazione per aver mancato di corrispondere alla fiducia che il capitano riponeva in lui. Dopotutto, forse non sarebbe stato necessario fare quello che stavano facendo se fosse riuscito a mantenere la fiducia di Leonardo Brunamonti.
Parte della responsabilit doveva essere attribuita allo stesso capitano, che aveva sovrastimato il maresciallo. Il giovane Brunamonti era ben educato, intelligente e probabilmente avrebbe potuto fidarsi di pi del capitano che di un semplice sottufficiale. E tuttavia, ripensando alla loro prima lunga chiacchierata, Leonardo si era aperto in maniera disarmante e si era mostrato fiducioso. A parte, certo, non aver detto la verit sulla sorella. Adesso era quella la maggior fonte di irritazione! Era quello il suo vero fallimento. Come si era potuto far ingannare, quando aveva sempre saputo che qualcosa non andava? Aveva ascoltato le infinite vanterie della ragazza e le infinite critiche a tutti gli altri, specialmente a sua madre e, se non si era lasciato ingannare completamente, era stato comunque disponibile ad esserlo. Era accaduto perch era spaventato di vedere la
realt.
E poi, come avrebbe potuto biasimare il ragazzo? Quel fratello che una volta le aveva accarezzato un braccio con tanta delicatezza per trattenerla con gentilezza quasi dolorosa, non volendo che diventasse ci che era diventato loro padre. Sarebbe stato irragionevole pretendere che lui - e, in pi, in circostanze cos traumatiche - vedesse la necessit di sopraffare la sua stessa paura, il suo affetto, la sua vergogna.
Eppure, quante altre persone avevano suonato campanelli d'allarme ai quali il maresciallo aveva mancato di rispondere? La signora Verdi, quel primo giorno, con il suo Sua signoria l'ha vietato; Nesti, con l'osservazione disgustata sul fatto se quello fosse un caso criminale o un'opportunit di carriera; i singhiozzi della cameriera e le sue paure fin troppo giustificate: Che ne sar di me, adesso?.
Per non parlare dei campanelli d'allarme che aveva fatto suonare la stessa Caterina. Il pi delle volte mentiva; e quando invece diceva la verit? Che dire del suo evitare la parola madre', quando invece usava la parola padre'? Del dire che una modella non  altro che un appendiabiti? Erano molte le cose che lo avevano fatto sentire tanto a disagio da fargli rifiutare di pensarvi.
Se pensava all'operazione che presto avrebbe avuto luogo sulle colline, era con un profondo sentimento di desiderio di una buona riuscita, ma senza precisi pensieri su come il buon esito sarebbe stato raggiunto. In questo, si sentiva su un terreno sicuro. Quel lavoro era adesso nelle mani di esperti, e la responsabilit era loro. Il suo unico contributo era stato di agire da collegamento tra Bini, i cui anni di esperienza, buona volont e contatti accuratamente coltivati rendevano possibile l'operazione, e gli uomini capaci di condurla a termine. Una parte da nulla che lui considerava adatta al suo grado e alle sue capacit e che sarebbe
stata ignorata in caso di scandaloso fallimento, dimenticata in quello di glorioso successo.
Ma ci sarebbe voluto molto tempo prima che si potesse smorzare l'irritazione con se stesso riguardo a quella stronza velenosa, come la chiamava la contessa Cavicchioli Zelli. Ecco una donna che diceva pane al pane e vino al vino. Dopo averla incontrata non aveva pi ingannato se stesso. Se solo fossero stati cos espliciti anche gli altri.
Il maresciallo scal il ripido piazzale di fronte a Palazzo Pitti e volt a sinistra per passare sotto la volta di pietra. La sua idea, a questo punto, era di ritirarsi nel suo spazio e di applicare tutta la concentrazione ai piccoli doveri quotidiani che normalmente costituivano il suo destino. Prima di tutto avrebbe fatto una chiacchierata con il suo vice,
Lorenzini, e si sarebbe fatto aggiornare su quanto, a parte un sequestro, succedeva nel suo quartiere, poi avrebbe ricevuto qualsiasi persona si trovasse nella sala d'aspetto e avrebbe dedicato tutto il tempo che gli sarebbe rimasto alle scartoffie rimaste indietro. Se non altro, sarebbe servito a riempirsi la mente con piccole cose che non avrebbero lasciato crepe attraverso le quali si potesse insinuare il pensiero della giovane Brunamonti. Fu questa stessa ricerca di normalit e di benessere che lo indusse a telefonare a casa e a chiedere a Teresa: Si pu avere un po' di pasta?.
Lei lo prese in giro. Parli come Giovanni!.
Sono come Giovanni... o, piuttosto, lui  come me. Era offeso. Non importa, era solo un'idea.
Sei buffo. Metto l'acqua al fuoco. La far al pomodoro, non mi aspettavo....
Va benissimo.
Questo sistema funzion fino alle cinque. Poi, al pensiero di cosa avrebbe potuto escogitare la ragazza per danneggiare in qualche modo l'operazione di quella notte, una fitta di ansia gli attannagli lo stomaco. Con la faccenda di
Patrick Hines lei lo aveva scioccato, con il portone chiuso, la cameriera licenziata, il portiere assunto, lo aveva sorpreso, e infine allarmato con l'intervista al giornale. Non poteva permettersi di cercare la propria tranquillit dimenticandosi di lei. Non poteva parlarle, il capitano si era dichiarato d'accordo su questo, ma doveva tener d'occhio cosa stesse facendo.
Quindici minuti pi tardi, quando la Campagnola, guidata da Lorenzini, sobbalz violentemente sul roccioso sentiero da trattore, si stava reggendo alla maniglia sulla sua testa.
Non le avevo creduto quando mi ha detto che ci sarebbe voluta la Campagnola per arrivare in un posto che sta a due minuti dal centro, ma... diavolo! Va tutto bene?.
Tutto bene. Ci sono gi stato. Ferma qua e gira, e poi aspettami. Non ci metter molto.
Il campo nel quale fiorivano i crochi adesso era una foresta di iris, alcuni dei quali stavano aprendo i primi petali azzurri. Nient'altro era cambiato. Elettra, appena i cani abbaiarono la notizia dell'arrivo della Campagnola, si precipit fuori dalla porta, in compagnia di Cesare e circondata dal suo coro, con indosso il vecchio abito grigio e passandosi una mano sul disordinato mannello di capelli grigi.
Oh, sono cos contenta di vederla! E anche Tessie... guardi che feste le fa! Lo sa che il buon maresciallo cerca di aiutare la sua mammina, vero? S, lo sa, s, lo sa, piccola cara!.
Bench la stagione fosse pi avanzata, e l'ultima volta si fossero seduti al sole di febbraio, adesso entrarono in casa per evitare la pioggia che minacciava. Il salotto era illuminato da piccole lampade. C'erano divani fioriti, pavimenti di pietra tirati a lucido e un fuoco che ardeva in un grande camino. Sedettero l'uno di fronte all'altra ognuno su un divano vicino al fuoco e, mentre i divani si riempivano
di cani, il maresciallo le espresse i suoi timori.
Non era facile. Si trattava di una donna molto sveglia e lui non poteva pretendere di prenderla in giro con una storia inventata, ammesso che fosse capace di inventarne una, cosa della quale dubitava. La doveva convincere con qualcosa che fosse un po' meno di una bugia, ma non del tutto la verit. Non sapeva se fosse gi stato pagato il riscatto parziale, ma riteneva di no. Doveva convincerla che, se non fosse stato ancora pagato, non dovesse esser fatto, per nessun motivo, adesso.
Quell'articolo sul giornale si trasformerebbe nella sua sentenza di morte. Sarebbero sicuri di non averne altro. Saprebbero che non ci sono relazioni potenti da far intervenire. Il rilasciarla per una cifra molto minore di quella richiesta rovinerebbe la loro credibilit. Capisce?.
Certo che capisco. Capisco anche che voi state combinando qualcosa che rende all'improvviso cos importante non pagare, e che lei non mi dir di cosa si tratta.
Il maresciallo guard la parete. Non posso... Non sono...  una faccenda che i miei superiori....
Virgilio Fusarri, vecchio volpone. Mi piace. Non pu permettersi di darmi ordini, non oserebbe. E allora ha mandato lei. Mi dica. Sembra che, con le due fotografie, "il portavoce"... accidenti a lei... parlasse davvero anche per Leo e forse anche per Patrick?.
 solo il messaggio che conta. Un pagamento parziale lo confermerebbe. A loro non importa chi sia il messaggero.
Ma importer a Olivia! Non pensa che glielo facciano vedere?.
Potrebbero. Se intendono farle scrivere un altro appello, lo faranno. Non pensa, comunque, che riconoscer la mano della figlia, e perfino le parole che usa?.
Certo che s... Cesare, vieni gi dal maresciallo! Sei troppo grande per stare in collo alla gente! Mi dispiace, 
un ridgeback rodesiano, nato per cacciare leoni, ma non lo sa. Pensa di essere piccolo come gli altri. Scendi gi, Cesare. Bene, ora mettiti buono accanto a lui.
Il cane scese e sprofond in un sonno tranquillo appoggiandosi al maresciallo. Era molto pesante.
Riconoscer in quell'articolo la voce velenosa di Caterina... chi non la riconoscerebbe? Ma Leo non l'ha fermata, questo  il punto. Gliel'ha lasciato fare. Lo sa che  pazza. Avrebbe dovuto rinchiuderla finch tutto questo non fosse passato.
Gli sarebbe difficile....
Avrebbe dovuto mettere in guardia i giornali. E come hanno potuto stampare roba del genere se lei dice che  cos pericolosa? Perch non gliel'ha impedito?.
Possiamo chiedere loro di cooperare, ma il loro lavoro  di vendere pi giornali e non possiamo impedirgli di fare il loro lavoro. L'articolo non contiene niente che sia contro la legge.
Ci sar qualcosa che potete fare!.
Facciamo quello che possiamo. Impedire che sia fatto qualsiasi pagamento.
 quello che ha detto quel tizio di detective. Avete qualche reale informazione su Olivia?.
Era rischioso, ma lui aveva bisogno del suo aiuto.
S.
Non  che tenterete qualche futile intervento che vi faccia apparire come degli eroi, e che metta a rischio la vita di Olivia?.
No, no... La sua vita  gi a rischio. Abbiamo una possibilit di salvarla.  solo una possibilit, ma se fosse fatto quel pagamento parziale, non avremmo neanche quella.
Per un momento tra di loro cal il silenzio. Il maresciallo ascolt il sedimentarsi del fuoco di legna, un suono della sua fanciullezza. I molti cani sull'altro divano russavano in
pace nel calore del fuoco. Anche Cesare, appoggiato pesantemente al maresciallo, si era subito addormentato. Era molto, molto pesante.
Bene!. La contessa annunci la sua decisione: Vi aiuter. Quel riscatto non sar pagato.
 sicura di poterlo impedire?.
Diavolo, se lo sono. Sono soldi miei.
Ovviamente, tutto quello che le ho detto....
Lei non mi ha detto niente. Non si preoccupi. So esattamente cosa vuol dire. Terr per me quello che non mi ha detto.
Il maresciallo non poteva fare di pi. Tutta quell'impresa dipendeva dal fatto che due persone mantenessero la parola. Due persone, entrambe in una fortezza sulle colline, entrambe con un rigido codice d'onore. Il maresciallo aveva assoluta fiducia in entrambe. La sua parte era finita.
Cesare scort la Campagnola fino al cancello sulla strada sottostante, poi si volt e galopp su per la collina.
Pioveva.


Capitolo 11.

Ci devono essere migliaia di persone al mondo che soffrono dolori costanti e terribili. Lei mi guarda con i suoi occhi grandi e attenti, e so che si deve star chiedendo perch
io sia cos calma, perfino felice. A dirle il vero, io col dolore non sono mai stata coraggiosa. Quando ero bambina piangevo dal dentista e le vaccinazioni erano una tragedia. E tuttavia, il dolore violento che mi perforava le orecchie e sembrava penetrarmi nel cervello e che all'inizio mi terrorizzava cos tanto perch pensavo di doverci perdere la testa, divenne una parte normale della mia vita. Suppongo che, se lo spasimo  prolungato e costante, in qualche modo il cervello aggiusti la nostra soglia. Il dolore fisso diviene la norma, e per fare effetto ci vuole un attacco molto maggiore o pi acuto. So che nel passato avevo paura del dolore e delle malattie, specialmente del cancro, ma adesso non l'ho pi. Adesso confido che il mio corpo vi si adatti. Piuttosto, ero pi consapevole delle lacerazioni causate dalla catena alla caviglia e al polso, che malgrado gli sforzi di Taglialegna peggioravano. La catena era davvero pesante e in ogni momento mi faceva male e mi feriva. Quello che era ancora peggiore era il dolore psicologico, perch, a parte la crudelt, non c'era
altro motivo di tenermi incatenata. La crudelt del "Capo" che non ho mai visto.
Comunque, le gioie pi piccole potevano cancellarlo del tutto. Il sole tiepido che mi toccava la fronte quando sedevo all'apertura della tenda. Sedere tranquillamente in attesa di acqua fresca e pane croccante, ma forse ricevere, invece, una rara tazza di magnifico caff, il suo profumo mischiato al dolce fumo di legna nell'aria pura del mattino. Da qui in avanti apprezzer il caff pi di quanto non l'abbia mai fatto, ma non l'apprezzer mai come allora.
Avevo richiesto a Taglialegna, ed ottenuto tramite la mia buona condotta, i pochi privilegi dei quali avevo bisogno, il pi importante dei quali era utilizzare, al mattino, la padella fuori dalla tenda. Mi era anche stato dato un cambio di vestiti, una busta piena di biancheria di cotone evidentemente da poco prezzo e una tuta da ginnastica verde. Avevo avuto anche ciabatte di plastica al posto degli stivali, perch si stava facendo pi caldo. Qualche volta la sacca di biancheria veniva portata via e lavata. Era la moglie di Taglialegna a farlo? Provai a immaginare cosa sapesse, cosa pensasse. Ricordavo le parole che mi aveva dette Taglialegna su come non se ne pu mai uscire. Forse non pensava niente, non chiedeva niente, faceva solo, per paura, quello che le veniva detto di fare.
Mi organizzai la giornata sul loro arrivo e sulle loro partenze, i loro cambi di turno, l'orario dei miei pasti. La dividevo in periodi di intervallo e sviluppai una serie di pensieri diversi alla volta, i miei figli, il mio lavoro, il mio uomo, i miei genitori e il passato. Gli amici, anche. Assegnai a ciascuno uno spazio e lo pensavo. Sa, quando si vive in un altro paese, gli amici assumono l'importanza della famiglia. Imparai a dover essere cauta nell'organizzare questo orario di contemplazione, evitando ogni sentiero che, immediatamente prima dell'ora di dormire, mi potesse turbare. La tristezza nelle notti di solitudine diventa insopportabile.
Non mi teneva sveglia... il ritmo delle mie giornate era troppo regolare per permettere alla mia vecchia insonnia di tormentarmi... ma poteva causare sogni tormentosi, perfino incubi.
Cos, dopo ogni pasto riponevo con cura il vassoio a terra, mi ritiravo nella tenda, tiravo dentro la catena e mi mettevo gi a pensare. Credo di essere stata in qualche modo privilegiata ad esser stata forzata a questa quiete, a questo raccoglimento, bench non mi aspetti che mi creda nessuno. E neppure mi invidieranno per questo, vero? Probabilmente non lo dir mai a nessuno.
Per sento la necessit di raccontare le cose a lei, come se questa fosse l'unica fermata, la stazione di posta nella quale si incontrano due mondi, e come se lei ne fosse il custode, la sola persona che li conosce e li capisce entrambi. Sono sicura che l fuori nessuno capir dove sono stata. Per loro sono stata solo assente. Credo che una volta tornata nel mio mondo non ne parler pi con facilit.
Il maresciallo, ben conscio di questo, sedeva immobile e silenzioso, memorizzando quello di cui aveva bisogno, non osando fare un appunto.
Mia madre, dopo la morte di mio padre, sembrava stare bene. Sembrava che tirasse avanti come al solito, ma era solo una facciata. Io provavo un'angoscia tale quando mi trovavo a casa che odiavo tornarvi e passavo tutto il tempo che potevo nelle case dei miei amici. Avevo tredici anni e non capivo cos'era che non andava finch lei non fu portata in una clinica per disintossicarsi dall'alcool. Ricordo mia zia aprire la porta della lavanderia e trovare tutte quelle bottiglie. Penso che sia stata lei a dirmi, quella volta o pi tardi: "Ricordati che da ora in avanti devi contare solo su te stessa. Il mondo  duro e tu sei sola al mondo. Nessuno ti aiuter". Passai qualche anno in un collegio, trascorrendo le vacanze da un parente o da un altro, e poi, contro la volont
di mia zia, andai all'universit.
"Nessuno ti aiuter". Sa che tutta la mia vita  girata attorno a quella frase crudele pronunciata nel momento della mia massima vulnerabilit? Cosa diavolo voleva dire mia zia? Avevo tredici anni ed ero come orfana. Perch non dovevo essere aiutata? Da quel giorno ho considerato la vita come una battaglia da combattere da sola. Divenni dura, o almeno mi sforzai di apparirlo, ma prima di questa vicenda avevo raggiunto un punto tale di esaurimento interiore da sapere che davanti a me non c'era strada. La notte sudavo per anni di paure accumulate, di giorno cercavo di ragionarci. Avrei dovuto arrendermi e lasciare a Leo la ditta perch era troppo stressante? Avrei dovuto sposare Patrick, quel brav'uomo, che capiva e cercava di aiutarmi? "Nessuno ti aiuter". Era questa la regola nella quale vivevo. Patrick, quando per l'ansia e la stanchezza mi riducevo alle lacrime, mi cullava la testa dolente e diceva: "Ascolta questa tua povera testa di rapa. Fermati un po'. Posa la spada, ci sono io, adesso". E io lo facevo. Con lui riposavo. Il giorno dopo, riprendevo la spada. Vede, sono anni di abitudine. E poi, a parte Patrick, per il quale non avevo segreti, tutti pensavano che fossi invincibile, forte come acciaio. "In qualche modo Olivia la risolver. Olivia sa sempre cosa fare. Olivia  una lottatrice". Il solo modo con il quale potevo alleviare il mio dolore di orfana era offrire conforto agli altri. Quando mio marito se ne and io divenni per i miei figli, oltre che una madre, anche un padre. Loro non si sarebbero mai sentiti dire "Nessuno ti aiuter" solo perch il loro padre era morto. Pensando a tutto questo trovai strano che la sola persona alla quale permettessi di fare qualcosa per me fosse mio figlio, Leo. Forse perch in lui riconoscevo me stessa, forse perch lui era la sola persona per la quale non sentivo il bisogno di aver paura. Leo era sempre
il pensiero della prima serata, prima di Patrick, di mio padre
e del dormire. Era una tale gioia scandire la sua vita. Mi piaceva il suo sguardo profondamente solenne quando succhiava il seno con quieta determinazione. Da bambino aveva una tale concentrazione! A tre anni faceva, attento, accurati disegni... quasi sempre di insetti. Non era abbastanza grande da sapere come rapportare un oggetto pi grande alla minor dimensione della carta. Pi tardi, a sette anni, dipingeva fuori, sulla loggia, delicati acquerelli. I palazzi e gli alberi della piazza sotttostante, pipistrelli e rondini in un cielo rosso al tramonto, dipingeva per due o tre ore di seguito finch il calare della luce non lo costringeva a smettere.
La cefalea inizi quando aveva quindici anni. Il dolore era cos terribile da riempire l'intera casa, pesava come piombo in ogni stanza, tanto che io riuscivo a malapena a respirare. Volevo confortarlo, fare qualcosa per aiutarlo, ma lui mi supplicava con il pi debole dei sussurri: Lasciami soltanto al buio.... Non mi rimaneva che sedere anch'io al buio, fuori della porta appena aperta, cos che neppure uno spiraglio di luce potesse disturbarlo. Caterina detestava tutto questo perch si sentiva abbandonata. Non poteva capire, una bambina di dieci anni, che suo fratello non giaceva l immobile come morto perch dormiva, ma a causa di un dolore cos terribile da non potersi muovere. Quando era passato non lasciava traccia, e lui non ne parlava mai.
C'era in lui una grande tranquillit, una grande profonda intensit e, qualche volta, un ribollire di pensieri e di sogni o di allegria nascosta. All'improvviso scoppiava in sorprendenti imitazioni degli insegnanti del suo Liceo Artistico, specialmente degli artigiani locali che vi insegnavano le loro tecniche, la fusione, la stampa e cos via, con il loro pesante accento fiorentino e le loro mordenti battute. E suppongo che molto della meraviglia fosse dovuto al contrasto con il suo silenzio abituale. Come mi faceva ridere! Lei creder
che io sia matta, squilibrata a causa della mia esperienza terribile, bench la sua faccia non lasci trasparire niente, perch le racconto esperienze terribili con un sorriso calmo e adesso le parlo di cose gioiose e io... io non posso... mi spiace. Mi fermo qui. Mi  mancato cos tanto... Mio Dio, questo orribile rumore che faccio perch ho ancora paura di piangere, bench non abbia pi i cerotti. Non sono pazza, glielo assicuro... Grazie. Solo un sorso e mi sentir meglio.
Mi cambiavano i cerotti una volta la settimana... lo faceva Taglialegna. Grazie a Dio lo faceva sempre lui. Mi aveva detto che lo avrebbe fatto una volta la settimana. Io non facevo i conti in giorni e settimane, ma solo in secondi e minuti, scivolando piano piano nei miei pensieri... Tutte le volte che veniva per cambiarli, strattonando dolcemente la catena per farmi sapere che era lui, io speravo in notizie, sviluppi, un altro articolo di giornale, qualsiasi cosa. Be', lo ebbi quello che mi auguravo e non mi augurer mai altro finch vivr, lo giuro di fronte a Dio. Sapevo che quel giorno qualcosa andava storta. Mentre ancora stavo seduta all'ingresso della tenda con il vassoio della mia colazione... quel giorno solo pane e acqua, ma non mi importava. L'aria era umida di pioggia vicina e i dolci profumi dell'erba nuova e dei fiori di primavera ne erano accentuati. C'erano gi state liti in precedenza, bench io non avessi mai potuto udire o capire abbastanza da venire a sapere cosa riguardassero. Forse i loro turni, il cibo, la noia e il nervosismo per la durata di tutta quella situazione. Dopotutto, probabilmente volevano tornare alle loro vite cos come lo volevo io. Io non potevo seguire le loro argomentazioni ma, come un bambino, mi rendevo conto immediatamente della tensione, di una disputa tra i "grandi" che spesso sarebbe sfociata in una punizione senza ragione per me. Mentre ero seduta con il vassoio, voci alterate penetrarono le onde del
mio mondo sottomarino ed io mi tesi, attenta a non voltarmi o sollevare la testa perch il sudore aveva allentato i cerotti tirati attraverso il mio naso, e potevano pensare che cercassi di guardarli. Avevo avvertito questo nervosismo solo le domeniche quando vi era un tal numero di cacciatori che si aggiravano attorno a noi che il rischio della nostra scoperta era al massimo. A causa delle mie orecchie bloccate gli spari mi arrivavano come distanti plaf', ma loro li udivano forti, chiari e vicini, e quindi gli davano sui nervi.
Non era domenica. Era il giorno della sostituzione dei cerotti e questo non veniva mai fatto di domenica, ma in uno dei due giorni della settimana nei quali la caccia era proibita. E tuttavia, qualcosa andava davvero storta. Lo stesso Taglialegna era scortese con me, mi strapp il vassoio dalle mani e mi ordin in un sussurro rabbioso vicino alla faccia di tornare dentro e di farlo alla svelta.
Strisciai nella tenda e tirai dentro la catena.
Mi cambierai i cerotti?.
Non rispose e udii la lampo scendere con un movimento veloce, rabbioso.
Cercando di acquietarlo, lui che era il mio solo alleato, dissi: "Dovresti cambiarmeli. Sopra il naso mi si sono allentati. Ti avevo promeso che non li avrei toccati,  stato per il sudore, e non ho tentato di sollevare la testa e guardare".
"Stai zitta".
"Per piacere, non arrabbiarti con me. Hai detto che avrei dovuto dirtelo, per il mio bene, se...".
"Zitta". Cominci a strappare i cerotti da solo invece che farlo fare a me piano per non farmi male. Strapp dalle tempie dei capelli fino alla radice e io gridai. Sentii la sua mano sollevarsi come per picchiarmi e io mi sottomisi con umilt. Tolti i cerotti butt un giornale sul sacco a pelo e mi disse di leggerlo. Appena vi vidi Caterina, mi si serr il
cuore. Caterina con degli occhiali scuri. Non portava mai occhiali da sole, non le piacevano, e immaginai i suoi begli occhi marroni, ampi e infantili, rovinati dalle lacrime. E Leo, Leo nel suo vecchio golf da sci, che si girava per guardarmi al di sopra delle spalle, la stessa foto dell'altra volta. Solo che questa volta dovetti sforzarmi di mantenere il controllo delle mie emozioni e leggere ci che stava accadendo. Taglialegna non mi avrebbe lasciato a lungo gli occhi scoperti. Cominciai a leggere. Mi fermai. Ripartii di nuovo, incapace di capire. Stavo incespicando, saltellando sulle parole che danzavano sulla pagina, e non riuscivo a cavarne un senso.
"Ha capito il messaggio?", mi grid in faccia, agitato, Taglialegna. "Non la rivogliono indietro, i suoi bambini tirati su nel lusso, capisce? Hanno deciso di tenersi i soldi e fare a meno di lei... be',  quello che accadrebbe comunque a distanza di tempo, non  vero, e quindi cosa c' di strano? Questo  il risultato del fatto che quei coglioni abbiano preso lei invece dell'avara puttana della sua figliola... lei avrebbe pagato, non  vero? Le madri lo fanno. Non ci si pu mai arrischiare a prendere una donna come lei senza neppure il marito che la rivoglia indietro. Un marito, anche se preferirebbe tenersi i soldi e sistemarsi con l'amante, si vergognerebbe di farlo pubblicamente!". Mi lanci contro il giornale. "Ecco cos'ha allevato in tutti questi anni. Come dicono sempre i fiorentini... il problema di fare figli  che non sai mai che genere di gente fai entrare in casa. Bene, adesso lo sa. I suoi figli la vogliono morta!".
Mi sedei a guardare il giornale e sentivo lo stomaco farsi sempre pi freddo, un ghiaccio che si spandeva verso l'alto. Quando mi raggiunse la testa svenni e solo il dolore del mio orecchio di pietra che colpiva il pavimento mi fece riavere. Cercai di afferrare la padella per vomitarvi pane non digerito e acqua. L'aspro odore del vomito si mescol a quello
della candeggina e mi fece vomitare pi volte senza profitto. Taglialegna prese la padella e la mise fuori, rinchiudendoci poi un'altra volta con il puzzo ancora dentro. Si spost vicino a me e, passandomi i tamponi da tenere sugli occhi, disse: " finita per lei. Il capo ha deciso. Mancano solo pochi giorni al termine e non ci hanno contattati. Se non pagano, o se cercano di fregarci con meno di quanto abbiamo chiesto, dovr essere uccisa". Quando ebbe detto questo la sua rabbia sembr scemata, e le sue dita erano delicate mentre mi modellava sul naso nuove strisce di cerotto. Poi sussurr: "Dammi la mano".
"Perch? Perch?". Quell'inutile crudelt era il massimo che potevo tollerare e dovevo reagire. "Non mi incateni mai la mano di giorno. Perch? Non lo fare, per favore! Mi fa male".
" per il tuo stesso bene. Cos posso lasciare aperta la tenda, e mandar via questo puzzo".
"Ma ti prometto di non muovermi. Star gi nel sacco a pelo. Per piacere".
"Dammi la mano".
"Almeno non stringerla troppo. Non c' bisogno che sia cos stretta".
Prov l'anello successivo, ma poi la strinse di nuovo. "Cos  troppo larga. Se la vedono gli altri, non faranno che stringerla pi di quanto lo faccia io". Chiuse il lucchetto e lo sentii strisciare via all'indietro, lasciando aperto il passaggio.
Rimasi dove mi aveva lasciata, rigida, respirando a malapena, come se potessi sospendere la mia vita rifiutandomi di seguirla, tenere a bada la marea di dolore che mi minacciava. Il pi piccolo movimento avrebbe provocato la catastrofe. Finch sarei rimasta immobile, cieca e sorda, sarei stata salva. Un movimento, un movimento abituale, un tocco, avrebbe rimesso in moto la vita e io ne sarei stata
sommersa. Ma, forse a causa del mio svenimento, ero gelata e presto dovetti cercare il calore del sacco a pelo. Non avevo altra scelta che ritrovare i miei pensieri abituali e la mia posizione di sonno, l'appoggio sotto il collo per alleviare il dolore alle orecchie, e aspettare che arrivasse. Un annichilante ondata di disperazione che mi affogava, mi distruggeva, una litania di dolore che si rompeva contro il cervello e si spingeva in avanti in gemiti ritmici.
"Caterina! Non fare che sia vero. Cerco di essere forte. Voglio vivere e lo posso fare, ma solo se voi state dalla mia parte. Non abbandonatemi. Non...
E tu, Leo, gioia pi grande della mia vita, ho combattuto contro tuo padre e tutta la sua famiglia che preferivano che abortissi di te, piuttosto che lasciare sposare una straniera a un Brunamonti. E non te l'ho mai detto perch avresti risposto, come dicono sempre i giovani e coloro che non sanno "Non l'ho chiesto io di nascere". Ma tu l'hai chiesto, s. Ti ho sentito. Sentimi tu, ora, Leo! Ascoltami, ti prego. Non abbandonarmi sola nel buio...
Patrick, dove sei? Che sta succedendo?
Nessuno mi aiuter".
Ero troppo annientata per formulare queste parole. Come le ho detto, venivano fuori solo come ritmici grugniti e boccheggiamenti di un animale nel dolore. Non so quanto dur, perch continu anche mentre dormivo. Lo so perch qualcuno - credo Volpe - apr la lampo della tenda e mi svegli picchiandomi perch stavo facendo troppo rumore. Devo aver continuato fino alla mattina dopo perch quel giorno non ricordo pi pasti. La cosa successiva che ricordo  ancora una prima colazione. Nella notte era piovuto e quando posai il vassoio avvertii la terra e l'erba bagnate. Il tiepido e umido sole mi colpiva in fronte e sentivo cantare un uccello. Mi sentivo molto tranquilla. La decisione era presa. Sarei morta, e questo significava che avrei potuto metter gi la spada. La mia battaglia era finita e non avevo niente pi di cui preoccuparmi. Mi potevo concentrare interamente sull'essere viva. Niente aveva importanza se non il pezzetto di pane che mi si scioglieva in bocca, il calore del sole, il canto di quell'uccello. Il mio solo rimpianto  di non aver saputo prima come vivere cos, dando il giusto valore a tutte le manifestazioni della vita, a tutti i suoi dolori e problemi. Non  una battaglia che si debba vincere, ma uno stato privilegiato da assaporare.
Rimasi calma malgrado il fatto che i miei rapitori, specialmente Volpe e Macellaio, fossero in uno stato di estrema agitazione che sfogavano su di me. Un giorno, cercando a tentoni il cibo nella ciotola, vi trovai una quantit di lisci oggetti metallici. Erano proiettili.
"Cos puoi sceglierti il tuo".
Volsi la faccia, non sopportando l'acre odore di Volpe, che mi aveva parlato vicino alla guancia. Dunque mi avrebbero sparato. L'avrebbero fatto probabilmente la domenica mattina, quando il rumore sarebbe passato inosservato. Per loro sarebbe stato pi sicuro. Avevo accettato il fatto che mi uccidessero ma, fino ad allora, non avevo pensato come. Aspettai che arrivasse Taglialegna e mentre, al mattino, mi apriva il lucchetto, gli chiesi se ci fosse un altro modo.
"Ho sempre avuto cos paura delle armi. Non potete farlo in qualche altro modo?".
"L'ho chiesto apposta al capo. Era contrario perch possiamo farlo solo in un giorno di caccia. L'ho persuaso per il tuo bene.  rapido e sicuro. Non soffrirai".
"Soffrir di paura, di orrore. Non voglio che mi sia sparato come a un animale".
"L'arma non la vedrai neppure. Hai gli occhi coperti".
"Ma la sentir. Sento i cacciatori, per l'appunto. Sento le vostre voci se siete vicini".
"Non sentirai nulla perch la pallottola sar gi nel tuo cervello. Sarai gi morta prima del rumore".
Gli credevo, ma continuai a protestare finch non acconsent a colpirmi con un colpo pesante alla testa e poi, mentre ero ancora incosciente, a strangolarmi o a soffocarmi.
"Lo farai tu? Non mi toccher nessun altro?".
" deciso che sia io. Sono io il responsabile di te".
"Quando lo farai?".

"Probabilmente domani l'altro".
"Mi toglierai prima i bendaggi e mi libererai le orecchie cos che possa vederti e dirti addio?".
"No".
"Non avrai il coraggio di farlo, se ti potr vedere?". Ricordai come mi chiamava "signora" tutte le volte che non ero bendata. Stavolta non rispose ma mi disse bruscamente: "Mettiti nel sacco a pelo. Ho da fare".
Chiusi il sacco a pelo quanto pi era possibile e lui fece una cosa che non aveva mai fatta prima. Mi rimbocc bene nel sacco a pelo braccio e catena e chiuse la lampo fino in cima.
"Sta ancora piovendo. Sar una nottata fredda". Mentre parlava, potevo avvertire il suo respiro su una guancia.
"Perch ti proccupi per me?  perch sto per morire?".
"No. Non pensare troppo a quella roba sul giornale. Stravolgono le cose. Per noi  lo stesso. Loro non pagano, tu muori. Ma non devi credere a tutto quello che c' scritto in quell'articolo". Era dispiaciuto per me perch i miei figli non mi rivolevano. Lo sentii trascinarsi fuori della tenda e avrei voluto implorarlo di rimanere con me, di confortarmi, di toccarmi. Potevo ancora sentire il suo respiro sulla guancia, il suo dolce alito che sapeva di legno. Mi avrebbe uccisa, e io lo desideravo. Credo di non aver mai desiderato tanto un uomo. Era una pugnalata di dolore, un tormento. Mi dispiace scioccarla.
No, no... non deve preoccuparsi di questo.  solo naturale.
Crede? A me sembr abbastanza naturale la necessit di conforto, ma il desiderio mi sciocc. Forse era solo una reazione al sapere di dover morire... be', adesso importa poco, non  vero?
Dormii come al solito e il giorno dopo sentii che le sue parole erano ancora dentro di me. Come potevo perdere la fiducia nei miei stessi cari figli a causa di un articolo di giornale? Era possibile che dovessero ritardare il pagamento perch c' una legge di qualche tipo che regola il pagamento del riscatto; c', non  vero?.
S. S, c'.
Lo ricordavo... e poi, forse la banca faceva difficolt... o potevate aver aggiustato l'articolo per favorire in qualche modo le investigazioni. Dopo tutto, mi avete liberata. Potevate avere piani che il pagamento avrebbe intralciato, e cos potreste aver chiesto la collaborazione di Leo.
S. Gliel'ho chiesto io personalmente di collaborare... queste cose sono molto complicate. Tutto quello che importa  che lei  salva. Lasci che altri si preoccupino del resto.
Allora Taglialegna aveva ragione. Non poteva essere vero. Gli altri continuarono a tormentarmi perch dovevano essere furiosi che il riscatto non fosse stato pagato, ma
io non avevo niente da temere dal momento che sarei comunque morta e Taglialegna mi aveva promesso che sarebbe stato quello che mi avrebbe uccisa. Non avevo paura di morire. Tutto quello che mi interessava era morire amata da coloro che amavo. Cominciai a pensare di prepararmi. Chiesi a Taglialegna se mi avrebbe anche seppellita. Rispose di no. Disse che sarebbero state rimosse tutte le tracce del campo e che non avrei potuto esser seppellita. Non si spieg oltre, e io non feci altre
domande. Sapevo che i cinghiali, nei boschi, non lasciano tracce.
Dunque non ci sarebbe stata sepoltura. Nessuno avrebbe lavato il mio cadavere e pronunciato un addio rituale. Decisi di farlo da sola. Avevo pensato tanto alla mia vita nelle settimane precedenti, ma non avevo mai pensato al corpo che mi aveva servita bene in tutti quegli anni. Il mio ultimo giorno convinsi Taglialegna a portarmi nella tenda una ciotola di preziosa acqua e gli chiesi se avesse un pettine. Credo che mi abbia capita e non fui disturbata da Macellaio, che era di turno con lui. Lavai il mio corpo al meglio che potei con un tampone di carta igienica arrotolata, sollevando sulla pelle umida i miei sudici vestiti. Sembrava strana, la mia pelle, ruvida l dove era sempre stata liscia, specialmente sulle braccia e sulle gambe. Adesso che posso guardarmi le mani vedo che la mia pelle dev'essere molto secca e cade a scaglie. Disidratazione, suppongo. E mi guardi le unghie... lunghi artigli neri... ma Taglialegna non aveva forbici, o mi avrebbe aiutata. I capelli erano impossibili da pettinare essendo cos lunghi e, adesso, annodati. Feci quello che potevo con loro, ma una grande quantit doveva gi esser caduta e rimasta imprigionata con il resto, cos che il pettine port via spesse ciocche a mucchi. Mi arresi e li lisciai con le mani umide. Poi mi esaminai le mani e vidi che le dita erano molto gonfie. Non le riconobbi come mie. Ricordai Taglialegna che mi toglieva l'anello di Patrick per il mio stesso bene'. Doveva sapere che sarebbe successo questo. Non me lo avrebbe rubato. Me lo avrebbe restituito se fosse stato costretto a scappare. Allora mi stesi immobile e toccai il mio corpo, curiosa dopo un distacco cos lungo. Mi toccai il seno, le anche, il sesso, e pensai a questi organi fare l'amore, partorire, allattare. Mi toccai le braccia e le lunghe gambe, ora sottili e molli, malgrado i miei piccoli sforzi per far ginnastica. Comunque, non avevo pi bisogno di muscoli. Mi sentii pacificata, e pensai che
morire era molto pi facile che vivere.
Dopo che a mezzogiorno mi fu dato da mangiare... il solito pane secco, un pezzo di parmigiano ed un miracoloso pomodoro succoso che io assaporai il pi a lungo possibile... Taglialegna prese il vassoio e mi sussurr vicino alla faccia che sarebbe andato via e che sarebbe tornato con il capo l'indomani all'alba. Sapevo cosa voleva dire. Le ultime parole che mi ha detto sono state: "Vai dentro. Piover forte".
Potevo sentirlo dall'odore. C'erano anche brontoli di tuono. Strisciai dentro, mi infilai nel sacco a pelo e tirai dentro la catena. Pensai a Taglialegna che mi rincalzava e chiudeva la lampo. Avrei voluto che anche allora fosse l a farlo. Anche dentro la tenda l'aria era pesante per la pioggia che si avvicinava e tremavo. Sia il sacco a pelo che la mia pelle sembravano umidi. Non pensai alle solite cose. Non c'era pi necessit di pensare. Nelle mie ultime ore potevo limitarmi a esistere. Per quanto avessi goduto del mio prezioso tempo per pensare, era un sollievo. Ero molto stanca e il dolore negli orecchi mi sembrava pi violento del solito, bench non vedessi il motivo per cui dovesse essere cos. L'indomani sarebbe venuto Taglialegna, e tutto sarebbe finito. Potevo fidarmi di lui. Era lui il responsabile di me. Qualcuno doveva essere responsabile di me, perch io ero troppo stanca...
Mi addormentai. Non so per quanto, so solo che mi svegli la pioggia. Quanto doveva piovere forte perch io potessi sentire il suo mormorio sul tetto della tenda? Tirai fuori un braccio dal sacco a pelo per toccare la tela, e fui stupita dalle vibrazioni. C'era anche un tuono, che doveva essere proprio sopra di me perch non solo lo potevo sentire chiaramente, anche se distorto, ma il suo frastuono mi causava anche un dolore pi forte del solito alle orecchie. Cercai di coprirmele con le mani, ma il toccare quelle
grandi, dure protuberanze era un'agonia e rendeva le cose solo peggiori. Mi sollevai e sentii cedere il soffitto della tenda sotto il gran peso dell'acqua che vi filtrava attraverso e che piovve gi sul mio braccio appena lo toccai. Com'era possibile? Quando mi districai dal sacco a pelo, spingendo troppo velocemente la catena, e il dolore mi fece boccheggiare, sentii che il terreno era inondato e una parte della tenda si era allentata tanto da crollare, pesante d'acqua. Gridai aiuto. Nessuno mi rispose e io ricordai con delusione che Taglialegna non c'era. Una volta mi aveva detto che non c'era da aver paura ad essere lasciata sola di notte con gli altri due perch, una volta che avevano mangiato e mi avevano dato da mangiare, si mettevano a giocare a carte e a bere fino all'oblio. Chiamai ancora aiuto, pi forte, ricordandomi che le mie orecchie bloccate mi ingannavano e mi facevano credere che la mia voce fosse alta anche quando non lo era. Non venne nessuno. C'era qualcuno? Da quando Taglialegna mi aveva lasciata, a mezzogiorno, non mi era stato dato da mangiare. Quanto avevo dormito? Poteva gi essere notte? Erano troppo ubriachi per sentirmi? Ero completamente disorientata e cominciai a precipitare nel panico al pensiero di rimanere intrappolata nella tenda, di affogarvi. Emisi un ultimo, forte grido. Se ci fosse stato qualcuno, sarei stata punita per il fatto di fare anche la met di quel rumore. Niente. Nient'altro che vibrazioni di tuono e acqua che nella mia oscurit mi cadeva addosso. Cercai a tentoni la lampo, pensando, quando la trovai, che se fosse stato notte, non solo mi avrebbero gi dovuto aver dato da mangiare, ma avrei avuto anche il polso incatenato. Aprii la lampo e rimasi l in ginocchio, impaurita di uscire, chiamando aiuto. Non venne nessuno.
Sfortunatamente, i cerotti erano stati messi da poco ed erano ben aderenti al naso. Non osavo strapparli via. Nel panico, devo aver dimenticato di essere destinata ad essere
uccisa comunque, e che quindi questa regola non aveva pi importanza. Non potevo superare le mie abitudini di
sottomissione. Anche in un momento come quello mi cost compiere l'azione imperdonabile che avevo promesso a Taglialegna di non compiere mai: afferrai le strisce di cerotto sopra il naso e le allentai tanto da potere, sollevando la faccia, sbirciare da sotto i tamponi sugli occhi. Misi la testa all'apertura della tenda e sbirciai. Fui investita dalla pioggia, ma tutto era nero. Non potevo vedere niente, niente! Cosa accadeva? Perch non veniva nessuno? Afferrai la catena e mi trascinai fuori, le mani che scivolavano in un turbine di fango e acqua. Non avevo mai visto il mondo esterno alla mia tenda. Dentro non c'erano problemi perch sapevo esattamente dov'era ogni cosa, ed era come vederci. L fuori c'era il vuoto. Conoscevo una sola cosa: il mio albero. Se avessi seguito la catena alla caviglia avrei trovato l'albero. Sollevai la catena, con il fiato che nella mia testa si faceva rumoroso, e la tirai verso di me. Quando raggiunsi l'albero, ne abbracciai stretto il tronco inzuppato. Per il conforto che mi dava la sua presenza, mi ci appoggiai a lungo con la fronte premuta contro la corteccia bagnata. La catena e l'albero erano tutto quello che mi rimaneva di un mondo intero sferzato via nella tempesta, lasciandomi arenata. Avevano deciso di abbandonarmi, invece di uccidermi? Per loro, la differenza doveva essere poca. Se non ci fosse stato per loro del denaro, tanto valeva scappare pi in fretta possibile.
Quanto alla differenza che avrebbe fatto per me... Sarei stata forse attaccata dai cinghiali e mangiata viva invece che morta, ma questo non mi faceva impressione, dal momento che era difficile da immaginare. La vera differenza era che Taglialegna mi aveva mentito. Aveva promesso di tornare. "Sono responsabile di te". Aveva promesso e mi aveva abbandonata, e questo era insopportabile. Abbracciata al mio albero
familiare, abbandonata dai miei rapitori, dai miei bambini, dal mio assassino sul quale nutrivo fiducia, sprofondai nel fango e lasciai andare i miei lamenti senza lacrime che salivano dallo stomaco. Il loro ritmo era sonoro nella mia testa e il rumore mi tenne compagnia, come l'albero, per molte ore.
Poi avvenne qualcosa. I ritmici lamenti animali nella mia testa si accompagnarono ad altri rumori. Non potevo fermare il mio rumore, che non era sotto il mio controllo, un modo di respirare, pi che altro, ma cercai di capire cos'altro udissi. Non era un tuono, ma un soffocato "put, put, put" che veniva da lontano e un ronzio pi vicino. Qualcosa di diverso. Sotto la mia fronte, ancora dolorosamente pressata forte contro il tronco dell'albero, c'era una lama di luce. Tenendo un braccio attorno al mio prezioso albero, spinsi i cerotti, sollevandoli un po' di pi. Era smesso di piovere ed era l'alba.
Avevo difficolt ad alzarmi in piedi, ma l'albero mi aiut. Mantenni strettamente la presa e sollevai la testa per sbirciare al di sotto dei cerotti allentati. C'era qualcuno! Grossi stivali di gomma marrone, gambali di calzoni grigioverde, la lucida bocca di un mitra. Doveva avermi visto con la testa sollevata! Avevo commesso l'imperdonabile, vedere l'uomo, vedere, dietro di lui, il rifugio, i materassi, il tavolo, gli altri che dormivano. Taglialegna era tornato per me e io
lo avevo tradito. Mi voltai, riappiccicandomi i cerotti come um bambino sorpreso con le dita nel vaso della marmellata. "Avevo gli occhi chiusi! Non ho visto niente, non ho visto niente. Per favore, per favore, perdonatemi!".
Non lottai quando mi afferr, chinai solo la testa e supplicai: "Per favore...".
"Contessa Brunamonti!".
A quel punto mi ero accorta dall'odore che non era lui.  riuscito a scappare....
Era una domanda, malgrado lei si fosse sforzata di farla sembrare un'affermazione.
S,  riuscito a sfuggire.  ancora lass da qualche parte con Puddu.
Puddu?.
Quello che lei chiamava il capo'.
Non l'ho mai visto.
No. Non si sarebbe mai fatto vedere da lei. Lo sappiamo. Non deve temere.
Non ho mai visto nessuno di loro.
No.
L'uomo che ho visto stamane era dei vostri?.
S.
Sembr sollevata. Forse, adesso che aveva recuperato gli altri sensi, l'olfatto non la rassicurava pi come prima. Nel tempo di passare qualche giorno in ospedale, il mondo civilizzato avrebbe riaffermato i suoi diritti su di lei e ci che avrebbe narrato pi tardi sarebbe stato formulato da un punto di vista falso, filtrato attraverso i canali delle aspettative di altra gente. Tuttavia il maresciallo si trattenne da farle alcuna domanda.
Lei disse: Sto calda, adesso, in queste coperte... Di chi  questa tuta che indosso?.
L'ha prestata la moglie di Bini... Bini  il maresciallo di questa Stazione. Non ricorda? L'ha asciugata e cambiata lei, quando  arrivata, a casa loro.
Non ricordo.... Perch aveva avuto la visione di se stessa in uno specchio, una faccia sparuta dagli occhi sbarrati in un garbuglio di capelli grigi, lei che pochi mesi prima era stata sbagliata per la figlia. Era svenuta. Le dispiace ringraziarla da parte mia? Cos' questo rumore?.
La sirena? Sar il capitano Maestrangelo, che arriva con
il sostituto procuratore incaricato di questo caso. Dovranno farle qualche domanda perch pi tardi lei potrebbe
dimenticarsi qualcosa. Se ha gi dato a me delle informazioni,
io le passer a loro. Poi la porteremo all'ospedale. Si sente bene? Ha bisogno di qualcosa?.
Ho bisogno del bagno.
Certo. Pu aspettare solo un momento? Qui ci sono solo uomini. Immagino che Bini voglia controllare che tutto sia come dovrebbe essere.
Cosa pu importare, dopo tutto quello che.... Ma il maresciallo si alz e usc dal piccolo ufficio. Bini, pronto per i nuovi arrivi, stava aprendo la porta.
Bini, ha bisogno del bagno.
Ce n' uno proprio qui.
Il maresciallo apr la porta e sbirci nella stanzina. Pioveva forte di nuovo, e la pioggia picchiava con violenza contro la finestrina in alto, attraverso la quale filtrava oscurit e umidit.
L'interruttore  qua, disse Bini, e poi osserv, sorpreso, il maresciallo entrare dentro e svitare con cura la lampadina.


Capitolo 12.

Roma:
Il ministro dell'interno era sul punto di lasciare Palazzo Chigi quando lo abbiamo fermato per domandargli:
 soddisfatto, signor ministro?
Di che?
Dell'esito del rapimento Brunamonti.
Sono ovviamente felice che abbiamo salvato la vittima. La contessa Brunamonti ha fatto ritorno in famiglia.
E le polemiche su come  stato raggiunto questo risultato?
Quali polemiche?
Qualcuno dice che i rapitori non l'avrebbero rilasciata se non fosse stato pagato il riscatto. Nei giornali si scrive anche che un portavoce della famiglia Brunamonti solo pochi giorni prima ha dichiarato che la famiglia non avrebbe potuto pagare.
Non posso commentare ci che decidono di mettere in giro i giornali.
La stessa persona nell'intervista dice anche che collaboravano con lo Stato e che lo Stato in cambio avrebbe dovuto collaborare con loro.
Non so cosa intendiate con collaborare. Abbiamo salvato la vittima e arrestato tre membri della banda. Il nostro
compito adesso  trovare e arrestare i due uomini fuggiti.
Scusi la mia insistenza su questo punto, ma il salvataggio come  stato ottenuto? C' stato qualche accordo sulla consegna del riscatto per la vittima che si  tramutato in un arresto? Larrestato ha parlato?
Sono sicuro che comprendiate che, a questo punto, non posso fornire questo genere di informazioni.
I sequestri sono evidentemente ancora un affare conveniente, visto che si ripetono. La gente  preoccupata, non senza ragione, dei rapitori che vengono lasciati uscire di prigione. Non c' qualcosa di sbagliato, signor ministro?
Questo caso  stato risolto. La vittima  libera. Sono stati eseguiti degli arresti ed abbiamo tutti i motivi di sperare che le informazioni che abbiamo ci conducano all'arresto degli altri colpevoli. Qualsiasi modifica alla legge dev'essere discusso al tempo giusto e nelle sedi giuste. Abbiamo gi discusso misure correttive al sistema dei benefici carcerari, che devono certamente rispettare le indicazioni tracciate dalla Corte Costituzionale per quanto riguarda i colpevoli di questo crimine particolare, soprattutto dal momento che inevitabilmente coinvolge un gruppo di criminali e pu quindi essere considerato come crimine organizzato.
Quindi dovrebbero essere applicate le stesse regole che si applicano alla mafia?
Pu darsi. Il sequestro  un crimine organizzato professionale come il crimine di mafia. Se rilasciati, i criminali professionisti tornano al lavoro.
E intanto?
Intanto, la contessa Brunamonti  stata salvata. Naturalmente ne sono felicissimo.
Naturalmente, era furioso. Il capitano tese attraverso la scrivania l'articolo al maresciallo. Sapeva che il ministro aveva gi risposto una dozzina di volte alle stesse domande di altrettanti giornalisti, e che in un paio di occasioni aveva
perso la pazienza e detto la cosa sbagliata. Se le accuse allo Stato di aver pagato il riscatto fossero state vere, sarebbe stato preparato e avrebbe mantenuto la freddezza. Dal momento che non lo erano, era imbarazzato. La sola versione che gli era stata data era di "informazioni ricevute che portavano alla localizzazione del nascondiglio". E chi avrebbe preferito questo a una bella opportunit di scandalo? E chi vi avrebbe perfino creduto... a quello e al sonno convenientemente profondo dei guardiani che non avevano aperto gli occhi se non quando erano gi ammanettati? Era stato deciso che questa parte della storia avrebbe dovuto essere omessa dal momento che, senza riportare la parte di Salis nella faccenda, non sarebbe stata credibile. Nessuno, comunque, credeva al resto. N i giornali, n l'opposizione, e neppure l'opinione pubblica. Il ministro aveva detto altrettanto al colonnello, che se l'era presa con il capitano Maestrangelo. Il capitano Maestrangelo era insoddisfatto della irregolarit di questa vicenda, ma almeno vi era preparato. Il sostituto procuratore Fusarri, che si rilassava dietro una coltre di fumo nella poltrona di pelle del capitano, era altrettanto soddisfatto dell'irregolarit della faccenda che del suo successo. All'improvviso si sporse in avanti e punt come un'arma il sigaro contro il maresciallo.
Ora ci sono. S, il sequestro Maxwell. Non ricordo con precisione cosa abbia fatto lei, ma fece qualcosa che....
No, no..., disse il maresciallo, spostando lo sguardo dal ritaglio di giornale al quadro che stava dietro la testa del capitano, Fu il capitano Maestrangelo a risolverlo.
Hm. Fusarri sollev un sopracciglio, atteggi le labbra a un mezzo sorriso e mormor: Maestrangelo, convochi una conferenza stampa. Il capitano lo fece, tir dentro qualcuno dei Gruppi di Intervento Speciale e si concentrarono su come era stata condotta l'operazione. And bene, specialmente la
trappola dell'elicottero. La storia fu rielaborata in un
documentario televisivo con la ricostruzione del salvataggio. Il capitano concordava sulla necessit di questo cambiamento di punto focale ma, essendo un uomo onesto e serio, lament che tanta parte della vera storia, cos come avrebbe potuto essere resa disponibile, non avrebbe avuto alcun interesse per nessuno. Il fascino stava tutto dalla parte dei Gruppi di Intervento Speciale: pericolose sortite nel cuore della notte, equipaggiamenti di travestimento e armi costose. "Informazioni ricevute" non era un gran che. Non si pu imbastire un documentario televisivo sul tema di uno scialbo sottufficiale di un paesino di campagna che racconta pessime barzellette e passa tranquillamente la giornata dietro ai problemi della sua gente. Che si potrebbe aggiungere a questo? Che un altrettanto poco importante maresciallo di una piccola stazione di Firenze gli aveva dato ascolto. Cos il capitano fece quello che doveva fare. I giornalisti furono soddisfatti. Il capitano era contrariato e lo disse, quando rifer il tutto al maresciallo che aveva atteso durante la conferenza stampa nell'ufficio del capitano. Il maresciallo disse soltanto: Dal momento che quella povera donna  stata salvata...; e, non appena pot farlo con un minimo di decenza, chiese il permesso di andarsene. Qualcosa che riguardava un appuntamento urgente...
Il maresciallo era pi che contrariato, era sconvolto. Quando Teresa intravide far capolino nell'angolo del suo occhio la sua figura nera fu un po' brusca con lui.
Salva, cambiati. Dobbiamo esser l tra dieci minuti.
 solo qui dietro l'angolo.
Cambiati. Faremo una brutta figura se arriviamo in ritardo.
La forma nera si ritir.
Discesero la pendenza di fronte al palazzo e aspettarono
di attraversare. Erano le sei e mezza, il traffico era pesante ma al mattino era piovuto, e adesso che il cielo era pulito il profumo di tiglio nell'aria della sera vinceva perfino i fumi di scarico. Poco pi in l, lo stretto marciapiede era bloccato da una madre che aveva dei problemi con la sua bambina.
Basta! Ho detto basta!.
La bambina gridava e colpiva la madre a pugni serrati. Ti odio, e dir al babbo di te! Spero che ti bagni le mutande! Ti odio!.
Falla finita! E levati di mezzo: c' gente che cerca di passare.
La madre fece spostare la bambina e sorrise con aria di scusa al maresciallo e alla moglie. Hanno troppo, al giorno d'oggi..., osserv, imperturbabile di fronte all'ira della bambina dalla faccia paonazza.
Teresa aveva sempre voluto una bambina. Sorrise alla donna e si strinsero l'uno all'altra per procedere oltre.
Bambini piccoli, problemi piccoli, come si dice.
Quando si furono allontanati, rise e ripet: "Spero che ti bagni le mutande", hai sentito? Dev'essere il peggior disastro che possa pensare di augurare a sua madre.
Il maresciallo non ne era divertito.
Qual  il problema? Anche a pranzo eri di cattivo umore.
Niente. Non  niente... un po' stanco.
Be', se non te la sentivi, avrei potuto andarci da sola.
No. Raggiunsero via dei Cardatori e si presentarono all'ingresso della scuola.
Come si fa a sapere quello che  giusto per i nostri figli? Nessuno te lo dice. Tu vai avanti a casaccio, fai del tuo meglio, inventi soluzioni via via che ti si presenta un problema. Un tempo i genitori si limitavano a seguire vecchie regole che nessuno aveva mai messo in dubbio. Il maresciallo non poteva neppure immaginare sua madre nutrire il minimo dubbio su cosa fare, totalmente occupata com'era a tenere i figli lindi, ben nutriti e degni di rispetto. E vedeva il loro futuro in termini di lavoro sicuro e di continuit di lindore, buona nutrizione e rispettabilit. Cosa ne sapeva lui se Tot avrebbe fatto meglio a scegliere l'indirizzo che include l'inglese, rimanendo cos con i suoi amici, piuttosto che abbandonarli e seguire invece francese in una classe meno afffollata? Era impaurito e arrabbiato all'idea che suo figlio perdesse un anno e, nella sua rabbia, continuava a ripetere
Cos imparer. Che ne sapeva? E si prospettavano decisioni ancora pi difficili, sulle quali non aveva informazioni, esperienza, fiducia. Come faceva Teresa a prenderla con tanta tranquillit? Non le passava mai per la testa che suo figlio un giorno potesse rivoltarsi contro di lei e accusarla di un qualche inconsapevole errore?
Salva?.
Cosa?.
Siediti. Poi, quando la professoressa si volt per rispondere a una domanda di una collega, Teresa sussurr: Almeno cerca di far finta di ascoltare, per l'amor di Dio.
Quella mattina era andato all'ospedale nel quale Olivia Birkett era stata ricoverata, e dove era trattenuta da due settimane per aver contratto una polmonite. Nella stanza della contessa c'erano dei fotografi, e lui si era ritrovato ad aspettare nel corridoio. Vi aveva visto Elettra Cavicchioli Zelli in accesa discussione con Caterina Brunamonti. La loro furia era tale da consentirgli di sentire ogni parola ferocemente sussurrata molto prima di essersi avvicinato quel tanto da essere notato. Fu la voce di Elettra a giungergli per prima.
Non  questione che non siano affari loro.  solo naturale che cerchino dei fiori da includere nelle fotografie. Cristo, anche il dottore chiedeva dove fossero. E allora, dove
diavolo sono, a cominciare dai miei, che erano fresie, i suoi favoriti?.
Le infermiere si sono lamentate. Erano davvero troppi. Questo  un ospedale, non un teatro d'opera. Non pu atteggiarsi a prima donna, qui.
Non ci posso credere. E le orchidee di Patrick? Non mi vorrai mica dire di aver buttato via un intero cesto di orchidee?.
Non le ho buttate via. Le ho portate a casa, per lei.
Per lei? O per te?.
Uno dei fotografi si affacci alla porta. Signorina. Possiamo farne una con lei al capezzale di sua madre?. Sorriso gi pronto, Caterina si afffrett nella stanza.
Maresciallo! Oh, sono cos contenta che sia qua! Pu credere a quello che sta succedendo? Ascolti, Olivia  fuori pericolo. La febbre se n' andata e il medico dice che adesso potr riprendersi meglio a casa, ma dice che Leo gli ha chiesto di tenerla ancora qui un'altra settimana!.
Gliel'ha chiesto suo figlio?. I suoi occhi seguirono le orme della ragazza, la colpevole pi probabile di quel tradimento.
Lo so. Ma non  stata lei,  stato Leo. Ha chiesto un appuntamento, gli ha detto di esser preoccupato per la madre e che sarebbe stato pi tranquillo se fosse rimasta qui un po' pi a lungo. Sarebbe stato pi tranquillo! Non importa quello che prover Olivia, se lo verr a sapere.
 sicura che non lo sappia? Non avrebbero informato prima lei della decisione di dimetterla?.
Non lo so e non oso chiederlo. Non dovremmo metterla in agitazione. Dovrebbe parlarci lei, con Leo.
Io? Non sarebbe meglio che ci parlasse lei? Voglio dire, come amica della madre....
Cerco di farlo da due giorni, ma non c' verso di superare quella piccola fiala di veleno che adesso sta sorridendo
alle macchine fotografiche.
Ma comunque non possono impedirle di tornare a casa.
Caterina ha cambiato le serrature! Non l'ha notato? Il portone chiuso, il portiere e tutto il resto? Ha preso il controllo. Olivia ancora non lo sa, ma non pu nemmeno entrare. Un bel benvenuto, dopo tutto quello che ha passato. Ascolti, io le proporr di venire per una settimana o gi di l a casa mia con la scusa che gi c' Tessie e che si riprender meglio in campagna che in citt. Se si vuole che Olivia faccia qualcosa, bisogna dirle che  per il bene di qualcun altro. Non ha un filo di buon senso. E lei dovrebbe parlare con Leo. Non parla un gran che con nessuno, ma con lei lo fa, vero?.
Be'... lo faceva, ma allora le circostanze erano eccezionali....
Sono eccezionali anche ora. Olivia  forte. Ha attraversato questa esperienza come non l'avrebbe fatto nessun altro, e adesso che la febbre se n' andata  tranquilla e contenta. Ma nessuno si pu difendere dai propri stessi figli, specialmente quando li si ama come li ama Olivia. Se verr a sapere quello che succede ne sar distrutta. Non pensa che non dovrebbe vedere neppure quell'orrenda intervista apparsa sul giornale?.
L'ha gi vista. Lo stesso giorno che  stata pubblicata. Gliel'hanno fatta leggere.
Ma, conoscendo Olivia, non deve averci creduto. Ha sempre difeso Caterina, bench in cuor suo dovesse sapere... ma Leo! Il pensare che non la rivuole a casa, la ucciderebbe!.
I fotografi uscirono, con Caterina appiccicata a ripetere che terribile esperienza avesse attraversato e come aveva lavorato giorno e notte per aiutare la sua cara mamma. I fotografi,
eccetto un piccoletto dai capelli rossicci, che continuava a scattare foto di Caterina mentre uscivano, avevano un'aria dubbiosa ed estremamente annoiata.
Per l'amor di Dio!, fu il solo commento di Elettra, poi entrarono nella stanza. Un'infermiera, dopo averle misurato la pressione, si stava allontanando dal letto della paziente. All'ingresso dei nuovi arrivati aggrott la fronte e mormor:  molto stanca.
Olivia sembrava pi che stanca. Sembrava essere svenuta sul cuscino, la faccia tesa e smunta. Sembrava una vecchia. Tuttavia, sollev un braccio per rispondere all'abbraccio dell'amica.
Olivia! Sembri cos sconvolta!.
Sto bene. Davvero. La voce era debole e rauca, ma Olivia tent un sorriso che sembr piuttosto una smorfia.
C' qui il maresciallo... non so perch... che  venuto a fare?.
Solo per portare una bozza del verbale della contessa, cos che lo possa controllare e aggiungere qualcosa in pi, se lo ricorda. Poi le dar la copia corretta per la firma.
Non ce la faccio... non ora. Io... mi spiace. Sollev il petto, come se cercasse di tossire.
Pensavo che la tosse andasse meglio. Chiamo l'infermiera?.
No. Per favore, no, Elettra.  solo la piaga alla caviglia... fa ancora cos male... mi spiace. Vorrei dormire. Chiuse gli occhi.
I due si scambiarono uno sguardo e se ne andarono.
Elettra marciava lungo il corridoio dell'ospedale a un passo tale che il maresciallo faticava a tenerle dietro.
Mi spiace. Devo scappare. Ho lasciato in macchina tre cani. Sa, la caviglia non va tanto male. Probabilmente  un po' dolorante, ma l'ho vista, ed  quasi guarita. Penso che sia sconvolta perch l'ha scoperto.
S.
La caviglia  solo una scusa.
S. Non le farei sapere che lei ne  a conoscenza. Dev'essere un sollievo per lei avere una scusa pronta. Non c' molta intimit per lei, tra l'ospedale, i giornalisti e noi.
Ha ragione. La caviglia, dunque. Devo andare. Grazie.
Di cosa lo ringraziava? Sembrava sempre contenta di vederlo, cos come d'altra parte ne era sempre contento lui. Il maresciallo si avvi, con meno fretta, alla macchina, valutando se andare direttamente a Palazzo Brunamonti e cercare di avere un colloquio con il ragazzo, o se sarebbe stato pi saggio fare prima due chiacchiere con Patrick Hines. Il problema era che aveva quasi la certezza che Hines sarebbe stato molto riluttante a intromettersi tra Olivia e i suoi figli e particolarmente riluttante - se non assolutamente impaurito - a contrastare la ragazza, che sarebbe stata ben capace di venirsene fuori con una versione manipolata degli eventi di un certo pomeriggio. E se lei lo avesse chiamato come testimone? Cosa avrebbe potuto dire, pi di aver visto Hines andarsene di casa e aver trovato, quando si era presentato, la ragazza mezza nuda? No. Ci voleva Leonardo. Ma come...
Maresciallo?. Eccolo l, proprio vicino alla macchina. Spero non le dispiaccia. L'ho vista entrare quando sono arrivato e l'ho aspettata. Possiamo parlare un momento?.
Certamente.
Si incamminarono lentamente fino alla fine della fila delle macchine e cominciarono ad aggirare i confini del parcheggio. Avevano gi quasi compiuto due giri, prima che il maresciallo si permettesse di sollecitare il suo silenzioso compagno.
Mi scusi.... Anche allora ci fu un'altra lunga pausa, prima che Leonardo aggiungesse: Mia madre mi ha parlato di lei. Mi rendo conto che ha fiducia in lei.
Sono stata la prima persona con la quale abbia avuto un
contatto vero. Probabilmente, non  nient'altro che questo.
Comunque, ha molta fiducia in lei... Per favore mi aiuti a persuaderla a rimanere l un po' pi a lungo. Ci sono delle cose, a casa, che devo mettere in ordine. Cose... alcune lei le conosce gi... che non posso lasciarle scoprire.
Il maresciallo dovette sforzarsi di ricordare lo choc e l'angoscia di Leonardo, il suo dolore devastante, per controllare l'impulso a dire che sarebbe stato meglio non lasciarle accadere.
So quello che vuol dire, ma non lo pu fare. E meglio che le sappia, dopotutto. Quello che adesso  pi importante  considerare che si trova in uno stato di estrema debolezza e che niente, assolutamente niente al mondo potrebbe danneggiarla pi che impedirle di tornare a casa. Sarebbe la conferma a tutto quello che era scritto in quell'articolo. La conferma del sospetto che si aggira nella sua mente, che voi due abbiate preferito abbandonarla in cambio della vostra eredit.
Ma non  vero. Non  quello che volevo. Ero pronto a rinunciare a tutto quello che ho, ma Caterina... Ho anche pensato a vendere la ditta... c' un nostro concorrente che la comprerebbe domani... ma Patrick ha detto che era fuori questione. Lei l'ha creata dal niente, e noi non possiamo metterci neppure un dito. Aveva suggerito un'ipoteca sul palazzo, ma Caterina non l'ha voluta firmare perch  una propriet dei Brunamonti e non di mia madre. Il denaro mio e di Elettra non era sufficiente. Cosa potevo fare? Avrei potuto affrontare meglio la faccenda, lo so, ma non  vero che volevo abbandonare lei e tenermi l'eredit.
Se lo dice lei. Devo concederle il beneficio del dubbio. Immagino che sua madre avrebbe preferito morire che vivere dovendo affrontare una simile idea. Molta gente muore durante i sequestri. Chi sopravvive ha solo una piccola
possibilit di riprendersi completamente. Se lei adesso non va da sua madre e le dice che la rivolete a casa... e poi non la riportate entro domani, se lei non si comporta come si dovrebbe comportare un figlio, distrugger per sempre quella piccola possibilit.
Ma funzioner molto meglio, se prima potr risolvere gli altri problemi. Dopo di che....
Non c' un dopo di che. C' solo un ora', l'unico momento della sua vita in cui non  la persona forte, competente che lei immagina, ma una donna ferita, vulnerabile, la cui unica speranza di recupero dipende da lei.
Sapeva di non avere il diritto di parlare in quel modo a quell'uomo, ma non poteva trattenersi. Lo spinse la paura che gli attanagliava lo stomaco. La donna distrutta nel letto d'ospedale assunse il volto di Teresa. Difendeva la sua causa come avrebbe fatto con i suoi propri figli, perch lui non sarebbe vissuto per sempre. E poi - si aggrappava ai vetri adesso che avvertiva mancanza di effetto - il medico l'ha dimessa, I letti d'ospedale non possono essere occupati senza motivo.
Ho gi parlato con il medico. La cosa pu esser sistemata. Possiamo trasferirla in una clinica privata.
Orripilato, il maresciallo cerc di guardarlo negli occhi. Aveva avvertito fin dall'inizio che Leonardo era una persona onesta, e questa onest gli si rifletteva negli occhi. Solo che adesso i suoi occhi erano vuoti e spenti, cos come lo erano il giorno che era svenuto in cortile. Al maresciallo sembr di guardare nelle finestre di una casa senza tetto. Leonardo era irraggiungibile.
Non sa quanto pu essere difficile mia sorella.  molto gelosa.
S. Il maresciallo ne sapeva molto pi di lui sulla profondit di quella gelosia, ma n lui n nessun altro glielo avrebbe mai detto.
Si calmer, col tempo. Se mia madre venisse a casa adesso e vedesse... le liti, la tensione sarebbero insopportabili....
Insopportabili per te, forse, pens il maresciallo, ma non si lasci scappar niente.
C' il fatto dei gioielli e dei vestiti spariti, e non so ancora cos'altro. E posso far tornare la cameriera, ma non posso licenziare il portiere....
S. Il maresciallo cerc di non caricare la voce di espressione. Potrebbe chiedersi come mai assumersi le spese di un portiere se ci sono da raccogliere soldi per un riscatto, sono d'accordo.
Ho mollato tutto quello che avevo ma, gliel'ho detto, non ci andavamo neppure vicino! Caterina diceva che l'avrebbero uccisa. Diceva che probabilmente lo avevano gi fatto. Perch no?.
Non  cos che lavorano i rapitori. Un pagamento insufficiente,  vero, qualche volta sfocia in una qualche violenza sulla vittima per spillare pi denaro.
Elettra me ne d la colpa. Non potevo costringere Caterina a firmare l'ipoteca sulla casa.
Ci ha provato?.
Non ho insistito. Diventa isterica quando la si contraddice. Mia madre e io abbiamo sempre provato... la morte di mio padre... mio padre... non so spiegarlo,  troppo complicato. In pi, quello che Caterina ha detto  vero, lo Stato in passato ha pagato per vittime ben raccomandate. Pensava che fossimo trattati come cittadini di seconda classe e che questo non fosse giusto. Se ne sarebbe andato tutto quello per il quale mia madre ha lavorato e lottato per tutti questi anni. Potendo, volevo salvarlo per lei. E l'ho fatto. Quando verr a casa trover tutto ci che aveva prima.
A parte un figlio, pens il maresciallo, perch per quanto
fortemente cercher di crederti, per quanto ti possa amare, a causa di quanto  successo non si fider pi di te.
Tutto quello che si azzard a dire fu: Per favore, riporti a casa sua madre. Lo faccia subito.
Credo che Elettra... la pi cara amica di mia madre... le possa chiedere di andare a stare da lei per un po' di tempo. Sarebbe la cosa migliore, se non dovesse stare qui, almeno penso.
Sarebbe comunque meglio che in ospedale, ma per piacere....
Penso che Elettra riuscir a convincerla, non foss'altro perch c' anche Tessie.
S. Spero solo che non scopra mai perch Tessie  l. Non conosco bene sua madre, ma dal breve contatto che ho avuto con lei, penso che la vostra mancanza di protezione della sua cagnolina possa fare pi danno ai vostri rapporti di quanto la protezione del vostro patrimonio possa ripararli.  stata un'ottima amica, la contessa Cavicchioli Zelli.
Elettra  a posto, ma non sa nulla di sequestri e non era compito suo dirci cosa dovevamo o non dovevamo fare, anche se cercava di aiutarci. Caterina ha detto......
Alla fine del terzo giro attorno al parcheggio, la pazienza del maresciallo era agli sgoccioli. Neppure sua sorella - disse con fermezza - conosce o ha esperienza di sequestri, e non cercava di aiutare. Non era certo la persona ideale dalla quale accettare consigli in un caso simile.
Non credo che sia vero, maresciallo. Era l'unico membro della famiglia che mi era rimasto. Era la persona che ne era coinvolta pi profondamente. Con chi altro avrei dovuto consigliarmi? Con lei, maresciallo? Lei non avrebbe potuto fare molto per aiutarmi, non le pare?.
No, no... Andr a trovare sua madre, adesso?.
Non credo che ci andr. Quel modo in cui mi guarda...
Ho fatto quello che ho potuto... mi ferisce troppo, non posso nasconderglielo. Ci andr un altro giorno.
Salva!.
Cosa?.
Non hai ascoltato una parola di quello che ti ho detto, vero?.
Certo che s. Hai detto che dovremmo tornare a parlare con la professoressa di Tot un altro giorno.
Ho detto che tu lo dovresti fare. Avresti anche potuto non venirci. Non credo che ti interessi per nulla il futuro di quel ragazzo.
Mi interessa. Lo so che tendo a lasciare le cose a te. Lo so.
Solo che non ti capisco. Hai insistito per venire anche se vedevo che eri stanco e sconvolto.
Non ho detto di essere sconvolto.
E questo che c'entra? Aspetta qui un minuto, c' un po' di fila.
Non vai a far la spesa, adesso? Non possiamo andare a casa? I ragazzi....
Voglio comperare un po' di fragole.  la prima volta che le vedo, quest'anno. Tot star aspettando, e sar preoccupato. Per oggi basta. Quando  troppo,  troppo. Facciamoci una bella cena e guardiamo un film o qualcosa del genere. Aspettami l. E, per l'amor di Dio, non bloccare tutto il marciapiede.
Come quella donna con la ragazzina. Bambini piccoli, problemi piccoli. Ma poi crescono... Se non poteva entrare nel negozio perch era strapieno, come poteva evitare di bloccare un marciapiede che era poco pi largo di lui? Le macchine gli strombettarono quando ne salt gi per raggiungere l'angolo di piazza Santo Spirito, dove avrebbe potuto trovare rifugio accanto all'edicola dei giornali. I titoli
delle civette erano tutti uguali:
CASO BRUNAMONTI: UN ALTRO ARRESTO
Aspett l, stanco e, come aveva detto Teresa, sconvolto. Perch Tot si era messo in questo pasticcio quando aveva abbastanza cervello per evitarlo? Capire gli altri  un compito davvero difficile. Come faceva Teresa? Qualche volta, quando lui tornava dal lavoro, lei ne aveva gi capito l'umore senza neppure essersi voltata a guardarlo. Quindi, lei avrebbe saputo cosa dire a Tot. Non  cos? Il caso Brunamonti, un altro arresto... la contessa, la testa sprofondata nel cuscino, gli occhi asciutti pieni di dolore... La sua risposta a tutti i suoi problemi di figli sembrava essere stata pi aiuto, pi amore... ma non aveva affatto funzionato. Nessuno pu dirti quale sia la cosa migliore da fare per i figli. Vi aveva tanta parte la fortuna e la scelta a caso. Quando Teresa usc e gli infil il braccio sotto al suo, si sent grato di non dover scegliere a caso da solo.
Salva! Guarda quel titolo. Non mi avevi detto che avevano fatto un arresto.
Nessuno nutriva alcuna speranza di arrestare Puddu e il suo complice, presumibilmente quello che la contessa chiamava Taglialegna. I due guardiani arrestati nel loro sonno provocato dal sonnifero erano quelli che lei aveva nominato Volpe e Macellaio, e che diceva essere di servizio quella notte. La rete di gallerie attraverso il sottobosco, associata alla profonda conoscenza del territorio da parte di Puddu e l'aiuto che avrebbe potuto ottenere dagli altri sardi della zona davano un vantaggio troppo grande ai due che si trovavano ancora sulle colline. Ce n'erano solo due. Silenziosi. Invisibili. Coloro che davano loro la caccia erano molti, visibili e rumorosi. La ricerca si prolung per giorni, ma le speranze del capitano si appuntavano sulla sorveglianza notturna dei posti nei quali avrebbero potuto procurarsi
cibo in sicurezza e dell'autostrada che correva ai piedi delle colline, e sulla quale avrebbero potuto essere raccolti da altri membri del loro clan. Non erano grandi speranze, perch quegli uomini possedevano tecniche banditesche centenarie, ma anche la tecnologia del ventesimo secolo. Non c' bisogno di rischiare ad avvicinarsi troppo a una casa di campagna se si pu usare un cellulare per farsi portare cibo, vestiti, pile, denaro in una grotta ben nascosta. Per settimane, l'unico segno di vita proveniente da loro fu un pacchetto inviato alla contessa Brunamonti e contenente un anello prezioso involtato in un pezzo di carta marrone strappato da una busta da pane. La contessa li inform del suo arrivo, ma dichiar di aver gettato via la busta nella quale era stato spedito. Importava poco. L'invio avrebbe potuto essere stato effettuato da qualche complice e il francobollo non avrebbe dato informazioni utili.
Poi, un giorno, inavvertitamente si avvicinarono tanto alla loro grotta da costringerli ad allontanarsi con una certa fretta e la piccola radura coperta dove mangiavano portava ancora tracce della loro presenza, un fiasco di vino mezzo vuoto, qualche buccia di pecorino e, cosa pi importante di tutte, una busta di plastica contenente una maglietta sporca, un tesoro per i cani. Il capitano sapeva bene che Puddu non sarebbe stato tanto sciocco da lasciare, malgrado la fretta, una maglietta, e che scoperto l'errore del complice se ne sarebbe separato. E and proprio cos. I cani si avventarono contro il complice mentre saliva su una macchina che, sull'autostrada, si dirigeva in direzione sud. Ci fu un inseguimento, durante il quale fu sparato alle gomme della macchina e il bandito fu ferito a una spalla. Dal letto dell'infermeria del carcere, chiese perdono alla contessa Brunamonti e alla sua famiglia di fronte alle telecamere dei telegiornali. Sottoposto a interrogatorio, rimase muto riguardo al possibile luogo dove si potesse trovare
Puddu. Non si era trovata alcuna traccia dei tre che avevano portato la vittima fuori citt, e contro il fotografo, Gianni Taccola, non c'erano tracce, n presumibilmente ci sarebbero mai state, di prove.
Pass un anno, e i tigli erano di nuovo in fiore, prima che al maresciallo capitasse di vedere Olivia Brunamonti. Era un assolato sabato pomeriggio e lui stava passeggiando in piazza Santo Spirito a braccetto di Teresa. Si stavano avviando a un negozio di merce scontata di San Frediano per comperare un frigorifero nuovo. Il vecchio non ne poteva pi, e avevano deciso di sostituirlo subito, piuttosto che rischiare di vederlo spirare durante le ferie di agosto, quando non avrebbero potuto n farne a meno n ricomperarlo.
Fu lui a notare il gruppo di invitati a un matrimonio fuori della chiesa. Secondo Teresa, che disapprovava le spese eccessive e la mondanit che comportano, lui, di fronte a un matrimonio, si lasciava troppo intenerire.
Ma  comunque una bella cerimonia - disse, cos come diceva sempre -, e lei  una bella ragazza. Dalle un'occhiata.
Teresa dette un'occhiata. Ma  la giovane Brunamonti.
No!.
S,  cos. Era cos.  bella. Il bianco le sta bene.
Maresciallo! Sono cos contenta di rivederla!. Sorridendo, la contessa Cavicchioli Zelli, senza fiato e senza cani, se ne stava scappando dal gruppo per andare loro incontro.
Il maresciallo le present sua moglie. Ti ricordi che ti ho parlato di lei e di tutti i suoi cani?. Non l'aveva riconosciuta subito mentre si avvicinava perch era vestita cos bene, malgrado i capelli a ciuffo rimboccati in qualche modo dentro l'orlo di un elegantissimo cappello. Parlarono un po' e il maresciallo fu messo al corrente sugli ultimi avvenimenti della famiglia Brunamonti. Olivia e Leo
continuavano, come disse lei, a cercarsi e a non trovarsi.
Almeno Olivia  riuscita a far sposare quell'orrenda figliola, ma non se n' liberata. Sar lui a trasferirsi da loro. Quella non muover un passo da casa Brunamonti, bench se potesse buttar fuori Olivia lo farebbe subito. Ha visto?  gi riuscita a farle trasferire il laboratorio. Olivia ha ristrutturato il pianterreno e il primo piano dell'altra parte del bar quando si sono liberati. Tipico lavoro da Olivia. Non era del tutto convinta di farlo, ma ha visto che il chiedergli di progettarlo e di metterlo su era un altro modo possibile per dare a Leo l'opportunit di tornare in buoni rapporti con lei. Ha pensato che, una volta impegnati in un progetto, la tensione si sarebbe sciolta e che i loro rapporti sarebbero rientrati nell'abitudine solita di un'allegra benevolenza.
Ed ha funzionato? Sembrerebbe una buona idea.
Era una buona idea, ma no, non ha funzionato, perch Leo aveva appena deciso di trasferirsi in Svizzera dalla sua ragazza con la speranza che la madre potesse andare pi d'accordo con Caterina senza il motivo di gelosia causato da lui e che Olivia, data la sua assenza, sarebbe stata pi disponibile a sposare il povero Patrick... mi dispiace tanto per lui. Be', ora se n' andato. Cos,  stata lasciata sola a preparare il trasloco, con il risultato di un maggior risentimento da parte di Olivia e un maggior senso di colpa da parte di Leo. Il solo risultato concreto, a parte lo sfiancarsi di Olivia,  stato che quel serpente velenoso l, vestito da angelo, l'ha avuta vinta un'altra volta. Oh, s, Leo viene ancora a progettare le sfilate, e quindi pu darsi che un giorno si ritrovino. Che ne dice dello sposo? Quel bassotto dai capelli rossi?.
Ma non ....
S,  proprio lui. Alto la met di lei e vecchio il doppio. Non ha un soldo. Snob fino al midollo, e la sposa per il nome. Non ha niente di buono.
Ma lei qualcosa ci trover pure!.
S, be', quel tipo fa il fotografo per un qualche giornale. Ci si  imbattuta durante la faccenda di Olivia. Era il solo che continuava a fotografare lei, mentre tutti gli altri si ammassavano attorno a Olivia. Era il matrimonio a interessarle. Lei elegante... e si deve ammettere che  favolosa... e al centro di tutte le fotografie, pi una corte permanente di fotografi al suo servizio. Non gli darei neppure un anno. Ha visto Olivia? Quel vestito! L'ha scelto Caterina. Come metterle addosso uno straccio nero per nasconderla. Avrebbe dovuto sposare Patrick.  una zuccona.
Perch non l'ha sposato?.
 ancora tutta presa da quel bandito. Gli va a far visita in prigione. Non lo sa?.
No, non ho saputo....
C' anche una moglie e un ragazzino. Olivia li aiuta tutti. E lo sa che mi ha detto che se le cose si fossero messe male lui l'avrebbe uccisa? Che se ne deve pensare? Lei si limita a dire di voler capire. Non pu darsi pace finch non capir il perch. Il perch lui avrebbe ammazzato qualcuno che conosceva appena e che non gli aveva fatto alcun male. Le ho detto che sarebbe stato meglio cercare di capire perch i suoi figli si siano comportati cos come si sono comportati, ma lei mi ha risposto: "A questo non posso neppure permettermi di pensare, mi farebbe perdere la ragione. Voglio star bene".
Dovrebbe essere aiutata. C' un'associazione che si occupa delle ex vittime di sequestri. Sono abituati ad affrontare il problema....
Non sono abituati ad affrontare Olivia. Lei non sa come essere aiutata, sa solo come aiutare. Cos, il bandito. Lei dice che in prigione studier per prendere un diploma. Be', pu anche darsi che le si dimostri molto grato, il che  pi di quanto si possa dire dei suoi figli. Ma guardi! Lo sposo
dietro la macchina fotografica, e Olivia che sta attenta a rimanere dove l'hanno piazzata, dietro l'ultima fila del gruppo. Lo sa, lei non si lamenta mai. Se salta fuori il nome di Leo si agita, e qualche volta mi  sembrato anche di sentirla piangere, ma sar che mi sbagliavo.  dura, Olivia: non l'ho vista versare una lacrima. Devo tornare l. Sono cos contenta di averla incontrata!. Si affrett in chiesa, tenendosi stretta al cappello.
Il maresciallo e la moglie si voltarono e passarono attraverso i gruppi di ragazzini e di nonne vicino alla fontana, lasciandosi alle spalle Palazzo Brunamonti e godendosi il sole e il profumo dei tigli in fiore.
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FINE.